Indagine coraggiosa sul Future Sex e sull’infelicità libera

E se l’amore ci avesse delusi? Un saggio letterario di Emily Witt 

Indagine coraggiosa sul Future Sex e sull’infelicità libera

Foto di Neto Baldo via Flickr

Ciao, ti va di venire da me, farci una canna e farti fotografare nuda nel mio soggiorno?

Emily Witt, “Future Sex” (minimum fax)


 

Emily Witt nel 2011 aveva compiuto trent’anni ed era triste perché la sua storia d’amore era finita, ma fingeva allegria e leggerezza. In questo saggio letterario, “Future Sex”, appena pubblicato da minimum fax e tradotto da Claudia Durastanti, Emily Witt analizza continuamente e in modo preciso il suo stato d’animo, prima e durante il viaggio nella post liberazione sessuale a San Francisco, fra gruppi di meditazione orgasmica, porno su internet, intimità di massa, poliamore, burning man, incontri online. Emily indaga le nuove regole, se esistono, e anche cerca di scacciare via la tristezza, e con serietà e sincerità lo dichiara a ogni pagina.

 

Il tentativo di uscire dallo scoramento viene descritto così: “Era un senso di mancanza che non poteva essere colmato, privo di un destinatario specifico. Fissavo le ellissi che si rompevano e si riformavano sui vari salvaschermi. Analizzavo le foto sui social media come se fossi un medico legale. Esprimevo la mia leggerezza con punti esclamativi, risate esplicite ed emoticon. Posticipavo le mie risposte in maniera calcolata. Mi impegnavo a fingere di essere troppo indaffarata per fare caso a un messaggio, simulavo di non averlo visto se non proprio all’ultimo momento. Andavo a tutte le feste di Natale”. Una persona che cerca di stare al mondo, con tutte le possibilità della giovinezza, una scrittrice pubblicata dal New Yorker e da altre testate importanti, che aspetta un nuovo amore e però si interroga sulla delusione dell’amore e della libertà, e sui suoi progetti di monogamia (“sono artificiali”).

   

I desideri e la realtà erano entrati in contraddizione, “e quando mi ero ritrovata ad avere una piena libertà sessuale, avevo scoperto di non essere felice”. Emily Witt ha affrontato seriamente, con una scrittura coraggiosa ed esposta, le possibilità dell’amore libero, ma alla ricerca di un principio alto di vita, interrogandosi sul senso profondo della libertà. “Stiamo davvero scegliendo? Le mie amiche che hanno congelato gli ovuli non sentono di aver scelto, vogliono solo avere dei bambini. Le mie amiche che vogliono restare incinte ma i cui corpi non cooperano, non sentono di aver scelto. Quando avevamo vent’anni e prendevamo la pillola, stavamo davvero scegliendo di non fare una famiglia? Sembrava più come se la famiglia non avesse scelto noi”.

   

C’è una malinconia, dentro questa indagine sul futuro: ad esempio nelle coppie che iniziano la sessione di meditazione orgasmica (l’espressione sembra così allegra), si sdraiano da qualche parte e lui indossa un paio di guanti di lattice e mette del lubrificante su un dito, imposta il timer del telefono per quindici minuti, chiede a lei il permesso di toccarla. Finché il telefono suona e la sessione finisce, e per il resto si discute di sesso, ci si siede sulla “sedia che scotta” e si risponde alle domande del pubblico. Rebecca, perché sei così raggiante? Perché stasera ho trovato il mio orgasmo. Emily Witt ammette che quando le chiedevano, con quell’aria rassicurante da mobili ikea, che cosa desiderasse, balbettava. “Per me il desiderio era arrendersi a un’altra persona senza doverle spiegare che cosa volevo”. Dovrebbe essere semplice: se non ti rende felice, non farlo.

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