O passa il referendum o addio Eurozona, dice la Deutsche Bank

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Mundo. Tribune, New York Times, Bloomberg Business Week

Matteo Renzi referendum costituzionale

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Folkerts-Landau (Deutsche Bank), l'Italia potrebbe aver bisogno dell'Fmi, senza riforme dovrebbe lasciare l'eurozona

New York, 15 nov 08:34 - (Agenzia Nova) - L'Italia dovrebbe decidere se riformare a fondo e repentinamente le proprie istituzioni, o se lasciare l'eurozona. Lo ha dichiarato in una intervista a "Bloomberg" il capo economista di Deutsche Bank, David Folkerts-Landau. Discutendo gli effetti dell'elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti sulle dinamiche macroeconomiche europee, Folkerts-Landau esprime una visione profondamente pessimistica: il Continente europeo, anche senza considerare Trump, "è economicamente problematico da anni", e la Banca centrale europea (Bce) "è accusata di aver esaurito le munizioni" a propria disposizione e "di averne anzi abusato, non in termini di mandato ma di politiche". Il Continente si trova in una condizione per cui i rendimenti sui titoli obbligazionari "non danno più un'indicazione del rischio di credito" proprio per effetto delle politiche di stimolo della Bce, "la disoccupazione giovanile è al 20 per cento", e "le previsioni di crescita sono state dimezzate rispetto a sei mesi fa". A questo scenario si aggiunge "l'impatto tremendamente negativo" dell'elezione di Trump, ad esempio in termini di potenziali spese aggiuntive per la difesa europea, nel caso gli Usa decidessero effettivamente di ridimensionare la loro partecipazione alla Nato. L'elezione di Trump "dovrebbe suonare la sveglia all'Europa", ma la politica continentale è troppo ingessata, "è troppo difficile conseguire il cambiamento in Europa (...) e per questo sono molto pessimista". L'intervista si sposta poi sulla precaria situazione economico-finanziaria dell'Italia, con l'impennata dei rendimenti sui titoli di Stato registrata in particoalre negli ultimi giorni. "Se l'Italia fosse un paese emergente, dovrebbe intervenire in suo soccorso il federalismo europeo", osserva l'intervistatore. Il capo economista di Deutsche Bank non traccia un quadro rassicurante: "siamo di fronte a un paese con un rapporto deficit-pil oltre il 130 per cento, che non cresce e ha un deficit del tre per cento, e dunque continua ad accumulare debito", afferma Folkerts-Landau. Gli interessi ancora contenuti che il paese paga sul suo debito sono la prova di un mercato obbligazionario "totalmente distorto". L'incremento dello spread bund-btp registrato negli ultimi giorni è legato all'approssimarsi del referendum sulla riforma costituzionale del prossimo 4 dicembre: "Il mio timore - afferma l'economista- è che più ci si avvicina alla data del referendum, e più l'effetto dell'elezione di Trump si fa sentire, più gli investitori esterni usciranno dall'Italia", sino a far esplodere lo spread: uno scenario, sottolinea Folkerts-Landau, che prefigurerebbe un grave impatto sui settori bancari italiano ed europeo. L'Italia, insomma, è "l'epicentro da cui rischia di giungere ulteriore instabilità in Europa". Il capo economista di Deutsche Bank poi sgancia una vera e propria bomba: data la sua precaria situazione, e in caso di sviluppi negativi dopo il referendum del 4 dicembre, "se l'Italia dovesse scontrarsi con ulteriori difficoltà, avrebbe bisogno di un programma del Fondo monetario internazionale" (Fmi). Il paese ha bisogno di un'opera tempestiva di riordino improntato "all'efficienza del mercato e del mercato del lavoro", che "deve essere compiuta dall'esterno, o in caso contrario rischia di non essere mai intrapresa". Sarebbe certo difficile, per l'Italia e gli italiani, accettare un intervento dell'Fmi, e molto probabilmente "l'Europa cercherebbe di mettere assieme qualcosa sul modello della troika", ma "non è così che il sistema finanziario globale dovrebbe funzionare: l'Fmi siede al centro, e se un paese ha difficoltà finanziarie è da lì che dovrebbero giungere le riforme, non da un contesto regionale". Folkerts-Landau riconosce le difficoltà insite nel tenere in vita il progetto di una moneta unica che riunisce economie diversissime come quelle di Italia e Germania: "Dal 1970 al 2000, quando è entrato in scena l'euro, il marco tedesco si è apprezzato sulla lira italiana dell'80 per cento. Oggi questo non è più possibile, e all'Italia è costretta a una continua svalutazione domestica. E' un problema destinato a protrarsi a lungo, a meno che l'Italia non implementi davvero profonde riforme strutturali. E ha dimostrato di non esserne in grado". Senza riforme, conclude il capo economista di Deutsche Bank, "l'Italia sconterebbe uno stato di crisi continua, e dunque in questo caso starebbe meglio fuori dall'eurozona".

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Anche Rajoy al saluto a Obama, ma Renzi non voleva

Madrid, 15 nov 08:34 - (Agenzia Nova) - Al saluto di fine mandato che il presidente degli Usa Barack Obama vuole dare ai leader europei ci sarà anche Mariano Rajoy, anche se il premier italiano Matteo Renzi non lo voleva. Lo scrive il quotidiano "El Mundo" secondo il quale il primo ministro italiano ha mostrato "reticenza" ad accettare il nome che "fino a due settimane fa non era nella lista degli invitati della Casa Bianca". Il quotidiano ascrive la freddezza di Renzi alla "tradizionale rivalità" tra le diplomazie di Roma e Madrid, su cui insiste la "cattiva relazione" che l'italiano ha nei confronti dello spagnolo. La riunione, ideata dallo steso Obama e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, avrebbe confermato un asse interno all'Unione europea continuando a ignorare "la quarta economia" dell'area. Ma, osserva l'articolo, l'attuale posizione di Rajoy - "che o chiude i quattro anni di legislatura con il Partito popolare o si va a elezioni, vista la situazione dei socialisti" -, mette la Spagna in una situazione di forza dal momento che Francia e Germania vanno alle urne nel 2017 e l'Italia ha il referendum a giorni.

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Il referendum costituzionale espone l'Italia alle turbolenze del mercato obbligazionario, Renzi deve trovare il modo di evitare l'ondata populista

New York, 15 nov 08:34 - (Agenzia Nova) - I rendimenti sui titoli obbligazionari dello Stato italiano si sono impennati ieri ai massimi da un anno, dopo che il primo ministro italiano, Matteo Renzi, è tornato a suggerire di essere pronto a dimettersi in caso di bocciatura della riforma costituzionale da parte dei cittadini, al referendum del prossimo 4 dicembre. "Se dobbiamo lasciare le cose come stanno, vengano altri che son bravi a galleggiare", ha detto il premier italiano nel corso di una intervista televisiva, spiegando che il ruolo istituzionale che ha assunto due anni fa ha un significato soltanto a patto di disporre degli strumenti per cambiare il paese. Il mercato obbligazionario mondiale sconta già gli effetti dell'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, ma anche in questo contesto - sottolinea il "New York Times" - l'Italia si trova in una posizione particolarmente sfavorevole a causa del test di stabilità politica che dovrà affrontare il mese prossimo. I sondaggi condotti in Italia danno il "no" alla riforma costituzionale in netto vantaggio. I mercati, però, ritengono che non esista alternativa politica credibile al governo attualmente in carica. "Se parlate agli investitori italiani, la maggior parte vi dirà che nessuno a parte Renzi può governare l'Italia. Per questo era diffusa la convinzione che alla fine Renzi sarebbe comunque rimasto", spiega Cyril Regnat, fixed income strategist presso Natixis. L'intervista di Renzi ha minato questa convinzione; nel frattempo, il rendimento delle obbligazioni decennali italiane è aumentato di 20 punti base al 3,34 per cento, ai massimi da luglio 2015, prima di assestarsi al 3,18 per cento. Secondo un editoriale di Therese Raphael su "Bloomberg View", Renzi rischia di essere travolto dall'ondata populista che ha portato alla vittoria del referendum britannico sulla Brexit e di Donald Trump alle elezioni Usa. Renzi, però, "non è assimilabile a Hillary Clinton né ai politici che hanno perso la guerra delle argomentazioni sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea". Al contrario di queste figure, che rappresentavano l'establishment e la continuità, Renzi e la sua riforma rappresentano una rottura istituzionale con il passato: "Ironicamente, in Italia - scrive l'opinionista - un voto contro (la riforma costituzionale, ndr) al referendum non è un voto per il cambiamento, ma per la stagnazione economica e l'instabilità politica, due cose di cui l'Italia ha un'esperienza di lungo corso". Che gli Italiani possano rigettare ogni argomentazione logica e la loro esperienza di breve termine - scrive Raphael, riferendosi all'annosa ingovernabilità e stasi decisionale che contraddistingue quel paese - è causato soprattutto "da errori di calcolo nella tempistica del referendum e dalla decisione di personalizzare la consultazione". L'opinionista critica anche la decisione di Renzi di non limitarsi alla riforma costituzionale, ma di mettere mano in contemporanea anche alla legge elettorale: una decisione che gli italiani hanno colto con preoccupazione. Lo sforzo riformatore di Renzi è complicato anche dalla delicatissima situazione economica dell'Italia, con cui il premier non ha nulla a che fare. Renzi, conclude Raphael, è un politico capace che non va sottovalutato, "ma se il governo cade e il sistema politico resta irriformato, l'unica previsione credibile è una prosecuzione di caos e clientelismo politico. In quel caso, l'uscita del paese dall'euro diverrebbe una possibilità reale. Ed è improbabile che l'eurozona riuscirebbe a sopravviverle".

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PANORAMA INTERNAZIONALE

 

L'Europa esiste davvero per Trump?

Parigi, 15 nov 08:34 - (Agenzia Nova) - La Brexit l'ha destabilizzata ed ora l'elezione di Donald Trump la sta paralizzando: è quanto scrive il quotidiano economico francese "La Tribune" in un articolo il cui autore Robert Jules nota come, dopo aver perso un paese membro, l'Unione Europea stia proprio perdendo anche la bussola, a causa dell'enorme divario tra la visione del mondo di Barack Obama e quella del suo successore. All'indomani della vittoria di Trump, lamenta l'analista della "Tribune", ci si attendeva una forte presa di posizione comune da parte del Vecchio Continente; ed invece abbiamo ascoltato solo una debole formuletta diplomatica: il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ed il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, si sono infatti limitati a chiedere al 45esimo presidente degli Stati Uniti un vertice Usa-Ue "quando gli sarà più conveniente". Un tale attendismo può rivelarsi pericoloso per una Unione già indebolita dalle divisioni tra i paesi membri e dal crescente scetticismo dei suoi cittadini, sempre più tentati dal ripiegamento sulle istanze nazionali. Una presa di posizione forte invece avrebbe indicato la volontà di difendere con fermezza i risultati realizzati finora, in risposta alle critiche espresse del candidato Trump alla Conferenza mondiale sul clima, per la quale la Francia in particolare non ha risparmiato gli sforzi; all'accordo sul nucleare militare con l'Iran, che ha reso superate la maggior parte delle sanzioni economiche; all'attuale funzionamento della Nato, ed in particolare al suo finanziamento; alla gestione della crisi in Ucraina, il cui esito paradossale ora potrebbe vedere gli Europei far le spese di un riavvicinamento Usa-Russia; ai negoziati per il Trattato commerciale di libero scambio (Ttip). Parlando di questi temi in campagna elettorale, Trump ha fatto chiaramente capire quanto insignificante sia il ruolo che l'Europa ha nella sua visione del mondo; e questo suo disprezzo non può che essere incoraggiato dall'attendismo dell'Ue. Un attendismo che è ancor più rischioso considerando il calendario che nei prossimi dodici mesi minaccia turbolenze nei paesi europei più importanti dal punto di vista economico e diplomatico. L'anno vedrà cruciali appuntamenti elettorali in Francia, in Germania ed in Olanda; e si aprirà il prossimo 4 dicembre con il referendum costituzionale in Italia nel quale il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha messo in gioco il proprio personale futuro politico. Se vuole veramente pesare sulla scena mondiale, sostiene l'analisi della "Tribune", l'Europa deve uscire da questo attendismo, prendere in mano il proprio destino e mettere all'ordine del giorno la costruzione di una vera diplomazia e soprattutto di una difesa comune.Un passo in tale direzione è stato compiuto ieri lunedì 14 novembre nella riunione che a Bruxelles ha visto l'adozione del piano strategico proposto dai ministri della Difesa di Francia e Germania, Jean-Yves Le Drian e Ursula van der Leyen, congiuntamente all'Alto rappresentante Ue per la Politica estera e della Sicurezza, Federica Mogherini: consentirà il dispiegamento di forze militari europee nei teatri di crisi, per stabilizzare la situazione sul campo, ancor prima che le Nazioni Unite decidano di inviare i propri "caschi blu". Insomma, si augura Robert Jules, l'elezione di Trump potrebbe rivelarsi in fin dei conti l'occasione giusta per passare all'azione: ma l'Europa ne è ancora capace o si tratta soltanto di pii desideri?

Leggi l’articolo della Tribune

  

Usa-Nato: Trump accelera le divisioni Ue sulla Difesa

Madrid, 15 nov 08:34 - (Agenzia Nova) - Ampio spazio della stampa spagnola al vertice dei ministri degli Esteri dell'Unione europea e alle due velocità che i Ventotto ostentano sul tema Difesa. La miccia è accesa dalle parole del presidente eletto degli Stati uniti Donald Trump che ha ventilato un minore impegno di Washington nella Nato. L'Ue, già divisa nell'interpretazione delle prime mosse politiche del magnate, si spacca sul tema difesa e sul piano di Federica Mogherini per mettere mano a un sistema di difesa europeo più efficace. A favore, Germania, Francia, Spagna e Italia, con l'aggiunta in extremis della Repubblica Ceca. Scettica la Gran Bretagna, gli altri in ordine sparso.

Leggi l’articolo del Mundo

 

l rischio politico fattore determinante per le prospettive dell'euro

Londra, 15 nov 08:34 - (Agenzia Nova) - La politica diventerà il fattore chiave per l'andamento dell'euro, come della sterlina e del dollaro: gli investitori, riferisce il "Financial Times", stanno rivolgendo l'attenzione ai prossimi appuntamenti elettorali, i cui risultati potrebbero essere determinati da una nuova ondata di protesta antisistema. In questo momento sono sotto osservazione, in particolare, le primarie per le elezioni presidenziali francesi e il referendum costituzionale italiano. La vittoria delle forze populiste sarebbe interpretata come l'affermazione di un sentimento "antieuro".

Leggi l’articolo del Financial Times

 

Francia, si saprà a inizio 2017 chi acquisirà i cantieri navali di Saint-Nazaire

Parigi, 15 nov 08:34 - (Agenzia Nova) - Non si conoscerà prima dell'inizio del 2017 chi saranno i nuovi proprietari dei cantieri navali di Saint-Nazaire, attualmente controllati da Stx Offshore & Shipbuilding: il gruppo navale sud-coreano è sfuggito per un pelo alla liquidazione forzosa per bancarotta; davanti al tribunale commerciale di Seul i creditori ne hanno approvato il piano di ristrutturazione. Il piano prevede appunto la vendita dei cantieri Stx France di Saint-Nazaire, e di altre società controllate in tutto il mondo: e così ieri la direzione del gruppo ha indicato il 27 dicembre prossimo come data ultima per la presentazione di offerte di acquisto. I candidati all'acquisizione di Stx France attualmente sembrano essere quattro: il gruppo navale olandese Damen, l'italiana Fincantieri, la società Genting Hong Kong (Ghk) e l'azienda statale francese di costruzioni navali militari Dcns.

Leggi l’articolo dell’Echos

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Commenti all'articolo

  • A.tempestilli

    24 Novembre 2016 - 09:09

    Alla faccia della libertà e della democrazia. Una ragione in più per il NO.

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