L’Italia rimane il rischio più grande per i mercati finanziari

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli del Wall Street Journal, Bloomberg, Faz

L’Italia rimane il rischio più grande per i mercati finanziari

L'Italia non ha bisogno di elezioni anticipate

 

New York, 1 giu - (Agenzia Nova) - I principali partiti politici italiani hanno trovato l'intesa per una riforma della legge elettorale in senso proporzionale, e paiono condividere anche l'urgenza di anticipare al prossimo autunno le elezioni politiche. In teoria - scrive Ferdinando Giugliano su "Bloomberg" - questa potrebbe essere considerata una buona notizia: l'Italia "si trova di fronte a sfide economiche straordinarie, e un nuovo governo eletto avrebbe un mandato più forte per affrontarle". Nella pratica, però - sostiene l'autore dell'editoriale - le elezioni anticipate rischiano di trasformarsi in una "scommessa inutile" dall'esito quasi scontato: un parlamento paralizzato dall'assenza di una maggioranza solida. Il ritorno anticipato alle urne, scrive Giugliano, è giustificato in parte "dalla debolezza dell'attuale governo": sin dal suo insediamento, lo scorso dicembre, il premier Paolo Gentiloni "si è scontrato con l'incessante opposizione interna al suo Partito democratico". Il mese scorso, ricorda ad esempio l'autore dell'editoriale, il governo ha faticato a mettere assieme un pacchetto di misure di austerità di soli 3,4 miliardi di euro, pari ad appena lo 0,2 per cento del pil. Il governo ha anche dovuto fare alcuni passi indietro rispetto alla riforma di liberalizzazione del lavoro approvata dal precedente governo per evitare uno scontro con i sindacati. Si tratta di ostacoli "insignificanti", se paragonati alle sfide che attendono il paese il prossimo autunno, quando la Banca centrale europea (Bce) annuncerà quasi certamente un primo ridimensionamento del piano di quantitative easing da cui l'Italia dipende per tenere a freno i costi di rifinanziamento del debito, e dunque tenere sotto controllo i conti pubblici. La Commissione europea chiederà quasi certamente un altro intervento di taglio dei costi e aumento della pressione fiscale, di importo tre volte maggiore a quello di questa primavera. Il governo - quello attualmente in carica, o quello che uscirà dalle urne a settembre - dovrà anche vedersela con una serie di insidiose ristrutturazioni, da quella di Alitalia e quelle degli istituti di credito in maggiore difficoltà. A prescindere dalle buone intenzioni di Gentiloni - scrive l'opinionista - è difficile pensare che l'attuale governo possa gestire adeguatamente queste sfide, anche perché la naturale scadenza del mandato è comunque vicina - primavera 2018 - e i parlamentari "saranno riluttanti a sostenere il governo su misure che li renderebbe impopolari". Eppure, avverte l'autore dell'editoriale, non è affatto sicuro che un altro primo ministro si troverebbe in una posizione migliore rispetto a quello attualmente in carica. L'esito di elezioni tenute con un sistema proporzionale sul modello tedesco sarebbe quasi certamente uno stallo superabile solamente con una coalizione; nell'attuale scenario politico italiano, però, "è difficile immaginare una qualsiasi combinazione di partiti che possa dare qualcosa di simile a un governo stabile". Il Partito democratico e Forza Italia "sono forse i candidati più adatti" a dar vita a una "grande coalizione", ma mancano ancora di piattaforme politiche coerenti, e anche assieme paiono non godere dei voti necessari. L'Italia, conclude Giugliano, ha esigenze economiche da tempo inderogabili: "tagliare la spesa pubblica ordinaria per aggredire il debito; tagliare le tasse, specie quelle sul lavoro, e aprire i mercati dei beni e dei servizi per attrarre investimenti esteri". Una maggioranza debole e malferma sarebbe incapace di adottare queste misure, come del resto è accaduto per tutti i governi succedutisi sinora alla guida del paese, scontratisi tutti col muro "dei dipendenti pubblici e dei sindacati". Data la situazione attuale, "dovrebbe essere consentito a Gentiloni di fare il meglio che gli è possibile"; nel frattempo, i partiti potrebbero sfruttare i mesi sino alla primavera del prossimo anno "per approntare programmi più credibili": i politici italiani, sostiene l'opinionista, "devono pensare meno a come ottenere il potere, e più a cosa farne".

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Alberto Gallo: l'eurozona ha un'opportunità di ristrutturare la propria architettura finanziaria

 

New York, 1 giu - (Agenzia Nova) - L'elezione a presidente francese di Emmanuel Macron e l'intesa ritrovata tra Parigi e Berlino aprono per la prima volta in otto anni una parentesi di stabilità politica che i leader europei dovrebbero sfruttare per ristrutturare l'architettura finanziaria dell'eurozona. A scriverlo, in un editoriale sul "Wall Street Journal", è Alberto Gallo, responsabile per la strategia macro presso Algebris Investments e portfolio manager del fondo Algebris Macro Credit. Se gli Stati Uniti si sono ripresi più rapidamente dell'Europa dalla crisi, scrive Gallo, è anche e soprattutto grazie al loro sistema finanziario, che consente alle banche e alle società finanziarie d'Oltreoceano di riconoscere tempestivamente le perdite accumulate sui mercati del capitale e realizzare i necessari disinvestimenti. Su questo fronte, il problema dell'eurozona "è strutturale: l'infrastruttura finanziaria dell'Europa manca di flessibilità". Il rischio, in assenza di interventi correttivi, "è che l'Europa segua la stessa china del Giappone, dove le banche hanno concesso credito a società zombie per decenni, intrappolando l'economia di una lunga stagnazione". Il primo passo da intraprendere, secondo Galli, è il consolidamento del settore bancario, con banche più grandi e solide e meno numerose. Va anche rivisto il modello di business degli istituti di credito: "In alcuni paesi, le banche sono divenute foreste pietrificate". Come ricordato dal governatore della Banca d'Italia mercoledì, le banche della Penisola faticano a generare utili e devono ridurre i costi: come sottolineato dall'Ocse, alcune banche italiane hanno più filiali pro-capite di quanti siano i ristoranti. L'Europa deve anche dotarsi di un quadro "più rapido e semplice per la bancarotta e la ristrutturazione del debito", che nel Vecchio continente "può essere dalle due alle tre volte più costoso che nello Stato di New York, stando ai dati della Banca mondiale". Terzo, prosegue Gallo, l'Europa "ha bisogno di più alternative alle banche": il mercato dei capitali, ad oggi, è la fonte di appena il 10 per cento del credito aziendale nell'Europa periferica, contro il 75 per cento degli Usa. Il resto del problema "è sociale e politico: gli europei devono accettare il concetto di fallimento economico". Un governo che tiene in vita settori economici inefficienti "potrà preservare la stabilità politica a breve termine, ma sottrae risorse alle industrie produttive e mina la crescita a lungo termine". E' tempo insomma "di abbattere la foresta pietrificata, e piantare i semi di un sistema finanziario più solido e diversificato".

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L’Italia rimane il rischio più grande per i mercati finanziari

 

Berlino, 1 giu - (Agenzia Nova) - Il successo del Movimento 5 Stelle, guidato dal comico Beppe Grillo, preoccupa i mercati finanziari che temono, all'indomani delle prossime elezioni politiche in Italia, un referendum per l'uscita dall'euro. Attualmente il partito è dato dai sondaggi ad una quota del 30 per cento dei consensi popolari, alla pari con il Partito democratico. “Agli investitori è di nuovo chiaro che l’area euro rimane una struttura politicamente fragile”, ha dichiarato Dirk Gojny, analista della “National-Bank”. Le elezioni in Italia sono attualmente tema dominante nei mercati finanziari. L’indice Mib della Borsa di Milano ne è un chiaro segnale. Il rischio finanziario del sistema bancario italiano, il suo forte debito pubblico e la sua debole crescita economica fanno dell’Italia un Paese "a rischio". Se anche il Movimento 5 stelle vincesse le elezioni, quasi certamente non potrebbe formare un governo autonomamente. L’analista bancario tedesco Jim Reid guarda comunque con preoccupazione allo scenario delle elezioni anticipate. Anzitutto, per la manovra che il governo italiano dovrebbe approvare ad ottobre. In secondo luogo, perché i problemi del settore bancario italiano sono ancora troppo grandi per poter essere trascurati.

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Dismettere i crediti deteriorati costerà altri 10 miliardi di euro alle banche italiane in difficoltà

 

New York, 1 giu - (Agenzia Nova) - Le banche italiane in difficoltà potrebbero subire ulteriori perdite nell'ordine di 10 miliardi di euro dismettendo i crediti deteriorati agli attuali prezzi di mercato. Lo ha dichiarato ieri il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, durante il meeting annuale della banca centrale a Roma. Visco ha chiesto alle autorità europee un coordinamento più rapido ed efficace per far fronte alla crisi bancaria della Penisola. "Gli interventi emergenziali sono affidati ad autorità e istituzioni multiple ed interdipendenti, sia nazionali che sovranazionali, con processi decisionali relativamente incompatibili con la necessità di un intervento rapido".

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Le banche venete sotto alta tensione

 

Parigi, 1 giu - (Agenzia Nova) - Si fa sempre più stretta la porta per il salvataggio delle banche venete in difficoltà: lo scrive il quotidiano economico francese "Les Echos" in una analisi in cui il so corrispondente da Roma Olivier Tosseri spiega come Popolare di Vicenza e Veneto Banca non siano riuscite a convincere gli investitori né le autorità europee con cui stanno negoziando da diversi mesi. La Commissione europea infatti esige che i due istituti raccolgano almeno un altro miliardo di euro di capitale privati per poter dare la loro autorizzazione alla ricapitalizzazione preventiva da 6,4 miliardi a carico dello Stato italiano: di fronte all'inflessibilità di Bruxelles, scrive Tosseri, sta riemergendo lo spettro di un "bail-in", la regola che costringerebbe azionisti e creditori delle banche a metter mano al portafogli per contribuire al salvataggio. Una situazione che ha anche dissuaso il fondo Atlante dall'investire ancora nel due istituti veneti nei quali ha già iniettato 3,5 miliardi negli ultimi mesi; anche perché, come ha detto il suo presidente Alessandro Penati, le risorse del fondo sono pressoché esaurite. Anche la principale banca italiana, Intesa San Paolo, ha respinto l'idea di un nuovo contributo da parte delle banche sane, in particolare attraverso il Fondo interbancario di garanzia dei depositi: "I privati hanno già perso troppi soldi", ha dichiarato il suo amministratore delegato, Carlo Messina. Da parte sua il governo italiano sta cercando di convincere le istituzioni europee del carattere sistemico della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca che sono fondamentali per il Nord-Est della Penisola, una delle regioni più ricche ed industrializzate dl paese: infatti Roma ha già sondato diversi imprenditori veneti sollecitandoli a mettere assieme almeno 700 milioni per contribuire al salvataggio dei due istituti; e potrebbe anche sollecitare un intervento da parte di Poste italiane. In ogni caso, ha dichiarato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, "l'ipotesi di un bail-in è esclusa". Il governo italiano, riassume "Les Echos", vuole una soluzione che da un lato garantisca la stabilità delle due banche venete e dall'altro preservi completamente i risparmiatori, pur rispettando le regole europee; una soluzione che va trovata "rapidamente": entro la fine del mese di giugno, esigono a Bruxelles.

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