Così sta fallendo il piano di ricollocamento dei migranti

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Indenpendet, Rbc, Figaro, Monde, New York Times

Così sta fallendo il piano di ricollocamento dei migranti

l piano dell'Ue per ricollocare 160 mila rifugiati dall'Italia e dalla Grecia sta fallendo

 

Londra, 18 mag - (Agenzia Nova) - Il piano dell'Unione Europea per ricollocare negli altri Stati membri 160 mila rifugiati ospitati in Italia e Grecia sta fallendo, riferisce il quotidiano britannico "The Independent". Il commissario per le Migrazioni, Dimitris Avramopoulos, in un intervento al Parlamento, ha detto che alcuni paesi, "in violazione dei loro obblighi", non hanno accolto neanche una persona e ha ribadito che "la ricollocazione è essenziale per il successo di politiche di immigrazione e asilo basate sulla solidarietà e sulla responsabilità". Secondo le ultime stime dell'Unicef, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia, riportate da "The Telegraph", nel 2015-16 hanno viaggiato da soli 300 mila migranti minorenni, 170 mila dei quali in cerca di asilo il Europa; il 92 per cento è approdato in Italia, che ha recentemente approvato una legge che amplia le tutele per questi minori.

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Rosneft ed Eni ampliano la cooperazione

 

Mosca, 18 mag - (Agenzia Nova) - L’amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin, e la controparte di Eni, Claudio Descalzi, hanno firmato oggi un accordo di cooperazione che permetterà alle due società di cooperare nell’ambito dei settori Exploration e Production, nella raffinazione, nel trading, nella logistica e marketing, nella petrolchimica e nei settori tecnologico e dell’innovazione, sia in Russia sia all’estero. Lo riferisce un comunicato stampa. L’accordo è stato firmato a Sochi alla presenza del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e del primo ministro italiano, Paolo Gentiloni. L'incontro odierno consolida ulteriormente gli accordi già siglati in precedenza per lo sviluppo congiunto di attività di esplorazione nel Mar Nero e nel Mare di Barents e getta le basi per ulteriori opportunità tra le due società, tra cui la collaborazione nel giacimento di Zohr. Per quanto riguarda il downstream, le parti valuteranno l'utilizzo di tecnologie proprietarie Eni per la lavorazione di residui di olio pesante nelle raffinerie di Rosneft e la cooperazione nelle attività di raffinazione presso le raffinerie dove Eni e Rosneft detengono delle quote.

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Alitalia: appello ai potenziali acquirenti

 

Parigi, 18 mag - (Agenzia Nova) - Gli amministratori straordinari di Alitalia, la compagnia aerea posta sotto amministrazione controllata dal governo di Roma, nella serata di ieri mercoledì 17 maggio hanno lanciato la gara per l'acquisizione totale o parziale dell'azienda: le manifestazioni di interesse devono essere presentate entro il 5 giugno prossimo e possono riguardare sia l'offerta di acquisto in blocco di Alitalia che quella di sue singole parti, o anche una proposta di ristrutturazione economica o finanziaria della compagnia; le aziende candidate possono anche costituirsi in consorzi.

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Usa, il governo si prepara a far causa a Fiat per le emissioni inquinanti

 

New York, 18 mag - (Agenzia Nova) - Il dipartimento di Giustizia Usa si prepara a intentare una causa civile contro Fiat Chrysler Automobile Nv (Fca) per le emissioni inquinanti eccessive di alcune sue vetture con motori diesel. Stando a fonti anonime del dipartimento, in assenza di accordi con la casa automobilistica l'azione potrebbe essere intrapresa già in settimana. Lo scorso gennaio l'Agenzia per la protezione del clima statunitense (Epa) ha accusato Fca di aver fatto ricorso a software non regolari per alterare i risultati dei test sulle emissioni relativi a 104 mila veicoli circolanti negli Usa. L'Epa e le autorità dello Stato della California stanno discutendo la questione con l'azienda, per stabilire se autorizzare o meno la commercializzazione dei prossimi modelli di Fca alimentati a diesel.

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Thé o caffé, il gruppo familiare italiano Illy fa tendenza

 

Parigi, 18 mag - (Agenzia Nova) - Il quotidiano francese "le Monde" pubblica un'intervista realizzata a Milano da Jérôme Gautheret a Riccardo Illy, nipote del fondatore dell'omonimo gruppo familiare italiano di torrefazione, in coincidenza con l'inaugurazione a Parigi di un nuovo negozio con il marchio Damman Frères: l'intervista è occasione per ripercorrere la storia dell'azienda ed analizzarne le attuali strategie industriali.

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PANORAMA INTERNAZIONALE

Sochi, la conferenza stampa di Paolo Gentiloni e Vladimir Putin (foto LaPresse)


  
Italia-Russia: Gentiloni apre al rinnovo non automatico delle sanzioni
Mosca, 18 mag 09:54 - (Agenzia Nova) - L’Italia non intende spezzare l'unità della politica estera europea, ma ritiene che decisioni gravi, come il rinnovo delle sanzioni a carico della Federazione Russa, non possono essere assunte con il pilota automatico. Lo ha detto il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, durante la conferenza stampa congiunta con il presidente russo, Vladimir Putin, al termine dell'incontro bilaterale di ieria Sochi, sulle coste del Mar Nero. “Tutti conosciamo l’origine delle sanzioni, tutti sappiamo che le decisioni assunte dall’Ue sono collegate alla crisi ucraina e che la risposta è collegata all’attuazione degli accordi di Minsk”, ha detto Gentiloni, ricordando che lo sforzo che l’Italia ha compiuto e intende proseguire “in ambito europeo e Nato è sottolineare che non può esserci un automatismo nel rinnovo di queste sanzioni”. Secondo il premier, infatti, “serve una discussione seria, nell’ottica di mantenere un’unità dell’Ue e della Nato, ma maturando queste decisioni attraverso un ragionamento su come si stia sviluppando la situazione sul terreno in Ucraina”. L’Italia, ha ricordato Gentiloni, “è molto interessata a questo dossier perché il prossimo anno assumerà la presidenza di turno dell’Osce, un’organizzazione che ha un ruolo di osservazione” e di monitoraggio in particolare nell’area orientale dell’Ucraina e sugli accordi in vigore.
 
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Germania: scandali Forze armate, Schulz attacca il ministro von der Layen
Amburgo, 18 mag 09:54 - (Agenzia Nova) - Il segretario dei Socialdemocratici tedeschi (Spd), Martin Schulz, incassate tre pesanti sconfitte in altrettante elezioni regionali, prende il toro per le corna e accusa il ministro della Difesa tedesco, Ursula von der Layen (Cdu) di aver danneggiato la reputazione delle Forze armate in relazione al caso del tenente Franco A., accusato di estremismo di destra. “Accusare i militari in generale”, ha detto Schulz dopo un incontro con i rappresentanti delle Forze armate, “è un’autodifesa del Ministro”. Schulz ha inoltre chiamato in causa il ministro dell'Interno, Thomas de Maizìere (Cdu), per il fatto che Franco A. fosse riuscito a spacciarsi per un rifugiato siriano ottenendo un alloggio e contributi, senza che l’Ufficio per le migrazioni nutrisse il benché minimo sospetto. A seguito dello scandalo, e dei casi di molestie nelle caserme, von der Layen aveva definito quello delle Forze armate come un “problema culturale” e “di un malinteso spirito di corpo”. Secondo informazioni di “Der Spiegel”, le Forze armate hanno avviato un procedimento disciplinare a carico di due superiori di Franco A. - il general maggiore Werner Weisenburger, capo dell’Ufficio delle Fa e Stephan H - che non avrebbero prestato sufficiente attenzione alle sue tendenze estremistiche. Nel frattempo, prosegue la campagna mediatica e politica contro i cimeli risalenti alla Wehrmacht esposti nelle caserme tedesche, che da innocua memorabilia sono considerati ora pericolosi veicoli di estremismo politico. L'ultimo "caso" segnalato al ministero della Difesa è quello di un battaglione della logistica dove erano circolate medaglie commemorative con impressa l'effige di un soldato della Wehrmacht, che sono state confiscate.
 
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Francia: con il nuovo governo, Macron in marcia verso la destra
Parigi, 18 mag 09:54 - (Agenzia Nova) - Il primo esecutivo nominato dal neopresidente francese Enmmanuel Macron è marcato dal governo dell'Economia affidato a due ministri, Bruno Le Maire e Gérald Darmanin, che provengono dalla destra come il premier Edouard Philippe, dalla presenza del centrista François Bayrou alla Giustizia e dalla scelta di alcuni socialisti appartenenti all'ala più "liberale": insomma è una squadra che sposta decisamente più a destra l'asse politico francese: è questo in sintesi il giudizio che il quotidiano "Le Figaro" dà della composizione del nuovo governo annunciato ieri sera mercoledì 17 maggio. Un esecutivo, lo descrive il più importante giornale conservatore del paese, in cui c'è "serietà, senza fronzoli, un pò di destra, assai poco di sinistra, con dei centristi e dei fedelissimi, con qualche trovata, una dose di tattica e le elezioni parlamentari nel mirino". Perché infatti la priorità del neopresidente in questo momento è ottenere una maggioranza all'Assemblea Nazionale che uscirà dalle elezioni parlamentari dell'11 e 18 giugno prossimo: dopo esser riuscito a svuotare il bacino del Partito socialista nella campagna presidenziale, ora il primo obbiettivo di Macron è proprio "disarmare" la destra, offrire pochi spunti alla sua propaganda elettorale voltando radicalmente la pagina del quinquennato di Francois Hollande. E puntare ad una disarticolazione dei partiti di destra e di centro, partendo proprio dalla scelta dei Repubblicani Bruno Le Maire all'Economia ed all'Industria e di Gérald Darmanin al Bilancio ed alla Funzione pubblica, incaricati di varare quelle riforme di cui la Francia ha disperatamente bisogno per rompere un quadro sociale troppo sclerotizzato e rilanciare la sua competitività. La destra ha già reagito con durezza, rivelando però il suo nervosismo: la direzione de I Repubblicani (LR, ex Ump) ha immediatamente emesso un comunicato con cui bolla i due "traditori" Le Maire e Darmanin, che "hanno scelto essi stessi di abbandonare la propria famiglia politica". Il comunicato non fa menzione di una procedura formale di espulsione, ma Bruno Le Maire ha colto la palla al balzo: "La Francia è più importante dei partiti", ha replicato; "Hanno scelto di espellermi, gli elettori giudicheranno". La battaglia per la conquista dell'anima moderata dei francesi è stata ingaggiata.

Usa: il dipartimento di Giustizia si piega a media e Democratici, nomina un supervisore speciale per le indagini sulla Russia
New York, 18 mag 09:54 - (Agenzia Nova) - Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato a sorpresa, nella giornata di ieri, la nomina di un "consigliere speciale", incaricato di dirigere le indagini del Federal Bureau of Investigation (Fbi) sulle intromissioni russe nelle elezioni presidenziali dello scorso anno e i presunti "contatti" tra il governo di Mosca e la campagna elettorale del presidente Donald Trump. Si tratta di Robert S. Mueller III, un ex procuratore che ha servito per oltre un decennio a capo dell'Fbi. La decisione, assunta a quanto pare dal vice procuratore generale, Rod J. Rosenstein - il procuratore generale Jeff Sessions aveva infatti deciso di ricusare sé stesso dalle indagini sulla Russia - segna una vittoria eclatante per i Democratici e i grandi media ostili al presidente, che da mesi chiedono l'avvio di indagini "indipendenti" in merito alla "collusione" tra la Russia e Trump, che non risulta indagato né sospettato di alcunché di concreto. La decisione improvvisa di Trump di licenziare il direttore dell'Fbi James Comey, la scorsa settimana, ha innescato un'apocalisse mediatica contro il presidente; nonostante Comey fosse disprezzato per primi proprio dai Democratici, che avevano chiesto per mesi le sue dimissioni, imputandogli la sconfitta di Hillary Clinton alle presidenziali di novembre, la decisione di Trump è stata denunciata dai suoi oppositori come un brutale attacco alle istituzioni democratiche, e alla Costituzione. I principali quotidiani Usa sottolineano oggi il profilo integerrimo dell'uomo scelto dal dipartimento di Giustizia per guidare le indagini. Mueller ha guidato l'Fbi dal 2001 al 2013, ed è noto per la sua disciplina ferrea. Ha comunicato l'accettazione dell'incarico con una nota di poche parole: "Accetto questa responsabilità, e vi adempierò al massimo delle mie capacità". A stretto giro di boa la Casa Bianca ha diffuso una nota del presidente Trump: "Una indagine rigorosa confermerà quanto già sappiamo: non c'è mai stata alcuna collusione tra la mia campagna e una qualunque entità esterna. Auspico che questa faccenda possa essere risolta il prima possibile. Nel frattempo, non smetterò di battermi per le persone e le questioni da cui dipende il futuro del nostro paese". E se i Democratici, nonostante l'inattaccabile profilo dell'ex direttore dell'Fbi, ancora non si dicono soddisfatti - la leader della minoranza democratica alla Camera, Nancy Peolosi, ha insinuato che lo stesso Mueller non sia del tutto credibile - la "Washington Post" e il "New York Times" già immaginano un impeachment. Secondo Jennifer Rubin, una delle firme di punta della "Washington Post", "la Casa Bianca dovrebbe reagire con terrore alla nomina di Mueller". Anche per il "New York Times", sulla collusione Trump-Russia non esiste alcun dubbio, come del resto sull'intenzione del presidente di insabbiare le indagini in corso da quasi un anno, e sinora inconcludenti; secondo un editoriale della direzione del quotidiano, "se il presidente Trump credeva di poter sopprimere le indagini a suo carico licenziando il direttore dell'Fbi, James Comey, si sbagliava. L'indagine ora è affidata alla leadership di un ex direttore dell'Fbi, ed è una figura che il presidente non potrà licenziare autonomamente". Proprio a questo proposito, la direzione del "Wall Street Journal" attribuisce all'amministrazione Trump un grave errore: la scelta di Mueller di per sé è impeccabile, scrive il quotidiano, ma è la decisione stessa di nominare un supervisore speciale delle indagini ad essere un clamoroso errore: "Potrà offrire un po' di sollievo a breve termine, ma spalanca anni di rischio politico per l'amministrazione Trump, e non offre nessuna garanzia al pubblico di una maggior comprensione di quanto accaduto". Il problema dei consiglieri speciali, sottolinea l'editoriale, è che "per definizione non sono politicamente responsabili del loro operato": anche se tecnicamente il viceprocuratore potrebbe revocare il mandato a Mueller, nel caso questi decidesse di ampliare senza freni l'ambito delle indagini, "le modalità della sua nomina e le questioni che è chiamato a indagare lo rendono di fatto intoccabile, anche nel caso decidesse di trasformarsi in un novello Javert come Patrick Fitzgerald ai tempi dell'amministrazione di George W. Bush". Il paese ha bisogno di di una indagine di controintelligence, conclude il quotidiano, ma Mueller "sarà sotto costante pressione per produrre incriminazioni di qualche sorta, così da giustificare il proprio mandato". Il caso, gonfiato a dismisura dalla campagna politico-mediatica contro il presidente in carica, "attirerà senz'altro giovani procuratori ambiziosi decisi a incidere il proprio nome su indagini di così alto profilo". E le indagini potranno espandersi senza limiti di tempo o di ambito, tenendo costantemente sotto scacco la Casa Bianca. Quanto a Mueller, ha 72 anni e una reputazione e uno stato di servizio di altissimo livello, "ma è anche un insider di Washington di lunga data, vicinissimo agli ambienti dell'Fbi il cui direttore è stato appena licenziato, e noto per la sua sensibilità alle mutevoli correnti politiche".
 
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Usa: è polemica per il pestaggio di manifestanti da parte delle guardie del corpo del presidente turco
New York, 18 mag 09:54 - (Agenzia Nova) - Hanno destato scandalo negli Stati Uniti le immagini del brutale pestaggio di alcuni manifestanti riuniti di fronte all'ambasciata turca a Washington, ieri pomeriggio, da parte di sostenitori e membri della sicurezza del presidente Recep Tayyip Erdogan, in visita ufficiale negli Stati Uniti. La visita di Erdogan è stata quasi del tutto ignorata dalla stampa Usa, concentratissima sulle ultime indiscrezioni piovute sulla Casa bianca in merito ai presunti contatti tra la Russia e la campagna elettorale del presidente Donald Trump; e questo nonostante la visita di Erdogan sia coincisa con un frangente di particolare tensione tra i due paesi partner della Nato, a seguito della decisione, da parte del Pentagono, di armare le milizie curde delle Unità di protezione popolare (Ypg) in vista dell'offensiva contro Raqqa, capitale autoproclamata dello Stato islamico in Siria. Si sono fatte invece largo, sulle prime pagine dei quotidiani e sugli schermi delle principali reti d'informazione, le immagini dei manifestanti anti-governativi riuniti fuori dall'ambasciata turca, caricati da sostenitori e agenti di sicurezza del presidente e brutalmente picchiati. Il bilancio è di almeno nove feriti tra i manifestanti, ma quello politico, forse, è ancor peggiore: nelle ore seguenti, infatti, Washington e Ankara si sono rimpallati la responsabilità dell'episodio, che non contribuisce certo a riavvicinare i due paesi sul piano diplomatico. Il team di sicurezza di Erdogan afferma di essere intervenuto contro i manifestanti, che scandivano slogan contro il presidente, perché "la polizia non ha risposto alla richiesta turca di intervenire". Il sindaco democratico di Washington, Muriel Bowser, ha risposto pubblicamente nella maniera più dura possibile, conscio probabilmente di creare una nuova grana all'amministrazione presidenziale Usa, già in crisi: "Ciò cui abbiamo assistito ieri - una aggressione violenta a manifestanti pacifici - è un affronto a tutti i nostri valori e diritti come cittadini americani", ha tuonato il sindaco. Alcuni dei momenti più concitati dell'aggressione sono stati immortalati da Voice of America, e i video sono divenuti subito virali: gli agenti di polizia statunitensi sulla scena del pestaggio faticano a separare i manifestanti dagli agenti del presidente turco, presente in quel momento all'ambasciata. Netta anche la denuncia pubblica del senatore repubblicano John McCain: "Questi sono gli Stati Uniti d'America. Qui non facciamo questo tipo di cose. Non c'è alcuna scusante per questo genere di atteggiamenti banditeschi". Sull'episodio si è espressa con un comunicato di condanna anche la polizia di Washington: "Quanto accaduto fuori dall'ambasciata turca a D.C., nella giornata di ieri, contrasta con i diritti garantiti dal Primo emendamento e con i principi che lavoriamo indefessamente per tutelare ogni giorno. Continueremo a lavorare con i nostri partner al dipartimento di Stato e nei Servizi segreti per identificare i responsabili e costringerli a rispondere del loro coinvolgimento nelle violenze".

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