Guardate in Francia: Dix pour cent è il Boris d'oltralpe

Una serie sugli agenti degli attori molto più interessante di una sui medici o sugli avvocati

Guardate in Francia: Dix pour cent è il Boris d'oltralpe

Fabrice Luchini è uno strepitoso attore francese che viene dal teatro. Nulla di più lontano da un figlio d’arte: il padre di origine italiana vendeva frutta e verdura, lo mandò giovanissimo a lavorare come apprendista parrucchiere (vien da lì il nome d’arte, all’anagrafe era Robert). Sogna un ruolo da cattivo in un film di James Bond. Gli propongono un ruolo da professore in un film irlandese povero ma indipendente. La biografia è vera, davvero qualcuno decise che per sforbiciate e messa in piega Fabrice suonava più chic di Robert. La proposta di lavoro è inventata (ma di personaggi così Luchini ne ha recitati tantissimi). L’amore per James Bond, che pure non stonerebbe con la biografia, l’ha inventato Fanny Herrero, showrunner della serie francese “Dix pour cent”. Fa dire la battuta al vero Fabrice Luchini, guest star assieme a Juliette Binoche, a Isabelle Adjani, a Julie Gayet che si faceva portare i croissant da Fançois Hollande.

La seconda stagione va in onda dal 19 aprile su France 2. Emittente pubblica e orario da prime time, per intenderci. E per misurare la distanza tra noi e la Francia. La serie racconta gli attori e i loro agenti, con gli attori che accettano di farsi prendere in giro. Come se in “Boris” – che partì su Fox e poi andò in chiaro su Cielo – i registi cani, i produttori cialtroni, le attrici incapaci, gli sceneggiatori in difficoltà con la grammatica si fossero presentati con il loro nome e il loro curriculum per farsi sfottere.

  

Gli agenti – pagati appunto con il dieci per cento dei contratti che i loro assistiti firmano – fanno un mestieraccio quando lavorano per le star e un mestiere ancora peggiore quando lavorano per attori meno famosi. I soldi sanano parecchie umiliazioni. Tocca all’agente essere svegliato di notte quando Virginie Efira (bionda attrice di commedie come “Un amore all’altezza”, lei stangona e lui nanerottolo, si erano conosciuti sui social) viene paparazzata fuori da un locale con uno sconosciuto. Tre ore prima assieme all’attore suo marito aveva rilasciato un’intervista da coppia modello. Tocca all’agente essere licenziato quando i due dopo la lite sperano in un nuovo inizio sentimentale e lavorativo.

Troppe rughe

L’agenzia ASK non se la passa tanto bene dopo la morte del fondatore. Su questo termina la prima puntata della prima stagione, con Cécile de France (siccome le star accettano la presa in giro mirata, i produttori americani le negano una parte perché ha troppe rughe). All’inizio della seconda stagione i guai non sono ancora risolti, mentre abbiamo conosciuto i quattro professionisti dell’agenzia, le loro vite private, i loro segreti assai poco protetti. C’è un gay tutto mossette da repertorio, e una donna che va a letto con le donne. Dire lesbica fa pensare a un’altra macchietta, tutto il contrario di una ragazza bella e con il piglio del comando, elegante e sveltissima ad acchiappare il nuovo finanziatore: un ex compagno di scuola che ha appena venduto il suo sito di incontri per 200 milioni.

  

Si chiama – nella fiction – Hicham Janowsky. Padre polacco, madre marocchina, barba e chignon da hipster, modi da neomiliardario. “Portami Fabrice Luchini come cliente”, ordina (e fornisce un abito da sera per fare bella figura). Gli aneddoti della new economy si mischiano con la dote portata dal produttore della serie, Dominique Besnehard. Fu lui ad avere l’idea, nel 2006, quando lasciò l’agenzia Artmedia e le star sue clienti carico di pettegolezzi. Convinto che una serie sugli agenti fosse più interessante di una sui medici o sugli avvocati.

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