L'Italia vuole condividere con l'Europa il problema migranti

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Bloomberg Business Week, Telegraph, Mundo e Washington Post

L'Italia vuole condividere con l'Europa il problema migranti

Foto LaPresse

L'Ue cerca di allentare la pressione migratoria sull'Italia

Londra, 3 lug 08:40 - (Agenzia Nova) - I ministri degli Interni di Francia e Germania, Gérard Collomb e Thomas de Maizière rispettivamente, riferisce il quotidiano britannico "The Times", hanno incontrato a Parigi il loro omologo italiano, Marco Minniti, per cercare di produrre un piano europeo per allentare la pressione migratoria sull'Italia, dopo la minaccia di Roma di impedire l'attracco alle navi straniere che trasportano migranti. Nel primo semestre dell'anno le partenze dalla Libia sono aumentate del 19 per cento; sono state soccorse nel Mar Mediterraneo e portate in Italia più di 83 mila persone; 2.160 sono morte durante la traversata.

Leggi l’articolo del Telegraph

Davanti all'afflusso dei migranti, l'Italia minaccia di chiudere i suoi porti

Parigi, 3 lug 08:40 - (Agenzia Nova) - L'Italia ne ha abbastanza di attendere inutilmente che il fardello dell'immigrazione sia condiviso: così inizia l'articolo che oggi lunedì 3 luglio apre la prima pagina del quotidiano francese "Le Figaro; secondo cui ora tocca a Francia, Spagna ed anche alla Germania tentare di calmare la rabbia di italiana. Roma infatti ha lanciato un clamoroso avvertimento: potrebbe vietare l'accesso ai suoi porti ad una parte degli immigrati irregolari, obbligando così i suoi vicini mediterranei ad accoglierli direttamente per la prima volta. La minaccia, profferita in via del tutto informale, è stata smentita dal governo Gentiloni ma è bastata a scatenare un braccio di ferro diplomatico: che è già iniziato ieri domenica 2 luglio a Parigi con l'incontro d'emergenza dei ministri dell'Interno francese, tedesco ed italiano. I tre ministri dell'Interno tenteranno poi di trovare, assieme agli altri partner dell'Unione Europea giovedì prossimo 6 luglio, una soluzione al dilemma che li ossessione tutti: come aiutare i paesi in prima linea nella crisi migratoria, Italia e Grecia innanzitutto, senza farsi carico dell'accoglienza di almeno una parte dei migranti irregolari? La discussione senza dubbio si prolungherà anche al vertice del G20 di venerdì 7 luglio ad Amburgo. Il punto centrale è che le decine di migliaia di africani che stanno sbarcando sulle coste dell'Italia sono immigrati "economici" e quindi in linea di principio sono destinati ad essere espulsi e rimpatriati, al contrario di quelli che hanno diritto all'asilo come i profughi di guerra siriani; ma Francia e Spagna sono tutt'altro che entusiaste di accoglierli, neppure provvisoriamente. La maggior parte di loro vengono raccolti in mare non lontano dalle coste della Libia da unità militari delle due operazioni di soccorso organizzate dall'Ue, "Sophia" e "Triton"; il loro mandato è chiaro e Roma non lo contesta: questi migranti quindi continueranno ad essere sbarcati su suolo italiano. Diverso è invece il caso delle navi affittate dalle organizzazioni non-governative (Ong) francesi, spagnole o tedesche: sempre più numerose, attualmente raccolgono la metà degli immigrati irregolari (o "economici", ndr) e sono difficili da controllare. Ora la diplomazia italiana sostiene che quelle navi dovrebbero sbarcare i migranti da loro raccolti nei paesi di cui battono bandiera: cioè appunto la Francia, la Spagna e persino la Germania. Secondo il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, Italia e Grecia "non possono essere lasciate sole in prima linea" e le preoccupazioni italiane sono legittime; Juncker sta cercando di mobilitare nuovi supporti finanziari e se le cose andassero male si prepara a modificare le regole di sbarco per le navi delle Ong. Francia e Spagna fanno resistenza; ma la scorsa settimana il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto un'apertura: "Non ci si può far carico di tutta la sofferenza del mondo", ha etto, "ma ciascuno deve prenderne la sua parte". L'Italia si è guadagnata l'ammirazione di tutti accogliendo negli ultimi tre anni mezzo milione di profughi e di immigrati; ma la crisi migratoria è diventata il cavallo di battaglia di tutti i movimenti populisti italiani, che soffiano sul fuoco della campagna in vista delle elezioni politiche che si terranno al più tardi nella primavera del 2018. L'ondata populista e di estrema destra nei mesi scorsi è stata arginata in Austria, in Olanda ed in Francia; l'Italia però la teme e chiede aiuto ai partner europei per riuscire a farlo anch'essa. Un mancato supporto, conclude il "Figaro", rischierebbe di rovinare la ritrovata unità europea, dividere profondamente l'Ue ed infliggerci uno spettacolo ancora più desolante nel Mediterraneo.

Leggi l’articolo del Figaro

Il presidente della Repubblica esclude il ritorno anticipato alle urne

New York, 3 lug 08:40 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ritiene che il paese non tornerà alle urne prima del prossimo anno, ed auspica che entro la prossima primavera il parlamento possa trovare un'intesa per la riforma della legge elettorale. "La scadenza naturale della legislatura è il prossimo febbraio, perciò la data indicativa (del voto) sarà tra febbraio e la prossima primavera", ha spiegato Mattarella in un'intervista a "Bloomberg Tv Canada" nel corso della sua visita a Toronto. "Naturalmente è sempre possibile in qualunque democrazia che si creino le condizioni per elezioni anticipate, ma allo stato attuale non esiste alcun segnale in questo senso, perciò e probabile che giungeremo al termine naturale" del mandato, ha dichiarato il presidente. Quanto alla legge elettorale, Mattarella ha auspicato una riforma che "renda omogeneo il sistema (elettorale) per le due Camere, dal momento che il nostro sistema si basa su due Camere con uguali poteri". Nel corso dell'intervista, Mattarella ha anche commentato il piano da 17 miliardi di euro del governo italiano per la liquidazione dei due istituti di credito falliti, che ha definito "una operazione di grande sagacia":"Il governo - ha aggiunto il presidente della Repubblica - ha messo in sicurezza le due banche, e ciò consentirà alla ripresa economica di essere accompagnata dal settore bancario". Secondo Mattarella, le misure adottate dal governo sono conformi alla normativa europea e "costano poco all'Italia, l'equivalente di un punto percentuale del Pil".

Leggi l’articolo del Bloomberg Business Week

Italia: il settore finanziario che manda segnali d'allarme da due anni

Madrid, 3 lug 08:40 - (Agenzia Nova) - Il quotidiano "El Mundo" torna sul caso del salvataggio di Veneto Banca e Banca popolare del Veneto, operazione che in Spagna continua ad essere oggetto di dibattito per la differente modalità con cui è stata ricolta la crisi del Banco popular, senza nessun intervento delle casse pubbliche. L'articolo è in gran parte sorretto dalle dichiarazioni di Stefano Caselli, docente di economia degli intermediari finanziari all'Università Bocconi. Il professore rivendica tra l'altro l'adeguatezza di un intervento comunque necessario, che "ha evitato un effetto contagio" i cui effetti sarebbero stati disastrosi. Si è trattato "del minore dei mali", sintetizza la testata prima di ripercorrere le ultime tappe del caso Monte de Paschi, "punta dell'iceberg" di un sistema finanziario che manda segnali d'allarme "da due anni".

Leggi l’articolo del Mundo

Fiat 500: la dolce ricetta di un successo

Parigi, 3 lug 08:40 - (Agenzia Nova) - Il quotidiano economico francese "Les Echos" dedica nella sua sezione "Business" un pagina alla Fiat 500 in occasione del 60esimo anniversario del lancio della prima versione, il 4 luglio del 1957. Dopo aver venduto 2 milioni di nuove 500 in tutto il mondo dal 2007, la Fiat ora punta a rafforzarne l'immagine di vettura "premium" di cui gode, proponendone versioni personalizzate: in occasione del 60esimo anniversario sarà lanciata una serie limitata di soli 560 esemplari numerati. 

Leggi l’articolo dell’Echos

 


PANORAMA INTERNAZIONALE


 

Medio Oriente: il Qatar respinge l'ultimatum dei suoi vicini arabi

Washington, 3 lug 08:40 - (Agenzia Nova) - Il Qatar, che dal mese scorso è oggetto del boicottaggio dei suoi vicini sunniti - Arabia saudita ed Emirati Arabi in testa - non ha alcuna intenzione di accettare le condizioni avanzate da quei paesi, nonostante l'ultimatum fissato da questi ultimi per la giornata di oggi (lunedì). Il ministro degli Esteri qatarino, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha ribadito da Roma, dove si trovava in visita lo scorso fine settimana, che Doha non intende accettare "alcuna violazione della propria sovranità". "Riteniamo che il mondo sia governato dal diritto internazionale, che non consente ai grandi paesi di intimidire i più piccoli", ha dichiarato il ministro, "Nessuno ha il diritto di imporre un ultimatum a un paese sovrano", ha aggiunto al Thani, riferendosi alle richieste di Riad e degli altri paesi che hanno imposto un embargo di fatto al piccolo emirato e chiesto, tra le altre cose, la chiusura della base militare turca in territorio qatarino e dell'emittente panaraba di Doha Al Jazeera. Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi e Bahrein accusano Doha di sostenere il terrorismo e contribuire alla destabilizzazione della regione. 

Leggi l’articolo del Washington Post

L'Iran aumenta le esportazioni non petrolifere verso l'Ue

Teheran, 3 lug 08:40 - (Agenzia Nova) - Il valore delle esportazioni iraniane verso l'Unione Europea ha raggiunto i 3,4 miliardi di euro nel periodo compreso tra gennaio e aprile del 2017. E' quanto annunciato dall'amministrazione doganale iraniana e riportato martedì dall'agenzia di stampa “Fars”. I dati ufficiali esibiscono un consistente aumento del volume delle esportazioni iraniane non petrolifere verso i paesi europei durante i primi mesi del 2017, che sarebbero pari a circa 700 milioni di dollari, cinque volte quelle dello stesso periodo dell'anno precedente. L'interscambio commerciale complessivo tra Iran e Ue sarebbe ammontato nello stesso periodo a 6,5 miliardi di dollari; tra i principali importatori dei beni iraniani "Fars" cita Italia, Francia, Spagna e Grecia.

Leggi l’articolo della Fars

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    03 Luglio 2017 - 14:02

    Troppo lentamente e tra mille resistenze interessante sta passando la constatazione ovvia che si tratti di immigrazione e economica e non di fuga da persecuzioni. Attendiamo altre decine d'anni per la sconvolgente rivelazione che non si tratti di disperati ne' di sofferenti, ma del ceto medio locale che intende sfruttare un'opportunità mai prima verificatasi nella storia: l'Occidente ricattato dalle ideologie di rapina che ha generato a devolvere il proprio benessere a chiunque lo pretenda. I bisognosi veri restano a casa loro, non avendo le risorse da investire per partire, e sono le prime vittime di questa pagliacciata di dimensioni epocali. Le seconde sono quelle che continuano a imbarcarsi e a morire attratti dalle promesse degli irresponsabili con l'anima bella.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    03 Luglio 2017 - 13:01

    Abbiamo raggiunto il limite quantitativo per l'accoglienza e, da un pezzo, quello della possibilità, via integrazione, di includerli come persone e non come numeri: a oggi, non credo assolutamente a un approccio frendly dell'Europa; se fosse solamente un problema di euri per il Governo vorrebbe dire che questo governo e l'altro che l'ha preceduto (incredibile la sottovalutazione di Renzi del fenomeno insieme all'altro "fenomeno" dell'ex ministro degli interni) continuerebbero a non capire le conseguenze interne. Di queste l'unico a capirle è l'attuale ministro ma, se solo, il problema non si risolverà. Ascolto le parole, adesso, di Gentiloni (TG1): "abbiamo raggiunto dei risultati", si? Bene, vedremo a brevissimo.

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  • Giovanni

    03 Luglio 2017 - 11:11

    Il blocco dei porti italiani alle navi straniere che dovessero trasportare migranti è francamente poco attuabile. Ci sono anche delle norme internazionali che lo vietano perchè le alternative sono poche. Sbarcarli a Tunisi? Improponibile, sbarcarli a Malta? troppo piccola per poter accogliere decine di migliaia di migranti. Una unica soluzione io vedo: un blocco navale a non più di 2 miglia dalla costa libica a maglie molto strette che blocchi e controlli qualsiasi natante cerchi di uscire dalle acque territoriali libiche e se il caso lo costringesse a tornare indietro. Ma dovrebbe essere concordato e partecipato dalle più importanti nazioni UE e avere l'assenso del governo libico di al Sarraj e dell'ONU. Basterebbe un anno di blocco per far cessare i flussi. Come UE abbiamo un potenziale militare marittimo di tutto rispetto per cui non ci dovrebbero essere eccessivi problemi.

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