Che cosa ha detto davvero Visco? Appunti per pessimisti professionisti

Che cosa ha detto davvero Visco? Appunti per pessimisti professionisti

Ignazio Visco (foto LaPresse)

Al direttore - Il governatore Ignazio Visco ha affermato che la ripresa c’è ma è congiunturale. Ciò significa che è iniziata quando i talk-show sono andati in ferie e cesserà quando riprenderanno le trasmissioni.

Giuliano Cazzola

 


 

Al direttore - Ho notato che nelle ore successive all’intervento del governatore di Bankitalia Ignazio Visco al Meeting di Rimini non tutti i giornali hanno titolato allo stesso modo. Qualcuno ha scritto che il governatore ha detto che “la ripresa non è strutturale”. Qualcun altro, come voi, ha scritto che il governatore ha detto che “la ripresa è strutturale”. Come mai queste differenze? Non c’entrerà mica anche qui l’ottimismo o il pessimismo?

Luca Fartoni

Parole di Ignazio Visco, come trascritte dall’Ansa: “Da un lato è una ripresa congiunturale, ma dall’altro è una ripresa strutturale e perché lo diventi stabilmente occorre proseguire lungo la linea che è già in atto: cioè riforme e l’innovazione in grado di far crescere anche le imprese che ci sono, che sono più in grado di competere a livello globale”. Visco ha detto che la ripresa è anche strutturale, ma la maggior parte dei giornali ha detto che è il contrario, e ha forzato le sue parole, facendosi guidare da un classico pregiudizio italiano: anche se le cose vanno bene non si può dire che le cose vadano bene, perché comunque le cose potrebbero andare meglio e in ogni caso un giorno le cose andranno sicuramente peggio. Questo tic porta spesso a valorizzare più le cose che non vanno bene rispetto a quelle che vanno bene e porta spesso a cercare un modo per aggiungere a ogni notizia positiva una valutazione avversativa, un ma, un però. Lo ha fatto anche, ma con la solita eleganza, Ferruccio de Bortoli sabato scorso sul Corriere, in un fondo dedicato all’Europa che riparte, “ma dove rischiamo di illuderci”. Lo faranno oggi molti giornali quando daranno conto, se ne daranno conto, che ad agosto, come riportato ieri dall’Istat, “l’indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta passando da 106,9 a 110,8, rafforzando i segnali di miglioramento emersi nei mesi precedenti” e che “anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese registra un aumento, spostandosi da 105,6 a 107,0 e collocandosi sui valori medi rilevati nel 2007”. Non usare le avversative quando si danno buone notizie non è facile ma a volte basterebbe essere semplici per descrivere quello che sta accadendo nel nostro paese. Senza forzare, come ha fatto la scorsa settimana il Financial Times parlando dell’Italia in un articolo così intitolato: “Italy posts best annual economic growth since 2011”. Svolgimento: “The eurozone’s third largest economy notched up its best annual growth rate since the depths of the continent’s debt crisis at the end of the second quarter”. Senza ma. Senza però.

 


 

Al direttore - Il contorcimento a sinistra – sto con quello se quello non sta con quello che però deve dire subito se lo vuole ampio e in un’ottica condivisa – è foriero di nuove rinnovate speranze per un rilancio della stessa, soprattutto perché si fonda sulla incrollabile certezza che si andrà al voto con il sistema molecolare puro.

Valerio Gironi

 


 

Al direttore - Chi semina vento raccoglie tempesta. Chi semina sulla sabbia raccoglie solo rabbia. E’ proprio vero, quelli che scrissero la Bibbia la sapevano tanto lunga che dopo migliaia di anni sono da prima pagina. Questa dissennata iconoclastia, in buona misura giovanile, è l’onda lunga del 1968, che non solo produsse terrorismo, fenomeno transitorio e marginale, ma iniettò nella ragione nuovi veleni manco fosse che quelli preesistenti non fossero bastanti a provocare nel mondo tempeste nefaste. I mostri non li genera il sonno della ragione ma la ragione che va fuori dei binari (ops! il ’68). Mai la ragione nelle centinaia d’anni che precedono ha dormito, forse ora sta sonnecchiando, almeno a leggere le tante sciocchezze che ritualmente i maestri di pensiero elargiscono guardando la realtà con il microscopio e dunque deformata dallo smisurato ingrandimento, invece di guardarla da lontano in estrema sintesi. L’occidente come cultura, più o meno unitaria, crocefisse i talebani per l’abbattimento delle statue dei Budda e poi l’Isis per lo scempio di Palmira, ora deve chiedere scusa a loro perché, se questo andazzo continua, sarà abbattuta la statua di Nelson che fu razzista, sarà abbattuta la statua di Augusto imperatore, qui a Roma, e tutte le vestigia non solo di un impero che si costruì immenso con il lavoro forzato degli schiavi ma del resto sul quale si regge la civiltà occidentale: damnatio memoriae Colombo. La domanda doverosa è che nonostante l’esperienza sensoriale e storica racconti che l’uomo è l’animale più feroce del creato, ancora si producono libri sull’anima, lo spirito, l’intelligenza, l’amore, in un fritto misto che miscela gli amori pastorali di Dafne e Cleo con le prodezze di Rocco Siffredi.

Luigi Desa

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