L'effetto Trump su Renzi

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Economist, Figaro, Pais, Sueddeutsche Zeitung
L'effetto Trump su Renzi

Dopo Trump, la prossima rivolta anti-sistema potrebbe essere in Italia

Londra, 11 nov - (Agenzia Nova) - Prima che gli elettori statunitensi – specialmente maschi, bianchi, delle aree rurali e anziani – votassero Donald Trump come presidente, elettori del Regno Unito con un profilo simile hanno votato per uscire dall'Unione Europea; il prossimo grande test per il sistema sarà in Italia il 4 dicembre, col referendum sulla riforma costituzionale, riferisce il settimanale britannico "The Economist". Se il "no" vincesse, lo slancio riformista andrebbe perso, con costi a lungo termine per il paese. La sconfitta del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, inoltre, potrebbe preludere alla vittoria del Movimento 5 stelle nelle elezioni politiche. Il "no" sarebbe un'ulteriore prova della disillusione e della rabbia verso il potere e non sarebbe l'ultima: in Francia si voterà per le presidenziali in primavera e la leader del Fronte nazionale, Marine Le Pen, potrebbe andare al ballottaggio.

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L'ombra populista sul destino di Renzi

Madrid, 11 nov - (Agenzia Nova) - "L'ondata populista per il trionfo di Donald Trump può arrivare presto in Europa e portarsi via uno dei suoi leader politici più giovani e ambiziosi, Matteo Renzi". Lo scrive il quotidiano "La Vanguardia" secondo cui, al netto di parallelismi "solo parziali", la benzina che i populisti hanno ricevuto dal risultato alle presidenziale negli Usa potrebbe far aumentare il margine del no nel referendum costituzionale. Il voto oltreoceano ha "dato argomenti e munizioni" a Beppe Grillo e Matteo Salvini. Il primo esalta il valore di un voto contro il sistema, il secondo sottolinea "la bellissima lezione di democrazia" offerta dagli Usa. Ma anche "al di là dell'esito del referendum", in Italia "si riflette se la vittoria di Trump significa la sconfitta definitiva delle politiche della 'Terza via' (Clinton, Blair) che il primo ministro italiano cerca di imitare. Per Renzi, in ogni modo, la sconfitta di Hillary - e lo schiaffo implicito a Obama - sono un cattivo presagio. Il presidente Usa lo ha di recente accolto con tutti gli onori alla Casa Bianca, come se fosse un re". E questo, indirettamente, associa Renzi "al lato dei perdenti". Occorre evitare che la "prossima catastrofe sia in Italia, Francia, Germania o in qualsiasi altro paese", ha detto da parte su ail commissario agli Afferi economici dell'Unione europea nel corso di una intervista cui era presente anche "El mundo. Anche per il "Jornal do Brasil", il voto potrebbe tramutarsi in una buona occasione per le opposizioni italiane di disarcionare Renzi. Il saluto che Grilllo e Salvini hanno fatto alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali negli Usa è parte corposa infine di un lungo articolo che "El Pais" dedica alla ascesa dei populismi in Europa.

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Le opposizioni italiane cavalcano l'onda del populismo Usa

Berlino, 11 nov - (Agenzia Nova) - L'opposizione italiana, dall’estrema destra al Movimento 5 stelle si riscopre trumpista, scrive la "Sueddeutsche Zeitung". Come diceva Ennio Flaiano, “gli italiani sono sempre pronti a saltare sul carro del vincitore”. In questo caso, "è come parlare di surfusti sull’onda populista che arriva dall’America, che intendono cavalcare contro il premier Matteo Renzi" in occasione del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Il quotidiano tedesco citai n particolare il leader della Lega Nord Matteo Salvini, che "come Trump ha un debole per (il presidente russo, ndr) Vladimir Putin e poca empatia nei confronti degli immigrati". Salvini si ritiene il nuovo leader della destra. Il quotidiano tedesco torna su un paragone ormai sviscerato, quello con l'ex premier italiano Silvio Berlusconi: "appaltatore miliardario, abile affabulatore, amante delle donne". Sembra però che priam delle elezioni Usa persino Berlusconi preferisse Hillary Clinton, e avesse definito Trump un misto tra Salvini e il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo. Quest’ultimo ha entusiasticamente reso omaggio al vincitore delle presidenziali Usa il giorno dopo l’elezione. Il suo partito, sottolinea è dato nelle intenzioni di voto al 30 per cento, poco sopra al Pd di Matteo Renzi.

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Donald Trump è un Berlusconi "made in Usa"?

Parigi, 11 nov - (Agenzia Nova) - Il quotidiano francese "Le Figaro" pubblica un contributo di Christophe Bouillaud, professore di Scienze politiche a Grenoble, secondo cui la rassomiglianza tra la parabola politica di S‎ilvio Berlusconi e quella di Donald Trump è evidente ma fuorviante: a suo parere, infatti, il contesto storico è radicalmente differente. Se infatti la vittoria di Berlusconi in Italia nel 1994 si inscriveva nel quadro del trionfo dell'ondata neo-liberista che aveva investito l'Occidente a partire dal 1979-80, Trump è l'espressione delle conseguenze deleterie di quella tendenza. Ma soprattutto il livello di rabbia, di insoddisfazione e di frustrazione dei loro elettori non è affatto paragonabile, perché oggi sono frutto della grande crisi economica iniziata nel 2007-08 e perché i cambiamenti sociali percepiti come negativi da una buona parte dell'elettorato si sono aggravati rispetto all'inizio degli anni Novanta.

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Che cosa hanno in comune Trump e Berlusconi

Londra, 11 nov - (Agenzia Nova) - Donald Trump ha chiuso il suo primo discorso da presidente eletto degli Stati Uniti dichiarando di amare il suo paese; con la stessa dichiarazione di amor di patria, Silvio Berlusconi, nel 1994, scese in campo nella politica italiana. Entrambi, osserva il settimanale britannico "The Economist", si sono presentati come alternativi al sistema, convincendo gli elettori. Ambedue hanno ego enormi e sono stati coinvolti in scandali sessuali. La carriera politica di Berlusconi può dire qualcosa su ciò che c'è da aspettarsi con Trump alla Casa Bianca?

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Panorama internazionale


 

Usa, ha inizio la transizione presidenziale

New York, 11 nov - (Agenzia Nova) - Il team per la transizione presidenziale assemblato dal repubblicano Donald Trump, vincitore delle storiche elezioni di martedì, ha accelerato i febbrili lavori tesi a individuare le personalità che affiancheranno il presidente eletto nel governo del paese. Stando alle fonti citate dal “Wall Street Journal” e dalla “Washington Post”, la squadra che ha accompagnato Trump durante la campagna elettorale è ancora lontana da qualunque annuncio definitivo in merito all’organico della futura amministrazione presidenziale. La prossima amministrazione – sottolineano i due quotidiani – deve selezionare 15 ministri e una stuola di consiglieri, oltre a un migliaio di funzionari la cui nomina richiede l’approvazione del Senato. L’enormità di questa incombenza ah costretto Trump a espandere almeno un po’ il suo risicato tram di transizione: il presidente eletto starebbe valutando l’aggiunta del co-fondatore di Pay pal e miliardario Peter Thiel. Circolano già alcuni nomi di possibili segretari di Stato: Jeb Hensarling, un repubblicano del Texas noto per le sue durissime critiche alla regolamentazione del settore finanziario adottata nel 2010 (la cosiddetta riforma Dodd-Frank) appare uno dei papabili per il delicato ruolo di segretario del Tesoro. Hensarling, che inizialmente aveva sostenuto al candidatura presidenziale del repubblicano Ted Cru, è vicinissimo al vicepresidente eletto Mike Pence.Jeff Sessions, repubblicano dell’Alaska, potrebbe essere nominato segretario della Difesa o procuratore generale. L’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, attivissimo durante la campagna elettorale a favore di Trump, sarà quasi certamente un membro di primo piano della prossima amministrazione, forse come procuratore generale, o secondo alcuni addirittura come segretario di Stato. Dan DiMicco, ex manager del settore siderurgico e voce assai critica dei trattati commerciali sottoscritti dagli Stati Uniti, dovrebbe far parte della prossima squadra di governo; potrebbe puntare alla direzione del Commercio anche Ray Washburne, investitore di Dallas ed ex direttore finanziario del Comitato nazionale repubblicano.Michael McCaul, presidente repubblicano della commissione parlamentare per la Sicurezza interna, potrebbe ottenere la direzione del rispettivo dicastero. Infine, la manager della campagna elettorale di Trump, Kellyanne Conway, ha annunciato ieri su Twitter che le è stato offerto un posto all’interno della prossima amministrazione presidenziale.

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L'era Trump

Londra, 11 nov - (Agenzia Nova) - La vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti è il tema di copertina e l'oggetto di un ampio approfondimento dell'ultimo numero del settimanale britannico "The Economist". La caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989, sancì la fine del conflitto tra comunismo e capitalismo, la "fine della storia" si disse. Il 9 novembre di quest'anno, quando si è appreso il risultato del voto usa per la Casa Bianca, la storia è tornata, con una vendetta: il trionfo del candidato repubblicano assesta un duro colpo sia alle regole che sottostanno alla politica statunitense sia al ruolo del paese come principale potenza mondiale.

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Trump, le conseguenze economiche e la minaccia alla pace

Londra, 11 nov - (Agenzia Nova) - Sulla stampa britannica proseguono l'analisi e il commento della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Tra i temi approfonditi, gli elementi che accomunano il voto statunitense a quello del Regno Unito per la Brexit; le conseguenze economiche; la politica estera e la difesa. Un editoriale non firmato del "Financial Times", attribuibile alla direzione, e un commento di Martin Wolf si occupano delle conseguenze economiche delle politiche di Trump, che potrebbero essere molte e varie e andare ben al di là degli Usa: potrebbe essere invertita la globalizzazione e destabilizzato il sistema finanziario. Sullo stesso giornale Philip Stephens esprime preoccupazione per l'Occidente: gli Usa possono sopravvivere a Trump, grazie al sistema di contrappesi che la democrazia garantisce, ma ciò non è altrettanto vero per la politica estera e la diplomazia. L'argomento è oggetto anche dell'editoriale della direzione del quotidiano "The Guardian", che vede minacciata la pace: se il presidente entrante manterrà le sue promesse, l'ordine mondiale subirà una forte scossa. Ampio risalto alla politica estera anche su "The Independent", con l'editoriale sui rischi di un isolamento statunitense e un commento di Robert Fisk, storico corrispondente dal Medio Oriente, sul rafforzamento del ruolo del presidente russo, Vladimir Putin, nell'area.

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Usa, proseguono le proteste anti-Trump

New York, 11 nov - (Agenzia Nova) - Non si arrestano le proteste di migliaia di militanti progressisti nelle maggiori città statunitensi, due giorni dopo l'elezione del repubblicano Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Le manifestazioni contro "l'odio" incarnato da Trump, culminate anche in atti di violenza e, in alcuni casi, nel rogo di bandiere statunitensi ed effigi del presidente eletto, paiono farsi anzi più organizzate, ad esempio con l'impiego di autobus per il trasporto di gruppi di manifestanti nei principali aggregati urbani del paese. Il timore espresso dai manifestanti, tra cui moltissimi giovani e attivisti per la "giustizia sociale", è che l'elezione di Trump possa precipitare il paese in un vortice di intolleranza nei confronti dei mussulmani, delle donne e delle minoranze etniche, confessionali e di genere. Le autorità hanno rafforzato la sicurezza attorno alla Trump Tower di New York, dove si sono concentrate le proteste più massicce e dove è stato imposto un divieto di sorvolo a tempo indeterminato, una prassi ordinaria per le residenza private dei presidenti eletti. Trump, reduce dal suo primo incontro con il presidente eletto Barack Obama, che ha definito "aperto e costruttivo", ha brevemente commentato le proteste su Twitter: "Ho appena vinto un'elezione presidenziale aperta. Ora professionisti della protesta, incitati dai media, contestano l'esito del voto. Non è per niente corretto". Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha dichiarato ieri che Obama "sostiene il diritto dei manifestanti di esprimere pacificamente le loro idee". Ha teso la mano ai manifestanti anche la senatrice progressista Elizabeth Warren, che ha promesso di "ergersi contro l'intolleranza" del presidente eletto. "Non cederemo di un passo, né ora, né mai", ha combattivamente dichiarato la Warren, aggiungendo che i cittadini statunitensi "hanno ragione di essere preoccupati" di fronte alla prospettiva di una presidenza Trump.

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Il terremoto politico Usa può portare indietro nel tempo la Germania

Amburgo, 11 nov - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, 60 anni, ha dichiarato in una lunga intervista la settimanale “Der Spiegel” che è “urgente avere indicazioni chiare sulla strada che vuole seguire la nuova amministrazione statunitense”. Il Ministro ha giustificato l'accusa rivolta lo scorso agosto al presidente Usa eletto Donald Trump di essere “un predicatore di odio” citando i toni aggressivi del Repubblicano durante la campagna elettorale. Ora bisognerà vedere come realmente si comporterà il nuovo Presidente. Occorre sapere quale sarà il ruolo degli Usa nella Nato e quali direttive di politica estera intenda adottare. È importante saperlo per l’Europa e per la Germania, dato il ruolo che in essa ricopre. Sul tavolo internazionale ci sono questioni e crisi aperte, come in Siria, Yemen, Libia e Medio Oriente. Riguardo al benvenuto dato dai partiti populisti in tutta Europa al nuovo presidente Usa, Steinmeier ha dichiarato: “Fingere di poter dare risposte facili in un mondo complesso vuol dire mentire. Credo che tale tipo di politica, che incita alla rabbia, alla paura, allo scontro, in Germania sia respinta dalla maggior parte della popolazione. Ma per questo dobbiamo lavorare sodo ogni giorno ed impedire che vengano istigazioni di questo tipo anche dall’estero”.

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