Dal Lago e la rete autoritaria. Roma? E' la borghesia, bellezza

Al direttore - Pure Gino Strada contro? La costruzione del mito Minniti comincia a diventare imbarazzante.

Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - E’ incredibile come la strada che sta portando il grillismo dal partito dei vaffa e del turpiloquio al partito mascherato di perbenismo e di condiscendenza nei confronti dei poteri forti somigli sempre di più a quella del fascismo delle squadracce con le bottiglie di olio di ricino e il manganello che pur di andare al potere si trasformò nel partito delle feluche, del doppio petto e degli ipocriti inchini alla corte di sua maestà. Ma che poi per incompetenza, demente tracotanza e menefreghismo (il “menefrego” era di partito), ci trascinò nel baratro di una guerra mondiale come sodali del folle pervertito tedesco. Vorrei dire “attenti” agli italiani, “non cascateci di nuovo”, ma gli italiani amano credere a imbroglioni, fattucchieri e imbonitori di ogni specie. Preferiscono cadere nel baratro piuttosto che superare le buche di una democrazia imperfetta, spesso urtante ma che tutto sommato ci ha portato a essere una delle grandi potenze industriali del mondo.

Giovanni Marri

 

Il 26 aprile del 1921, su L’ordine nuovo, Antonio Gramsci scriveva queste parole: “Il fascismo si è presentato come l’anti partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripante selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri”. Ora. Dire che il Movimento 5 stelle è un partito fascista è una boiata. Dire, come ha fatto Alessandro Dal Lago nel suo splendido libro, che il Movimento 5 stelle ha metodi para-fascisti è cosa diversa. Scrive Dal Lago: “Non saprei usare altra definizione per politici che attizzano l’odio per gli stranieri, disprezzano visibilmente la democrazia parlamentare, praticano o invocano la censura per chi non è d’accordo con loro, coltivano il senso comune più forcaiolo, soffiano sul fuoco neo-nazionalista che cova in mezzo mondo. In questo senso l’espressione populismo digitale sintetizza bene un concetto semplice: la dipendenza dalla rete di un movimento politico neo peronista gestito in modo autoritario”. Perfetto, no?

 

Al direttore - Lo spettacolo di Roma Capitale a trazione grillina a cui stiamo assistendo – quattro assessori epurati in un anno che manco Trump, per tacere di tutto il resto – non è solo l’ennesimo esempio di mala gestione amministrativa e di incapacità politica come ce ne sono stati altri in passato (e altrettanti ce ne saranno). Purtroppo c’è dell’altro, e di molto peggio. E’ l’ideologia grillina, e la sua idea portante di democrazia diretta che sta mostrando il suo vero volto, un volto che nessuno meglio del mitico sergente Hartman di “Full Metal Jacket” poteva descrivere: “Qui vige l’eguaglianza, non conta un cazzo nessuno”. Eccolo, l’uno vale uno.

Luca Del Pozzo

 

E’ la borghesia, bellezza, e tu non puoi farci niente.

 

Al direttore - Suggerisco alla ministra Lorenzin, invece di partire a spada tratta contro il Veneto, minacciando che se ci sarà un’epidemia in Italia (o non c’era già? O non ci sta dicendo da mesi proprio il ministero che c’è un’epidemia di morbillo in Italia?) sarà colpa del Veneto, di leggersi i dati, a oggi, sul numero di casi di morbillo per milione di abitanti: Italia 71,4; Veneto 57,7; Lazio 254,4. E dunque, Veneto assai al di sotto dell’incidenza media nazionale di morbillo, Lazio stratosfericamente sopra l’incidenza nazionale. E se invece di buttarla in politica la ministra stesse al tema strettamente sanitario? Se invece di prendersela con Zaia se la prendesse con la coppia Raggi-Zingaretti, chiaramente più sospetta di provocare non già eventuali epidemie ma, secondo gli standard ministeriali, responsabile proprio di quella in corso?

Roberto Volpi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi