La sicura con il finestrino aperto

Paolo Sorrentino e i dettagli su cui si fonda l’esistenza umana

Paolo Sorrentino

Paolo Sorrentino (foto LaPresse)

Mica avevo capito quanta compagnia mi regalava Antonio. Mica avevo capito quanto eravamo inseparabili. Eravamo soli nel mondo e pronti ad affrontarlo. Eri tu il mio premio. Ora cosa affronto? La prossima estate? Ma non ci saranno più estati per me. Non ci saranno più notti. Adesso muoio di giorno, mentre vado a letto alle dieci. Sono vecchio e solo e senza ragione di stare al mondo. Eppure ci devo stare. No, io certe soddisfazioni non le concedo. La madre non si è presentata al funerale. Sono venuti quelli della palazzina. Hanno portato fiori e sollievo a loro stessi. Adesso dormono fino a otto ore, perché non devono più convivere con le urla strazianti di mio figlio Antonio.
Peppino Valletta, in “Gli aspetti irrilevanti” di Paolo Sorrentino (Mondadori)

 

Peppino Valletta ha settant’anni ed è un cantante di piano bar. Molti anni fa una donna con cui aveva trascorso una notte gli ha portato un bambino muto, con due occhi perduti, gli ha detto: è tuo figlio, ha finto di tornare un attimo in albergo ed è sparita. Il bambino, Antonio, entra nella Panda di Peppino e si addormenta. Quando si sveglia mette la sicura alla portiera, con il finestrino tutto aperto, e si addormenta di nuovo. “Peppino impiega quattro secondi per stabilire che la sua vita si consegna, con tutta la dedizione del mondo, a questa creatura che mette la sicura con il finestrino aperto”. Sopra questi dettagli Paolo Sorrentino crea il mondo della sua scrittura e racconta le esistenze di ventitré persone, uomini e donne, giovani e vecchi: ognuno ha il suo ritratto (fotografie di Jacopo Benassi) e a partire dal ritratto, dallo sguardo, dagli orecchini e dagli occhiali, Sorrentino ha costruito ventitré racconti, ciascuno con nome e cognome: l’ultimo, Settimio Valori, “infaticabile patrocinatore di se stesso e uomo di sconcertante banalità”, porta addosso la sua faccia.

Sono vite a volte piccole, che contengono grandi slanci, giganteschi dolori, meschinerie, solitudine, ossessioni, o soltanto il momento in cui iniziano davvero. La vita di Ada è cominciata a a sedici anni, quando ha visto di nascosto, dal corridoio, suo padre piangere in fondo alla cucina. La vita di Ylenia invece si è accesa per la prima volta a trentotto anni, quando ha visto Peppino che in mare faceva fare il morto a galla al figlio ritardato di trent’anni e passa, lo sorreggeva, lo teneva in vita. E Enza Condé, ottantasei anni a settembre, ha tre lauree, è una scienziata, ha nove figli, ha avuto molti uomini e adesso le mancano solo due cose: il sesso e il microscopio, i giorni in cui nelle tasche invece di un fazzoletto umido trovava biglietti d’amore o proposte oscene. Ognuno ha un segreto, un attimo luminoso, una nobiltà, anche il latitante assassino Salvatore Varriale, che passa le giornate in un bunker masturbandosi, un giorno ha detto: “Io vuless’essere veramente ‘na libellula”, prima di ordinare a un suo cugino di portargli nel bunker la pornostar Jessica Swaroski. Eleonora è ancora piccola, e una sera ha detto che non vuole diventare grande.

Ma noi che leggiamo scopriamo che lavoro farà da grande, che cosa le succederà, che cosa inventerà, e continuiamo a fissare la sua foto di bambina con la frangetta vestita da ballerina: la vita umana che passa, si trasforma, prende strade comiche e tragiche insieme, e ha sempre qualcosa di speciale, un punto da cui sollevarla, come quando la moglie del latitante cerca di entrare nel bunker ma resta incastrata con il sedere nella botola, e però in tasca ha un biglietto d’amore per suo marito. Linda gioca a poker anche quando la ricoverano in ospedale per un infarto, e vince con due infermieri e un giovane medico che si fa di crack, per questo la dimettono prima del tempo. “La mia vita è un cumulo di relitti che intralciano la mia serenità. Ma io e te siamo curabili, Peppino. Un poco alla volta e solo in parte, ma siamo curabili. Lo capisci questo?”, pensa Ylenia mentre va a bussare alla porta di Peppino, a Pescara d’inverno. In questa umanità piena di assurdità, comicità e tristezza, c’è sempre una speranza, o un ricordo. “In vacanza in Egitto, durante un’escursione turistica nel Sahara, a cavalcioni su un cammello tirato da un finto beduino, non può fare a meno di realizzare, con disarmante candore, che la vita sa essere orrenda. Sempre a bordo di quell’animale incomprensibile, pochi minuti dopo, si ricorda della madre che gli preparava lo zabaione con una punta di caffè. Di colpo, si capovolgono i rapporti, e la vita gli appare indimenticabile”. Sono gli aspetti irrilevanti, a essere così importanti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi