L'Italia verso il riconoscimento ufficiale dell'islam nel paese

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Washington Post, Times, Sueddeutsche Zeitung, Telegraph, Financial Times

L'Italia verso il riconoscimento ufficiale dell'islam nel paese

Italia e Regno Unito potrebbero corteggiare il generale sostenuto dalla Russia per arginare la crisi migratoria della Libia

 

Londra, 9 feb - (Agenzia Nova) - Il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, riferisce il quotidiano britannico "The Telegraph", incontrerà oggi a Londra, per la prima volta, la premier del Regno Unito, Theresa May, e la esorterà ad adottare un approccio più pragmatico in Libia, dove sta crescendo il coinvolgimento della Russia, che potrebbe sostenere il generale Khalifa Haftar, leader dell'autoproclamato Esercito nazionale libico, contro il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Roma vuole parlare a tutti gli stakeholder, inclusa Mosca, per cercare di stabilizzare il paese nordafricano e frenare l'esodo di migranti verso l'Europa attraverso il Mar Mediterraneo.

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Per la maggioranza dei francesi e degli italiani serve un leader forte

 

Londra, 9 feb - (Agenzia Nova) - I giovani italiani e francesi, riferisce il "Financial Times", risultano i più pessimisti in un sondaggio effettuato da Populus su un campione di persone di età compresa tra 15 e 21 anni di venti paesi sviluppati e in via di sviluppo. Un'altra indagine, di Ipsos Mori, rileva che in Francia, Italia e Ungheria l'insoddisfazione per la politica è associata a un forte sentimento "nativista", ovvero alla convinzione che gli immigrati sottraggano posti di lavoro e servizi sociali. L'ottanta per cento degli intervistati francesi e oltre il 60 di quelli italiani dichiarano che c'è bisogno di un leader forte.

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Grillo promette che ripulirà l'Italia dai giornali bugiardi

 

Londra, 9 feb - (Agenzia Nova) - Beppe Grillo, leader del Movimento 5 stelle, riferisce il quotidiano britannico "The Times", seguendo l'esempio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta attaccando la stampa, accusandola di mentire per indebolire la sua forza politica. L'M5s, in particolare, ha pubblicato i nomi di otto giornalisti che a suo parere distorcono la verità sull'amministrazione della sindaca di Roma, Virginia Raggi.

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Roma, “Kaputt mundi”

 

Berlino, 9 feb - (Agenzia Nova) - Roma, governata dalla sindaca del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi, è condotta in modo dilettantesco. In appena 8 mesi dalla sua elezione la sindaco ha già deluso la metà dei suoi elettori, ed ora risulta indagata per abuso di ufficio e falsa testimonianza. Anche il fondatore del partito, Beppe Grillo, non sa come uscire da questa situazione. Roma rappresentava un banco di prova per la capacità dei 5 Stelle di governare il paese, ma l'esperimento si sta rivelando un fallimento. È vero che Roma è una città complicata, infiltrata dal clientelismo e soffocata da forze contrarie al cambiamento. Ma la sindaco Raggi ha rappresentava per molti la speranza del cambiamento, prima di rivelarsi non all'altezza. La "Sueddeutsche Zeitung" ripercorre le polemiche e le controversie che hanno costellato li primi mesi dell'amministrazione capitolina, avvertendo che la città pare davvero prossima al collasso.

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Italia: l'Islam verso il riconoscimento ufficiale, ma solo a determinate condizioni

 

Washington, 9 feb - (Agenzia Nova) - L'Islam è di fatto la seconda confessione in Italia, dove vivono almeno 1,4 milioni di musulmani. Al contrario di Cristianesimo e Giudaismo, però, l'Islam non è formalmente riconosciuto della autorità italiane: le moschee non possono ricevere fondi pubblici, i matrimoni islamici non hanno valore legale e i lavoratori musulmani non possono chiedere giorni di ferie per le festività religiose. Le cose potrebbero presto cambiare, scrive Anna Momigliano sulla "Washington Post", ma soltanto a determinate condizioni. Il ministro dell'Interno italiano, Marco Minniti, ha incontrato questo mese i rappresentanti delle nove maggiori associazioni islamiche del paese, firmando un accordo senza precedenti: le associazioni hanno accettato l'adozione di un registro ufficiale dei loro imam e l'obbligo per questi ultimi di tenere i sermoni in lingua italiana. In cambio, il governo italiano si impegna a "facilitare il percorso" verso il riconoscimento ufficiale dell'Islam nel paese. Il "Patto nazionale per un Islam italiano" è stato accolto come il primo passo concreto verso la normalizzazione della Fede musulmana in Italia, ma è stato anche contestato per aver adottato un doppio standard: a nessun altro gruppo confessionale, infatti, è stato richiesto di tenere sermoni in Italiano; la Chiesa cattolica tiene regolarmente messe in lingue straniere per i fedeli internazionali. Le moschee, in Italia come nel resto d'Europa, sono state però talvolta centri di diffusione di una visione radicale dell'Islam. "E' un documento che i musulmani hanno dovuto firmare per provare di essere buoni cittadini", ha dichiarato a "Tempi" l'Imam di Milano Yahya Pallavicini. L'Islam non è molto popolare in Italia: stando a un recente sondaggi odi Pew, il 69 per cento degli Italiani ha un'opinione negativa della Fede islamica, più che in qualunque altro paese europeo. In vista delle prossime elezioni politiche, il tema dell'integrazione formale dell'Islam nel tessuto socio-politico nazionale viene affrontato spesso e volentieri come una questione esclusivamente legata alla sicurezza. Sumaya Abdel Qader, sociologa musulmana di Milano, ha definito l'accordo col governo italiano un "passo positivo", ma ha anche definito "ingiusti" i requisiti richiesti dalle autorità nazionali alla comunità islamica. Izzedin Elzir, Imam di Firenze e presidente dell'Ucoii, la più importante associazione musulmana in Italia, ritiene comunque che i benefici del patto superino gli svantaggi. "Stiamo già attuando gran parte degli impegni che ci siamo assunti", sottolinea l'Imam in una intervista telefonica. "Incoraggiamo già gli imam a predicare in Italiano, e se ci sono difficoltà forniamo un interprete. Se mettere tutto questo per iscritto in un documento fa sentire un po' più sicuri i non musulmani italiani, non ci vedo nulla di male".

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Panorama internazionale

 

 

Francia, sondaggi: Macron batterebbe largamente Marine Le Pen al secondo turno delle presidenziali

 

Parigi, 9 feb - (Agenzia Nova) - La controffensiva mediatica di Francois Fillon per risollevare le sorti della sua campagna presidenziale dopo lo scoppio dello scandalo "Penelope-gate" non sembra ottenere l'effetto sperato presso gli elettori: è quanto mette in luce il quotidiano conservatore "Le Figaro" riferendo dei risultati dei sondaggi condotti a tambur battente dopo la conferenza stampa con cui il candidato del centro-destra alle elezioni presidenziali di aprile-maggio ha cercato di arginare le critiche piovutegli addosso dopo la rivelazione dell'impiego fittizio di sua moglie Penelope, stipendiata dal Parlamento per un lavoro che non ha mai svolto. Secondo i sondaggi condotti separatamente dalle società di rilevazioni demografiche Elabe, Ifop-Fiducial ed Harris Interactive, Fillon dunque non riuscirebbe a superare il primo turno elettorale del 23 aprile: in base a tutte le ricerche di opinione, il candidato del centro-destra raccoglierebbe intorno al 18 per cento dei voti e sarebbe sopravanzato sia dalla leader del Front national (Fn) di estrema destra, Marine Le Pen, che dall'ex ministro dell'Economia Emmanuel Macron, che a fine agosto ha lasciato il governo socialista per lanciare la propria candidatura da indipendente alla testa del nuovo movimento "En Marche!" ("In Marcia!", ndr) con un programma social-liberista di centro-sinistra. Nei sondaggi, dopo il primo turno la Le Pen si piazza al primo posto con il 26 per cento delle preferenze, mentre Macron è accreditato di una "forchetta" che oscilla dal 21 al 23,5 per cento delle intenzioni di voto. Al secondo turno del 9 maggio le cose cambierebbero però radicalmente e le posizioni si invertirebbero: Macron batterebbe la Le Pen con l'amplissimo margine del 63 per cento contro il 37 per cento della leader Fn. Fillon da questi sondaggi ottiene una magra consolazione: semmai dovesse riuscire ad approdare al secondo turno, anche lui batterebbe Marine Le Pen, con il 56 per cento dei voti contro il 44 per cento della leader di estrema destra.

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Regno Unito: la Camera dei Comuni dà il via libera al processo della Brexit

 

Londra, 9 feb - (Agenzia Nova) - La Camera dei Comuni del Regno Unito, riferisce la stampa britannica, ha votato a larga maggioranza per dare il via al processo di uscita dall'Unione Europea, approvando la legge sull'invocazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona. Il disegno di legge European Union (Notification of Withdrawal) Bill, che autorizza il governo ad avviare le trattative, è stato approvato in terza lettura con 494 voti a 122. La premier, Theresa May, è riuscita a sedare la ribellione interna al suo Partito conservatore, mentre il Labour, principale forza di opposizione, si è diviso: 52 deputati hanno votato contro la linea del leader, Jeremy Corbyn, di allinearsi alla maggioranza nel rispetto della volontà popolare espressa nel referendum di giugno. Sono stati bocciati otto emendamenti e clausole, tra i quali quello volto a garantire i diritti dei cittadini comunitari prima dell'attivazione dell'iter di uscita. Da segnalare due editoriali, di opposto tenore: per "The Telegraph" la Camera dei Comuni ha colto il senso delle cose e, avendo acconsentito al referendum, ha capito che sarebbe stato antidemocratico andare contro il responso dell'elettorato; per "The Guardian" la Corte Suprema ha ribadito che spetta ai legislatori decidere il posto della Gran Bretagna in Europa, ma loro non lo hanno compreso.

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Clive Lewis lascia il governo ombra del Labour dopo l'approvazione della legge sulla Brexit a larga maggioranza

 

Londra, 9 feb - (Agenzia Nova) - Clive Lewis, deputato laborista del collegio di Norwich South (a forte prevalenza "Remain" nel referendum di giugno), riferisce la stampa del Regno Unito, si è dimesso dal governo ombra di Jeremy Corbyn dopo il passaggio senza emendamenti alla Camera dei Comuni del disegno di legge sull'attivazione dell'iter della Brexit. Il politico è stato uno dei 52 che si sono ribellati alla linea del leader. È il quarto componente a lasciare l'esecutivo ombra, nel quale era responsabile delle imprese. "Quando sono diventato deputato di Norwich South, ho promesso ai miei elettori che sarei stato la voce di Norwich a Westminster, non la voce di Westminster a Norwich. Perciò non posso, in tutta coscienza, votare per qualcosa che credo finirà per danneggiare la città che ho l'onore di rappresentare, amare e chiamare casa. È per questo che col cuore pesante ho deciso di rassegnare le dimissioni dal governo ombra", ha spiegato Lewis, che alcuni ora vedono come un possibile candidato alla leadership. "La vera battaglia comincia ora. Nei prossimi due anni il Labour userà ogni opportunità per garantire una Brexit che tuteli i posti di lavoro, gli standard di vita e l'economia", ha twittato Corbyn dopo il passaggio della legge. "Come? hai appena firmato ai Tory un assegno in bianco. Non hai ottenuto una sola concessione e hai votato ugualmente il disegno di legge. Patetico", ha risposto Nicola Sturgeon, leader del Partito nazionale scozzese (Snp).

Continua a leggere l'articolo del Guardian

 


 

Podemos, voci di spaccatura per il partito che ha spaccato il bipolarismo

 

Madrid, 9 feb - (Agenzia Nova) - Per alcuni dei media e degli osservatori, il congresso del prossimo fine settimana potrebbe segnare un momento storico per le sorti di Podemos, il partito che da un paio d'anni ha guastato la festa del consolidato bipartitismo in Spagna. Il movimento antisistema vive da settimane una tensione legata principalmente alle frizioni delle due figure politiche di maggior risalto: il segretario generale Pablo Iglesias e il numero due Inigo Errejon. Entrambi nel gruppo dei cofondatori di Podemos, Iglesias ed Errejon si presenteranno ai delegati per la prima volta con due documenti distinti e, come ricorda lo stesso segretario, chi perde dovrà farsi da parte. Nessuna mediazione possibile dunque tra le due linee. Da una parte quella di Errejon, critica verso un partito che manca di iniziativa e che, rinunciando alle mediazioni con i partiti tradizionali, si nega un ruolo da protagonista nell'agenda politica nazionale. Dall'altra quella di Iglesias, più restia ad abbandonare il profilo del movimento che ha costruito il suo consenso sulla denuncia dell'esistente e determinata a proseguire su questa base la costruzione della propria identità politica. Per il quotidiano "El Mundo" gli inviti all'unità e i pronostici di una chiusura compatta del congresso non possono nascondere la lotta tra due fazioni in cui "tutto è consentito per guadagnare voti nelle primarie e in cui gli attacchi distruttivi all'avversario si sono trasformati in una consuetudine da scrivere nei rapporti quotidiani di guerra". Il quotidiano conservatore spinge sulla lotta di potere interno, sulla "epurazione" ordinata dal segretario e sullo scambio di fango tra le parti, anche se, citando fonti interne al partito, riconosce che alla fine "lo sforzo di unità si farà perché Pablo è così". Il congresso dirà se questa rottura è più un auspicio di alcuni o una realtà. Intervistato da "El Pais", lo storico leader Iglesias non smentisce le distanze con Errejon, invitando casomai il numero due a un confronto "più diretto". Ma individua "nell'eccesso di trasparenza" una delle cause di una frizione che invece di essere scodellata per intero ai media poteva essere gestita diversamente. "uno degli errori che abbiamo commesso è portare la trasparenza a limiti assurdi. E credo che ci sono cose che si dicono in un negoziato, se si comunicano, ci diamo la zappa sui piedi".

Continua a leggere l'articolo del Mundo

 


 

Ministero Esteri russo: Romania minaccia palese dopo schieramento sistemi missilistici Usa

 

Mosca, 9 feb - (Agenzia Nova) - La Romania costituisce una palese minaccia per la sicurezza della Russia dopo il posizionamento sul suo territorio dei sistemi di difesa missilistica statunitensi. Lo ha dichairato il direttore del Quarto dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo, Alexander Botan-Kharchenko. “Per quanto riguarda la Romania, si tratta ormai di un avamposto che pone una palese minaccia nei nostri confronti. La parte romena a questo proposito si è espressa pubblicamente", ha dichiarato in un'intervista ad “Interfax” Botan-Kharchenko. Il diplomatico ha osservato che da parte di Bucarest si osserva un "palese sentimento anti-russo e un linea apertamente russofoba”.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    09 Febbraio 2017 - 09:09

    Il riconoscimento della religione islamica potrà avvenire solo con la reciprocità da parte delle nazioni islamica per la religione cattolica o cristiana in genere, diversamente è la solita "genuflessione" che non ha senso.

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