Contro populismi e cialtronismi, scrivete a forzadraghi@ilfoglio.it

Le lettere a Claudio Cerasa del 8 febbraio 2017

Contro populismi e cialtronismi, scrivete a forzadraghi@ilfoglio.it

Mario Draghi (foto LaPresse)

Al direttore - Twitter tollera fino a 43 cazzate, poi blocca.

Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - Suonate pure le vostre Marine Le Pen. Noi suoneremo i nostri Mario Draghi.

Giuliano Cazzola

Andrebbe aperta una email. Per spiegare le ragioni per cui i partiti che vogliono resistere all’ondata populista devono reagire con un’ondata anti populista all’insegna della difesa della nostra libertà e dell’orgoglio europeo. Anzi l’apriamo, vediamo come va: forzadraghi@ilfoglio.it.

 

Al direttore - La differenza fra la Francia e L’Italia è uguale a quella tra la Gran Signora Ana Maria Hidalgo de Germain, sindaco di Parigi, e la borgatara Virginia Raggi, sindaco, ahinoi, di Roma.

Carlo Rossella

 

Al direttore - Alla terza notte di incidenti, torna sulle homepage dei giornali mainstream il problema delle banlieue di Parigi. Polizia contro immigrati, e tutto quanto c’è di peggio nel conflitto domestico francese. Ogni tanto ce ne dimentichiamo, perché anche questo sembra far parte del “new normal”.

Riccardo Coralissi

 

Al direttore - Il passato (epoca solida), ci ha fatto conoscere i campi di concentramento che oggi, in epoca liquida (quella del web), potrebbero riproporsi come campi di depensamento. Questo potrebbe essere nel programma di governo di un buon trenta per cento, forse quaranta. Dite poco?

Marco Malavasi

 

Al direttore - Come può essere considerato sano e credibile un sistema politico parlamentare per Costituzione fondato sui partiti nel quale alcuni parlamentari si rendono responsabili dell’approvazione di una legge con il loro voto palese di fiducia al governo, per poi andare in piazza il giorno dopo a dire che quella legge non l’approvano e intendono organizzarsi per cambiarla? Ovvero sostengo con il mio voto di fiducia il premier con il governo in Aula ma poi lo sfiducio in piazza. Certamente il parlamentare non ha vincolo di mandato, ma dentro al partito cui appartiene come la mettiamo? Se poi il capo del governo a cui ho espresso la fiducia per sorte è pure segretario del mio partito può la palese contraddittorietà del mio comportamento non avere immediate conseguenze politiche quanto meno all’interno del partito? Poi ci si lagna che i partiti siano in crisi, ma un minimo di chiarezza e coerenza politica, per non dire di decenza, è da considerarsi pazzia pretenderlo?

Gianfranco Trombetta

 

Al direttore - Leggo nel meraviglioso libro “On Food and Cooking, the Science and Lore of the Kitchen” di Harold McGee che la frutta è dolce, nutriente e gradevole alla vista perché solo gli alberi da frutto che hanno saputo offrire agli animali un prodotto desiderabile in cambio del trasporto della semenza hanno potuto diffondersi e quindi prosperare fino all’avvento dell’uomo e ai giorni nostri. Adam Smith, nato nel 1723, aveva ben chiaro che nel mondo hanno migliori chances di prosperare a lungo coloro che sanno offrire un servizio desiderato ai propri simili. 2017, Italia. Nonostante i frutti magnifici che crescono sul nostro territorio, a giudicare dal “dibattito” politico si direbbe che questa elementare verità non sia ancora stata scoperta.

Michele Scaramal

 

Al direttore - Ogni tanto si torna a stigmatizzare la scarsa conoscenza della grammatica italiana. Pazienza che faccia un errore lo scolaro di terza elementare. Strafalcioni e sgrammaticature sono presenti anche nelle tesi di laurea, nei curricula e nei racconti e romanzi inviati a case editrici. Anche le scuole di grado superiore e l’università dovrebbero mettere al primo posto l’insegnamento della lingua italiana, in ogni sua parte costitutiva, perché la base grammaticale studiata e appresa durante gli anni della scuola dell’obbligo non è sufficiente a trasmettere una sicura padronanza delle tecniche che disciplinano la nostra lingua. Solo sulla punteggiatura, per fare un esempio non secondario, si dovrebbero studiare capitoli interi e fare esercizi in continuazione. Il guaio è che s’intende spesso scrivere sulla scorta di una preparazione sommaria, ritenendo il contenuto più rilevante della forma.

Fabio Sìcari

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