Una scena di American Crime Story (foto via YouTube)

American Crime Story. Vietato strafare

Mariarosa Mancuso

Se stagione dopo stagione si cambia storia meglio avere buone idee. La storia di Versace

Vanno le serie antologiche. Una stagione e si cambia storia. Non è bastato a salvare “True Detective”, fuoco d’artificio in otto episodi datato 2014 e ammosciato dodici mesi dopo dalla partenza del regista Cary Fukunaga (oltre che dalla follia dello sceneggiatore Nic Pizzolatto: sentendosi re del mondo televisivo ha deciso che poteva far tutto da solo). Non si immagina come potrebbe salvare “Tredici” di Brian Yorker, tratta dal romanzo di Jay Asher: la poveretta si è suicidata, le cassette sono state ascoltate, i responsabili sono stati additati (dovrebbero farlo vedere nelle scuole, dicono: ma davvero c’è bisogno di una serie che solletichi il pensiero adolescenziale “quando non ci sarò più, ti sentirai in colpa per il resto della tua vita”?).

 

Funziona meglio con i progetti che già nascono spezzettati. Dopo la faida tra Bette Davis e Joan Crawford sul set di “Che fine ha fatto Baby Jane?”, la serie “Feud” sfrutterà per i dieci episodi della seconda stagione il tormentato matrimonio di Carlo d’Inghilterra con Diana Spencer, principessa con le Tods e il giubbetto antimine. Rischiando altre denunce: lo showrunner Ryan Murphy e la FX sono appena denunciati per invasione della privacy e indebito arricchimento dall’ultracentenaria attrice Olivia de Havilland, ultima testimone ancora in vita.

Sembrano invece smorzate sul nascere le dispute attorno alla prossima stagione di “American Crime Story”, altra serie prodotta da Ryan Murphy. Dopo “The People vs O. J. Simpson” – tredici milioni di spettatori e nove premi Emmy – scartati i progetti sull’uragano Katrina e sullo scandalo Monica Lewinski, sta girando “The Assassination of Gianni Versace”. Donatella Versace, sorella dello stilista assassinato il 15 luglio 1997 davanti alla sua villa di Miami, ha chiesto di lasciar fuori dalla sceneggiatura la figlia Allegra, erede dell’impero. Detto e fatto, non ci sarà.

 

Le prime immagini mostrano l’attore Edgar Ramirez con la vestaglia damascata, mentre fa colazione bevendo il caffè nella tazzina decorata con la testa di medusa. La somiglianza è impressionante, un bel salto dalla serie “Carlos” diretta da Olivers Assayas sul terrorista venezuelano soprannominato lo Sciacallo che nel 1975 a Vienna fece irruzione alla conferenza dell’Opec (al Festival di Cannes, nel 2010, la produzione Canal+ creò il primo attrito tra cinema e televisione: fu tolto dal concorso, come accadrà con le prossime produzioni Netflix). Nel ruolo di Donatella Versace, l’attrice Penelope Cruz, capelli biondo platino e abito da sirena con spille da balia (si era parlato di Lady Gaga, Ryan Murphy smentisce). Ci sarà anche Giorgio Armani, annuncia Entertainment Weekly, senza svelare però il nome dell’attore.

 

I nove episodi della stagione sono tratti dal libro di Maureen Orth, “Vulgar Favors: Andrew Cunanan, Gianni Versace, and the Largest Failed Manhunt in Us History”. “Famiglia e destino, quasi una tragedia greca”, fa notare Edgar Ramirez. Con un assassino che (parlando da direttori di casting) non rispetta gli stereotipi: Darren Criss, prima che Ryan Murphy lo scegliesse per il suo Andrew Cunanan, era un bravo ragazzo gay con il farfallino nel musical “Glee”. Ciliegina – d’attualità – sulla torta, l’anti-trumpismo invocato dallo showrunner per la miniserie (data di messa in onda su Fx non ancora stabilita, in Italia la vedremo su FoxCrime): “I diritti degli omosessuali garantiti dalla presidenza Obama sono in grave pericolo, le porte aperte finiranno per richiudersi, si tornerà alla politica ‘non chiedere, non dire’”.

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