"Cairo predestinato? Se non è almeno intercettato non ci credo"

Al direttore - Cairo sarà pure predestinato ma se non è indagato o almeno intercettato non ci credo.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Salone internazionale del libro di Torino, domenica 21 maggio 2017, ore 12 (Sala 500): “La nostra idea di giustizia. Piercamillo Davigo dialoga con Marco Travaglio”. Volevo avvertire i miei famigliari di non preoccuparsi se domani mi renderò irreperibile.

Michele Magno

 

Seguirà buffet a base di arance.

 


 

Al direttore - Noterella senza nomi. Darwin: “Dal ciclo perenne dell’evoluzione delle specie emerge chiaramente: quelle che sopravvivono non sono necessariamente le più forti o abili, ma quelle che sanno ‘adattarsi’ meglio alle variazioni dell’ambiente in cui si trovano a vivere”. Non è intrigante traslare il principio nell’ambito della “sopravvivenza” politica? Se lo facciamo il “trasformismo” e le sue declinazioni, diventano “l’adattamento” necessario e legittimo. O no?

Moreno Lupi

 


 

Al direttore - A proposito di intercettazioni. Anche dopo oltre vent’anni la lingua batte dove il dente duole. Scrive Travaglio che le famose parole del banchiere Pacini Battaglia “Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato” erano state trascritte male perché Di Pietro poi fu assolto. No, furono trascritte bene. Sbancato e non sbiancato. Tonino fu assolto perché con una nota ufficiale l’Anm per la prima volta nella sua storia si schierò con l’indagato. Ovviamente fu anche l’ultima.

Frank Cimini

 

Eppure la nuova Anm, incredibilmente, promette bene, anche se il partito di Davigo esiste ancora e chissà se quell’episodio che racconta in giro il professor Paolo Becchi, su Grillo e Davigo, è vero oppure no. Servirebbe un altro libro di Ferruccio de Bortoli.

 


 

Al direttore - Ho letto l’intervista a Eugenio Albamonte, Anm, ieri sulla Stampa, ripresa dal vostro sito. Penso che quando magistrati con alti incarichi nel loro sindacato la Anm censurano il comportamento di loro colleghi o situazioni giudiziariamente incresciose o addirittura mostrano aperture (che provocano choc in noi garantisti legalitari) traccheggiando sulla divisione delle carriere ed altre amenità, penso sempre che è fumo negli occhi , mettere le mani avanti con malizia ,contentini per i gonzi. E’ un rituale che si perpetua da decenni e anche gli articoli che sono scritti sulla malagiustizia sembrano sempre più, nel tempo, copia incolla di precedenti e infiniti cahiers de doléances.

Luigi Desa

 


 

Al direttore - In ambito ecclesiale si registra un’attenzione crescente, sotto la spinta dell’esplosione dei cosiddetti social media e della digital culture, al tema del rapporto tra evangelizzazione e comunicazione. Che ridotto all’osso significa riflettere su nuovi criteri e modalità di annuncio del vangelo attraverso i media digitali. Per carità, i tempi cambiano e la chiesa deve fare i conti con la realtà in cui vive. Tuttavia se riflessione dev’essere, forse una meditazione su quanto andava dicendo nel lontano 1960 (all’epoca i nuovi mass-media erano la radio e la tv) un giovane teologo di nome Joseph Ratzinger – ora disponibile anche in versione italiana nel volume fresco di stampa “Il tempo e la storia” (Piemme) – non farebbe male: “E’ compito della Chiesa proclamare nel mondo la parola di Dio giunta a noi in Gesù Cristo... in modo che tutti possano percepirla. Essa però deve anche assolvere questo compito con una santa discrezione… Deve riconoscere che esistono luoghi nei quali getterebbe via la sua parola se la proclamasse lì… Non è chi sperpera la parola che la diffonde nel modo migliore (quel che costa troppo poco non vale nulla), ma colui che l’annuncia”. E questo lo diceva in rapporto a radio e tv, che a confronto con quelle discariche a cielo aperto che spesso e volentieri sono i social media, oggi fanno quasi tenerezza.

Luca Del Pozzo

 


 

Al direttore - Due righe solo per complimentarmi con la vostra collaboratrice che stamani, durante la trasmissione Omnibus, ha affrontato il tema delle intercettazioni telefoniche relative alla pubblicazione del libro di Lillo (che è in tutte le edicole come “casualmente” il giornalista ha ripetuto più volte) con serietà ed estrema professionalità. Non sono renziana, nemmeno berlusconiana, sono per un' Italia dove, come diceva la vostra giornalista, un privato cittadino possa parlare con il proprio padre o con i propri figli senza il terrore che le sue parole vengano messe alla gogna per uno scoop. Da domani sarò lettrice del vostro giornale.

Pupi Sandonnini Alessi

 


 

Al direttore - Cairo un predestinato della politica? Un’analisi molto curiosa e interessante seguita da riflessioni politiche originali e dunque degne di particolare considerazione. Una novità che apre prospettive tutte da verificare, naturalmente, ma non proprio fantasiose. Complimenti per l’intuizione coraggiosa.

Gianni Trombetta

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