Napolitano e la fake news per cui saranno gli elettori a scegliere il premier

Al direttore - 101 vale uno.

Giuseppe De Filippi

 


  

Al direttore - Troppo tardi per Napolitano intervenire adesso contro il bluff del premierato. E’ stato dieci anni capo dello stato mentre votavamo con un sistema che di fatto cambiava la forma di governo. In realtà non era vero, noi lo sappiamo. Mentre il primo è stato Berlusconi a dire “sono il presidente eletto dai cittadini”, poi Renzi “con le primarie scegli il tuo presidente”, poi i 5 stelle “il quarto governo non eletto dai cittadini”. Ora Napolitano dice che non si può con il Rosatellum avallare questo bluff del capo della coalizione finto-candidato-premier. Dodici anni dopo. Uno solo disse a Ciampi di non firmare: Marco Pannella. Napolitano era da tre mesi stato nominato senatore a vita. Da Ciampi.

Annarita Digiorgio

Il problema non esiste. Il capo della coalizione è solo uno specchietto per le allodole. Serve per fare un po’ di scena in campagna elettorale. Serve per poter andare in televisione ad affrontare gli avversari. Serve a far finta che le primarie grilline siano servite a qualcosa. Ma tutti sanno la verità e la sa bene anche il presidente emerito che non si capisce perché debba iscriversi al partito del dettaglismo: il prossimo presidente del Consiglio, a prescindere dalla legge elettorale con la quale voteremo, sarà deciso non dagli elettori ma dai parlamentari che gli elettori andranno a votare in primavera.

 


Al direttore - Concordo pienamente con l’osservazione del Foglio dell’11 ottobre sull’overdose di numeri sfornati dal Fondo monetario internazionale nelle riunioni annuali a fronte della pochezza delle idee. Da tempo, questi incontri sono soltanto un’occasione perché i diversi partecipanti leggano il discorso preparato con largo anticipo, ciascuno incurante di quel che l’altro sostiene, senza che sopravvenga alcuna sintesi non dico operativa – che resta un miraggio – ma neppure come tentativo di reductio ad unum delle posizioni più vicine. Il Fondo monetario potrebbe e dovrebbe svolgere un’azione importante nel monitoraggio della liquidità internazionale, quasi mimare a livello globale questa funzione che è propria delle Banche centrali nelle rispettive giurisdizioni. Non si tratta di riesumare le idee discusse a Bretton Woods, ma il Fondo, al di là dell’opera che svolge nella vigilanza sugli equilibri di bilancio dei paesi aderenti, per il resto non può ridursi a una sorta di grande ufficio-studi (per di più che partorisce poche idee) e a un arengo privo di coerenti seguiti decisionali. Anche la Banca mondiale, le cui riunioni si svolgono contestualmente a quelle del Fondo, dovrebbe accentuare i propri compiti con riferimento ai flussi migratori e alle terre di provenienza di migranti e rifugiati., nonché ai cosiddetti beni pubblici globali. Ci sarebbe bisogno, insomma, di una vera riforma di queste istituzioni globali, poco raccordate con l’evoluzione dei tempi.

Angelo De Mattia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi