Brianna o dell’eternità

La prof. che non invecchia mai e gli studentelli che l’amavano, ben oltre la giustizia penale

Brianna o dell’eternità

Pare che da certe parti una giovane donna sia sospesa tra i due e i trent’anni di carcere per aver amoreggiato con tre liceali. Così impara a fare certe cosacce! La cosa non va giù del tutto, c’è chi per la tipa sogna addirittura i cinquant’anni di lavori forzati e chi invece in cuor suo si accontenta di quaranta o di venti o di ottanta; in realtà questa ancor giovane donna dall’età praticamente indefinibile sarà condannata nei prossimi giorni, o anni, o decenni, a seconda del movimento degli astri e dei monsoni. La giovane donna, che alcuni dicono vecchia per essere così giovane, interrogata, pare non fosse chiarissima nella sua professorale esposizione, bisognerebbe chiedere ai turcomanni che di queste cose se ne intendono, la giovane signora dicevo, ma così tanto per dire, non crediate che sia così importante, è solo per tenere fede alla legge del bene e nel male, la signora dicevo, quella là insomma, questa tipa ha dichiarato a tutti i presenti ma anche agli assenti e a se stessa, che è quel che conta, che certe cose con i ragazzi le faceva per stranezza, epperò sì, lo sapeva e a un certo punto si è messa a urlare in modo tale che i presenti assenti non hanno potuto esimersi dall’aumentare la pena a cento ore subito tramutate, chiedendo scusa al vicino, in cento anni di prigione nella grotta nera.

A questo punto la donna, non più giovanissima, pare sia diventata vecchissima ma allo stesso tempo bambina, cominciando a frignare come un’ochetta, tanto che la gente presente si è davvero indignata e la parola duecento circolò, e quattrocento anni a quella sciocchina andavano sicuramente affibbiati, perché se coi fustacchioni della classe chissà quali urla, adesso proprio non piaceva a nessuno, nemmeno a quelli che si chiedevano se era meglio appiopparle settant’anni e non di più, se non altro per liberare Cristo dal sepolcro, sì, proprio così dicevano: liberiamo Cristo dal sepolcro e buonanotte al secchio. Manco quelli di Guantanamo e di Guantanamera!, a un certo punto ha urlato un coglione che niente sa delle regole processuali che ciascun paese tiene sacre nella valigetta dei dentifrici, momenti che vengono e avvengono, diceva il grande giurista spagnolo Cavaoss, e state sicuri che lasciano il segno, aggiungeva. La fanciulla, sì, così ci piace chiamarla tanto per darle un bel tono di martirio, visto che tra una cosa e l’altra è ringiovanita in modo fragoroso, direi, se mi si passa questa parola, se sembra adeguata, la fanciulla insomma, proprio per il suo modo di fare, bè, se proprio vuole vedere le stelle per i prossimi cinquecento anni, nessuno le dice di no, stia tranquilla, e si dica pure “io sono la regina di vattelapesca e se mi date mille anni mille, be’, saprei come passarli, come viverli, come amarli, come te amore della mia vita, come tu blu blu blu blu, e tutti saremo felici, questo conta, la felicità, e venite a trovarmi a ogni fine di secolo, che queste sono le nuove leggi del mondo, e così andrà a cominciare e a finire, tutti noi, millenari, con un immenso generoso paio di pantaloni”.

In poche parole, partendo da un minaccioso destino di possibili trent’anni in gattabuia, una certa professoressa chiamata sicuramente ma chissà perché Brianna, se la matematica è ancora di aver amoreggiato, scopato, scopicchiato vallo a sapere con dei diciassettenni che ora ne hanno ventuno, insomma potrà costei, Brianna, aspirare a ben altro che un miserabile trentennio passato chissà come, che certo è pur sempre meglio delle tirate d’orecchia o dei sei mesetti con la condizionale che alle dame in questi casi si è soliti appioppare, in Italia poi si fa una festa che ti dico, una miseria pensando che la tipa può aspirare al billenarismo delle stelle viste dalla grotta nera del monte Cuccù. E i due figlioletti della suddetta Brianna? A loro volta fortunatissimi guardino le stelle e contino, contino la meraviglia di contare qualcosa d’infinito. 

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