Botte da donne

La migliore trama con intreccio maternità e omicidi. “Catfight” per la televisione, sperando che regga

Botte da donne

Catfight

Catfight. È la rissa tra femmine: capelli strappati, unghie smaltate che graffiano, calci negli stinchi, camicette di seta a brandelli. La più famosa – nel film “Donne” di George Cukor, anno 1939, solo attrici sul set, fu vietato l’ingresso anche agli animali maschi – aggiunge un bel morso al polpaccio della rivale. Preceduto da una golosa leccata di labbra. La più recente – in realtà sono almeno tre, con calci e pugni da fight club – sta in una black comedy appena uscita negli Usa (regista Onur Tukel, le attrici sono Anne Heche e Sandra Oh). “Catfight”, appunto: due ragazze si rivedono 20 anni dopo il college e se le danno di santa ragione, fino a far scorrere il sangue (che già compariva nei tormentati quadri di una delle due).

La più lunga e appassionante rissa tra femmine se l’è aggiudicata la televisione (Hbo negli Stati Uniti, in Italia su Sky Atlantic dal 15 marzo). “Big Little Lies” è il titolo, dal romanzo dell’australiana Liane Moriarty (Mondadori): ma non c’è pagina scritta che possa rendere gli sguardi d’odio scagliati tra Madeline-Reese Witherspoon e Renata-Laura Dern. La madre che non lavora (stavamo per dire “casalinga”, ma la parola stona con le ville affacciate sull’Oceano di Monterey, California) e la madre in carriera. Una organizza il compleanno della figlia, l’altra le sottrae i piccoli ospiti organizzando una gita per vedere il musical “Frozen”, con un pass per il backstage. Offrono altre occasioni di guerriglia la nuova amica Jane – l’attrice Shailene Woodley, se dimenticate il cognome non è colpa vostra. Una ragazza madre che ha chiamato il figlio Ziggy, appena arrivata nel nido di vipere molto al di sopra delle sue possibilità (non solo economiche, più di tenuta psichica). E lo spettacolo che Madeline sta mettendo in scena, “Avenue Q” (“con le marionette che dicono le parolacce”, sostengono i nemici dei Muppets: tra loro anche la nuova giovane moglie rasta dell’ex marito di Madeline). Completa il quartetto l’aristocratica Celeste-Nicole Kidman, con marito assai più giovane e due figli gemelli. Lo spettatore sgamato non si fa ingannare, qualcosa di torbido si nasconde sotto la superficie. Un genitore che legge ai figlioli il macabro alfabeto di Edward Gorey – “A come Amy che volò giù dalle scale, B come Basil sbranato da un orso…” – qualcosa di strano deve pur averlo.

 
La rissa tra femmine finirà malissimo, lo sappiamo all’inizio del primo episodio (in tutto sono sette, ma è difficile pensare che le tostissime femmine vadano perdute: una sola preghiera, riciclatele con intelligenza e buona scrittura). Ci scappa il cadavere, durante una festa a tema: i maschi vestiti da Elvis Presley, le femmine vestite da Audrey Hepburn. Vediamo la sfilata, dei grandi e dei piccoli. Vediamo le macchine della polizia che con le loro luci illuminano la scena del crimine. Ascoltiamo i pettegolezzi dei vicini, che non si fanno mai gli affari loro (impossibile non avere un brivido, quando abbiamo appreso l’esistenza di vicini così impiccioni da denunciare l’abbandono di una neonata, nei cinque minuti necessari per scaldare il biberon). Assistiamo agli interrogatori: la detective incaricata fuma, deve essere accaduto qualcosa di atroce.

 
Dirige Jean-Marc Wallée, il regista canadese di “Dallas Buyers Club”. Reese Whiterspoon ha scelto il romanzo da adattare – trovava irresistibile l’intreccio tra maternità & omicidio – e ha prodotto la miniserie assieme a Nicole Kidman. Lavorando d’amore e d’accordo, neanche il più maligno pettegolezzo parla di risse.

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