Il Diavolo ha vinto

Tra posseduti ed esorcisti, il Maligno gode sempre di buona fama. Tutti pensano di conoscerlo.

 

Il Diavolo ha vinto

"Il Diavolo, probabilmente”, titola un celebre film di Bresson, ma cominciamo da cent’anni fa. “Grande’” è una parola che comunque ha un valore, grande uomo ma anche grande stronzata, ma la Grande guerra andò oltre l’uno e l’altra; un qualcosa che ancora oggi non si riesce a dire cosa sia stata, una nebulosa inelaborata; Freud parlò di cupio dissolvi sotto allegra apparenza, pulsione di morte di ragazzi che cantando andavano a infilzare i loro coetanei e a farsi infilzare, per il gusto dei generali. Le fidanzate piangevano, i giovinotti ridevano: era in atto una formidabile misoginia cui l’Italia contribuì con più di un milione di esseri umani. Il perché è tanto noto quanto sconosciuto. Inelaborata, la Prima guerra mondiale produsse la Seconda, a sua volta ignara di sé, e poi la terza, la quarta, le infinite guerre che si spandono per il mondo, indecifrabili nonostante tutto il saperla lunga da parte di tutti, una lunghezza infinita che porta da nessuna parte. Il Diavolo ha vinto e vince su tutti i fronti; il suo gas è potente, tutti pensano di conoscerne la formula, annusano, s’inebriano.

 



 

In questi giorni i grandi del mondo si “gasano” straparlando di unificazione, salvo al momento opportunista fare tre passi indietro nella mummificazione, mentre il Papa propone un Dio Unico, difficile da attuare quando nascono sempre nuove dottrine, una più scalcinata dell’altra. Inoltre, un Dio Unico risulterebbe totalitario al punto che, come già adombrato dalla Bibbia, il Diavolo avrebbe le sue onorevoli ragioni per scagliarsi contro l’assolutismo divino. Si può credere all’unicità solo per sfotterla, per il resto a ciascuno il suo Dio, che tanto non è possibile altrimenti, grazie al cielo: il Dio che ho pregato stanotte non è quello che pregherò domani, ciascuno ha un Dio che muta nell’attimo stesso in cui lo pensa e lo invoca. Crocefiggere Dio a se stesso, a quel che vogliamo attribuirgli, è il sonno senza sogno di chi lo vuole morto. Dio è il mobile motore della nostra mente.

 

Il Diavolo ha buona fama presso le sue infinite sette, di conseguenza ovunque stanno risorgendo esorcisti che si contrappongono non tanto alle sette quanto al Maligno in persona, qualora s’impossessi di un individuo.

 

Gli esorcisti ritornano, e lo testimonia il violento (perché pacato) bel film di Federica Di Giacomo e Andrea Sanguigni, che per anni hanno filmato l’esorcista don Cataldo di Palermo, i posseduti, il Maligno, oltre che assistenti, parenti e strani tipi. “Liberatemi”, grida il titolo del film: vale a dire, “ascoltatemi, guardatemi, prendetemi!”. E io l’ho preso, l’ho guardato, ascoltato, gustato. Docufilm, sicché tutti noi possiamo vedere non fiction di diavoli ma i diavoli in carne ed ossa, la carne, le ossa e le urla degli invasati. “E’ mia, mia”, urla Satana nascosto dentro una donna che sotto l’incitamento dell’esorcista cerca di liberarsi del Maligno, una guerra all’ultimo sangue. Il prete non molla, ma nemmeno il Diavolo, la donna contorce l’esofago che sembra preda di una gastroscopia, e in effetti, già che ci siamo, verrebbe voglia di infilarle in gola un bel tubo a vedere che Diavolo davvero succede lì dentro. I posseduti rotolano per la chiesa, l’esorcista non fa una piega, si vede che è un uomo cui piace lottare col Maligno, lo fronteggia senza mai cedere, con una pazienza sterminata quanto quella di Satana, una lotta al penultimo sangue, come su altri ring non meno religiosi combatteva il wrestler di Brooklin, Peter Senerchia detto il grande Tazz. Superba la scena dell’esorcista che in una ricca casa, sprezzante butta l’acqua santa sul quadro di una preziosa Madonna brontolando; mille interpretazioni per un simile gesto.

 

Devo confessare che anch’io a volte sono preda di diaboliche possessioni. Quando qualcosa mi va storto, quando d’un tratto alle tre della notte sento il Dio che mi abbandona, prima di seguire le orme di Antonio sollecitato da Kavafis e avvicinarmi con passo fermo alla finestra per ascoltare commosso i suoni sublimi  del religioso corteo e salutare la città che amo, come una belva urlo e mi rotolo sul tappeto e digrigno i denti e al Maligno mordo la coda. Sono il Diavolo ma anche il posseduto, e l’esorcista; faccio tutte le parti e rido che è uno spasso.

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