All'Europa serve una politica globale alla questione migratoria

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano il nostro paese. Oggi articoli di Figaro, Financial Times, Echos, Ria Novosti, Finmarket.
All'Europa serve una politica globale alla questione migratoria
Migrazioni: creare una politica europea su misura con i paesi di partenza e di transito

Parigi, 9 nov 08:29 - (Agenzia Nova) - Il quotidiano "Le Figaro" ha pubblicato un contributo sul tema della questione migratoria scritto a due mani dal ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, e dal commissario Ue agli Affari interni ed all'Immigrazione, il greco Dimítris Avramópoulos: il giornale conservatore francese li presenta come esponenti di punta dei due paesi europei, Italia e Grecia, più colpiti dai flussi migratori. Nel loro articolo, Gentiloni e Avramópoulos delineano quali sono le sfide concrete a cui andrà incontro l'Unione Europea e spiegano il senso e gli obbiettivi dell'iniziativa che l'Ue ha lanciato per dare vita a dei rapporti di partenariato con i paesi posti a sud del Mar Mediterraneo più coinvolti nella questione, sia in quanto paesi da cui hanno origine i maggiori flussi di emigrazione che in quanto paesi di transito per i migranti nella loro rotta per raggiungere il continente europeo. Si tratta, scrivono Gentiloni ed Avramópoulos, di un nuovo approccio globale alla questione, deciso dall'Europa su iniziativa italiana, che punta a stabilire dei "patti" tagliati su misura della situazione specifica di ciascun paese partner: un progetto le cui fondamenta riposano sull'esigenza di una gestione solidale dei flussi migratori grazie ad azioni comuni fondate su interessi condivisi. L'obbiettivo, spiegano il ministro italiano ed il commissario greco, è di lottare contro le cause profonde della migrazione irregolare, di agire contro i trafficanti di uomini, di sostenere un più efficace controllo delle frontiere dei paesi coinvolti e di migliorare i meccanismi di rimpatrio degli immigrati irregolari. Ma anche di investire nel mantenimento della pace e nello sviluppo dell'Africa, che non andrà solo a beneficio degli africani bensì anche della sicurezza e della prosperità degli europei. In questo quadro, annunciano Gentiloni ed Avramópoulos, il 10 e l'11 novembre ci recheremo insieme in visita in Niger, in Mali ed in Senegal, proprio con l'obbiettivo di stringere con quei tre paesi dei patti di partenariato; mentre in prospettiva c'è l'estensione dell'iniziativa ance all'Etiopia ed alla Nigeria.

 


 

Le tensioni tra Roma e Bruxelles sono strumentalizzate

Parigi, 9 nov 08:29 - (Agenzia Nova) - Le tensioni tra Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi sono diventate quasi un classico all'avvicinarsi di una consultazione elettorale italiana: lo scrive il corrispondente da Roma Olivier Tosseri del quotidiano economico "Les Echos" in apertura della sua analisi dello scontro di parole registrato negli ultimi giorni tra il presidente del Consiglio italiano ed il presidente della Commissione europea. Juncker e Renzi, ricorda "Les Echos", hanno preso l'abitudine di scambiarsi "frasi virili" o "di facciata", come peraltro entrambi hanno riconosciuto in passato; anche se le gravi difficoltà attraversate dall'Europa ed il referendum italiano che potrebbe accendere un nuovo focolaio di crisi avevano permesso di fischiare la fine della ricreazione almeno fino al 4 dicembre prossimo. Tuttavia, sostiene Tosseri, questo ritorno di tensione è utile ai due statisti: a Jean-Claude Juncker, per rassicurare i paesi "rigorosi" dell'Ue preoccupati da una Commissione troppo "lassista"; Renzi per presentarsi al referendum come il difensore degli interessi nazionali e mettere un piede nel giardino dell'opposizione italiana che è profondamente euroscettica. "Calma", ha commentato il commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici, citato dal giornale francese: "Juncker non sta aggredendo l'Italia, ma la ascolta; e l'Italia a sua volta dovrebbe ascoltare le regole che tutti devono rispettare, persino con tutta la flessibilità del mondo". Un consiglio dunque, conclude Tosseri, che lo stesso Moscovici avrà occasione di rivolgere agli italiani la prossima settimana, quando dovrà dare il suo parere sulla Legge di stabilità dell'Italia per il 2017.

 


 

Elezioni Usa, la posta in gioco per Renzi

Londra, 9 nov 08:29 - (Agenzia Nova) - Secondo James Politi, corrispondente da Roma del "Financial Times", per nessun politico dell'Unione Europea la posta in gioco delle elezioni presidenziali statunitensi è alta quanto per Matteo Renzi, il presidente del Consiglio dell'Italia. Fin dall'inizio della campagna elettorale Usa, il leader italiano, abbandonando la neutralità diplomatica, ha apertamente sostenuto la candidata democratica Hillary Clinton. La vicinanza ideologica non è l'unico motivo: Renzi spera di poter cavalcare l'onda per vincere il referendum sulla riforma costituzionale.

 


 

Ministro Sviluppo economico russo Uljukaev: il prossimo anno sarà cruciale per le relazioni economiche con l'Italia

Mosca, 9 nov 08:29 - (Agenzia Nova) - I ministri dello sviluppo economico di Russia e Italia, Aleksej Uljukaev e Carlo Calenda, hanno individuato nel 2017 un anno "cruciale" per le relazioni economiche tra i due paesi. Lo ha dichiarato Uljukaev a margine di un incontro con incontro con l’omologo italiano. "Abbiamo concordato che il prossimo anno sarà cruciale in ambito culturale. Vogliamo che sia vero altrettanto per la sfera economica: l’anno dell'Italia in Russia e della Russia in Italia", ha detto il ministro. Secondo il ministro russo, nella prossima riunione ministeriale, che potrebbe avvenire nel mese di dicembre a Mosca, è prevista la preparazione di un piano di attività. Una parte importante di queste attività sarà un insieme di progetti di investimento congiunti concordati da aziende italiane e regioni russe. I ministri hanno inoltre convenuto di intensificare la cooperazione in materia di sostegno alle piccole e medie imprese e dei contratti congiunti.

 


 

Mediaset non rinuncia all'accordo con Vivendi

Parigi, 9 nov 08:29 - (Agenzia Nova) - Mediaset è sempre intenzionata a veder applicato l'accordo con il gruppo multimediale francese Vivendi sulla propria pay-tv, nonostante la battaglia giudiziaria ingaggiata ed il suo impatto negativo sui risultati del terzo trimestre 2016 pubblicati ieri martedì 8 novembre: "Siamo sempre convinti della validità dell'accordo firmato nello scorso mese di aprile e non puntiamo a nessun altro scenario che all'esecuzione di quel contratto" ha detto il direttore finanziario di Mediaset, Marco Giordani, in una conferenza telefonica con degli analisti. Ieri Mediaset ha annunciato di aver registrato nel terzo trimestre una perdita di 88,8 milioni di euro, cioè 28,6 milioni più dello stesso periodo del 2015; la perdita tuttavia è in linea con quanto si attendevano gli analisti.

 


 

Panorama internazionale

 

 

Donald Trump trionfa alle urne, è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America

Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump, ha smentito sondaggi e pronostici, sbaragliando la sua avversaria democratica Hillary Clinton negli Stati contesi di Florida, North Carolina, Ohio, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, e conquistando così i 270 grandi elettori necessari a garantirgli l’accesso alla Casa Bianca. Il Repubblicano è il 45 mo presidente Usa, il primo nella storia del paese a non aver ricoperto in precedenza alcuna carica pubblica o intrapreso la carriera miliare. Clinton ha conquistato il Nevada e strappato a Trump una vittoria risicata in New Hampshire: non abbastanza per coronare le sue ambizioni presidenziali, nonostante alla vigilia del voto di ieri i sondaggi la dessero in vantaggio di circa cinque punti percentuali. La campagna della Clinton ha già annunciato che la candidata democratica non terrà alcun intervento pubblico prima di domani (questa sera, ndr). Le borse asiatiche e l’Europa, scrive la stampa Usa, si sono svegliate questa mattina con la prospettiva e la grande incognita di una presidenza Trump, che sino a due giorni fa appariva del tutto inverosimile. Quanto agli Stati Uniti, gli exit poll fotografano un elettorato preoccupato e sfiduciato di fronte a entrambi i candidati. Stando alla Cnn, appena 4 elettori su 10 si dicono ottimisti o entusiasti di fronte alla prospettiva di una presidenza Trump o Clinton; 7 su 10 si dicono irritati o adirati nei confronti delle istituzioni governative. Stando a un exit poll di Abc, il 45 per cento degli elettori giudica la Clinton indegna di fiducia, e addirittura il 65 per cento pensa lo stesso di Trump. I sondaggi, però, fotografano anche un elettorato che giudica più importante il cambiamento dell’esperienza: un orientamento che contribuisce a spiegare la forza inattesa del populista Trump alle urne. Infine, 8 elettori su 10 si dicono fiduciosi in merito al sistema elettorale e all’accuratezza dei risultati, nonostante le ripetute accuse del candidato repubblicano secondo cui le elezioni sarebbero “truccate” in favore della sua avversaria.

 


 

Usa, il presidente eletto Trump chiede alla nazione di superare le divisioni

Washington, 9 nov 10:22 - (Agenzia Nova) - Donald Trump, eletto presidente degli Stati Uniti d'America, si è presentato al paese per annunciare ufficialmente la vittoria e per chiedere al paese di superare le divisioni che hanno segnato così profondamente la campagna elettorale dei mesi scorsi. "E' giunto il momento di riunirci in un'unica nazione", ha detto Trump, prima di congratularsi con la sua avversaria, la democratica Hillary Clinton, per l'impegno profuso nelle istituzioni e durante la corsa alla Casa Bianca. "Prometto a tutti i cittadini di questo paese che sarò il presidente di tutti gli Americani. Questo per me è della massima importanza", ha detto Trump. "A chi ha scelto di non sostenermi in passato - e sono in molti - ha chiosato Trump - mi rivolgo a voi per riunire questo grande paese".

 


 

Trump proiettato alla Casa Bianca dal voto rurale e dalla disaffezione delle minoranze, gli Usa non si riconoscono più

New York, 9 nov 10:22 - (Agenzia Nova) - Le elezioni presidenziali tenutesi ieri negli Stati Uniti, e conclusesi con una schiacciante quanto inattesa vittoria del candidato repubblicano Donald Trump, confermano la grave spaccatura in seno alla società statunitense che si ripropone ormai da diversi anni. Il populista Trump, scrive il “Wall Street Journal”, ha avuto la meglio in una corsa elettorale tramutatasi in una vera e propria zuffa corpo a corpo, grazie al sostegno compatto dell’elettorato rurale e dei colletti blu. La democratica Clinton, invece, ha scontato la disaffezione dell’elettorato urbano, principale bacino di consenso del suo partito. In particolare, a Clinton è mancato il sostegno della minoranza afroamericana, che invece si era rivelata determinante per il doppio mandato presidenziale di Barack Obama. La “Washington Post”, che ha combattuto una lunga e strenua campagna d’informazione contro Trump, ammette che l’esito delle elezioni smentisce molti degli annunci che la grande stampa usa dava per scontati. “Ciò che Trump ha fatto” - scrive la direzione del quotidiano - “ha proporzioni cataclismiche”. Il candidato repubblicano “ha ridisegnato la mappa politica degli Stati Uniti; ha fatto a pezzi il suo partito, e i frammenti sono ancora disseminati in ogni dove. Ha dimostrato che l’industria dei sondaggi e dell’analisi politica necessita di un profondo esame di coscienza. E soprattutto – conclude il quotidiano – ha rivelato che quanto davamo per scontato in merito a chi siamo come paese, cosa vogliamo dai nostri politici, dal sistema politico e l’uno dall’altro era francamente sbagliato”.

 


 

Londra, 9 nov 10:22 - (Agenzia Nova) - Primi commenti della stampa britannica sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Ricorre il concetto che, scegliendo Donald Trump, gli Usa abbiano votato la loro Brexit, ovvero abbiano dato espressione a una rivolta contro l'ordine politico ed economico; le conseguenze potrebbero essere molto più significative di quelle dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, scrive Robert Shrimsley sul "Financial Times". Sul tabloid "Mirror" il caporedattore politico Jason Beattie osserva che le forze che hanno spinto Trump alla vittoria sono le stesse che hanno causato terremoti politici in Europa: la rabbia e la frustrazione di chi è rimasto indietro a causa della globalizzazione. I columnist del quotidiano progressista "The Guardian" esprimono preoccupazione. Per Jonathan Freedland è stato eletto "il leader più pericoloso": "un bigotto instabile, predatore sessuale e bugiardo compulsivo, capace di qualunque cosa"; altri commenti sottolineano il terribile momento per i neri, le donne, i musulmani, i gay, gli immigrati e tutti i più vulnerabili. Per Richard Wolffe, la vittoria di Trump è a dir poco rivoluzionaria: mette fine a un'era iniziata con Franklin Roosevelt. L'analista politico Thomas Frank attribuisce la responsabilità ai democratici, che hanno scelto la candidata sbagliata, una tecnocrate, che ha offerto una messa a punto mentre il paese chiedeva una rottamazione. I limiti di Hillary Clinton sono evidenziati anche sul giornale conservatore "The Times" da Daniel Finkelstein, mentre Ben Hoyle sottolinea "l'insaziabile desiderio di cambiamento dell'opinione pubblica". Sulla stessa testata si analizzano le ripercussioni sulla Nato e i possibili vantaggi per la Russia di Vladimir Putin, tema affrontato anche dal settimanale "The Economist". Sulle scelte di politica estera si sofferma pure "The Independent", con particolare riferimento al Medio Oriente (Robert Fisk). L'editorialista Sean O'Grady vede una minaccia alla stabilità del dollaro, che potrebbe destabilizzare l'intera economica mondiale. Per l'editoriale della direzione, comunque, il nuovo presidente dovrà innanzitutto sanare le divisioni del suo paese. Il quotidiano conservatore "The Telegraph", infine, oltre a un commento di Simon Heffer su come gli otto anni della presidenza di Barack Obama abbiano creato il fenomeno Trump, offre un punto di vista diverso, di Tim Stanley, che spiega perché la vittoria di Trump potrebbe essere un bene per il Regno Unito e per il mondo intero.

 


 

Presidenziali Usa, una sconfitta per il femminismo

Gerusalemme, 9 nov 10:22 - (Agenzia Nova) - Per l democratica Hillary Clinton, uscire così nettamente sconfitta alle elezioni presidenziali Usa nella notte di martedì è stato un colpo durissimo, che ha colpito duramente i democratici e i moderati statunitensi, e tra gli altri anche e soprattutto il movimento femminista statunitense. A scriverlo, in un commento sulla "Jerusalem Post", è l'opinionista Noa Amouyal, che commenta così l'elezione del repubblicano Donald Trump alal presidenza Usa. Le donne che disprezzavano Trump e le donne che erano indecise sulla candidatura della Clinton, ma che hanno votato per lei ritenendola il male minore, oggi hanno molto da rimuginare, scrive l'opinionista. “Ho fatto parte di quest'ultimo gruppo, qualcuno che non era d'accordo con lei al 100 per cento, ma che ammirava la sua forza d'animo, la sua determinazione”, continua Amouyal. “Come first lady, è stata biasimata per aver portato assistenza sanitaria a prezzi accessibili ai bambini; come candidato per il Senato a New York, è stata preso in giro per aver tentato di diventare un politico di carriera e, naturalmente, durante le sue due candidature presidenziali sia nel 2008, sia ora, il vetriolo contro Clinton è stato senza pari”, commenta l'opinionista.

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