Se la politica tramonta s’avanza la repubblica dei comici

Pif guida la rivolta delle sedie a rotelle contro la regione Sicilia. E Grillo a Roma infiamma i tassisti

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Pif (foto LaPresse)

Bisognava essere lì, in quel giardino malinconico che risponde al nome di Palermo, per capire di che pasta e di che sale è fatto il grillismo. Bisognava essere a Palazzo d’Orleans, tra le mura disincantate che si affacciano su piazza Indipendenza, per vedere di quali miserie e di quali viltà riesce a vestirsi un presidente della regione come Rosario Crocetta: sì, proprio lui, quel Crocetta che da cinque anni, per mascherare il baratro in cui sprofonda la Sicilia, non fa altro che recitare le vecchie giaculatorie dell’antimafia. E bisognava anche vedere il sorriso ironico e beffardo con cui i suoi uomini di scorta facevano finta di proteggerlo. Perché l’altro ieri, davanti al governatore della Sicilia, non c’erano né boss né picciotti, né coppole storte né lupare. C’era solo un piccolo, minuto esercito di disabili armati soltanto delle loro sedie a rotelle. Li aveva reclutati Pif – al secolo Pierfrancesco Diliberto, regista e attore – per urlare l’abbandono al quale sono stati condannati dagli uffici della regione e per inscenare, va da sé, una manifestazione utile non soltanto per la nobile causa, ma anche per le telecamere delle Iene, acquartierate lì da oltre un mese per denunciare “il grande scandalo dei diritti negati” e, al tempo stesso, alimentare il fuoco di una trasmissione che fa ascolti solo se va in giro per l’Italia a mostrare le lordure e le storture nascoste tra le pieghe di una politica che spesso sa solo balbettare.

 
Bisognava proprio vederlo Crocetta, dentro il salone delle feste di Palazzo d’Orleans, mentre Pif lo incalzava con domande sempre più urlate, con parole sempre più taglienti, con toni sempre più sferzanti. Il governatore della Sicilia, avvezzo alla solitudine del comizio, non reggeva il passo.

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Annaspava nelle acque dell’inconcludenza e ossessivamente cercava un capro espiatorio sul quale scaricare le colpe di ciò che il suo governo non è riuscito a fare in cinque anni di allegra e farsesca amministrazione. E, annaspando, si riparava dietro agli uomini della scorta, come un poverocristo lapidato nel suo sinedrio non tanto da Pif quanto dagli occhi spietati delle telecamere, oltremodo impegnate a registrare il pallore delle sue guance, il gonfiore delle sue carotidi, l’impetuoso agitarsi delle sue mani, fino allo spiritato smarrimento dei suoi occhi.

 
Una giornata da dimenticare per Crocetta. E non solo per lui. I disabili – lo sanno pure le pietre – sono la parte più fragile e indifesa dell’umanità, e quelli di Sicilia vivono da quasi tre anni la più grande delle ingiustizie: la Regione, che avrebbe dovuto assisterli e aiutarli, li ha tragicamente dimenticati. Cancellati. Buttati nel secchio della spazzatura. Li ha dimenticati il governo presieduto da Crocetta e li ha dimenticati quella sinistra che tanto dibatte a Roma sulla necessità di dare ascolto “a chi vive ai margini e a chi chiede giustizia sociale”; li hanno dimenticati i partiti dell’opposizione e persino i sindacati. E li ha dimenticati pure la cosiddetta società civile, quella che ama mettersi in marcia per ottenere la legge sulle unioni civili o per garantire accoglienza e ius soli agli immigrati salvati in mare dalle motovedette.

 
A colmare tanto vuoto ci hanno pensato le Iene e, a seguire, Pif. Il quale, quasi per un capriccio del destino, si è ritrovato alla testa di una rivolta – la rivolta delle sedie a rotelle – proprio nelle stesse ore in cui a Roma un altro attore, Beppe Grillo, lisciava il pelo alle proteste, violente e sconsiderate, dei tassisti in sciopero.

 
Una semplice coincidenza? E’ probabile. I disabili della Sicilia – era stato questo il primo documentario delle Iene – non erano riusciti a trovare udienza né presso l’assessore regionale alle Politiche sociali, Gianluca Miccichè, né presso la presidenza della regione. Gli sfortunati, accompagnati dai parenti e dagli amici che spingevano le sedie a rotelle, insistevano per un colloquio ma i rappresentanti del governo puntualmente fuggivano dalla porta di servizio. Per scavalcare il disumano muro dell’indifferenza e ottenere una promessa, per quanto vaga e fumosa, da Crocetta c’è voluto Pif, con le sue telecamere e con la sua sceneggiata. E questo a dimostrazione del fatto che quando tramonta la politica inesorabilmente s’avanzano i comici, con i loro sberleffi e il loro show business.

 
Un’alternanza poco confortante. Perché, nonostante la riconosciuta dimestichezza dei nostri attori con il reality, non ci aspetta di certo un mondo migliore. Quanti altri disagiati o perseguitati si rivolgeranno a Pif o alle Iene, a Grillo o all’Arena di Massimo Giletti per scavalcare le barriere paludose della politica e avere finalmente un palcoscenico sul quale rappresentare la loro sete di giustizia? Quanti altri disperati smetteranno di credere in un ideale, in un progetto o in un partito e si affideranno supplici a un guitto capace di “trasformare in una danza il mio tormento”?

 
Difficile dirlo. Ma un dato è certo: che, dopo avere attraversato la prima e la seconda Repubblica, potremmo ritrovarci da qui a poco nella repubblica dei giocolieri. Nella repubblica del Pif.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    23 Febbraio 2017 - 17:05

    Ma che cosa deve accadere perché a Roma si accorgano e decidano il da farsi? Quanto si spende e si lucra sugli africani che arrivano a battellate per non dire a vagonate sulle nostre coste? Di soldi, anche se europei ci sono? Crocetta e là in croce da solo per incapacità ad agire? vero, ma il governo dov'è, le strutture preposte dove sono? Siamo una caritas farzesca in mezzo al mare che raccatta disgraziati sfruttati dai libici e non solo? Fuoco a mare? No, fuoco in terra siciliana e italiana. Che Pif faccia il pifferario di disabili nazionali ci può e deve stare fin quando i partiti, il Parlamento, il governo non ritrovano la forza e la dignità di essere tali. I comici, gli attori e i dittatori non arrivano per caso ma dopo un processo socio economico da sfascio non attribuibile a loro ma alla classe politica democratica liberamente eletta e colta che ha perso ogni riferimento con il tempo e le innovazioni e il cambiamento che si ostina a non vedere e comprendere. Pif ok. Non fermarti

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  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    23 Febbraio 2017 - 09:09

    In assenza dell'esercito ci accontentiamo dei giullari. Forse è meglio così o forse no, ma per avere un futuro l'Italia dovrà attendere il passaggio del prossimo invasore africano, arabo, cinese, russo, francese, tedesco.......

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    • gianni.rapetti

      23 Febbraio 2017 - 13:01

      Perche' attendere l'invasore straniero? Chiamiamolo subito come ai tempi di Ludovico il Moro. Dal nord, possibilmente.

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      • maurizio guerrini

        maurizio guerrini

        23 Febbraio 2017 - 16:04

        Infatti è quello che hanno fatto Napolitano e Monti e da Bruxelles giungono i diktat degli emissari del capitalismo finanziario. E' un'invasione fatta di regolamenti che si perdono efficacia nella selva della legislazione e nello stagno politico nazionali, che paradossalmente frenano la calata dei nuovi signori del capitale e favoriscono il proliferare dell'illegalità, ma fino a quanto terrà questa assurda resistenza? Il cedimento è prossimo ed allora il drammatico vuoto democratico lascerà spazio al caos ed all'inevitabile intervento autoritario di chi è difficile immaginare.

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