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ArchivioLettere Rubate

22 novembre 2009

Egregio dottor Augias, sono cresciuto (e me ne sono vantato!) con il mito dell’eleganza italiana rappresentata nel mondo dal design, dalla moda, dai tessili, ma anche dallo stile e dallo charme dell’avvocato Agnelli. Mi ritrovo oggi con un uomo coi tacchetti, i capelli posticci, il cerone, che fa le corna e dice trivialità (“chi mi tocca il culo?”). Sto parlando di estetica, perché è più immediata e visibile, ma anche l’etica non è da meno (…)
    A. Alessandrini, lettera a Repubblica

Ora che lo stile e lo charme dell’avvocato Agnelli vengono messi poco elegantemente in discussione per misere questioni di qualche miliardo di euro forse nascosto in giro per il mondo, bisogna rassegnarsi alla frantumazione delle certezze, soprattutto in campo sentimental testamentario. Si guarda “Love Story” e si piange, questa è una certezza: loro che si amano, il bacio sotto la pioggia, lei che non è abbastanza ricca ma non importa, lui che manda a quel paese i genitori classisti, loro che non smettono di amarsi, lei che si ammala, la musica straziante, lui che piange ai bordi della pista di pattinaggio. In realtà Ryan O’Neal ci ha sempre ingannate, pensava solo ai soldi, e nella vita vera Farrah Fawcett l’ha estromesso a calci dal testamento, non gli ha lasciato un dollaro, ha vendicato il mondo per quell’impostura sui fondamentali della cinematografia lacrimosa (in “Love Story” lui non aveva il doppio mento e lei era Aly McGraw, ma non importa: un bastardo resta un bastardo). Ryan O’Neal recitava anche con la donna della sua vita: lei era lì che moriva, quindi non poteva costringerlo a levarsi di torno, lui fingeva che l’esistenza non avrebbe mai più avuto senso senza di lei, dichiarava che l’aveva chiesta in sposa in extremis e lei aveva detto sì, aggiungeva l’ulteriore strazio della morte che ruba anche le nozze, piangeva proprio come in “Love Story”, raccontava di aver già comprato l’abito da cerimonia, voleva la diretta tivù dall’ospedale e intanto lei sorrideva pensando all’ultimo scherzetto, il testamento modificato.
“Le ho parlato per tutta la notte, le ho detto quanto la amo”, ha raccontato a People, ma Ryan O’Neal finisce povero come Barry Lindon, perché c’è una giustizia anche per i fidanzati perfidi. Hanno fatto molta sociologia su Farrah Fawcett, perché era una delle Charlie’s Angels, quindi simbolo femminista, bionda palestrata e libera, nuda a 48 anni sulla copertina di Palyboy e nuda nella malattia davanti alle telecamere che ne riprendevano le cure, ma adesso è per sempre l’eroina dei testamenti, un angelo vendicatore, la sbugiardatrice finale. Neanche un penny, su quattro milioni e mezzo di dollari, all’impostore, nonché padre di suo figlio, nonché teorizzatore e interprete del grande tragico amore. E’ andata in frantumi l’ultima certezza, che Farrah Fawcett e Ryan O’Neal si fossero amati tempestosamente e hollywoodianamente per tutta la vita e che lui l’avesse hollywoodianamente ma sinceramente vegliata durante il fine vita, come nei film da piangere, ed è un peccato, ma ci si può consolare con la grandiosa libertà di beffa finale: a lui nulla, e invece centomila dollari in premio a un ex focoso amante.

da Annalena

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