Berlusconi, "The king maker"

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Financial Times, Periodico, Faz, Spiegel, Guardian

Berlusconi, "The king maker"

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Il ritorno di Silvio Berlusconi nonostante la condanna per evasione fiscale, gli scandali sessuali e un'operazione al cuore

 

Londra, 13 nov - (Agenzia Nova) - Il quotidiano britannico di tendenza laburista "The Guardian", nella sua edizione di ieri domenica 12 novembre sotto la testata settimanale "The Observer", ha pubblicato un lungo reportage sul ritorno di Silvio Berlusconi al centro della scena politica italiana, nonostante la condanna per evasione fiscale che gli è costata l'esclusione dalla politica attiva, gli scandali sessuali che provocarono nel 2012 la caduta del suo ultimo governo ed un'operazione al cuore a cui nel frattempo si è sottoposto. Un ritorno sancito dalla vittoria della sua coalizione di centro-destra nelle elezioni regionali in Sicilia e che fa presagire per Berlusconi un ruolo di "king-maker" all'indomani delle delle elezioni parlamentari che in Italia si terranno probabilmente nel marzo del 2018. Dopo aver analizzato le ragioni ed il contesto della sua clamorosa risurrezione politica l'autrice dell'articolo, la giornalista del "Guardian" Angela Giuffrida, conclude mestamente come il fatto che l'81enne Berlusconi sia ancora il meglio che la politica italiana abbia da offrire, dimostri che il sistema è incapace di rinnovarsi e di proporre nuovi leader.

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Italia: lo scenario politico diviso tra tre schieramenti

 

Valencia, 13 nov - (Agenzia Nova) - La politica italiana è divisa su tre fronti: il centrodestra, il Partito democratico (Pd) e il Movimento 5 stelle (M5s). L’ex premier Matto Renzi spera di raggiungere il 40 per cento delle preferenze elettorali, mentre il centrodestra sa che avrà bisogno del Pd se vorrà sconfiggere il M5s. Questa l’analisi del quotidiano spagnolo “El Periodico” che si chiede se questo panorama italiano sia quello auspicato dai protagonisti di tante lotte sociali e politiche, evidenziando quella che viene considerata una crisi della socialdemocrazia. 

 

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Tajani chiede l'introduzione di una fiscalità europea

 

Amburgo, 13 nov - (Agenzia Nova) - Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha auspicato una forte espansione del bilancio dell’Unione europea. “Abbiamo bisogno di 280 miliardi di euro invece di 140 miliardi di euro all’anno”, ha dichiarato Tajani ai giornali del “Funke Mediengruppe”. L’aumento del bilancio della Ue non dovrebbe essere finanziato da trasferimenti aggiuntivi provenienti dagli Stati membri, ma dall’introduzione di imposte comunitarie. “Ciò richiederà nuove risorse proprie dell’Unione, come un’imposta sulle transazioni finanziarie per le Borse”, ha poi precisato. Attualmente i paesi della Ue trasferiscono poco meno dell’un per cento del loro Pil a Bruxelles, e l'imposizione fiscale resta competenza esclusiva degli Stati nazionali. Tajani ha giustificato la sua richiesta con i costi per affrontare la crisi migratoria e la lotta al terrorismo, nonché la crescente necessità di investimenti. “In futuro, gli europei dovranno investire di più in energia e nella digitalizzazione dell’economia”, afferma il presidente del Parlamento Ue. Solo in questo modo la Ue potrebbe competere con gli Stati Uniti, la Cina, l’India o la Russia nella concorrenza globale. La scorsa settimana il Parlamento europeo ha avvertito gli Stati membri che la Brexit creerà un disavanzo netto di 10,2 miliardi di euro che gli altri Stati dovranno coprire. In particolare la Germania, come primo contributore netto, potrebbe dover trasferire all'Ue altri 3,8 miliardi di euro l’anno. 

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La vera causa della "malattia" italiana

 

Berlino, 13 nov - (Agenzia Nova) - Non c’è dubbio sull’esistenza di una “malattia italiana”. Per circa due decenni, la terza economia dell'eurozona è in crescita sotto la media, anche se l’Italia, a differenza di Spagna, è stata poco colpita dalla crisi finanziaria devastante di dieci anni fa e l’economia ha indubbiamente beneficiato di bassi tassi di interesse. L’espressione della debolezza economica italiana è un debole sviluppo della produttività del lavoro. Ciò è spesso attribuito ad un apparato statale inefficiente e ad un apparato produttivo sopravvalutato, che necessita urgentemente di riforme strutturali. Gli economisti Bruno Pellegrino e Luigi Zingales considerano questa sopravvalutazione come una ragione dello sviluppo insoddisfacente della produttività del lavoro nel corso degli ultimi 20 anni. I due economisti ritengono che la scarsa digitalizzazione e un ancora diffuso sistema clientelare stiano alla base di questo problema tutto italiano. 

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Gli italiani continuano ad emigrare nonostante la forte ripresa economica

 

Londra, 13 nov - (Agenzia Nova) - L'economia dell'Italia sta andando bene come non si vedeva da anni, ma gli italiani continuano a lasciare in massa il paese: il quotidiano britannico "The Financial Times" pubblica oggi lunedì 13 novembre un reportage di Valentina Romei per cercare di spiegare i motivi della massiccia emigrazione dei giovani italiani e le conseguenze che il fenomeno rischia di provocare sia nel tessuto economico che in quello sociale dell'Italia. I dati innanzitutto: secondo le statistiche ufficiali, all'estero vivono e lavorano 5,4 milioni di italiani, cioè quasi il 10 per cento della popolazione, con un aumento l'anno scorso del 3,5 per cento; dall'inizio della crisi finanziaria del 2008 gli emigrati sarebbero 1 milione e mezzo. Ma i dati reali potrebbero essere molto superiori: nella sola Gran Bretagna il numero degli italiani effettivamente contati dalle autorità britanniche ai fini fiscali e di sicurezza sociale è il doppio di quello di coloro si sono registrati presso i consolati italiani come residenti in quel paese; e la stragrande maggioranza di loro sono giovani e con un livello di istruzione mediamente alto. I dati dell'emigrazione italiana contrastano con quelli della maggior parte degli altri paesi europei, nei quali la fine della crisi economica ha provocato un'inversione del fenomeno, o almeno un suo rallentamento come ad esempio in Spagna ed in Portogallo. Il "Financial Times" sottolinea come questa emorragia di giovani lavoratori abbia un doppio effetto negativo per l'Italia: da un lato riduce la forza lavoro complessiva del paese, già sotto pressione a causa del basso livello di fertilità ed al generale invecchiamento della popolazione; dall'altro la fuga di giovani cervelli impoverisce le capacità complessive del paese in termini di dinamicità e di innovazione. Le cause sono unanimamente riconosciute nell'alto livello di disoccupazione che in Italia colpisce soprattutto la fascia più giovane della popolazione, che non ha ancora goduto dei benefici della ripresa economica, ed un mercato del lavoro che in generale penalizza proprio i giovani di maggior talento ed ambizione. Il risultato di tutto ciò, scrive il quotidiano britannico, è un "doppio spreco": non soltanto infatti il serbatoio di innovazione e dinamicità rappresentato dai giovani lavoratori è ampiamente sotto-utilizzato in Italia, dove a loro sono riservati perlopiù lavori precari; ma questo avviene anche nei paesi di emigrazione, dove i giovani italiani trovano soprattutto lavori poco specializzati e sottopagati.

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