Mutande vittoriose

Un presidente e un maniaco capo dell’Fbi alla ricerca di slip e boxer compromettenti

Mutande vittoriose

Jaems Comey e Donald Trump (foto LaPresse)

Presidente, ci racconta come ha vinto le elezioni?”. “Grazie alle mutande della Clinton e dei suoi assistenti, grazie al buon Comey che andò a perlustrarle, anche quelle del marito della povera Abedin. Ha quella passione Comey: le altrui mutande, che sono anche le proprie, lo attraggono in modo spietato. Detesto queste manie di Comey, l’ho ringraziato nemmeno io so perché e ho dovuto licenziarlo. E’ un maniaco, e per quanto un poco lo sia anch’io e noi tutti, non amo frugare la gente nelle parti intime, o meglio, amo frugare quando ho una partner consenziente, non amo essere frugato contro la mia volontà, sia chiaro. Non potevo non licenziare Comey, tutti sanno che è giusto così, eppure non perdono l’occasione di darmi addosso. Trovo tutto ciò piuttosto triste, maniacale direi, ho come l’impressione che gran parte dell’America abbia una forte propensione per la maniacalità. Insomma, mettereste voi a capo dell’Fbi un cercatore di mutande sporche? Quello è capace di venire a guardare le mie, anzi non pensa ad altro, e se vuole che gli risparmi la fatica, posso subito elencarle: una trentina di boxer e una ventina di slip. Dico bene? Percepisce la verità di quel che dico?”.

 

“Era stato Obama a nominare Comey, un repubblicano, uno del suo partito”.

 

“Comey ha tradito Hillary e io per questo l’ho punito, anche per questo, diciamo. Una giusta pena. Non capisco perché Hillary ancora ce l’abbia con me, ho semplicemente fatto quel che Obama, come sempre, non ha osato fare. Lui ha eletto il cacciatore di mutande e nemmeno ha osato cacciarlo. Nemmeno ora ne parla, consapevole dei propri errori è andato a Milano a mangiare il risotto, e a comprarsi cento paia di mutande. Mutande, mutande, sembra che altro non cerchi. E’ stato tradito brutalmente e fa finta di niente, ho dovuto vendicarlo io, io al suo posto, che fino all’ultimo non ha osato prendere. Si vergogni. Lui, non io ma lui, sia chiaro. Non mi si confonda, non sono quello che tanti vogliono credere che io sia. Io sono un altro”. “Quindi lei presidente ha punito Comey per avere tradito un presidente e un’aspirante presidentessa?”. “Sì, ma anche per avere cominciato a tradire me, il presidente in carica, con la storia dei russi. Immagino che Comey ora stia di nuovo cercando mutande a destra e a manca, è davvero un maniaco. Sente la sua maniacalità, non la mia, la sente? Io la sento, spesso anche di notte, e non è un bel sentire. Ma in me c’è bellezza”. “Dicono che Comey sia un gran mastino dell’Fbi, un vero lavoratore”. “Comey cerca mutande da sventolare al mondo; se adesso non trova le mie, e non le troverà, chissà dove e cosa andrà a cercare. Le dico che è un maniaco, a lui interessano le mutande ma nel senso più reale del termine. L’ho ringraziato per non avere messo le mani nelle mie mutande, ma anche l’ho licenziato e diffidato di non provarci a metterle. Per impedirglielo l’ho messo al muro, ma se per caso mi ha rubato delle mutande, per quanto immacolate possano essere lo metto al capestro. Altro che impeachment, sono io che lo impicco! Sente come fa il gatto morto, lo sente? Guai se tocca mia figlia, quello è capace di tutto”. “Si parla tanto di certe sue fantasmatiche mutande, presidente, di quelle di cui ha parlato con Comey. Le si chiede di renderle pubbliche, sempre che davvero esistano, è una legge approvata dopo lo scandalo Watergate, se le distrugge commette un reato, e certo non può minacciare o ricattare alcuno, sarebbe un crimine”. “Non ho nessuna mutanda da sventolare, parlo come un presidente deve parlare, non minaccio Comey, lo diffido soltanto, è la fiducia che mi manca. Sente questa porca mancanza di fiducia, la sente?”. “Un’ultima domanda, presidente: cosa pensa di fare con Kim Jong-un che lancia missili e con Assad che stermina la sua gente?”. “Vorrei che Russia e Cina fossero d’accordo con me su una violenta detronizzazione di un uomo che sicuramente è matto. Assad? Che Obama non l’abbia tolto di mezzo è un crimine. E non sto ridendo. Le pare che io stia ridendo? Le pare che la mia faccia sia quella di uno che sta ridendo?”. “Presidente, lei sottoscrive tutto quel che ha detto?”. “Sì, certamente, ne sono fiero. Sento di doverne essere fiero e lo sono, immagino che lei se ne sia accorto”. “Presidente, vuole dirmi qual è il suo nome?”. “Fernando”. “Bene Fernando, vedo che si ricorda. Bene”. “Ho detto qualcosa che non va? Ho faticato, sa, tutte quelle mutande…”. “E’ stato bravissimo Fernando, oggi la trovo molto sereno. Continui, tuttavia, a prendere le sue pastiglie”. “Certamente”. “A dopodomani, sempre alle 17”. “Sarò puntuale, professore, grazie”.

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