Le "cattive compagnie" sulla strada del No al referendum

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di New York Times, Bloomberg, Abc, Vanguardia, Spiegel

matteo salvini

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Monti: il presidente del Consiglio non dovrebbe dimettersi in caso di sconfitta al referendum

 

New York, 23 nov 08:54 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, dovrebbe proseguire sino alla fine il proprio mandato anche nel caso di una sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale del prossimo 4 dicembre. Lo ha dichiarato l’ex primo ministro italiano Mario Monti, che intervistato da “Bloomberg” è tornato a spiegare le ragioni della sua opposizione al progetto di riforma del governo. Monti imputa al premier in carica l’errore d’aver “snaturato” il referendum sulla Costituzione, ma ritiene che l’eventuale vittoria del “no” alla riforma non metterebbe a rischio la stabilità del paese, né tantomeno l’appartenenza dell’Italia all’eurozona. “Questo referendum riguarda una modifica parziale della Costituzione. (Renzi, ndr) Ha deciso di sovraccaricarlo con un eccesso di drammatizzazione, ma credo che lui stesso ritenga ora di aver commesso un errore. Personalmente – prosegue Monti – voterò no, perché reputo che la nuova Costituzione potrebbe rendere il processo legislativo più difficoltoso (…) e perché non mi piace il nuovo Senato, che darà rilievo nazionale a una classe politica, quella regionale, che in passato è stata in media assai corrotta. Sono però il primo a dire che il presidente del Consiglio dovrebbe andare avanti in ogni caso”. Le dimissioni di Renzi, in caso di vittoria del “no”, “non sarebbero affatto una scelta obbligata. (…) Se oggi il presidente del Consiglio afferma il contrario, o dà l’impressione di volersi dimettere, allora le eventuali incertezze o turbolenze sono una sua responsabilità”. Monti illustra le sue previsioni e aspettative in caso di vittoria del “no”: anzitutto, spiega l’ex premier, “mi aspetto che Renzi resti al suo posto nonostante tutto. Nel caso volesse a tutti i costi dimettersi, mi aspetto che il presidente della Repubblica formi un nuovo governo con un nuovo primo ministro, che provenga però dallo stesso spettro politico di centro-sinistra”, anziché optare per un governo tecnico. Il paese, ritiene Monti, non andrà a elezioni anticipate, che si terrebbero dunque nel 2018, come previsto dalla scadenza naturale dell’attuale legislatura, e ci sarà “una continuazione delle attuali politiche”. Monti sottolinea di essere stato “uno dei più convinti sostenitori” delle politiche riformatrici del governo in carica, “specie all’inizio”. Negli ultimi due anni, però, “devo dire che il processo di riforma economica è assai rallentato, e lo stesso vale per gli sforzi di consolidamento fiscale. L’esito di questi due anni non si può dire brillante, considerata una situazione perlopiù favorevole in termini di quantitative easing, tasso di cambio, eccetera”. Monti non si dice preoccupato dal populismo in Italia – giunge anzi a definire lo stesso Renzi “quasi un fattore di populismo dall’alto – e reputa del tutto improbabile un’ascesa al governo del Movimento 5 stelle: perché ciò accadesse, afferma l’ex premier, dovrebbero tenersi delle elezioni, e quel partito dovrebbe convincere gli elettori italiani di essere in grado di governare, “un’affermazione che almeno per ora non sarebbe assai persuasiva, considerata ad esempio l’esperienza di Roma”. “Il messaggio che voglio davvero trasmettere – precisa però Monti – è che non dovrebbe esserci alcuna turbolenza nei mercati finanziari, e che Renzi o non Renzi, l’Italia non può proseguire con questo passo. Deve seguire più concretamente la via della riforma e del consolidamento fiscale”. L’ipotesi di un’uscita dell’Italia dall’euro, in ogni caso, “è del tutto estranea alla realtà”.

 
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Referendum: le "cattive compagnie" sulla strada del "no"

 

Madrid, 23 nov - (Agenzia Nova) - Il referendum sulla riforma costituzionale si porta dietro "cattivi compagni" di viaggio. Sul carro del "no", scrive il quotidiano "Expansion", sono saliti "da rispettabili docenti di diritto, con i loro impeccabili argomenti giuridici, fino al comico Beppe Grillo, fondatore e leader del Movimento 5 Stelle che dà briglia sciolta al populismo più grottesco, con insulti fuori ogni misura". L'articolo parla del blog di Grillo, "ponte di comando e tribunale supremo interno" del Movimento, da cui il comico lancia quotidianamente "accuse iperboliche": fautori del "sì", definiti "omicidi seriali", Renzi peggio di Pinochet. "Aggressivo come Grillo, e non meno istrione, è il leader della Lega Nord Matteo Salvini, entusiasta per la vittoria di Donald Trump e fiduciosi nel successo della sua amica Marine Le Pen in Francia". In questo scenario "non è facile" per il fronte del "no" far sentire la propria voce, calma ma ferma, contro la riforma costituzionale.

 

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Migrazioni, il rischio italiano

 
Amburgo, 23 nov - (Agenzia Nova) - In Germania è ancora fresco il ricordo delle polemiche e dei disagi causati dalla politica dell'accoglienza dei rifugiati messa in atto dalla Germania lo scorso anno, ed è in quest'ottica che si paventa un "rischio italiano" sul fronte dell'immigrazione. La Cdu ha ribadito che “gli eventi dello scorso anno non devono essere ripetuti”, anche nel caso dovesse riprendere il massiccio afflusso in Europa di migranti da Siria, Afghanistan e Nordafrica. L’Unione europea ha concluso con la Turchia un accordo ed è stata arginata la rotta dei Balcani. Nel mese di ottobre di quest’anno si sono registrati solo 15 mila arrivi su quel fronte, contro gli oltre 180 mila dello scorso anno. Questo risultato potrebbe aiutare il cancelliere tedesco Angela Merkel ad essere rieletto, a patto che tale situazione si mantenga stabile fino a settembre del prossimo anno. Due sembrano essere i fattori di rischio: i rapporti con il Presidente turco Erdogan e la situazione di crisi di quello italiano Matteo Renzi. Nel mese di ottobre c’è stato infatti un numero di arrivi record sulle coste italiane e le strutture d’accoglienza sono al collasso. Associazioni per i diritti umani accusano le autorità italiane di abusi nei confronti degli immigrati. E il primo ministro ha detto che il suo Paese non potrà sopportare un altro anno come questo. Renzi è sotto pressione. L'economia italiana è zoppicante e l'insoddisfazione della gente è in crescita. A lungo, non è improbabile che l'Italia cada nelle mani del Movimento 5 stelle dell’ex-comico Beppe Grillo e in quelle di nazionalisti di destra della Lega Nord. Il voto sulla riforma costituzionale del 4 dicembre potrebbe essere cruciale per il Premier. Ci potrebbe essere uno spaccamento anche all’interno del suo stesso partito. Grillo e i leghisti potrebbero, in caso di loro Governo, decidere di lasciar proseguire verso nord i migranti senza fermarli per un’identificazione. Renzi finora ha mantenuto i patti, contando sulla promessa di una redistribuzione dei rifugiati in tutta Europa, ma sinora tali promesse sono state in gran parte disattese, e la pazienza dell'Italia potrebbe esaurirsi. La situazione è critica anche in Svizzera dove, a Chiasso, c’è stato un aumento di entrate dall’Italia di dieci volte. Secondo quanto riportato dalla “Sueddeutsche Zeitung”, sono migliaia i richiedenti asilo provenienti da Eritrea e Nigeria che dall’Italia, con treni merci o mezzi di fortuna, tentano di arrivare in Germania. Quale sarà la politica del Cancelliere?

 

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Referendum: il voto spaventa gli investitori


Madrid, 23 nov - (Agenzia Nova) - Il referendum in Italia e la preoccupazione per la politica monetaria della Banca centrale europea sono temi che stanno pesando molto nella agenda degli investitori. È il parere di Peter Dixon, economista di Commerzbank, citato da "Abc" in un articolo in cui si ricorda l'appuntamento alle urne di dicembre e i riflessi sugli investitori. "Al momento, non c'è un rischio più grande del voto in Italia", segnala la testata.

 

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L’Italia decisa a rafforzare i legami commerciali con l’Iran nonostante l’elezione di Trump negli Usa

 

New York, 23 nov - (Agenzia Nova) - Il ministro italiano dell’Industria, Carlo Calenda, si è impegnato ieri a nome del suo governo a sostenere il rafforzamento dei legami commerciali ed economici con l’Iran, per nulla impensierito dalle possibili implicazioni dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Il ministro ha partecipato ieri ad un evento organizzato a Roma per le aziende iraniane, annunciando che si recherà a Teheran all’inizio del prossimo anno, accompagnato dal ministro delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan. L’Iran è tornato ad essere un membro effettivo della comunità commerciale globale lo scorso gennaio, a seguito dell’accordo internazionale sul suo programma nucleare che ha portato alla parziale revoca del regime sanzionatorio che gravava sulla Repubblica islamica. L’Italia, che vanta relazioni consolidate con quel paese, si è subito attivata per recuperarle e svilupparne appieno il potenziale. Il presidente eletto Trump, però, ha rivolto dure critiche all’accordo sul nucleare iraniano, esprimendo l’intenzione di rinegoziarlo: la diplomazia europea teme che ciò culminerebbe in un nuovo, brusco raffreddamento degli scambi commerciali con Teheran. Ieri Calenda ha sottolineato la necessità di ristabilire appieno i canali di finanziamento per l’Iran e gli attori economici che decidano di investire in quel paese, ed ha spiegato che è troppo presto per prevedere in quale direzione deciderà di muovere la prossima amministrazione presidenziale Usa. “Credo sia assolutamente necessario dare piena attuazione all’accordo (sul nucleare iraniano, ndr) e procedere in quella direzione”.

 
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Panorama internazionale

  


 

Parigi-Berlino, due destre parallele

 
Parigi, 23 nov - (Agenzia Nova) - Domenica scorsa, 20 novembre, la destra francese e quella tedesca hanno mostrato due volti differenti. Lo afferma un’analisi del quotidiano "Le Monde" in riferimento all’inaspettata rimonta di François Fillon alle primarie del centrodestra in Francia, e all’annuncio in Germania della cancelliera Angela Merkel di voler rimanere a capo della Cdu e guidare il suo partito verso le elezioni per il rinnovo del Bundestag dell’autunno 2017 come candidata alla cancelleria. L’analisi rileva un elemento di “innovazione democratica in Francia”, con le primarie e la vittoria inattesa di Fillon, che sfiderà Alain Juppé al ballottaggio domenica prossima; ma anche un dato di “confusione politica” legata alle “divisioni interne”. Parallelamente, nel panorama del centrodestra in Germania hanno prevalso invece “classicismo e chiarezza”, ovvero linea di continuità segnata dalla decisione della Merkel, al potere da 11 anni. Un “contrasto” messo in luce dall’editoriale che rileva, da un lato, la continuità del partito della Merkel, i cristiano democratici (Cdu), dall’altro la mutevolezza del centrodestra francese che, in sei anni, ha cambiato tre volte nome (Rpr, Ump, Les Republicains) e ha visto susseguirsi otto leader diversi.

 

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Francia: dalla fine delle 35 ore alle restrizioni sull’immigrazione, ecco cosa propone Alan Juppé

 
Parigi, 23 nov - (Agenzia Nova) - Dalla fine delle 35 ore alle restrizioni sull’immigrazione: "Libération" dedica un'articolo al programma di Alain Juppé, che sfiderà il favorito, François Fillon, al ballottaggio delle primarie francesi di centrodestra di domenica prossima. L’analisi espone, punto per punto, le linee programmatiche di Juppé che, ad esempio, sul fronte fiscale, propone un’imposta al 22 per cento per le piccole e medie imprese, e al 30 per le aziende di grandi dimensioni. Sul fronte della sicurezza il candidato vuole dislocare “10 mila nuovi poliziotti” sul territorio nazionale e usare “la doppia pena per espellere gli stranieri condannati di radicalizzazione”. Pur non affascinato da Putin come Fillon, anche Juppé mira a buone relazioni con la Russia.

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Regno Unito: il governo respinge l'esortazione di Trump a nominare Farage ambasciatore

 
Londra, 23 nov - (Agenzia Nova) - In evidenza sulla stampa britannica il tema delle relazioni anglo-statunitensi dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa. Il neoeletto presidente ha dichiarato che il leader ad interim dell'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito, farebbe "un gran lavoro" come ambasciatore negli Stati Uniti, provocando un certo disagio nel governo di Londra. Farage ha mostrato interesse per il ruolo, rivendicando di essere in una buona posizione per offrire un contributo dopo anni di rapporti con la squadra di Trump ed esortando Downing Street a cambiare perché il mondo è cambiato. Il segretario agli Esteri, Boris Johnson, ha puntualizzato che non ci sono posti vacanti all'ambasciata di Washington; Downing Street ha espresso apprezzamento per il titolare in carica, Kim Darroch, che ha avuto un colloquio con la premier, Theresa May. Il diplomatico è stato attaccato da stretti alleati di Farage, come Arron Banks, che lo ha accusato di essere "un europeista fanatico" e di aver appoggiato Hillary Clinton nella convinzione che vincesse. Numerosi i commenti. "Perché no?, domanda Gideon Rachman del "Financial Times" riguardo alla possibile nomina di Farage ad ambasciatore: in fondo, sarebbe la logica conseguenza del nuovo corso della politica britannica. Dello stesso avviso anche diversi opinionisti di "The Telegraph", anche se, secondo un editoriale non firmato, attribuibile alla direzione, la premier dovrebbe individuare, invece, un altro ruolo per il leader dell'Ukip. Rafael Behr su "The Guardian" sottolinea che Farage "ha dirottato il volo dei Tory verso Trumplandia" mettendo in difficoltà May. Ben Chu su "The Independent" prevede dalla nuova presidenza Usa conseguenze negative per la Gran Bretagna avviata alla Brexit, a giudicare dagli annunci di Trump sul Partenariato Trans-Pacifico (Tpp).

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Regno Unito: Blair punta a combattere il populismo con una campagna di centro

 

Londra, 23 nov - (Agenzia Nova) - Tony Blair, ex primo ministro del Regno Unito, spera di contribuire a combattere le forze populiste che hanno portato al voto referendario per la Brexit e all'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. L'ex premier, riferisce la stampa britannica, sta creando una nuova organizzazione, che sarà lanciata l'anno prossimo. Non si concentrerà solo sulla Gran Bretagna e sull'Unione Europea, ma agirà su scala globale. Il politico, negando di voler tornare in prima linea, ha spiegato di voler far sentire la sua voce perché "il centro è attualmente vuoto".

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Francia, famiglia e scuola: i programmi di Fillon e Juppé sulle questioni sociali

 
Parigi, 23 nov - (Agenzia Nova) - I due candidati "finalisti" alle primarie del centrodestra francese, François Fillon e Alain Juppé, sono portatori di visioni talvolta opposte sulle grandi questioni sociali. Le ha analizzate il quotidiano "Le Monde", che osserva innanzitutto come Fillon si fosse detto “contrario all’interruzione della gravidanza” lo scorso giugno, per poi fare un passo indietro e definire “personali” le sue dichiarazioni. Se Fillon intende mettere mano alla “legge Taubira” su matrimoni e adozioni gay, Juppé non la vuole toccare. Per entrambi l’istruzione è una priorità, così come una nuova politica sulla famiglia: Fillon propone un innalzamento a 3.000 euro del tetto del “quoziente familiare”, che permette di adattare il prelievo fiscale in funzione dei carichi familiari, mentre Juppé a 2.500. Sul fronte dell’immigrazione, entrambi i candidati intendono limitare l’assistenza sanitaria agli immigrati irregolari. Riguardo all’Islam radicale, Fillon usa toni duri: si è sempre detto a favore del divieto del “velo islamico integrale” e contrario al “burkini”, ed ha promesso l’eliminazione dei finanziamenti a tutte quelle associazioni che non rispettano l’uguaglianza uomo-donna. Posizioni sulle quali Juppé è più moderato, sebbene anch’egli intenda mettere in atto “controlli stretti sui finanziamenti ai luoghi di culto”, e come Fillon, sia favorevole a una stretta vigilanza sugli imam, che devono “predicare in francese ed essere formati”.

 

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