Perché il voto italiano non c'entra nulla con Brexit e Trump

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Bloomberg, Financial Times, Sueddeutsche Zeitung, Washington Post

Palazzo Chigi - Conferenza Matteo Renzi dopo i risultati del referendum

Palazzo Chigi - Conferenza Matteo Renzi dopo i risultati del referendum costituzionale (foto LaPresse)

Italia, un voto per lo status quo


New York, 7 dic 08:25 - (Agenzia Nova) - L'esito del referendum costituzionale in Italia non va confuso con il voto britannico sull'uscita dall'Unione europea, o con l'esito delle elezioni presidenziali statunitensi. Secondo l'opinionista di "Bloomberg View" Therese Raphael, per quanto possa essere allettante tracciare una linea di continuità tra i tre eventi, il voto in Italia ha avuto di fatto una natura opposta agli altri due: si è trattato di un voto schiacciante per lo status quo. I populisti, in Italia e altrove, "amano la narrativa Brexit-Trump"; La leader del Front national francese, Marine Le Pen, ha definito ad esempio il voto italiano "un voto contro l'Europa e contro Renzi". Secondo l'opinionista, l'affermazione è vera soltanto a metà. Gli italiani "sostengono l'Europa e l'euro", anche se il primo partito di opposizione, il Movimento 5 stelle, chiede di abbandonare la moneta unica. Al contrario degli elettori statunitensi, che hanno votato Trump per imprimere una scossa al sistema, "gli italiani hanno votato per mantenere il loro attuale sistema politico". E' vero che il referendum ha assunto anche i connotati di un voto di fiducia sul premier Matteo Renzi, che dopo la sconfitta ha annunciato le proprie dimissioni. Secondo Raphael, però, era proprio Renzi a incarnare in Italia il cambiamento: il premier "ha speso gran parte del suo capitale politico per ottenere l'approvazione delle sue riforme dal parlamento", e la riforma costituzionale, a prescindere da considerazioni di merito, puntava a rendere il paese più governabile e superare quelle che il premier riteneva fossero le cause dell'instabilità dei governi. Non ha aiutato la causa del premier il fatto che la riforma fosse "mal congegnata e confusa per molti". Il sospetto, però, è che "per troppi la riforma andasse a toccare un comodo ordine di lavoro: gli italiani sono ormai abituati alla criminalizzazione su piccola scala della vita quotidiana, al modo in cui la miriade di regole in vigore, spesso imperscrutabili, vengono piegate o evase". E' un sistema "caotico e spesso ingiusto, ma come un ubriaco funzionale, in Italia perlopiù funziona". Il voto di domenica, secondo l'opinionista, si spiega soprattutto in un modo: "La minaccia di Renzi all'ecosistema lo ha posto in rotta di collisione con gran parte dell'establishment italiano".

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Europa, il ministro tedesco Schauble professa ottimismo
Berlino, 7 dic 08:25 - (Agenzia Nova) - Il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schauble, ha commentato la situazione del dopo referendum in Italia da Bruxelles, dove ha incontrato i suo omologhi europei: “Siamo preoccupati ovviamente per la situazione italiana”, ha detto, auspicando che la strada finora intrapresa dal premier Matteo Renzi venga mantenuta dai prossimi governi. Che fare con le banche italiane, che hanno accumulato 360 miliardi di crediti inesigibili? Schauble, conscio di essere sotto i riflettori delle tv italiane e dei mercati, ha risposto: “Cosa volete che vi dica?”, e si è limitato ad esprimere ottimismo. Il timore del Ministro, scrive la "Sueddeutsche Zeitung", è che i rischi bancari italiani di bilancio vengano messi in comune in Europa. Riferendosi poi alla Grecia, Schauble ha affermato che nonostante Atene sia in ritardo sulle riforme, non ci dovrebbe essere problema per il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) a concederle una dilazione. La Germania sarebbe disponibile ad accettare un contenimento del disavanzo primario, concordato per il 2018, anche entro 10 anni, mentre altri paesi non intendono andare oltre i cinque. Non c’è inoltre accordo tra i Paesi sulla politica da adottare nei confronti delle aziende che utilizzano diverse legislazioni nazionali per le detrazioni fiscali o per evitare la tassazione sui dividendi.
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I centristi europei ottengono una vittoria e un regalo nascosto
Washington, 7 dic 08:25 - (Agenzia Nova) - Due votazioni tenute domenica scorsa hanno prodotto esiti apparentemente contrastanti nella battaglia tra i populismi nazionalistici europei e l'establishment politico del Vecchio Continente. I populisti hanno proclamato vittoria in Italia, dove la bocciatura della riforma costituzionale ha portato alle dimissioni del premier Matteo Renzi. In Austria, invece, le elezioni presidenziali hanno segnato la sconfitta del candidato della destra nazionalista, battuto dal verde Alexander Van der Bellen. La riforma della Costituzione voluta da Renzi - sottolinea la "Washington Post" in un editoriale non firmato, attribuibile alla direzione - non era osteggiata però soltanto dai populisti: vi si opponevano anche figure di primo piano della classe dirigente italiana come l'ex premier Mario Monti. La riforma, scrive il quotidiano, era concepita per aumentare significativamente i margini di azione dei governi, riducendo i gravosi vincoli posti all'azione di governo dai padri costituenti. L'obiettivo di Renzi era quello di procedere così a passo spedito nell'adozione delle riforme necessarie a rilanciare il paese. Se adottato, però, tale sistema avrebbe potuto "spalancare le porte del potere al Movimento 5 stelle o ad altri movimenti estremistici", che vinte le elezioni avrebbero potuto governare senza alcun ostacolo da parte delle opposizioni e senza il bisogno di negoziare alleanze con altre forze politiche dell'arco parlamentare. In questo senso, scrive la "Washington Post", l'esito del referendum di domenica rappresenta di fatto una vittoria dei poteri consolidati e delle classi dirigenti italiana ed europea. E' infatti probabile che ad assumere le redini dell'Italia sarà un governo di transizione incaricato di approntare una nuova legge elettorale. Il problema dell'economia stagnante e quello del settore bancario resta, ma si tratta "di un genere di problema che i leader politici e finanziari europei sono abituati a gestire".
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Altri pericoli in agguato per l'area dell'euro
Londra, 7 dic 08:25 - (Agenzia Nova) - Gli eventi mettono di nuovo alla prova l'area dell'euro, osserva l'editorialista del "Financial Times" Martin Wolf. L'ultimo shock arriva dall'Italia, un paese importante, terza potenza economica dell'unione monetaria. Nell'eurozona le cose stavano migliorando – tra il 2013 e il 2016 il prodotto interno lordo è aumentato del 5,5 per cento e la disoccupazione è scesa dal 12,1 al 9,8 per cento – ma questo miglioramento non è bastato a compensare il danno della crisi finanziaria del 2008; inoltre, le performance economiche tra i paesi membri divergono. Ciò di cui l'area dell'euro ha più bisogno è l'allontanamento dalle politiche di austerità. Per William Hague, ex segretario agli Esteri ed ex leader del Partito conservatore britannico, commentatore per "The Telegraph", l'unica soluzione per i paesi "poveri" come l'Italia intrappolati in un esperimento fallito è lasciare la moneta unica. In questo contesto la Banca centrale europea, il cui consiglio esecutivo si riunirà domani, si prepara a decidere sulla proroga o la riduzione del programma di alleggerimento quantitativo.
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Che cosa si può fare per evitare una crisi bancaria in Italia?
Londra, 7 dic 08:25 - (Agenzia Nova) - In evidenza sul "Financial Times" il rischio di una crisi bancaria italiana, accentuato dopo la sconfitta del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel referendum sulla riforma costituzionale. L'Italia è il primo e più importante banco di prova per il nuovo regime europeo di gestione delle banche in fallimento. Quali sono le opzioni per il nuovo governo? Che cosa succederà se Monte dei Paschi di Siena non riuscirà a raccogliere capitali? Si procederà col bail-in? La "ricapitalizzazione precauzionale" prevista dalle norme europee è un'alternativa possibile? Due analisi osservano che l'Italia è bloccata tra la "camicia di forza fiscale" e le difficoltà bancarie e che in gioco non c'è solo il sistema nazionale del credito, ma le sorti delle finanze europee e dell'unione monetaria.
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PANORAMA INTERNAZIONALE
 
 
 
Zile (europarlamentare Lettonia): la Nato è l'unica alleanza militare di cui l'Ue ha bisogno
New York, 7 dic 09:39 - (Agenzia Nova) - L'Unione Europea dovrebbe abbandonare il sogno di una "unione della Difesa" e rafforzare l'unica alleanza trans-atlantica che già esiste e funziona, la Nato. E' quanto afferma in un editoriale sul "Wall Street Journal" l'europarlamentare lituano Roberts Zile. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, scrive Zile, "ha deciso di abbandonare ogni riferimento a un Esercito europeo, optando invece per la nozione più socialmente accettabile di unione europea della Difesa". A prescindere dalle questioni di forma, però, "il problema di fondo rimane: tale iniziativa rafforzerebbe la difesa europea, o finirebbe piuttosto per allontanare Washington e Londra, minando così le strutture collaudate della Nato?". La Lettonia, così come gli altri paesi europei del Baltico, sono direttamente interessati dall'esigenza di rafforzare ulteriormente le capacità difensive dell'Europa, premette Zile. Juncker ritiene che "la Nato non sia abbastanza", ma "qual è l'alternativa?", si chiede l'europarlamentare lituano: "Forse una struttura difensiva europea costruita su paesi dall'impronta marcatamente pacifista?". Gran parte dei paesi europei, sottolinea l'autore dell'editoriale, hanno un'esperienza bellica assai limitata. L'Europa "ha evitato i conflitti per sessant'anni affidandosi alla Nato". I sostenitori di una nuova alleanza europea affermano che l'Alleanza si concentri soltanto sulla mutua difesa, e non sul contrasto alle nuove minacce come il terrorismo. Eppure - ricorda Zile - l'unico ricorso concreto all'art.5 del trattato istitutivo della Nato, che prevede la risposta comune all'attacco contro un paese membro dell'alleanza, è seguito proprio a un attentato terroristico, quello dell'11 settembre 2001 a New York. Con la sua campagna contro i talebani in Afghanistan, "La Nato si è trasformata da organizzazione puramente difensiva a forza di stabilizzazione internazionale", come prova anche la sua partecipazione alle operazioni contro i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. Tutto questo, afferma Zile, è stato possibile perché l'Europa ha lavorato a stretto contatto con gli Stati Uniti. Se l'Ue muovesse verso l'edificazione di una "capacità difensiva 'autonoma'", avverte l'autore dell'editoriale, "ciò potrebbe dare agli Usa la falsa impressione che l'Ue possa prendersi cura di sé autonomamente, e così non è, specie dopo la Brexit". Rimpiazzare la Nato porrebbe anche una serie di difficoltà di ordine pratico: "Chi controllerebbe l'Esercito europeo? I leader dei 27 paesi membri dovrebbero agire all'unanimità, o il presidente Juncker propone di guidare le nuove Forze armate unilateralmente, dall'alto della sua solida esperienza di ministro delle Finanze e primo ministro del Lussemburgo, che alla Difesa destina lo 0,4 per cento del suo prodotto interno lordo?". L'Esercito europeo, conclude Zile, vorrebbe dare al mondo la dimostrazione della determinazione dell'Ue, "ma se i paesi membri fossero seri a tal proposito, dovrebbero iniziare rispettando le linee guida che prevedono di destinare il 2 per cento del Pil alla Difesa", come ad oggi fanno soltanto Estonia, Grecia, Polonia e Regno Unito. Juncker "vuole 'di più' perché gli piacciono i grandi progetti dai grandi budget", attacca infine l'europarlamentare; ma il Fondo europeo per la difesa prospettato da Bruxelles, avverte Zile, rischierebbe di limitare le opzioni a disposizione degli Stati Membri sul fronte delle acquisizioni di armi e sistemi per le Forze armate.
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Russia: primo ministro Medvedev, presto la ratifica dell'accordo sul Turkish Stream
Mosca, 7 dic 09:39 - (Agenzia Nova) - La Russia ratificherà a breve l'accordo per la costruzione del gasdotto Turkish Stream. Lo ha affermato ieri il primo ministro di quel paese, Dmitrj Medvedev, durante una conferenza stampa dopo i colloqui con il suo omologo turco Binali Yildirim. "Abbiamo tenuto colloqui sostanziali, e discusso una vasta gamma di argomenti: di commercio e investimenti, di energia, petrolio e gas, di nucleare e industria, alta tecnologia, agricoltura. In breve, tutti gli aspetti che caratterizzano le nostre relazioni", ha riferito il capo del governo russo, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa "Interfax". L’accordo sul gasdotto Turkish Stream è stato ratificato dalla Turchia nei giorni scorsi e firmato dal presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan.
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Italia: Renzi, perdere per tornare a vincere
Madrid, 7 dic 09:39 - (Agenzia Nova) - Passata la doccia fredda del risultato referendario, Matteo Renzi "avrebbe ordito un piano per trasformare la sconfitta in una vittoria", scrive " El Mundo": "indire elezioni anticipate il prima possibile, capitalizzare il 40 per cento dei voti" che ha ottenuto praticamente da solo, "e riprendere il posto di primo ministro". In pratica, "si tratterebbe di tornare al passato, a ciò che Renzi aveva prima che la sua arroganza e il suo eccesso di sicurezza" lo portassero a convocare quel referendum che era totalmente convinto di vincere ma che non ha mai considerato "potesse affondarlo". L'ex sindaco di Firenze non vuole che il Pd sia l'unico a non chiedere le elezioni, ma per portare il paese alle urne ha bisogno di convincere il suo stesso partito a non convocare un congresso, che farebbe perdere tempo, o ad appoggiare il nome che vorrà fare il presidente Sergio Mattarella. Analoga, anche se meno spinta, la lettura del quotidiano " El Pais". "Anche se la sconfitta di domenica è stata molto dura", si legge in un articolo di scenario, in Italia "non ci sono tanti leader capaci di ottenere da soli il 40 per cento dei voti. Né del Pd né dell'opposizione". E nonostante la sua "fretta di dimettersi", "non conviene darlo per estinto". Renzi "è ferito ma non rassegnato", scrive il quotidiano " Abc" appoggiando l'idea che il leader Pd voglia correre ad elezioni anticipate. Renzi "non vuole un governo forte, ma un governo 'amico' che lui stesso possa controllare", forzando la chiamata alle urne. La versione di un Renzi che intende "risorgere dalle proprie ceneri" attraversa anche l'atlantico e finisce in un articolo del quotidiano argentino "La Nacion".
 
 
Francia, il Consiglio di Stato respinge il ricorso della moschea salafita di Ecquevilly
Parigi, 7 dic 09:39 - (Agenzia Nova) - Il Consiglio di Sttato francese nella serata di ieri martedì 6 dicembre ha finalmente deciso sulla questione della chiusura della moschea salafita di Ecquevilly, decisa in base allo stato di emergenza adottato all'indomani delle stragi del 13 novembre 2015 a Parigi ed attorno alla quale si era sviluppato un aspro dibattito: la chiusura del luogo di culto è confermata perché essa non rappresenta nessuna minaccia alla libertà di culto. Il caso era particolarmente rilevante perché agli organizzatori della moschea non era stato contestato alcun legame con cellule o tendenze jhadiste: il Consiglio di Stato tuttavia ha sentenziato che le prediche degli imam che "esortano a comportamenti violenti, settari ed illegali" sono un motivo sufficiente perché le autorità ne abbiano deciso la chiusura, anche se in esse non c'era "alcuna incitazione a praticare atti di terrorismo o ad unirsi ai combattenti di organizzazioni terroristiche" all'estero; la libertà del culto musulmano, secondo i magistrati amministrativi, è comunque garantita dalla presenza nella zona di altre moschee, dove peraltro non si tengono sermoni di tendenza salafista.
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Regno Unito: May accetta di presentare la strategia per la Brexit prima dell'invocazione dell'articolo 50; Barnier, 18 mesi per negoziare
Londra, 7 dic 09:39 - (Agenzia Nova) - Stampa britannica, Brexit. La premier del Regno Unito, Theresa May, ha ceduto alle pressioni di una parte del suo Partito conservatore e ha accettato di rivelare il piano del governo sull'uscita dall'Unione Europea, probabilmente senza i dettagli, prima di invocare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona. Un annuncio altrettanto o forse ancora più importante è arrivato da Michel Barnier, capo negoziatore dell'Ue: le trattative saranno compresse in un periodo di 15-18 mesi, perché bisogna prevedere quattro o cinque mesi per la ratifica dell'accordo da parte del Parlamento europeo, che dovrà votare prima della fine della legislatura: la scadenza, dunque, è l'ottobre del 2018.
Continua a leggere l'articolo di Daily Telegraph

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