Padri e figli

Renzi combatte contro i suoi genitori perché rifiuta l’idea di dire un mortifero “no” alla vita. Il premier rifiuta d’inchinarsi davanti ai morti viventi e li sfotte, rigetta ogni sottomissione, ambisce rinchiudere i morti viventi in qualche cassa con tanto di paletto nel cuore, conosce la loro capacità di risorgere più dentuti che mai.
Padri e figli

Bell’intervento dello psicanalista Massimo Recalcati, padre spirituale di Repubblica, che alla Leopolda con ardore ha sottolineato il rancore di certi falsi padri che si scagliano contro i figli, che spesso risultano essere i veri padri; figli che non avrebbero dovuto nascere ma restare nell’ombra. Grande anche il gesto di Cuperlo, cognome che evoca Copernico e il mondo della scoperta, alla quale invita i reticenti compagni. Bel volto di giovane combattente quello di Recalcati, aperto all’avventura e al desiderio; volto sapiente quello di Cuperlo, che contando i passi del proprio cammino verso la giovinezza, l’ha abbracciata, altri portando con sé.

 

Finalmente si respira. L’arroganza, dalla vecchia guardia spacciata per educazione, spinge molti aspiranti falsi padri a scendere in piazza contro i loro coetanei al grido di: “No, non vogliamo crescere, vogliamo marcire come sono marciti i nostri padri, con onore, come con onore è marcita la nostra Patria in tanti anni di pasticci e combutte senza senso, anni di nobile paura e quieto vivere”. Il No alla vita cerca d’imporsi ancora una volta, come se la vita fosse la morte e la morte la vita, in una micidiale confusione.

 

E’ in atto un furibondo figlicidio, al quale Renzi peraltro sa opporre tutta la sua imperdonabile baldanza; rifiuta d’inchinarsi davanti ai morti viventi e li sfotte, rigetta ogni sottomissione, ambisce rinchiudere i morti viventi in qualche cassa con tanto di paletto nel cuore, conosce la loro capacità di risorgere più dentuti che mai. Chi a tutti i costi vuole essere padre non lo è, è una caricatura, un padre immaginario, le Malade di Molière. Insopportabili i lamenti dalla malefica poltrona, l’amore è dedicato al solo clistere, la presunta salvezza, quello che purga dai mali creandoli: sappiamo dove porta l’epurazione. Ora si vuol credere che lo Stalin di turno sia un Renzi che punta alla dittatura, ma ho motivo di pensare che Renzi punti più in basso ma più concreto: a togliersi di torno coloro che per tanti anni hanno avuto il potere e ne hanno fatto pessimo uso. Rottamare è una parola brutta, ma si capisce che assistere a uno sfacelo può dare sui nervi.

 

Renzi, lo confessa lui stesso, può risultare insopportabile, ma è tutta giovinezza, è padre, ne fa funzione; e non lui rottama i potenti politici di un tempo quanto loro stessi: si rottamarono quando erano al potere e ne fecero pessimo uso, vanificando le speranze di un popolo; si rottamano ora nuovamente ostacolando un rinnovamento. Invece di rognare e gufare dovrebbero rimbrottare se stessi per le occasioni mancate; e in effetti è quel che accade: per quel che non hanno fatto costoro si odiano, ma invece di ammettere e capire, si accontentano di proiettare su altri questo pessimo sentimento.

 

Immaginiamoci che vincano quelli del No. Una mattina li vediamo scendere tutti in piazza esultanti, beffeggianti, schiumano e inneggiano, persone che fino ad oggi si sono bollate l’un l’altro come ladri e canaglie eccole improvvisamente abbracciate in nome della Patria in pericolo; che scena tragicomica, di questa Dario Fo avrebbe dovuto ridere e farci ridere. Intanto lentamente uno dall’altro i vincitori si scostano con ribrezzo, sempre più forte, perché tutt’a un tratto i brunettiani si accorgono di abbracciare i grillini, ma che schifo! urlano, e corrono sotto la doccia. Per poi, verso sera, affranti chiedersi come diavolo hanno potuto, e nemmeno la doccia li ha ripuliti, e adesso che si fa.

 

Tanto più  che i grillini sono tutt’altro che giovani e freschi, sono i più vecchi di tutti, sono i nati morti. In ’sto bordello Renzi davvero può perdere? Impossibile: qualunque cosa succeda, qualunque sia il verdetto delle schede, se si parte dall’audacia già si è vincitori, se si parte dalla viltà sempre si perde, anche se si conquista il novantanove percento dei voti. Persino il Cavaliere esce malconcio da una tenzone che non è la sua. Accanendosi contro quel fiero giovanotto ch’egli stesso fu e in parte ancora è, si storce le dita.

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