Dear Lucy, la mia compagnia sta cercando un nuovo impiegato e ha messo l’annuncio online. I manager mi hanno riferito di aver rifiutato una promettente candidata perché una ricerca su Internet ha rivelato il suo profilo online, in cui descrive la sua posizione preferita “sopra con la mia attrezzatura da bondage e la frusta”. Loro dicono che ciò dimostra che lei non è adatta a lavorare per noi. Anche se fosse stato un commento ironico, diventerebbe difficile prendere sul serio un tale membro dello staff. Ma io penso che forse stiamo perdendo una buona lavoratrice. Dovrei cambiare decisione e fare ugualmente il colloquio alla candidata? E abbiamo sbagliato a usare le informazioni in quel modo?
Direttore, uomo, 53, lettera al Financial Times
Il Nouvel Observateur di questa settimana ha fatto il processo a Internet: si è scoperto che molti detestano il Web, o almeno lo considerano una specie di moderna cloaca. Il filosofo Alain Finkielkraut l’ha definito “la pattumiera della democrazia”, Bernard-Henri Lévy ne disprezza il populismo e la disinformazione, il fatto che sia una faccenda anti elitaria e anche che “se si dichiara guerra a Internet si muore” (quindi ha deciso di lanciare il proprio sito personale). Jacques Séguéla, pubblicitario, ex consigliere per la comunicazione di François Mitterrand, ha detto: “Internet è la più grande porcheria mai inventata”. Pare che Nicolas Sarkozy, uno degli uomini più permalosi del mondo, speri che Internet venga risucchiato per sempre nel cyberspazio, così nessuno prenderà più in giro la sua famiglia e suo figlio Jean (se lo fanno su carta o in tivù, Sarkozy sa come vendicarsi) e potrà eliminare dalla faccia della terra le foto di Carla Bruni nuda (la prova d’amore, ha raccontato lei in un’intervista, fu quando mise Nicolas davanti a Google e gli disse: ci sono cose che è meglio tu veda adesso. Lui non morì e si sposarono).
Comunque Internet è un posto irrinunciabile, pieno di meraviglie, ma è anche il club delle schifezze, e per qualche strana congiuntura astral-tecnologica su Internet siamo tutti un po’ più cretini (“Mamma, ma che facce fai?”, mi ha chiesto ieri sera mia figlia mentre vagavo per i blog – non è vero, ero su Facebook ad alzare dei pollici: ad Annalena piace questo elemento – “sembri Shrek”). Il NouvelObs ha individuato le nevrosi da selvaggio Internet.
L’ipocondriaco enciclopedico: è perennemente su siti medici, appena ha un piccolo crampo, un prurito all’occhio, un senso di stanchezza si precipita su Google per fare una ricerca sui suoi sintomi – adora particolarmente seguire la pandemia dell’influenza A su Google Earth, per distrarsi si finge medico e dà consigli nei forum: ho baciato il mio ragazzo, sono incinta? Sì, congratulazioni.
Il paranoico mondialista: l’11 settembre non è mai esistito, JFK è ancora vivo, Berlusconi voleva uccidere Maurizio Costanzo. Per un adepto della teoria del complotto, Internet è un paradiso. Su Facebook spulcia le liste di amici dei suoi contatti e passa il tempo ad auto googlearsi per verificare cosa dicono di lui.
L’archivista ossessionato: tagga qualunque cosa, album su iTunes, foto su Flickr, non può chiacchierare con qualcuno senza dire: aspetta un attimo, controllo su Wikipedia.
L’iperattivo multitouch: risponde a email, aggiorna lo status, chatta su Msn, guarda un video su YouTube, ascolta la sua playlist Deezer, scrive su Twitter che sta mangiando un panino, non lavora mai.
Lo schizofrenico: usa mille pseudonimi, su Meetic ha 24 profili per moltiplicare le possibilità di rimorchio e nei forum usa talmente tante identità, tipo Superdotato’75 e Timida’90, che gli capita di sbagliarsi e chattare con se stesso. Io per ora sono soltanto ipocondriaca enciclopedica.
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