In difesa del merito: l'unico sciopero che oggi servirebbe nelle università

Le lettere al direttore del 31 agosto 2017

Al direttore - NYPD, LAPD, MinnitiPD, tutte serie di successo.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Avendo ricoperto i ruoli più alti di rappresentanza studentesca presso l’Università di Urbino e a livello nazionale per oltre 4 anni conosciamo molto bene vizi e virtù dei docenti universitari. Premettendo che esistono molti buoni esempi... e ci mancherebbe, primo tra i vizi ricorrenti è l’essere distanti dal mondo anni luce e quindi non rendersi conto dei propri privilegi. Non hanno orari e obblighi particolari (3 giorni alla settimana di presenza in Ateneo, facilmente demandabili, un insegnamento l’anno e poco altro) a differenza di qualsiasi lavoratore dipendente, pubblico e privato, non corrono il rischio di essere licenziati in quanto dipendenti pubblici, da poco sono valutati dal Miur, valutazione che hanno duramente criticato ( ma dai...???), accorgendosi talvolta di non avere nemmeno i criteri minimi di valutazione. Hanno la possibilità di scrivere libri e obbligare i propri studenti a comprarli e ce ne hanno fatti comprare foreste intere. In più molti hanno doppie professioni e si dovrebbero dichiarare professori part-time, prendendo metà dello stipendio, non lo fanno perché dimettendosi manderebbero a monte intere facoltà e Atenei, visti i numeri minimi, ciò li rende intoccabili. Non hanno mai fatto proteste serie. Rispetto ai tagli orizzontali al diritto allo studio, di tremontiana memoria ad esempio. Quando vedevamo tornare i nostri colleghi perché non avevano i soldi per studiare pur essendo vincitori beneficiari di borsa di studio, ci parlavano di rapporti con il ministero da preservare. Oggi chiedono quattro spicci per mettere a posto la casa al mare. Sono un tappo per una generazione costretta a scappare verso multinazionali danarose (che spesso si permettono di criticare) e università straniere. In un paese esistono borsisti non beneficiari, dottorandi senza borsa, specializzandi non retribuiti i docenti università chiedono per sé invece che i propri studenti o studi universitari. Se non gli conviene insegnare a queste condizioni c’è una generazione più preparata e più motivata pronta a sostituirli. Se ne vadano nel mercato che visti i loro numerosi titoli di cui si vantano sono sicuro li aspetti a braccia aperte.

Inoltre la cosa che mi rende basito e che le associazioni studentesche in cui abbiamo anche noi militato pur condannando la modalità di protesta ne “condividono le motivazioni”. E dire che uno dei motti più in voga  è “al lavoro alla lotta”, appunto la vera rivoluzione per i docenti sarebbe cominciare a lavorare.

Stefano Paternò ex Presidente del consiglio degli studenti Università di Urbino Carlo Bo, Antonio Astolfi ex Consigliere di amministrazione Università di Urbino Carlo Bo, Mauro Vecchietti ex Consigliere Nazionale Studenti Universitari

Le ragioni dei professori che scioperano – perché a differenza per esempio dei magistrati dal primo gennaio 2015 a oggi non hanno avuto aumenti che tenessero conto degli scatti mancati nel passato – sono ragioni che si possono capire. Ma un bravo professore dovrebbe sempre ricordare che un problema che riguarda un docente non andrebbe mai scaricato sui propri studenti. Nelle università, per il corpo docente, esiste una situazione critica che va risolta. Ma se la situazione che riguarda gli stipendi dei professori non è stata ancora risolta è anche perché in molti, compresi i docenti, hanno avallato negli ultimi tempi una prassi politica che forse avrebbe meritato una qualche riflessione in più: l’idea che i soldi aggiuntivi nelle università possano essere erogati seguendo più il principio del finanziamento a pioggia che il principio del merito. Per cambiare davvero le cose, come si dice, anche i docenti dovrebbero decidersi a mettere sul piatto della contrattazione concetti come merito e professionalità, e non aggrapparsi solo agli scatti di anzianità.

 


 

Al direttore -  Ringrazio il dottor Cantone per le sue cortesi espressioni nei miei riguardi che ricambio con analogo spirito ma devo però, con dolore, dire che le topiche non le ho prese io. L’avvocato Romeo non è stato arrestato per episodi riferibili a FM4, come viene detto, ma per dichiarazioni di tal Gasparri (peraltro, a mio giudizio, prive  di reali riscontri e non a caso l’ordinanza di custodia cautelare è stata annullata dalla Cassazione). In secondo luogo, l’esposto della società Romeo gestione, contrariamente a quello che viene detto dall’autorevole responsabile dell’Anac, riguardava molte gare tra cui anche FM4 (vedi pagine 3-4-5 dell’esposto e quindi le segnalazioni sulla gara FM4 ci sono state da parte di un concorrente) e solo dopo la pubblicazione dell’esposto Romeo, e cioè dopo un anno, l’Anac ha cominciato a dare segno di vita come correttamente riconosce lo stesso dr Cantone. Per quanto riguarda, poi, l’anomalia dell’Anac personalmente ritengo che le autorità anticorruzione devono avere poteri giudiziari, diversamente se hanno solo poteri amministrativi  finiscono per essere solo una duplicazione degli organismi di “compliance” che ogni amministrazione pubblica dovrebbe avere o surrettiziamente assorbiranno sempre più funzioni legislative (non a caso in Francia ad esempio la omologa dell’Anac si chiama “alta autorità per la trasparenza pubblica ed ha funzioni diverse e più generali”). Su questo tema naturalmente sono pronto a confrontarmi senza pregiudizio ma anche senza conformismi nel solo interesse del paese.

Paolo Cirino Pomicino

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi