Le poesie indispensabili di Szymborska

Per sentire la musica che fa l’amore quando c’è

Le poesie indispensabili di Szymborska

Foto via Pixabay

Un amore felice. E’ normale?

E’ serio? E’ utile?

Che se ne fa il mondo di due esseri

che non vedono il mondo?

Guardate i due felici:

se almeno dissimulassero un po’,

si fingessero depressi, confortando così

gli amici!

Sentite come ridono – è un insulto.

Wislawa Szymborska, “Amore a prima vista” (Adelphi)

   

Wislawa Szymborska non rispondeva volentieri a domande sulla sua vita, perché di sé preferiva scrivere. Mettere il peggio e il meglio nelle poesie. Era una forma di risparmio, aveva paura di dissipare la sua vita interiore e di impoverirsi. La vita interiore, i sentimenti, lo sguardo sulle persone e sulle cose, erano la sua arte, erano scrittura e non discorsi. “Confidarsi in pubblico è come perdere l’anima”, diceva, “qualcosa bisogna pur tenere per sé”. Quindi anche quando le venne assegnato il Nobel per la Letteratura chiese di non fare interviste. “Ritengo che il poeta non sia chiamato a esprimersi sulla propria opera. Il silenzio è d’obbligo”. Aveva fatto suo un pensiero di Goethe: “Crea, artista! Non parlare”. Ma Wislawa Szymborska, in Italia tradotta e curata da Adelphi che ha pubblicato anche il saggio biografico di Anna Bikont e Joanna Szczesna su di lei, “Cianfrusaglie del passato”, non era affatto una persona silenziosa o algida o chiusa dentro di sé, o sempre altrove. Le sue chiacchierate con la migliore amica cominciavano con la frase: “E ora ti racconto tutta la mia vita”, e lei scherzava, andava all’Opera, amava cani, gatti, uccelli, ammirava Ella Fitzgerald, le piacevano i film dell’orrore, i biglietti di auguri, inviava agli amici cartoline-collage al posto delle normali lettere, amava Chopin e Charlie Chaplin, ma tutte queste cose non le diceva, le scriveva. Con ironia, dolcezza, profondità, e non sempre mettendo se stessa al centro dell’interesse. Quando nel 1997 le due giornaliste pubblicarono su un quotidiano polacco alcuni brani tratti dalla biografia che stavano scrivendo servendosi soltanto degli scritti di Anna, lei si decise a telefonare: “E’ una sensazione terribile leggere di sé, ma siccome vi siete date tanto da fare, va bene, faremo le necessarie precisazioni. Certo, le Letture facoltative le avete spolpate fino all’ultimo ossicino”. Le incontrò, fu molto gentile e paziente, e disse che non aveva apprezzato le memorie di Mia Farrow sulla sua vita insieme a Woody Allen, “ammetto che nel suo caso mi aspettavo più classe”. Viveva nel mondo, ma con uno sguardo d’artista, un po’ dentro e un po’ fuori. Come in queste poesie d’amore, tradotte come sempre da Pietro Marchesani, con il testo a fronte, che non hanno niente di tradizionale e sono invece sorprendenti per ironia, vitalità e contengono l’inganno della naturalezza, della colloquialità. Come in Italia le poesie di Patrizia Cavalli raccontano l’amore come un miracolo, un gioco, un incontro di corpi e di oggetti della vita quotidiana. Riveste la profondità di cose semplici. Così Wislawa Szymborska ringrazia, ad esempio, quelli di cui non è innamorata.

   

“Devo molto a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto

che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io

il lupo dei loro agnelli.

Non li aspetto

dalla porta alla finestra.

Paziente

quasi come una meridiana.

capisco

ciò che l’amore non capisce,

perdono

ciò che l’amore mai perdonerebbe.

I viaggi con loro vanno sempre bene,

i concerti sono ascoltati fino in fondo,

le cattedrali visitate,

i paesaggi nitidi”.

  

Queste poesie sono indispensabili per sentire la musica che fa l’amore quando c’è.

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