Il peccato capitale che ha portato Mps alla nazionalizzazione

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Times, Bloomberg, Handelsblatt, Pais, Financial Times

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Un Berlusconi in ripresa esorta i parlamentari usciti da Forza Italia a tornare a casa
Londra, 27 dic 08:30 - (Agenzia Nova) - Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia ed ex presidente del Consiglio, riferisce il quotidiano britannico "The Times", ha lanciato l'Operazione Lassie, nome ispirato al film "Torna a casa, Lassie!", per far tornare indietro decine di parlamentari che hanno lasciato il partito. L'invito è rivolto, in particolare, ai deputati e senatori del gruppo Ala (Alleanza Liberalpopolare - Autonomie) di Denis Verdini, che è rimasto fuori dal nuovo governo presieduto da Paolo Gentiloni.
 
 
Monte dei Paschi, Weidmann esaminerà gli aiuti di Stato alla banca italiana
Berlino, 27 dic 08:30 - (Agenzia Nova) - Il Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, mette in guardia da piani affrettati per il soccorso pubblico alla banca italiana in crisi Monte dei Paschi di Siena. "I fondi pubblici sono devono essere solo l’ultima risorsa, quindi l’attenzione è alta”, ha detto Weidmann alla “Bild” martedì scorso. “Perché si possano attuare le misura proposta dal Governo italiano, la banca deve essere economicamente sana”. Monte dei Paschi,subissato da crediti inesigibili, non è riuscito a reperire i 5 miliardi necessari alla sua ricapitalizzazione; il Governo Gentiloni ha varato un decreto che prevede lo stanziamento di 20 miliardi di euro in favore delle banche europee in difficoltà. Dopo la crisi del 2008, però, l'Unione europea si è data nuove regole che prevedono la partecipazione dei creditori nella salvezza delle banche per tutelare i contribuenti e porre gli investitori di fronte alle loro responsabilità, come ha ricordato Weidmann. La ricapitalizzazione del Monte dei Paschi è particolarmente importante, perché secondo le norme Ue anche circa 40 mila piccoli investitori dovrebbero fare la loro parte per salvarla. Ma il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha rassicurato i piccoli investitori che il Governo li tutelerà.
 
 
Il peccato capitale che ha portato Mps alla nazionalizzazione
New York, 27 dic 08:30 - (Agenzia Nova) - L'agenzia "Bloomberg" ripercorre, a partire dall'acquisto di Banca Antonveneta nel novembre 2007, il declino e la crisi irreversibile di Monte dei Paschi di Siena, terza banca italiana che dopo aver fallito l'estremo tentativo di ricapitalizzazione, la scorsa settimana, si avvia verso la nazionalizzazione ad opera dello Stato italiano. L'articolo si apre con un retroscena: il 9 dicembre scorso l'ad di Mps, Marco Morelli, e i consiglieri e gli executive di JpMorgan Chase & Co. e Mediobanca, impegnate a coordinare il salvataggio dell'istituto di credito senese, hanno accolto con incredulità e sconforto la notizia che la Banca centrale europea (Bce) non avrebbe consentito una dilazione del piano di ricapitalizzazione. L'epilogo della banca più antica del mondo rappresenta, secondo Marco Elser di Lonsin Capital Ltd., una "tragedia nazionale": "Monte dei Paschi è sopravvissuto all'inquisizione, all'unificazione dell'Italia, al Fascismo e a due guerre mondiali. Non è riuscito a sopravvivere alla cattiva gestione e alla corruzione di banchieri e politici del XXI secolo", commenta l'analista. Lo Stato ha già approntato un fondo da 20 miliardi di euro per soccorrere Mps e altre banche italiane in difficoltà: si tratta del più massiccio intervento pubblico nel settore bancario italiano dalla nazionalizzazione operata da Benito Mussolini, nel 1933. La nazionalizzazione porta però con sé nuovi dubbi: "Chi amministrerà la Banca?", si chiede "Bloomberg", sottolineando che "in un paese dove la politica influenza da tempo le banche private, non è chiaro come il governo possa garantire agli investitori e ai correntisti che la banca nazionalizzata potrà tornare a generare utili in maniera sostenibile". La crisi di Mps rappresenta però anche una prova cruciale per l'eurozona, e in particolare per le sue norme sul bail-in, tese a mettere al sicuro i contribuenti dalle crisi bancarie. Di fatto, l'Italia pare aver già derogato a quelle regole, scrive il "Wall Steeet Journal", che riporta le ultime indiscrezioni secondo cui Roma intenderebbe tutelare gli obbligazionisti di Mps dalla crisi della banca senese. Un portavoce del ministero delle Finanze tedesco, Nadine Kalway, ha già anticipato che l'Italia potrebbe procedere al salvataggio pubblico (il cosiddetto "bail out") "in condizioni del tutto eccezionali"; ed ha spiegato che ai piccoli obbligazionisti potrà essere offerta una compensazione, se verrà provato che la banca li ha ingannati in merito al reale profilo di rischio delle obbligazioni sottoscritte.
 
 
Centinaia di rifugiati nei "campi segreti" vicino Calais nel tentativo di raggiungere il Regno Unito
Londra, 27 dic 09:44 - (Agenzia Nova) - Centinaia di rifugiati sono tornati a concentrarsi nell'area di Calais, a poche settimane dallo smantellamento della cosiddetta "giungla", nella speranza di dirigersi nel Regno Unito. Il quotidiano britannico "The Independent" rivela che nella regione francese del Nord Passo di Calais si sono costituiti in modo "informale" almeno sei campi, i cui ospiti sono in costante aumento. Tra loro ci sono anche molti minori ai quali il ministero dell'Interno di Londra ha negato il diritto di asilo in Gran Bretagna.
 
 
Prima riunione della Chiesa in Cina da 6 anni
Parigi, 27 dic 09:44 - (Agenzia Nova) - La Chiesa cattolica ufficiale di Cina terrà questa settimana la sua prima riunione da sei anni: lo ha annunciato ieri lunedì 26 dicembre la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, la quale ha detto che la XI esima Assemblea dei rappresentanti cattolici si svolgerà a partire da ogi martedì 27 e fino a giovedì 29 a Pechino. L'evento sarà scrutato con attenzione dal Vaticano, che è in pieno processo di avvicinamento alla Cina: le relazioni diplomatiche sono interrotte dal 1951 ed un loro ristabilimento avrebbe un carattere storico. La dozzina di milioni di cattolici cinesi sono divisi tra una "Associazione patriottica", il cui clero è designato dal Partito comunista, ed una Chiesa non ufficiale i cui vescovi, nominati dalla Santa Sede, sono tollerati ma non riconosciuti dal governo di Pechino.
 
 
Germania, dopo l'attentato di Berlino l’Unione chiede leggi più severe
Berlino, 27 dic 09:44 - (Agenzia Nova) - L'attentato al mercatino di Natale di fronte alla Chiesa del memoriale di Berlino ha fatto esplodere il dibattito e le polemiche in merito alle politiche migratorie e di sicurezza. In particolare, i politici dell'Unione di centrodestra fanno pressione per una stretta legislativa e per controllare meglio le frontiere. L’Spd si è detta parzialmente disponibile a un confronto, mentre i Verdi e la Linke attribuiscono la responsabilità dell'attentato all'incuria delle autorità competenti. Il ministro dell'nterno Thomas de Maizière (Cdu), ha classificato la Tunisia, l’Algeria e il Marocco come Paesi nuovamente sicuri, e pertanto, secondo il Ministro è tempo che i Verdi smettano di osteggiare i rimpatri verso i Paesi del Maghreb. “Il numero dei rimpatri aumenterà significativamente” ha detto il Ministro alla "Bild am Sonntag". Inoltre de Maizière vuole che i partner di coalizione dell’Spd sostengano il disegno di legge che prevede la possibilità detentiva per i soggetti considerati pericolosi per la sicurezza nazionale. La presenza di migranti che rifiutano di farsi identificare non sarà più tollerata in Germania, e verranno intensificati i controlli al confine con l’Austria. Il rimpatrio del tunisino sospettato della strage di Berlino, Anis Amri, era stato ostacolato da problemi burocratici. Il segretario della Csu, Horst Seehofer, ha ribadito la richiesta di istituire centri di transito per i richiedenti asilo, come dichiarato alla "Welt am Sonntag ". In tali centri dovrebbero “essere presenti poliziotti, medici, interpreti e giudici in grado di decidere in breve tempo a chi concedere l’asilo e a chi no”. Tale richiesta è stata finora respinta dall’Unione, ma l’esperto di politica interna dell’Spd Brukhard Lischka e il vice-capo gruppo in Parlamento Eva Hoegl si sono detti possibilisti. Gerd Landsberg, direttore esecutivo dell'Associazione tedesca delle città e dei comuni, si è detto favorevole ad un aumento della video-sorveglianza. Critiche al Governo erano state espresse alla “Saarbrücker Zeitung” da parte del capo dei Verdi Anton Hofreiter.
 

 
Germania, domande sull’assassino di Berlino
Berlino, 27 dic 09:44 - (Agenzia Nova) - Quando le agenzie di sicurezza tedesche parlano di “individui pericolosi”, le loro liste non dicono più di questo. Gli uffici della polizia di Stato e la polizia criminale federale decidono autonomamente quali criteri e priorità determinino la "pericolosità" dei soggetti attenzionati, e non esiste nessuna definizione legale al riguardo. Attualmente sono 200 gli “individui pericolosi” in Germania, secondo quanto riferito dal ministro dell'Interno Thomas de Maizière al tedesco “Bild”. Il numero è elevato - c’è stato un aumento significativo dal 2014 - ma la maggior parte di questi soggetti sono già stati condannati e messi in carcere, e dunque l'ampiezza della lista non è sinonimo di negligenza di controlli da parte delle autorità. C’è bisogno di indicazioni giuridiche chiare per comporre tale lista e per i controlli e l’eventuale detenzione. La Csu preme per un inasprimento delle norme e chiede al partner di coalizione, l'Spd, di individuare criteri ben definiti che dettino il “pericolo per la sicurezza pubblica”. Secondo l’articolo 33 della convenzione di Ginevra, un profugo perde il diritto all’asilo se costituisce un pericolo per il paese che lo ospita ed è condannato per un crimine particolarmente grave. Tuttavia in Germania esistono numerosi paletti e tutele. Nel Reno-Vestfalia del Nord la detenzione preventiva non può durare più di un singolo giorno, in Baviera e Baden-Wuerttemberg 14, a Berlino 4. La legislazione è eterogenea. Il Presidente della Cdu della Renania settentrionale-Westfalia, Armin Laschet, si è detto favorevole, dopo gli eventi di Berlino, a una maggiore restrizione della libertà personale in caso di pericolosità dell'individuo. In pratica, scrive la "Sueddeutshce Zeitung", si richiede un’inversione della presunzione d’innocenza; la proposta era già stata avanzata nel 2007 dall’allora ministro dell'IInterno Wolfgang Schauble. Attualmente non ci sono obblighi di scambio d’informazioni nel sistema di Europol e nell’area Schengen. Abdul Rahim era già stato, ad esempio, condannato in Italia a quattro anni di reclusione per incendio doloso. C’è infine da aggiungere che pochi paesi hanno l’obbligo di riprenderere in carico i loro cittadini condannati in Germania, a meno di accordi particolari, come quello fra Ue e Turchia, per via della difficoltà d’identificazione di quanti non sono in possesso di un documento. Amis Amri era stato riconosciuto come tunisino nel 2015.
 

  
Medio Oriente: il premier israeliano, umiliato, attende l'ingresso di Trump alla Casa Bianca
New York, 27 dic 09:44 - (Agenzia Nova) - La furiosa reazione de governo israeliano all'adozione di una risoluzione di condanna della politica degli insediamenti ebraici in Cisgiordania da parte del Consiglio di sicurezza Onu prova a quale punto sia giunta la frattura tra quel paese e la comunità internazionale in merito ai territori arabo-palestinesi occupati. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, insiste nel sostenere che non ci sia nulla di sbagliato nell'edificazione di insediamenti in alcune delle aree occupate dopo la Guerra dei sei giorni; la risoluzione n.2334, approvata venerdì scorso dal Consiglio di sicurezza con il cruciale avvallo degli Stati Uniti - che non hanno fatto ricorso al veto - getta però Tel Aviv in uno stato di isolamento politico assoluto. Le relazioni tra Israele e il suo fondamentale alleato, gli Stati Uniti, non hanno fatto che peggiorare durante gli otto anni di amministrazione del presidente Usa uscente, Barack Obama. Negli ultimi mesi ha opposto alla politica degli insediamenti un'opposizione sempre più dura e rumorosa, sino ad arrivare a una condanna aperta. E' palese - scrive il periodico "Time" - che tra Netanyahu e Obama è in corso uno scontro personale, prima ancora che politico. Lo provano i durissimi commenti diffusi dal premier israeliano dopo l'approvazione della risoluzione: "Dalle informazioni a nostra disposizione, non abbiamo alcun dubbio che l'amministrazione Obama abbia dato inizio all'iniziativa, l'abbia sostenuta, coordinata e abbia preteso la sua approvazione", ha accusato Netanyahu domenica di fronte al suo gabinetto di governo. L'attacco personale a Obama - sostiene il quotidiano israeliano - serve anche a Netanyahu per mascherare il fatto che la risoluzione contro gli insediamenti è stata approvata da molti altri paesi con cui il premier israeliano intrattiene relazioni politiche sempre più strette, come la Russia e la Cina. "Questo è lo stesso primo ministro che ci assicurava che dozzine di Stati erano dalla nostra parte", ha infatti dichiarato all'emittente Channel 2 Tv l'ex premier israeliano Ehud Barak. "Ho cercato la Russia, la CIna, l'Inghilterra, la Francia. Dov'erano tutti questi nostri supposti amici, quando avrebbero dovuto sostenerci?". L'approvazione della risoluzione n.2334 rappresenta insomma, secondo il "Time", una vera e propria umiliazione per Netanyahu, che ha sempre sminuito la rilevanza delle critiche alla politica degli insediamenti mosse dalla comunità internazionale. La risoluzione approvata venerdì dalle maggiori potenze mondiali mette nero su bianco che gli insediamenti "non hanno alcuna legittimazione legale" e costituiscono anzi una flagrante violazione" del diritto internazionale. Si tratta certo di un documento simbolico, privo di alcuna sanzione o misura concreta ai danni di Israele. Tel Aviv, però, potrebbe subire presto altri smacchi: il 15 gennaio, pochi giorni prima della fine del secondo ed ultimo mandato di Obama alla Casa Bianca, la Francia ospiterà una conferenza di dozzine di paesi mediorientali e non, con l'obiettivo di lanciare un piano di pace tra israeliani e palestinesi sulla base del principio di due Stati per due nazioni, entro i confini politici del 1967. A Netanyahu non resta che attendere l'ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump: il presidente statunitense eletto ha nominato ambasciatore a Israele l'avvocato David Friedman, sostenitore politico ed economico degli insediamenti in Cisgiordania. Ed ha promesso che a partire dal 20 gennaio "le cose saranno differenti". Non è chiaro però cosa Trump possa fare, conclude il "Time": il presidente eletto avrà certo a disposizione il potere di veto per bloccare nuove risoluzioni "anti-Israele" all'Onu. Ma non potrà in alcun modo ribaltare la risoluzione di condanna approvata venerdì.
   

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