Per Renzi la strada per sconfiggere il populismo inizia in salita

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Financial Times, Pais, Parisien, Monde, Bloomberg

Per Renzi la strada per sconfiggere il populismo inizia in salita

Matteo Renzi (foto LaPresse)

Macron contro il FN: nel mondo, anche Trudeau e Renzi vogliono battere il populismo

 

Parigi, 2 mag - (Agenzia Nova) - Il quotidiano francese "Le Parisien" pubblica oggi 2 maggio un articolo in cui traccia il parallelismo tra Matteo Renzi, rieletto in Italia alla testa del Partito democratico, il primo ministro canadese Justin Trudeau ed Emmanuel Macron, il candidato indipendente di centrosinistra che in Francia è in testa nei sondaggi in vista del secondo turno delle elezioni presidenziali di domenica prossima 7 maggio: secondo l'analisi del popolare giornale, i tre leader hanno in comune la giovinezza, una linea politica liberale aldilà della tradizionale divisione tra sinistra e destra e la volontà di combattere i populismi, in Europa come nel continente americano.

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Matteo Renzi pensa già alle elezioni legislative

 

Parigi, 2 mag - (Agenzia Nova) - Il Pd (Partito democratico) è più che mai il "Pdr" ("Partito di Renzi"), come l'hanno soprannominato i suoi critici: lo scrive oggi martedì 2 maggio il quotidiano economico francese "Les Echos" in un articolo con cui il suo corrispondente da Roma Olivier Tosseri commenta la solida vittoria alle primarie di partito dell'ex presidente del Consiglio, con il 70 per cento dei voti. Sempre alla ricerca della legittimità, racconta il giornalista francese, Renzi aveva fatto della partecipazione popolare la principale questione in gioco di una consultazione priva di suspense a causa della mancanza di rivali in grado di impensierirlo: ebbene circa 2 milioni di elettori si sono mobilitati per incoronarlo. E' molto più d quanto ci si sarebbe potuti attendere in seguito alla recente scissione dal Partito democratico provocata da una parte degli oppositori interni di sinistra a Matteo Renzi; ma molto meno dei 4 milioni registrati alle prime primarie celebrate nel 2005, dei 3 milioni e mezzo di quelle del 2007 o persino dei 2 milioni ed 800 mila che parteciparono a quelle del 2013 in cui lo stesso Renzi aveva raccolto il 68 per cento delle preferenze. Matteo Renzi potrebbe perciò presto rivelarsi un re nudo, scrive "Les Echos", se non correggerà la sua eccessiva personalizzazione nell'esercizio del potere e il Pd potrebbe dover subire nuove scissioni. Da leader con una rinnovata investitura guiderà il partito alle prossime elezioni legislative previste per il 2018, con l'obbiettivo dichiarato di tornare a Palazzo Chigi: ma l'incertezza legata alla legge elettorale, l'avversione delle altre forze politiche nei confronti della sua personalità ed il rifiuto di una parte degli elettori del Pd di andare dopo il voto ad un'alleanza con il centrodestra di Silvio Berlusconi, potrebbero far deragliare i piani di Matteo Renzi. Se il ritorno alla testa del Pd di colui che sogna di essere il Macron italiano è stato finora una passeggiata, conclude Tosseri, al contrario si annuncia lunga e difficile la sua marcia per tornare ad essere presidente del Consiglio.

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Dopo la riaffermazione alla testa del Pd per Renzi una strada in salita

 

New York, 2 mag - (Agenzia Nova) - L'ex presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha vinto con una vasta maggioranza di consensi le primarie del Partito democratico, riconfermandosi segretario del partito e rinsaldando la propria presa sulla principale formazione di governo italiana. Il trionfo alle primarie (Renzi ha ottenuto il 70 per cento dei consensi degli iscritti al partito) riavvicina l'ipotesi di elezioni politiche anticipate, ma per l'ex premier, sottolinea "Bloomberg", la strada è in salita: le divisioni interne al Pd e le difficoltà economiche del paese hanno proiettato il Movimento 5 stelle in testa ai sondaggi di gradimento degli elettori italiani. Stando all'ultimo sondaggio Ixe, i 5 Stelle godono del sostegno del 28,4 per cento dell'elettorato italiano, contro il 27,3 per cento del Pd. Il sondaggi evidenzia anche che il premier in carica, Paolo Gentiloni, gode della fiducia del 31 per cento degli intervistati, il 2 per cento in più rispetto a Renzi.

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Partito democratico: dopo Renzi, Renzi

 

Madrid, 2 mag - (Agenzia Nova) - I militanti hanno deciso "che la cosa migliore per andare avanti, era tornare indietro". Lo scrive il quotidiano spagnolo "El Pais" riferendo dell'esito delle primarie tenute nel fine settimana dal Partito democratico. nessuno dubita, scrive la testata, che l'ex presidente del Consiglio "farà l'impossibile per far terminare la legislatura prima di arrivare al 2018". Soprattutto se Emmanuel Macron diventa presidente della Francia. "L'Europa cerca leader forti, capaci di rinvigorire il discorso dei 27 dinanzi all'ascesa del populismo. "E Renzi conosce la retorica e i meccanismi giusti". Le dimissioni di sei mesi fa hanno permesso a Renzi di non bruciarsi "sulle fiamme della crisi bancaria, sul problema dell'immigrazione o delle critiche per la riforma del lavoro. Inoltre si è liberato del settore critico del partito senza dover neanche cacciarlo". Per il quotidiano, l'ex sindaco di Firenze è l'unico in grado di resistere alle offensive del Movimento 5 Stelle e questa nuova tappa nel Pd permette anche di "mettere fine alle storiche correnti interne, che spesso sono causa di grotteschi streaptease ideologici. Un fenomeno tipicamente italiano" che consente ai dissidenti di ottenere un riconoscimento ufficiale e, quando le cose vanno male trasforma i partiti "in autentici galliani". Il quotidiano "El Mundo", secondo cui la legislatura arriverà a scadenza naturale, esalta la portata del successo di Renzi, maggiore di quello ottenuto alle già sorprendenti primarie del 2013. "In questo modo Renzi ha ottenuto quello che voleva: tornare sulla scena politica, ma dalla porta principale", scrive la testata conservatrice esaltando la strategia con cui Renzi ha preso tempo dimettendosi dal governo e dalla segreteria "per recuperare credibilità e riprendersi le redini del partito". "Con la vittoria di Renzi la vita politica italiana entra in una nuova tappa", scrive "Abc" secondo cui "di può dire che da oggi inizia una campagna elettorale"

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Un "nuovo inizio" per Renzi dopo la riconquista della guida del Pd

 

Londra, 2 mag - (Agenzia Nova) - Dopo mesi di delusioni, un raggiante Matteo Renzi ha riconquistato la guida del Partito democratico italiano, riferiscono i quotidiani britannici "Financial Times", "The Times" e "The Telegraph". La vittoria alle primarie era prevista, ma è andata al di là delle aspettative, con oltre il 70 per cento dei voti. Il segretario, appena rieletto, ha dichiarato che non si tratta di una rivincita, ma di "un nuovo inizio". Ora lo attende la sfida col Movimento 5 stelle. Come potrà allargare il suo elettorato è ancora da vedere. Il primo compito sarà riunire il centro-sinistra, dopo le divisioni causate dalla sua politica e dallo stile della sua leadership.

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Panorama internazionale

 


  

Nuovo dramma dei profughi nel Mediterraneo

 

Berlino, 2 mag - (Agenzia Nova) - Il Mediterraneo è stato forse teatro di una nuova tragedia che vede coinvolti i rifugiati. I volontari dell’organizzazione tedesca “Jugend Rettet” ha individuato al largo delle coste della Libia una barca vuota che può ospitare fino a 140 persone. Lo ha reso noto la presidente della Ong Pauline Schmidt. L’equipaggio della nave presa a nolo da Medici senza frontiere “Prudence” ha trovato a 42 miglia nautiche al largo della costa quattro corpi, come ha scritto in un Tweet domenica. Secondo quanto riferito dalla Schmidt, l’equipaggio della “Jugend Rettet” aveva cercato invano sabato nella nebbia e fra le onde alte una barca in difficoltà segnalatale dalla Guardia costiera italiana. Potrebbe darsi che gli occupanti siano stati salvati dai pescatori libici, ma secondo notizie non verificate dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) sarebbero stati individuati dei cadaveri su una spiaggia a 30 chilometri da Suwara. Stando all'Oim, quest'anno hanno già perso la vita in mare oltre un migliaio di migranti.

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Marine Le Pen riprende parola per parola un discorso di François Fillon

 

Parigi, 2 mag - (Agenzia Nova) - Un discorso pronunciato appena un paio di settimane fa da François Fillon, il candidato del centro-destra sconfitto al primo turno delle elezioni presidenziali francesi del 2 aprile scorso, è già diventato materia di storia: Marine Le Pen, ne ha copiato interi paragrafi nel corso del comizio tenuto ieri 1° maggio al Parco delle esposizioni di Villepinte, alla periferia est di Parigi. In sé per sé il discorso pronunciato dalla candidata del Front national (Fn) di estrema destra, che domenica prossima 7 maggio sfiderà al turno di ballottaggio il candidato indipendente di centro sinistra Emmanuel Macron, non conteneva sostanziali novità politiche: l'intenzione della Le Pen era mostrare l'importanza da lei attribuita alla "cultura francese" ed alla sua lingua; contrariamente al suo avversario Macron. A farlo balzare oggi agli onori delle cronache politiche però è proprio il fatto che il comizio della leader Fn era ricalcato quasi parola per parola su discorso pronunciato da Fillon il 15 aprile scorso a Puy-en-Velay, nella regione della Loira. Il quotidiano progressista "Le Monde" dimostra il "plagio" con un lunghissimo articolo in cui solo alla fine sottolinea il senso politico dell'operazione politica di Marine Le Pen: "Una strizzata d'occhio" all'elettorato di Fillon, ha detto al "Monde" David Rachline, il direttore della campagna elettorale della candidata dell'estrema destra. L'obbiettivo? Mostrare che, parlando della Francia e della sua cultura, Marine Le Pen è una "candidata che unisce" e che è tutt'altro che "settaria".

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Francia, sondaggio quotidiano: Macron vincitore su Le Pen con il 61 per cento

 

Parigi, 2 mag - (Agenzia Nova) - Secondo il sondaggio quotidiano Présitrack realizzato dalle società di rilevazioni statistiche OpinionWay ed Orpi per il quotidiano economico "Les Echos", ieri lunedì 1° maggio il candidato indipendente di centrosinistra Emmanuel Macron raccoglieva il 61 per cento delle intenzioni di voto in vista del turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi di domenica prossima 7 maggio; la sua sfidante, la candidata del Front national di estrema destra, Marine Le Pen, sarebbe ridiscesa sotto la barra del 40 per cento delle preferenze degli elettori. Il sondaggio Présitrack intervista quotidianamente un campione nazionale composto da 500 elettori: ogni giorno i dati raccolti vengono cumulati con quelli dei due giorni precedenti, permettendo così di costituire un campione globale di 1.500 elettori; gli aggiornamenti vengono effettuati alle ore 12 di ciascuna giornata.

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Regno Unito: il Labour promette altri 10 mila agenti

 

Londra, 2 mag - (Agenzia Nova) - Accanto alla Brexit, la stampa britannica dà ampio risalto alla campagna per le elezioni politiche di giugno. I due temi, del resto, sono strettamente legati. Diversi commenti si domandano se davvero una schiacciante vittoria del Partito conservatore possa garantire al governo, come sostiene la premier, Theresa May, una posizione più forte nei negoziati con l'Unione Europea. In evidenza anche le vicende del Labour, principale forza di opposizione, in grave difficoltà. Il leader, Jeremy Corbyn, terrà un discorso a Southampton oggi, in cui promtterà, in caso di vittoria, un aumento dei finanziamenti per le forze dell'ordine, per incrementare il numero degli agenti di diecimila unità. Fa parlare anche l'ex leader ed ex primo ministro laborista Tony Blair, nel ventesimo anniversario del successo del New Labour: il controverso politico non si presenterà alle elezioni, ma intende far sentire la sua voce, preoccupato per i rischi dell'uscita dal mercato unico.

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Usa, ancora polemiche su Trump per la sua apertura ai leader autocratici

 

Washington, 2 mag - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è di nuovo al centro delle polemiche, dopo le aperture riservate negli ultimi giorni a una serie di dittatori e presidenti autocratici. Trump ha stupito gli Usa e i loro alleati ieri, aprendo a un confronto diretto con il dittatore nordcoreano Kim Jong-un. “Se si rendesse opportuno incontrarlo, lo farei senz’altro. Ne sarei onorato”, ha dichiarato il presidente nel corso di una intervista concessa ieri a “Bloomberg”. “Di nuovo, se le circostanze lo consentissero. Ma sì, lo farei”. Le parole di Trump hanno lasciato basiti i media, che sottolineano come Washington e Pyongyang non intrattengano relazioni diplomatiche ufficiali, e come soltanto la scorsa settimana il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, avesse escluso l’ipotesi di negoziati col regime nordcoreano senza passi credibili verso l’arresto dei programmi balistico e nucleare di quel paese. Interpellato in merito alle parole del presidente, il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha affermato che “chiaramente, al momento le condizioni (per un confronto diretto tra Trump e Kim Jong-un) non sussistono”. Trump, però, aveva già fatto discutere la scorsa settimana, invitando alla Casa Bianca il presidente filippino Rodrigo Duterte, noto per la repressione sanguinosa ed extragiudiziale del crimine in patria e per gli indecorosi insulti pubblicamente rivolti ai leader internazionali che hanno sollevato obiezioni al suo scarso riguardo per i diritti umani. Prima ancora, Trump era stato criticato per aver accolto a Washington il presidente egiziano Abdel Fatal al Sissi, cui aveva riconosciuto, nonostante la soppressione del dissenso, di aver compiuto “un ottimo lavoro”. E ancora, le immediate congratulazioni al presidente turco Recep Tayyip Erdogan per l’approvazione della riforma costituzionale che ha di fatto formalizzato il passaggio a un sistema presidenziale autocratico. E’ innegabile, scrive la “Washington Post”, che il nuovo inquilino della Casa Bianca stia tentando di “coltivare” le relazioni con i leader autoritari dopo gli anni di ostracismo della precedente amministrazione Obama, come “scorciatoia” per conseguire progressi sul piano della politica internazionale. E’ il caso degli elogi quasi giornalieri rivolti dal presidente Usa al suo omologo cinese Xi Jinping, dopo la visita ufficiale di quest’ultimo negli Usa, all’inizio del mese scorso. Il problema – accusa la “Washington Post”, che a questo proposito cita l’ex ambasciatore Usa in Russia Michael McFaul, è che il rifiuto di Trump di esprimersi in sostegno della democrazia e dei diritti umani coincide “con l’assenza, sulla scena internazionale, del leader del mondo libero”.

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