La sola crescita economica non salverà l'Europa

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Figaro, Wall Street Journal, Bloomberg, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Der Spiegel

La sola crescita economica non salverà l'Europa

Borsa di Francoforte (foto LaPresse)

La crescita economica non basterà a salvare il progetto europeo
New York, 3 feb 08:46 - (Agenzia Nova) - L'Unione Europea sembra aver ritrovato la strada della crescita economica, scrive Joseph C. Sternberg in un editoriale sul "Wall Street Journal", ma la ritrovata prosperità giunge "ad un costo che gli elettori non intendono tollerare". Difficilmente gli elettori sfiduciano i loro governanti durante congiunture di crescita economica. Eppure, sottolinea l'opinionista, il "rischio politico" incombe sull'Ue dalla Francia alla Germania, passando per Paesi Bassi e Italia. I casi, dunque, sono due: "gli economisti sopravvalutano l'entità della ripresa economica europea, oppure ad essere sopravvalutata è l'entità del rischio politico". Come accaduto con l'elezione di Donald Trump negli Usa, però, "è più probabile che a ingannarsi siano le statistiche, perché gli elettori, di solito, non mentono". La crescita annua dell'1,9 per cento conseguita dall'Ue è certo degna di nota, scrive l'opinionista, e gli indicatori relativi alla fiducia economica paiono suggerire che la tendenza all'accelerazione della crescita sia destinata a proseguire almeno per un certo periodo. Per quale ragione, si chiede allora Sternberg, gli elettori di tanti paesi europei sono così vicini a consegnare il governo dei loro paesi a forze nazionaliste ed euroscettiche? Secondo l'opinionista, la risposta sta "in tante buone ragioni di natura non economica", a cominciare dall'incapacità di governare i flussi migratori sino "al cinismo corrosivo riguardo l'onestà e la competenza della classe tecnocratica di Bruxelles, che del resto merita tutta la cattiva nomea di cui gode presso gli elettori, e anche di più". A complicare irreparabilmente il quadro, secondo Sternberg, è "il legame che esiste tra l'economia e questi fattori di natura non economica": la Germania ha fatto fronte all'arrivo di oltre un milione di migranti nel 2015 "in primo luogo perché Grecia e Italia mancano della capacità economica, e dunque fiscale, per gestire autonomamente l'esodo". La spesa destinata alla gestione e all'accoglienza dei migranti da parte di questi paesi ha impresso una decisa accelerazione al pil di questi paesi, incluso quello della Germania: "non si possono biasimare gli elettori", però, "se questa accresciuta prosperità economica nominale sia ritenuta dagli elettori una contropartita insufficiente per l'imposizione di ulteriori costi fiscali, sociali e di sicurezza" associati all'incapacità europea di gestire collettivamente il fenomeno migratorio. In tutto questo, Bruxelles "manca dei poteri necessari a fare quel che molti elettori nordeuropei richiedono: costringere le economie del Sud Europa a riformarsi all'insegna della funzionalità". Gli elettori, afferma l'economista, "comprendono meglio di molti economisti come unire inflazione, crescita dei livelli salariali, aumento della produttività e altri misuratori statistici in un unico indicatore del benessere reale". In ultima analisi, afferma Sternberg, "le uniche statistiche economiche significative sono quelle relative ai prezzi e ai voti: i prezzi per indicare agli operatori di mercato quale condotta intraprendere; e i voti per far comprendere ai politici se i cittadini siano soddisfatti o meno delle loro ricette politiche". Se i cittadini europei non si riterranno soddisfatti delle opzioni presentate loro - avverte l'opinionista - non ci sarà crescita nominale capace di garantire la sopravvivenza del progetto europeo".
L'Italia unica "perdente" nell'era dell'euro
New York, 3 feb 08:46 - (Agenzia Nova) - A quasi due decenni dalla creazione della moneta unica europea, non esiste virtualmente alcun indicatore economico che giustifichi la scelta dell'Italia di aderire a quel progetto. A scriverlo, in una analisi su "Bloomberg Markets", sono Lorenzo Totaro e Giovanni Salzano, che adottano il metro di misura del pil pro-capite. dal 1998 ad oggi, il pil italiano pro-capite è calato dello 0,4 per cento in termini reali; l'economia italiana è cresciuta nello stesso periodo del 6,2 per cento, ma la crescita demografica è stata pari al 6,6 per cento. Il paragone con le altre economie dell'area euro è impietoso, come sottolinea Loredana Federico, economista di UniCredit Bank Ag a Milano. "per l'Italia sarà molto difficile colmare il divario con le altre economie che sono già tornate ai livelli pre-crisi o lo hanno superato". In termini di variazione del pil pro-capite, l'Italia fa addirittura peggio della Grecia, che dal 1998, nonostante la gravissima crisi degli ultimi anni, ha visto aumentare il proprio del 4 per cento in termini reali. Quanto alla Germania, l'aumento ' stato del 26,1 per cento negli ultimi 20 anni, più che in qualunque altro paese dell'eurozona.
  
Migranti: Tusk vorrebbe chiudere la rotta Libia-Italia
Parigi, 3 feb 08:46 - (Agenzia Nova) - "E' tempo di chiudere" la rotta dell'immigrazione clandestina tra la Libia e l'Italia e questo obbiettivo è "alla portata" dell'Europa: lo ha dichiarato ieri giovedì 2 febbraio il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che ha ricevuto a Bruxelles il capo del governo libico di unione nazionale (Gna), Fayez al Sarraj. Tusk ha spiegato che l'Ue ha già "dimostrato la sua capacità di chiudere delle rotte migratorie", alludendo al patto concluso nel marzo del 2016 con la Turchia che ha considerevolmente ridotto gli arrivi di migranti sulle coste della Grecia: "Ora è tempo di chiudere la rotta che va dalla Libia all'Italia", ha dichiarato, aggiungendo di aver parlato della questione il giorno precedente con il capo del governo italiano Paolo Gentiloni. "Vi posso assicurare", ha affermato Tusk, "che questo è alla nostra portata. Ciò di cui abbiamo bisogno è la totale determinazione a riuscirci". La fida posta all'Unione Europea dalla crisi migratoria è il principale argomento in agenda al vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue che si tiene a La Valletta, a Malta, oggi venerdì 3 febbraio: gli arrivi di migranti sulle coste italiane in provenienza dalla Libia nel 2016 hanno superato quota 180 mila, un record; circa 4.500 persone hanno perso la vita cercando di attraversare il Mar Mediterraneo su questa rotta.
 
Migrazioni, Europol: la rotta dei Balcani non è chiusa
Berlino, 3 feb 08:46 - (Agenzia Nova) - Nonostante l’aumento dei controlli alle frontiere, il flusso di migranti che giunge in Europa attraverso i Balcani è tornato ad aumentare a causa dei contrabbandieri. Lo denuncia l'Europol: “La rotta dei Balcani occidentali non è chiusa - anche se i confini sono molto meglio protetti rispetto a un anno fa”, ha detto alla “Frankfurter Allgemeine Zeitung” Robert Crepinko, direttore del Centro europeo contro il traffico di migranti (Emsc) dell’Europol. “L’immigrazione clandestina attraverso i Balcani occidentali è stata ridotta significativamente, ma non fermata”, conferma un portavoce del ministro dell'Interno tedesco. Secondo le ultime stime dell’Europol, i trafficanti di esseri umani gestiscono ormai il 90 per cento dei flussi migratori nell'area dei Balcani. In Germania sono arrivati dall'inizio dell'anno fra i 16 e i 18 mila richiedenti asilo da Siria, Afghanistan e Iraq, un dato assai superiore a quello dello scorso anno. Sono invece calati significativamente gli ingressi in Germania di migranti provenienti dalla Libia o dall’Egitto, attraverso il Mediterraneo occidentale e l'Italia. Lo scorso anno in Italia sono sbarcati circa 181 mila migranti. Un portavoce dell’agenzia Frontex ha descritto il dato come “preoccupante”. Nel 2014 sui barconi tra i dieci e i dodici metri di lunghezza erano solitamente stipate circa 90 persone. Ora fino a 160, e le imbarcazioni sono sempre più fatiscenti. Di questo afflusso dal Nord Africa verso l’Italia si parlerà oggi nel vertice informale della Ue a Malta. Il presidente del Consiglio dell’Unione europea, Donald Tusk, ieri ha detto che “è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia”.
 
L’amico italiano di Donald Trump
Amburgo, 3 feb 08:46 - (Agenzia Nova) - Guido Lombardi è un amico del presidente Usa Donald Trump. Abita al 63esimo piano delle Trump Tower, tre piani sopra l'attico del presidente, ed è vicino del presidente anche a Palm Beach. Lombardi ha raccontato alla tv di stato italiana “Rai” di come abbia sostenuto la campagna elettorale del suo amico “Don”. Sul suo sito internet Lombardi si definisc esperto di “politica, economia e business”. Nato nel 1950, è emigrato nel 1970 negli Stati Uniti, dove ha fatto fortuna nel settore immobiliare. Politicamente è legato alla destra italiana, ed in particolare alla Lega Nord, per la quale ha aperto anche una sede a New York. Si è fatto fotografare con Roberto Maroni, all’epoca ministro degli Interni del Governo Berlusconi, ed assieme a Trump. È amico anche dello stesso Berlusconi. È amico anche di Marine Le Pen, che pensa sarà il prossimo presidente francese, e ammira Geert Wilders, leader della destra olandese. Anche Viktor Orbàn, il leader ungherese, sarà ricevuto a breve da Trump. Ma non il cancelliere tedesco Angela Merkel, perché “amica degli islamici radicali”, come ha twittato Lombardi. Sua moglie è una ricca ereditiera, amica di Trump da lungo tempo e condivide le posizioni politiche del marito.
 
PANORAMA INTERNAZIONALE
Mario Draghi (foto LaPresse)
Draghi, l’anti-Trump
Berlino, 3 feb 09:58 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi, ha tentato, durante un incontro a Lubiana, di spronare l'Unione Europea a rilanciare il progetto di integrazione comunitaria all'insegna di una visione positiva condivisa, superando la catatonia causata dall'elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Draghi ha messo in guardia dal senso crescente di insicurezza in Europa, ed ha esortato ad aumentare la cooperazione sul fronte fiscale e di bilancio, pur senza spingersi a invocare una unione fiscale. Non l’euro, ma la mancanza di volontà riformatrice, è il problema di fondo di alcuni paesi europei, ha detto Draghi. “Se un Paese ha una bassa crescita della produttività dovuta a problemi strutturali, il tasso di cambio non può essere la risposta”, ha sottolineato il presidente della Bce. Draghi - scrive il quotidiano tedesco "Handelsblatt" - è l'unico rappresentante delle istituzioni europee che sia stato capace, sinora, di articolare una visione propositiva in risposta al reflusso sovranista incarnato dal nuovo presidente degli Stati Uniti.

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