Tutte le umilianti contraddizioni del M5s

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Wall Street Journal, Economist, Echos, Figaro, Time

Tutte le umilianti contraddizioni del M5s

È più difficile che mai comprendere il Movimento 5 stelle

 

Londra, 13 gen - (Agenzia Nova) - Se in Italia si votasse domani, secondo gli ultimi sondaggi, il Movimento 5 stelle potrebbe vincere; ma, domanda il settimanale britannico "The Economist", per che cosa si batterebbe? Le sue posizioni sono contraddittorie su molte questioni e c'è ancora meno chiarezza dopo l'ultima vicenda, la più umiliante della sua breve storia: il fallito tentativo di separarsi dall'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito, al Parlamento europeo, per entrare nell'Alde, l'Alleanza dei liberali e democratici per l'Europa. L'M5s, che non si dichiara né di destra né di sinistra, ha sempre pensato che ignorando le ideologie può scegliersi le politiche che preferisce; quanto accaduto evidenzia, però, una mancanza di valori.

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In Italia, la povera "farsa" di Beppe Grillo

 
Parigi, 13 gen - (Agenzia Nova) - Il quotidiano conservatore francese "Le Figaro" torna sulla vicenda del fallito tentativo dei Movimento 5 stelle (M5s) italiano di abbandonare al Parlamento europeo il gruppo euroscettico con l'Ukip di Nigel Farage per unirsi a quello Liberale, con un intervento di Jacques de Saint-Victor, sorico delle idee, professore all'Università Parigi XIII/Cnam ed autore del saggio "Le Antipolitiche". Nell'articolo, Saint-Victor definisce la maldestra manovra tentata dal fondatore del M5s Beppe Grillo come prova del dilettantismo e dell'impreparazione sua e del suo movimento.

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I cattivi creditori di Monte dei Paschi non sono quelli che si pensava

 

Parigi, 13 gen - (Agenzia Nova) - Se Monte dei Paschi di Siena (Mps) è sull'orlo del fallimento, lo deve alla massa dei 27 miliardi di euro di crediti inesigibili che gravano sul suo bilancio: un ammontare colossale scrive sul quotidiano economico francese "Les Echos" il suo corrispondente da Roma, Olivier Tosseri; che però non è dovuto unicamente alle difficoltà provocate nell'economia italiana dalla crisi. Infatti nel il 74 per cento dei crediti a rischio non è affatto legato a quelle piccole e medie imprese schiacciate dalla recessione che in pochi anni ha fatto crollare il Pil dell'Italia del 10 per cento: la stampa italiana ha provocato stupore rivelando la lista dei 100 maggiori debitori della banca senese, sotto l'occhio soddisfatto del presidente dell'Associazione bancaria (Abi), Antonio Patuelli; il quale giustifica questa operazione trasparenza come un dovere etico, in un momento in cui nel paese monta la rabbia dopo il tardivo lancio del salvataggio pubblico di Mps che peserà sui contribuenti. Nella lista ci sono grandi nomi del capitalismo italiano, come la famiglia De Benedetti e la sua società energetica Sorgenia, ma anche uomini d'affari romani e calabresi, aziende pubbliche toscane e uno dei principali azionisti del gruppo ferroviario privato Ntv. La lista servirà da base di lavoro per una commissione parlamentare d'inchiesta che sarà prossimamente istituita per fare luce sugli errori del sistema bancario italiano in generale e su quelli di Mps in particolare: in primo luogo saranno esaminate la leggerezza con cui sono stati concessi dei prestiti e le relazioni clientelari che troppo spesso hanno caratterizzato le relazioni tra le banche e gli ambienti politici ed imprenditoriali. Sono pagine che il settore bancario italiano vuole voltare; ma per farlo, sostiene "Les Echos" citando le parole del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, deve prima ristabilire "la fiducia, che è molto facile distruggere ma che poi è molto difficile ricostruire: un obbiettivo per il quale è augurabile che la giustizia faccia rapidamente il suo corso e sanzioni quanti hanno provocato danni alla collettività, ai risparmiatori ed agli investitori".

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Usa: Fiat Chrysler ha violato le norme sulle emissioni di gas inquinanti

 

New York, 13 gen - (Agenzia Nova) - L'Agenzia per la protezione dell'ambiente Usa (Epa) ha accusato Fiat Chrysler Automobiles Nv (Fca) d'aver installato sui suoi suv Jeep Cherokee e pickup Ram un software che consente di immettere nell'ambiente quantità illegali di gas inquinanti. L'avviso di violazione è stato recapitato dall'Epa al costruttore italo-statunitense ad appena una settimana dal termine del mandato presidenziale di Barack Obama, e pochi giorni dopo l'annuncio da parte dell'azienda di investimenti miliardari negli Usa, che aveva fatto esultare il presidente eletto Donald Trump. L'Epa non si è spinta ad accusare Fiat d'aver deliberatamente progettato il software per violare i limiti di legge sulle emissioni, ma ha aggiunto che sono ancora in corso indagini in materia. I modelli di automobili oggetto delle indagini sono stati assemblati tra il 2014 e il 2016; l'Epa ha precisato che le vetture sono sicure e possono ancora circolare senza alcuna limitazione legale o richiami da parte del costruttore. L'ad di Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, ha negato che l'azienda abbia sovvertito o violato le norme Usa, precisando che la disputa riguarda una "differenza di vedute con l'Epa" in merito alla calibrazione dei dispositivi di controllo delle emissioni. "A nostro parere non abbiamo fatto alcunché di illegale", ha detto Marchionne nel corso di una conferenza stampa, accusando i regolatori di voler "mettere alla gogna" l'azienda sulla base di una semplice divergenza di interpretazione normativa. Marchionne ha anche espresso dubbi in merito alle tempistiche del caso, scoppiato a pochi giorni dalla conclusione dell'amministrazione Obama. Quanto al rischio di multe miliardarie, come quella appena comminata a Wolkswagen, l'ad ha definito tale ipotesi "una fesseria". Fiat ha già fatto sapere di poter reggere a qualunque sanzione comminata dai regolatori Usa, ma il rischio - sottolinea il "Wall Street Journal" - sarebbe di perdere l'equivalente di anni di utili, proprio mentre la casa italo-statunitense lancia un ambizioso piano per l'azzeramento del debito da 6,5 miliardi di dollari.

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Critiche contro i piani italiani per "disneyficare" il Colosseo

 

Londra, 13 gen - (Agenzia Nova) - Il bando internazionale del ministero italiano dei Beni culturali per il nuovo direttore del Colosseo, che avrà maggiore autonomia nella gestione finanziaria, riferisce il quotidiano britannico "The Times", ha sollevato polemiche: c'è chi teme, infatti, una "disneyficazione" del sito archeologico romano. Tra i critici lo storico dell'arte Tomaso Montanari, contrario alla "commercializzazione del patrimonio culturale" e l'archeologo Adriano La Regina, per il quale non si possono gestire monumenti come questo "concentrandosi solo sul turismo".

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Panorama internazionale

 

 


 

Germania, Merkel chiede maggiore collaborazione tra gli Stati Ue in materia di difesa e sicurezza

 

Berlino, 13 gen - (Agenzia Nova) - Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha richiamato gli Stati dell’Ue ad una più stretta cooperazione in materia di sicurezza e difesa. La Germania stessa, ha riconosciuto Merkel, dovrà destinare maggiori risorse alla difesa nei contesti dell'Ue e nella Nato, dal momento che "non esistono garanzie assolute”: un chiaro riferimento di Merkel alle posizioni del presidente statunitense eletto Donald Trump. Le prime misure per stabilire una politica comune di difesa erano state aprovate al vertice europeo di dicembre, anche in considerazione del pericolo rappresentato dalla Russia. Merkel ha anche sottolineato come la lotta contro il terrorismo internazionale rappresenti una priorità della massima urgenza. “Dobbiamo fare tutto il necessario per garantire ai nostri cittadini la sicurezza e la libertà”, ha detto il capo della Cdu, richiamando a una più stretta cooperazione dei servizi di intelligence. Infine, Merkel ha esortato i leader europei a una maggiore apertura al compromesso sul tema delle migrazioni, così da giungere a decisioni concrete durante la prossima riunione dei capi di Stato e di governo in programma a Roma nel mese di marzo.

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Francia: un dibattito tv noioso per le primarie di una sinistra a corto di fiato

 

Parigi, 13 gen - (Agenzia Nova) - Un congresso socialista all'aria aperta e con il bel tempo: così il quotidiano conservatore "Le Figaro" ha definito l'atmosfera del primo dibattito televisivo svoltosi ieri sera giovedì 12 gennaio tra i sette candidati in lizza alle primarie del partito socialista (Ps) e dei suoi alleati di governo, da cui il 22 e poi il 29 prossimi uscirà il candidato della Bella alleanza popolare alle elezioni presidenziali di aprile-maggio. Nelle due ore in prima serata sui canali "Tf1" ed "Rtl" il pubblico francese ha potuto tuffarsi nell'ordinaria intimità di un'assise socialista, fra esposizioni minuziose delle divergenze più o meno grandi e puntigliose discussioni che ne seguono: per il primo grande appuntamento mediatico delle loro primarie, i candidati della sinistra governativa di sono sforzati di restare cortesi e corretti; al rischio però di infondere una profonda noia negli spettatori. Sostanzialmente l'evento è stato l'occasione per far conoscere al grande pubblico Jean-Luc Bennahmias, Sylvia Pinel e François de Rugy, i tre "piccoli" candidati rappresentanti di altrettanti partiti minori della coalizione governativa. Quanto ai quattro candidati maggiori, tutti ex ministri esponenti del Ps, essi si sono limitati ad esporre il loro "posizionamento": baluardo contro la destra e l'estrema destra, l'ex primo ministro Manuel Valls; araldo della sinistra socialista, l'ex ministro dell'Educazione Vincent Peillon; aspirante "presidente della volontà e del coraggio", l'ex ministro dell'Economia Arnaud de Montebourg; ed infine candidato del rinnovamento, l'altro ex ministro dell'Educazione Benoît Hamon. I sette hanno poi discusso dei principali temi economico-sociali e delle relative proposte di cui sono portatori. Ai quattro candidati "maggiori", ciascuno dei quali ha ricoperto incarichi ministeriali nei governi del presidente Francois Hollande che ha rinunciato a presentarsi per un secondo mandato a causa del record negativo di impopolarità, è stato chiesto di commentarne concisamente il bilancio del quinquennato: Montebourg l'ha giudicato "difficile da difendere"; Hamon ha detto che ha lasciato "un gusto di incompiuto"; Peillon ha lamentato "un sentimento profondo di incomprensione". Valls, che in quanto primo ministro fino al dicembre scorso, più di tutti i candidati non può sfuggire alle responsabilità del quinquennato socialista, si è detto "fiero di aver servito i francesi in un periodo molto difficile". Un modo per parlare di sé invece che del bilancio dei governi di Hollande; ma ciò non gli è bastato per schivare i colpi di tutti i suoi rivali sui temi cari alla sinistra: sulla legge di riforma del Codice del lavoro, sul trattamento fiscale di favore accordato all'imprenditoria, sulle forzature per far passare in Parlamento le riforme più controverse. Ma sempre con parole educate, ciascuno attento a non commettere gaffe né ad alzare troppo i toni: come se neppure loro non credessero più ad una possibile vittoria di un socialista alle presidenziali, commenta il "Figaro".

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Regno Unito: Theresa May terrà l'atteso discorso sulla Brexit martedì

 

Londra, 13 gen - (Agenzia Nova) - La premier del Regno Unito, Theresa May, riferisce la stampa britannica, terrà l'atteso discorso sulla Brexit la prossima settimana, martedì 17 gennaio. Non è stata resa nota la sede, ma probabilmente sarà in Gran Bretagna, non al Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera. La leader di Downing Street svelerà qualcosa in più sull'approccio del governo ai negoziati per l'uscita dall'Unione Europea. Finora il controllo dell'immigrazione è stato indicato come una priorità, facendo ipotizzare un orientamento per la cosiddetta Brexit "dura", ovvero l'uscita dal mercato unico. Per l'editorialista del "Financial Times" Martin Wolf gli obiettivi della premier non sono poi così oscuri, viste le "linee rosse" dichiarate finora, solo che non ha voluto precisare le implicazioni; l'uscita dal mercato unico è quindi altamente probabile. Per una "piena Brexit" e non una "falsa Brexit" preme il politico conservatore Michael Gove, in prima fila nella campagna referendaria nello schieramento "Leave", che in un articolo sul quotidiano "The Times" esorta la leader a "mettere al loro posto" i "Remoaner", cioè gli scontenti dell'esito del referendum che vorrebbero un secondo voto. Su "The Telegraph", invece, Nigel Farage, ex leader dell'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito, avverte che le opportunità dell'uscita dall'Ue saranno sprecate se non saranno difesi i creatori di ricchezza. Intanto, il presidente di turno dell'Ue, il primo ministro di Malta, Joseph Muscat, ha dichiarato che la Gran Bretagna resterà sotto la giurisdizione della Corte di giustizia europea per anni: se Londra vuole accordi di transizione per permettere a importanti settori di adattarsi alle nuove regole, dovrà sottostare ai giudizi del tribunale anche oltre il divorzio formale, previsto per il 2019, almeno per cinque anni. Sul fronte economico, nuovi dati confermano la resilienza del sistema dopo il referendum: i consumatori sono piuttosto ottimisti e i turisti hanno approfittato della svalutazione della sterlina per spendere di più a dicembre. Infine, una curiosità: la Birmingham City University si prepara a lanciare il Centre for Brexit Studies (Cbs), il primo centro di studi sulla Brexit.

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Fbi indagata dal dipartimento di Giustizia per la gestione del "mailgate"

 

Washington, 13 gen - (Agenzia Nova) - L'ispettorato generale del dipartimento di Giustizia Usa ha annunciato l'avvio di una indagine a carico del Federal Bureau of Investigation (Fbi) per le modalità con le quali l'agenzia ha gestito lo scandalo "mailgate", che vede al centro la democratica Hillary Clinton, e in particolare per la decisione dell'Fbi di riaprire le indagini a soli dieci giorni dall'elezione presidenziale dell'8 novembre, che ha visto Clinton sconfitta da Donald Trump. I Democratici accusano l'Fbi, e in particolare il suo direttore, James Comey, di aver causato la sconfitta elettorale di Clinton, accusa che muovono al contempo anche alla Russia, che avrebbe hackerato le reti informatiche del partito divulgando mail e informazioni compromettenti durante la campagna elettorale. L'ispettore generale del dipartimento di Giustizia Usa, Michael Horowitz, ha annunciato che l'indagine si concentrerà sull'influenza del direttore Comy sulle indagini a carico di Clinton, se al vicedirettore Andrew McCabe - la cui moglie ha ricevuto donazioni milionarie dai Democrtici - andasse revocata la supervisione dell'indagine, e se sia vero che alcuni funzionari dell'agenzia hanno trasmesso informazioni riservate alla campagna di Hillary Clinton per aiutare la Democratica a sottrarsi alle accuse, riguardanti il "dirottamento" di migliaia di mail ufficiali del dipartimento di Stato ai suoi server di posta elettronica privati.

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Intelligence Usa chiede alla controparte israeliana di non condividere informazioni con l'amministrazione Trump

 

Tel Aviv, 13 gen - (Agenzia Nova) - La condivisione di informazioni altamente classificate dell'intelligence israeliana con quella statunitense, sotto l'amministrazione Trump, potrebbe esporre quei segreti alla Russia e all'Iran. E' la sostanza degli avvertimenti rivolti proprio dall'intelligence Usa alla comunità d'intellience israeliana nel corso di una serie di incontri a porte chiuse, stando a quanto ha rivelato il giornalista investigativo Ronen Bergman sul quotidiano israeliano "Yediot Ahronot". Gli avvertimenti inviati dall'intelligence Usa, che confermano lo scontro in atto all'interno delle istituzioni statunitense, poggiano sul sospetto, privo per ora di qualunque elemento di riscontro effettivo, di legami sotterranei tra Trump e i suoi collaboratori e il governo del presidente russo Vladimir Putin. Dal momento che l'intelligence russa collabora con quella iraniana, Tel Aviv teme che proprio a Teheran possano giungere informazioni altamente riservate, relative ad esempio ai metodi di sorveglianza e spionaggio clandestini, potrebbero raggiungere l'Iran. Queste informazioni vengono tradizionalmente condivise con gli Stati Uniti. Stando a Bergman, i funzionari d'intelligence Usa hanno espresso alle loro controparti israeliane "disperazione" per l'elezione di Trump alla Casa Bianca, insinuando che Putin disponga di "elementi di pressione e ricatto" a suo carico.

Continua a leggere l'articolo di Haaretz

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