La crisi del Pd vista dai giornali stranieri

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Financial Times, Figaro, Nacion, Sueddeutsche Zeitung, Mundo

La crisi del Pd vista dai giornali stranieri

Il Partito democratico italiano perde la sua sinistra

 

Parigi, 21 feb - (Agenzia Nova) - Il divorzio ormai è deciso: dopo dieci anni di un coabitazione spesso tormentata, la minoranza di sinistra del Partito democratico (Pd) italiano ha deciso di lasciare la formazione nata nel 2007 dalla fusione dei cattolici della Margherita e dai Democratici di sinistra (ex-PCI). Un comunicato pubblicato domenica sera dai "tre tenori" della minoranza, al termine di una assemblea carica di tensione, ha sancito la rottura addossandone la responsabilità a Matteo Renzi. Tutti gli analisti temono che le vicende interne del Pd possano avere conseguenze negative sul governo e più in generale sul quadro politico dell'Italia.

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La ribellione che minaccia di dividere il Partito democratico italiano

 

Londra, 21 feb - (Agenzia Nova) - Un gruppo di oppositori di Matteo Renzi, riferisce il "Financial Times", minaccia di dividere il Partito democratico italiano, "uno dei rari punti luminosi del centro-sinistra europeo". La posta in gioco è ancora più alta: nei sondaggi nazionali il Pd è incalzato dal Movimento 5 stelle, una forza anti-sistema che vuole un referendum sull'euro. Nella visione dei dissidenti Renzi ha portato il Pd troppo al centro negli ultimi anni, con politiche riformiste e favorevoli alle imprese che hanno allontanato il partito dalle difficoltà della gente comune.

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Amatrice, sei mesi dopo

 

Berlino, 21 feb - (Agenzia Nova) - Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, a 6 mesi dal terremoto di magnitudo 6 che ha distrutto la sua cittadina, causando 299 morti, parla in un’intervista al quotidiano “Sueddeutsche Zeitung” della situazione del suo paese. “Amatrice non c’è più”, così disse quel giorno alla radio italiana subito dopo il sisma. Da quella notte la terra ha continuato a tremare con oltre 56 mila scosse di diversa intensità. Molte persone si sono spostate sulla costa adriatica, a L’Aquila oppure a Roma, ma 600 abitanti dei circa 2.500 hanno preferito rimanere ad Amatrice. Alcuni amatriciani vivono in roulotte nei giardini delle proprie case. Tuttavia ciò che colpisce è che sembra quasi che il disastro sia accaduto solo ieri, tante sono le macerie e i detriti ancora presenti nella zona. Finora sono state portate via 60 mila tonnellate di rovine, principalmente quelle che ostacolavano il traffico. A complicare la situazione, oltre alla burocrazia, ci si è messa anche la neve, caduta in quantità straordinarie. Finora ai terremotati sono state consegnate solo 25 case prefabbricate. “Il terremoto permanente grava pesantemente sulla moralità”, ha detto Don Savino, parroco del paese. Alcuni imprenditori vorrebbero ricostruire una parte del vecchio nucleo cittadino: una Amatrice in miniatura, ma occorre la volontà del Governo, che stima almeno 10 anni per la ricostruzione della regione colpita. Stando alla Protezione civile, i danni del sisma ammontano a 23 miliardi di euro. Pirozzi esige che il Governo esenti le piccole e medie imprese della regione dalle imposte, per dar loro modo di sopravvivere.

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L'inedita rivolta dei taxi esaspera il paese da cinque giorni

 

Buenos Aires, 21 feb - (Agenzia Nova) - da cinque giorni, l'Italia è preda di uno "sciopero selvaggio" che i tassisti hanno indetto per protestare contro l'approvazione in Senato di una norma che, "deregolando il settore, favorisce Uber e gli 'Ncc'". Una "situazione senza precedenti e che nessuno sa quando finirà", scrive il quotidiano argentino "La Nacion". Il "lato paradossale", segnala la testata, è che lo sciopero ha finito per favorire tanto Uber quanto gli Ncc, che stanno facendo affari d'oro con le "legioni di clienti, soprattutto turisti, disperato per essere stati lasciati a piedi".

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I tredicimila bambini italo-libici dimenticati dalla storia

 

Madrid, 21 feb - (Agenzia Nova) - Grazia Arnese Grimaldi è una delle bambine arrivate in Italia dalla Libia - dove viveva - per passare le vacanze alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Avrebbe rivisto sua madre solo cinque anni dopo, faticando a riconoscerla. La storia, non solo sua, è diventata il libro "I tredicimila ragazzi italo-libici dimenticati dalla storia", e il quotidiano spagnolo "El Mundo" se ne mette sulle tracce ascoltando storici e alcune testimonianze.

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Panorama internazionale

 

 

Donald Trump col generale McMaster (foto LaPresse)


 

Il Regno Unito non può semplicemente far finta che i rifugiati minori siano un problema di qualcun altro

 

Londra, 21 feb - (Agenzia Nova) - In un articolo pubblicato sul quotidiano britannico "The Times", quattro deputati della Camera dei Comuni del Regno Unito – Heidi Allen (Partito conservatore), Alison McGovern (Labour), Tom Brake (Partito liberaldemocratico) e Anne McLaughlin (Snp, Partito nazionale scozzese) – esortano il governo a mantenere l'impegno preso l'anno scorso sull'accoglienza dei rifugiati minori non accompagnati. Un paese che rivendica un ruolo guida su scala globale non può semplicemente dire che si tratta di un problema della Grecia e dell'Italia.

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Che cosa vuole l'Ue a 27: le linee rosse degli interlocutori sulla Brexit

 

Londra, 21 feb - (Agenzia Nova) - Il governo del Regno Unito, riferisce il quotidiano britannico "The Guardian", ha indicato le sue "linee rosse" in vista del negoziato con l'Unione Europea sulla Brexit: controllare l'immigrazione dall'Ue, uscire dalla giurisdizione della Corte europea di giustizia e porre fine al contributo al bilancio. Ognuno dei partner ha le sue priorità, alcune condivise, altre nazionali, sui seguenti punti: mantenere il collegamento tra il mercato unico e la libertà di circolazione, preservare i diritti dei cittadini comunitari residenti in Gran Bretagna, difendere l'unità dell'Ue, mantenere buone relazioni commerciali, concludere un accordo equo sul bilancio. L'Italia si è posta in modo meno conflittuale di altri paesi sulla Brexit, forse perché concentrata sulla politica interna; si sente meno esposta di altri agli effetti negativi e potrebbe svolgere un ruolo di mediazione. Per Roma sono fondamentali il legame tra mercato unico e libertà di circolazione e i diritti degli italiani nel Regno Unito.

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Germania, Schulz "osa" mettere in discussione l'Agenda 2010

 

Berlino, 21 feb - (Agenzia Nova) - Il segretario e candidato designato dell’Spd al cancellierato tedesco, Martin Schulz, ha rivolto una critica inattesa all'Agenda 2010 di riforme del lavoro e della protezione sociale varata dal governo del cancelliere Gerhard Schroeder. Dodici anni fa, l'Agenda diede un importantissimo impulso al paese in materia di competitività e sviluppo, ma costò anche all'Spd una fetta consistente del suo elettorato. In un’intervista alla “Bild Zeitung”, il segretario socialdemocratico ha puntato l'indice in particolare contro il sistema delle indennità di disoccupazione. “Ciò che è importante, se vengono rilevati errori, è che siano corretti”, ha dichiarato. “Concedere il sussidio dell’Hartz IV all’età di 50 anni per soli 15 mesi significa causare un danno esistenziale”, ha detto Schulz, citando il caso di un cittadino che ha perso il lavoro. Le riforme sociali di Schroeder avevano come obiettivo quello di far finire la coesistenza di diversi sistemi nazionali di sussidio, consolidando il sistema di indennità di disoccupazione e l’assistenza sociale. Per queste forme assistenziali contano l’età e quanto a lungo si è lavorato. Per avere diritto a 6 mesi di disoccupazione occorre aver lavorato almeno 12 mesi nell'arco degli ultimi 2 anni. La durata richiesta aumenta gradualmente con i periodi di contribuzione, fino ad un massimo di 12 mesi. Chi cerca lavoro da oltre un anno è considerato un disoccupato di lunga durata e non rientra nell’indennità di disoccupazione. La critica mossa a questo sistema fin dal primo cancellierato di Angela Merkel (Cdu) era che coloro che avevano pagato i contributi avessero gli stessi diritti di chi non ne aveva versati. Schulz vorrebbe rivedere questo punto, estendendo al contempo i sussidi sulla base dell'età: 15 mesi entro i 50 anni, 18 mesi per i 55 e 24 per 58 e più. Il candidato socialdemocratico ha avanzato anche altre proposte, a partire da un rafforzamento del modello di partecipazione dei sindacati alla gestione aziendale e dei contributi alle famiglie meno abbienti.

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Il presidente turco Erdogan vuole usare la Germania come palcoscenico politico

 

Amburgo, 21 feb - (Agenzia Nova) - Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, vuole fare della Germania un palcoscenico per la promozione della sua contestata riforma della Costituzione in senso presidenziale. Il 16 aprile prossimo i cittadini turchi saranno chiamati a esprimersi sulla riforma tramite un referndum, ed Erdogan è consapevole del rilievo mediatico tedesco e dell'importante serbatoio di voti espressi dalla comunità turca in Germania. E' per questa ragione che lo scorso fine settimana il premier turco Binali Yildirim ha tenuto una conferenza a Oberhausen di fronte a un uditorio di 8 mila persone, in contemporanea con la Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Il portavoce del ministero degli Esteri tedesco, Martin Schefer, ha precisato che al momento non è giunta al governo di Berlino alcuna richiesta ufficiale da Ankare per un visita del presidente Erdogan. In Germania, però, c'è già chi esprime preoccupazione per il trascinamento del paese nelle turbolente dinamiche socio-politiche della Turchia. Il Governo verde-rosso nel Reno-Vestfalia, per bocca del ministro dell’Immigrazione Rainer Schmeltzer (Spd), si è detto contrario a una eventuale visita del presidente turco. Il ministro della Giustizia Heiko Maas (Spd) ha sollevato la questione del corrispondente turco Deniz Youcel, arrestato dalla polizia turca: “Se si vuole libertà di espressione da noi, si deve anche garantire lo stato di diritto e la libertà di stampa”, ha dichiarato al quotidiano “Taz”. Erdogan ha già visitato la Germania nel 2008, 2010, 2011 e 2014. In quelle occasioni, il presidente non ha esitato ad affrontare questioni di politica interna tedesche, come ha fatto anche il premier Yildirim la scorsa settimana. Se il cancelliere tedesco Angela Merkel (Cdu) rifiutasse l’entrata del presidente turco, però, rischierebbe di innescare reazioni da parte di Ankara sul fronte dei rifugiati, di cui argina il flusso verso l'Europa.

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Usa, il generale McMaster è il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale

 

New York, 21 feb - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, ha nominato il tenente generale in congedo H. R. McMaster nuovo consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca. McMaster, stratega militare, succederà a Michael Flynn, costretto alle dimissioni per i suoi passi falsi nella vicenda delle conversazioni telefoniche con l'ambasciatore russo negli Usa. McMaster, stratega militare acclamato per il suo contributo all'evoluzione delle dottrine militari statunitensi nel Golfo Persico e in Iraq, è però anche una sorta di outsider: come sottolinea la "Washington Post", nel corso della sua carriera ha trascorso pochissimo tempo negli uffici del Pentagono e nelle stanze del potere di Washington, e questo potrebbe ostacolarlo nell'esercizio delle sue funzioni. La nomina di McMaster è stata accolta entusiasticamente dal fronte neo-conservatore: John McCain, una delle figure del Partito repubblicano più critiche nei confronti di Trump, ha elogiato la nomina del generale su Twitter: "Il tenente generale HR McMaster è una scelta straordinaria per il ruolo di consigliere della sicurezza nazionale; un uomo di genuino intelletto, carattere ed abilità", ha scritto il senatore sul suo profilo Twitter. Trump ha scelto parole simili per annunciare la nomina dell'ufficiale alla stampa, dalla sua residenza in Florida. McMaster, oggi 54 enne, balzò agli onori della cronaca quando, da giovane ufficiale, criticò ferocemente lo stato maggiore congiunto Usa per la gestione della Guerra del Vietnam. Gli è attribuito il merito d'aver elaborato la svolta strategica metta in atto dal generale David Petraeus in Iraq, e che consentì agli Usa di ribaltare una difficilissima situazione sul campo.

Continua a leggere l'articolo del New York Times

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