Notizie sullo stato delle cose del Pd

Al direttore - A proposito di migranti (e non solo), i tempi odierni rispecchiano in pieno la situazione magistralmente descritta da Chesterton d’Ortodossia: “Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane che sembrano come folli: sono divenute folli perché sono scisse una dall’altra e vagano senza meta. Così alcuni scienziati coltivano la verità, ed è una verità senza pietà; così alcuni umanitari coltivano la pietà, e la loro pietà (mi dispiace dirlo) è nemica della verità. Blatchford attacca il cristianesimo perché egli è fissato su una sola delle virtù cristiane: la virtù della carità puramente mistica e quasi irrazionale. Egli ha la strana idea di rendere più facile il perdono dei peccati dicendo che non esistono peccati da perdonare. Blatchford non è soltanto un cristiano primitivo; è il cristiano primitivo che avrebbe meritato di essere mangiato dai leoni; perché nel suo caso l’accusa pagana è pienamente giustificata: la sua pietà infatti significherebbe pura anarchia”. Ora si provi a sostituire “mondo” con “chiesa”, “scienziati” con “teologi” e “umanitari” con “pastori”, e si avrà un quadro fedele di come stiamo (mal)messi.

Luca Del Pozzo

 


 

Al direttore - La ringrazio per l’opportunità di offrire un contributo sullo stato delle cose del Pd. La mia storia è nota. Il leak è uscito. Dopo aver dichiarato di volermi candidare a seg. della provincia di Ancona, un video goliardico girato anni fa con degli amici e rimosso mesi or sono, inizia a girare nelle chat dei dirigenti locali per poi finire su tutti i giornali. Il sabotaggio interno è partito, la macchina del fango è inarrestabile. Da giovane promettente divento in poche ore un appestato. In molti rilasciano dichiarazioni ambigue, prendono le distanze sfoggiando saggi di alto nullismo moralista. Ora, piuttosto che dilungarmi riguardo la mia presunta omofobia (la vera colpa del video è che non fa poi così ridere), mi consenta di mettere a fuoco alcune questioni che rappresentano la vera posta in gioco. Come è nel mio stile, vado dritto al punto. Mi sono avvicinato al Pd grazie a Renzi. Agli inizi, tentando di scuotere alla base i tabù della sinistra, combattevamo una battaglia minoritaria, certi di affrontare le contraddizioni che ci impedivano di interpretare il mondo nuovo: mercato aperto, lotta al giustizialismo, un nuovo approccio alla politica europea, contrasto al welfare assistenzialista e al sindacalismo conservatore, apertura ai diritti civili. Queste sfide ci permettevano di riprendere uno spazio al di là del populismo grillo-leghista che tanto attira i miei coetanei. Una breccia si era finalmente aperta. Poi arriva il 4 dicembre. Compreso in anticipo quanto i comitati Basta un Sì fossero più una fiera delle vanità interna al Pd che una macchina programmata per vincere (Renzi si è fidato della struttura, la struttura lo ha fregato), abbiamo creato un comitato autonomo di soli giovani con storie e appartenenze diverse. Nel mentre i dirigenti locali, consapevoli che, se fosse davvero passata la riforma, il loro ruolo sarebbe stato ridimensionato, fanno passerelle. Come gli imbucati in discoteca usano il nome di Tizio, che in fondo non conoscono, o forse addirittura disprezzano, così le tessere della mozione Renzi-Martina si trasformano in un lasciapassare per scroccare un drink nel privé del nuovo potere democratico. Il renzismo, quello vero, liberale, radicalmente riformista è ancora ampiamente minoritario. La marea stava già iniziando a ritirarsi e in molti si aggrappano alla sabbia pur di riorganizzarsi e liberarsi dell’ennesimo leader. Nelle Rosse Marche, quelli che hanno sempre vissuto la conquista del potere locale come una forma di successione dinastica, quasi biologica, rimangono spiazzati dalla crescita dei 5 stelle. Invece di proporre una strategia di governo seria, la regione pensa a Trivelle, Ceta e si preoccupa di regalare “medicine” omeopatiche. Siamo un partito noioso, per questo respingiamo i giovani invece di attrarli.

Il Pd si sta progressivamente rinchiudendo nei confortevoli totem della sinistra Peter Pan. Ogni pensiero eterodosso viene stigmatizzato. Non c’è spazio per la provocazione, ovvero la forma più alta e nobile di spunto critico, siamo pieni di risposte passepartout ma non ci facciamo alcuna domanda sui principali driver di cambiamento globale. Nel 2012 avevamo il coraggio di osare senza nasconderci. I riformisti liberali appaiono oggi destinati a fare la fine degli indiani, controllati in piccole riserve. “Tra la nostra gente” (locuzione orripilante che concepisce l’eredità identitaria quasi come un titolo di proprietà da tramandare in forma cristallizzata) si respira un’aria di nostalgia verso il partito di massa, una sorta di reducismo ostinato e imbruttito. In conclusione, occorre un contrasto al riflusso della marea. Che è un po’ come “voler fermare il vento con le mani”, ma se si dovesse chiudere il pertugio aperto da Renzi non ci sarebbe più alcun coming back. Da tutto ciò nasce l’urgenza di metterci la faccia. Il caso di omofobia rappresenta invece l’ennesimo specchietto per le allodole per proseguire, indisturbati, verso la controrivoluzione e la totale liquidazione del renzismo.

Fabio Ragni

  


 

Al direttore - Caro Cerasa, mai fidarsi della memoria! Il grande impegno religioso di La Pira ha tradito la mia memoria: ho detto che era studioso di diritto ecclesiastico. Invece, era studioso e professore di diritto romano. Mi scuso con lei e con i suoi lettori.Cordialmente.

Sabino Cassese

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    23 Agosto 2017 - 13:01

    Per il vero i riformisti liberali non che alberghino nel Pd, compreso Renzi, come del resto in altri partiti tipo Forza Italia che, una volta al potere, le riforme liberali sono stati un miraggio, vedi mancate liberalizzazioni nei servizi e nelle professioni. E si potrebbe continuare. Uno dei difetti dei partiti italiani è che si dimenticano della cosiddetta"memoria storica": vivono nell'oggi e cercano di cavalcare gli orientamenti per la maggiore. Un esempio: c'è stato il referendum, tutti coloro che erano per l NO parlavano di nuove riforme in sei mesi, ma sono diventate un miraggio. C'è perfino chi ha scoperto le province che dovevano essere abolite. Un po' di coerenza non guasta e vale per tutti, anche per i giornali.

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  • giantrombetta

    23 Agosto 2017 - 08:08

    Caro Ragni, non e' per caso che anche l'ultimo Renzi non proprio paradossalmente contribuisca alla liquidazione del cosiddetto renzismo? Non le pare che il primo Renzi, quello che si proponeva come leader del nuovo partito della Nazione, abbia via via scelto di essere soltanto il leader del vecchio Pd, che purtroppo e' quel che sappiamo e vediamo. Leader pro tempore, s'intende. Ovvero per il tempo che stabiliscono i suoi compagni, non tutti poi così tanto amici, a quanto pare. Malgrado le primarie.

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  • giantrombetta

    23 Agosto 2017 - 08:08

    Se e' consentito, complimenti a Luca Del Pozzo.

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