Piazza Monte Citorio. Manifestazione del Movimento 5 Stelle (foto LaPresse)

Prove tecniche di garantismo grillino. E ora chi ci metterà la firma?

Al direttore - Ok, ma su quegli assegni la firma di Putin la farei controllare.

            Giuseppe De Filippi

  

Al direttore - A sentire certi commenti Pd sui grillini implicati nel caos firme false o irregolari, ora a Palermo, ora a Bologna, pare che gli indagati a cinque stelle siano condannati preventivi. “Grillopoli”, addirittura. Calm down, mi permetto di suggerire. L’uso politico delle inchieste non paga. L’esperienza insegna che a grilleggiare si perde. L’elettore vota l’originale, non la copia sbiadita. Baci.

            Annalisa Chirico

  

Se il criterio giusto per guardare la realtà è quello fatto schifosamente diventare virale dagli amici della Casaleggio Associati – il gargarismo è garantismo, tutti siamo colpevoli fino a prova contraria – ci aspettiamo che i grillini quotidiani domani scendano in piazza, a Bologna e a Palermo, a urlare onestà onestà onestà. Ma ho come l’impressione che su questo caso saranno in molti a far finta di niente, a scoprirsi garantisti e a non metterci la firma.

  

Al direttore - Berlusconi: Excursus magnifico. Sembra un destino. Il primo No lo pronunziò Lui alla Bicamerale, il secondo D’Alema sulla Sua riforma, il terzo lo ripropone Lui. Se cerchi il perché ti trovi di fronte all’implacabile prevalenza degli interessi di parte, a una cinica interpretazione dell’interesse generale e del bene comune. Finché ogni parte li circoscriverà nel proprio ambito politico/sociale e gli uomini guida delle varie parti saranno prigionieri e succubi dei propri calcoli personali e, meschinamente legati solo al carpe diem, è inutile, anzi fraudolento invocare, “ampi consensi condivisi sulla Legge delle Leggi, che deve essere scritta da tutti, per tutti”. Nel 1947, accadde si dirà, e, fu un compromesso tra le parti. Lo fu perché i tempi lo imponevano, non c’erano altre vie d’uscita: per nessuno. Quel compromesso è genitore dell’Italia di oggi. Che non va bene, che non ha i fondamentali operativi per andare avanti. Nessuno vuole rivedere i suoi. No: un suicidio collettivo, Sì: la speranza.

            Moreno Lupi

  

Al direttore - Ottima l’intervista al Professore Marcello Pera, a cura di Matteo Matzuzzi, sulla figura e il ruolo di Papa Francesco. Condivido le critiche rigorose del Professore all’operato dell’attuale Pontefice, in particolare quando Pera afferma che “… Francesco è fortemente influenzato dal marxismo…”. A questo riguardo, credo che la conferma di una tale influenza non sia data soltanto dai contenuti del magistero bergogliano, quanto piuttosto e prioritariamente dal metodo di azione che Papa Francesco ha adottato sin dalla sua elezione al Soglio di Pietro. Quando il Pontefice afferma di privilegiare la pastorale rispetto alla dottrina, è proprio qui che svela tutta la sua vicinanza al principale fondamento del marxismo, per il quale occorre rovesciare il primato della theoria (dicesi anche dottrina) sulla praxis (dicesi anche pastorale), passando alla primazia di questa su quella: non più dalla dottrina discende la pastorale, ma dalla pastorale la dottrina. Per questo Pera può giustamente dire che ci troviamo di fronte a un Papa che, nonostante dichiari di essere attento alla pastorale e non alla dottrina, in realtà è proprio quest’ultima che sta dissestando. Marx vede così avverarsi, anche nella chiesa, il proposito che egli formulò nella famosa frase: “I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi, ma il punto ora è di cambiarlo” (“Tesi su Feuerbach”). Il rovesciamento, ahimè, è compiuto.

           Alberto Bianchi

Di più su questi argomenti: