Renzi si dimetta a prescindere dall'esito del referendum. I consigli del Wall Street Journal al premier

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Abc, Parisien, New York Times...
Renzi si dimetta a prescindere dall'esito del referendum. I consigli del Wall Street Journal al premier

Per riformare l'Italia Renzi si deve dimettere

New York, 3 nov 08:32 - (Agenzia Nova) - Rivolgendo un brindisi al presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, durante la cena di Stato organizzata in suo onore dalla Casa Bianca, il mese scorso, il presidente Usa Barack Obama ha dichiarato che il suo ospite dovrebbe "rimanere in campo a prescindere da tutto": Obama si riferiva ovviamente al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo, e il suo voleva essere un invito al premier italiano a non considerare l'apertura di una crisi di governo nel caso la consultazione dovesse concludersi con la vittoria del "no" alla riforma. Secondo Pierpaolo Barbieri, direttore esecutivo della società di consulenza geopolitica e macroeconomica Greenmantle, il premier italiano dovrebbe fare però l'esatto opposto di quanto auspicato da Obama. La scelta di Renzi di indire il referendum nell'"anno del voto di protesta" - premette Barbieri in un editoriale sul "Wall Street Journal" - è stata obbligata: il parlamento ha varato la riforma con margini strettissimi, e a prevedere il referendum, in questo caso, è la costituzione stessa. L'emendamento proposto dal governo, al di là della formulazione, "è chiaro: semplificare i bizantinismi del processo legislativo italiano trasformando il Senato in un organo consultivo", e porre così fine al "bicameralismo perfetto". Gli oppositori alla riforma, però, sono numerosi, al punto da aver creato i sodalizi più disparati: "senatori autorevoli che hanno votato per la stessa riforma in parlamento, come Mario Monti; populisti che lamentano il costo esorbitante e la corruzione del governo italiano, come Beppe Grillo; addirittura alcuni esponenti del partito di Renzi che in passato hanno guidato commissioni per varare analoghe modifiche costituzionali, come Massimo D'Alema". A unire queste personalità, sostiene Barbieri, "non è tanto l'antipatia per la riforma, quanto quella nei confronti di Renzi". Il premier potrà anche risultare antipatico, scrive l'autore dell'editoriale, "ma le riforme economiche, del lavoro e della giustizia che il suo governo ha varato dopo essere salito al potere hanno portato l'Italia più vicina a un profondo rinnovamento strutturale di quanto sia mai stata nell'arco di decenni", tanto da "ricordare il programma Agenda 2010 che ha trasformato la Germania da 'malato d'Europa' nel 2004 alla potenza continentale che è oggi". Gli avversari di Renzi "non hanno alcuna alternativa in grado di produrre riforme su questa scala. E non sorprende - attacca l'autore dell'editoriale - che i sindacati stiano tentando di sfruttare questo referendum per liberarsi del premier e preservare lo status quo". In questa fase storica e politica, insomma, "l'Italia ha bisogno di Renzi". E ne ha bisogno pure l'Europa: il premier italiano "è un europeista costruttivo che può permettersi di criticare la Germania per la sua resistenza al processo di ulteriore federalizzazione continentale, necessaria a rendere sostenibile l'unione monetaria". Ed è per queste ragioni, conclude Barbieri, che "Renzi dovrebbe annunciare l'intenzione di dimettersi a prescindere dall'esito del referendum". il premier "è più importante in Italia e all'estero di quanto l'elettorato italiano comprenda. Solo alzando la posta in gioco potrà de-personalizzare il referendum e alzare il velo sulla vacuità delle posizioni dei suoi avversari". Separando il suo futuro politico dalla riforma costituzionale, inoltre, Renzi renderebbe chiaro ai cittadini che la scelta è tra "riforma e stasi". Quanto agli avversari del premier, dopo le dimissioni di quest'ultimo potrebbero provare a cimentarsi con una alternativa di governo. Renzi, però, emergerebbe quasi certamente vincitore, e così "rafforzerebbe il proprio mandato democratico". La preoccupazione dei mercati per l'esito del referendum, puntualizza infine l'autore dell'editoriale, non è per forza necessaria: chiarendo di volersi dimettere a prescindere dal risultato, Renzi può indebolire i suoi avversari e rafforzare la propria posizione.

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Italia, il terremoto mette in ginocchio un'economia regionale di piccoli produttori

New York, 3 nov 08:32 - (Agenzia Nova) - Lanzi, un piccolo produttore di prosciutti nei dintorni di Norcia dal fatturato annuo di 15 milioni di euro, ha subito danni per 1,5 milioni a causa del sisma di magnitudo 6,6 dello scorso 26 ottobre. L'ultimo terremoto, così come le scosse precedenti, ha colpito un'area del Centro Italia dove hanno sede circa 10 mila piccole imprese; gli artigiani, così duramente colpiti dal disastro naturale, producono il 90 per cento del pil di quella regione. I produttori di salumi e prodotti caseari fanno i conti con i danni ai loro magazzini, e faticano a distribuire i loro prodotti prima che vadano a male. Il settore turistico è defunto per il prossimo futuro. E l'artigianato nel suo complesso deve fare i conti con l'interruzione delle linee di approvvigionamento e distribuzione. Il premier italiano, Matteo Renzi, ha promesso di ricostruire case, chiese e aziende; il governo ha annunciato lo stanziamento di 40 milioni di euro per le 62 comunità colpite dal terremoto.

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Le banche italiane spinte a cedere i loro crediti a rischio

Parigi, 3 nov 08:32 - (Agenzia Nova) - L'impazienza comincia ad impadronirsi della Banca centrale europea (Bce) sullo spinoso dossier dei crediti a rischio (Npl, "non-performing loans" in inglese) che indeboliscono le banche italiane: lo scrive il quotidiano economico francese "Les Echos" commentando la richiesta inviata dalla Bce alla banca Carige di Genova perché acceleri la cessione dei suoi crediti a rischio e riesamini il proprio piano strategico, che quindi potrebbe aver bisogno di un aumento di capitale; Carige entro il 2019 dovrà cedere 1,4 miliardi di euro di Npl sui 7 miliardi presenti nei suoi bilanci e la Bce vuole una risposta chiara in proposito entro il 21 gennaio 2017. Fare di più e più in fretta su questo fronte è quanto chiede anche il Fondo monetario internazionale (Fmi): nel suo ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria globale, gli economisti del Fmi hanno scritto che la diminuzione dei crediti a rischio delle banche italiane (84,6 miliardi di euro netti lo scorso agosto contro gli 87,7 miliardi di giugno) è ancora troppo lenta per riuscire a rafforzare il sistema bancario, nonostante gli sforzi del governo. "Il problema riguarda tutte le banche, piccole medie o grandi", dice il vice presidente dello studio Prometeia, Giuseppe Lusignani. Un problema, nota il corrispondente da Roma di "Les Echos", Olivier Tosseri, che è stato causato dalla lunga crisi economica-finanziaria ma anche dalle lentezze burocratiche e giudiziarie: "La procedura per il recupero dei crediti in Italia dura in media sette anni contro i tre negli altri grandi paesi europei", spiega Lusignani.

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Italia, Roma minacciata da vulcani e triggering

Madrid, 3 nov 08:32 - (Agenzia Nova) - Le ripetute scosse di terremoto che stanno frustando il centro Italia possono arrivare a colpire la città eterna? Per il quotidiano spagnolo "Abc", "l'unico pericolo per Roma è rappresentato dal vulcano che sta alle porte e che potrebbe entrare nella fase di eruzione". A destare preoccupazione - relativa, dato che si potrebbe dover aspettare mille anni - uno studio compiuto da esperti del Cnr e della Sapienza pubblicato sul "Geophysical Research Letters", secondo cui i laghi di Abano e Nemi, o il cratere secco di Ariccia, a sud della Capitale, sono terreni vulcanicamente attivi, ma dormienti. "Non ci son prove che sia estinto ma neanche che possa eruttare in breve", spiega Fabrizio Marra dell'Istituto Nazionale di Geofisica. In un altro articolo, la stessa testata parla del "triggering", il fenomeno che sta progressivamente scompaginando il centro Italia. "E Roma non ne è esente", scrive la testata ricordando ad esempio, attraverso le parole di Miguel Ángel Rodríguez Pascua, ricercatore dell'Instituto Geológico y Minero de España (Igme), che "la metà del Colosseo è caduta per un terremoto del XIV secolo. Una metà che poggia su un terreno cedevole del Tevere del quaternario, mentre l'altra metà siede su un terreno più solido".

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PANORAMA INTERNAZIONALE

 

L'Ucraina ricostruisce la sua Marina militare con il sostegno della Nato

New York, 3 nov 08:32 - (Agenzia Nova) - L'Ucraina sta ricostruendo la propria vetusta flotta di navi da guerra, a partire dall'ammiraglia, la fregata "Hetman Sahiydachnij", per far fronte alla militarizzazione della Crimea da parte della Russia. Lo ha dichiarato a "Reuters" il vice ammiraglio della Marina ucraina, Ihor Voronchenko. Le nostre capacità saranno migliori in termini qualitativi di quelle rimaste in Crimea", ha dichiarato l'ufficiale in merito alle unità navali che la Marina ha dovuto abbandonare nella Penisola annessa alla Russia. Il potenziamento della flotta verrà finanziato in parte tramite una donazione di 30 milioni di dollari da parte degli Stati Uniti, parte di un pacchetto da mezzo miliardo che gli Usa hanno destinato al potenziamento delle forze armate di Kiev e che dovrebbe essere stanziato il prossimo anno. Tra le misure intraprese dalla Difesa ucraina per rafforzare la Marina figurano l'istituzione di due unità per la difesa costiera e l'addestramento del personale da parte della Nato, e in particolare di Italia, Francia e Regno Unito.

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Francia, Montebourg riconosce di "essersi fatto fregare" per il suo libro stampato in Italia

Parigi, 3 nov 08:32 - (Agenzia Nova) - La globalizzazione fa anche vittime "politiche": i media francesi ieri mercoledì 2 novembre hanno rivelato il libro-manifesto "Le Retour de la France" ("Il Ritorno della Francia", ndr) di Arnaud Montebourg, l'esponente della sinistra che si è candidato alle primarie del Partito socialista (Ps) in vista delle elezioni presidenziali del 2017 con una piattaforma tutta a difesa del "Made in France", è stato stampato ... in Italia. Montebourg ha reagito accusando il suo editore Flammarion e denunciando di "essere stato fregato".

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Brasile, Toni Negri: destra all'attacco, sinistra schiacciata sui neoliberali

Madrid, 3 nov 08:32 - (Agenzia Nova) - La sinistra, in Brasile ma non solo, paga il prezzo di essersi progressivamente schiacciata su posizioni neoliberali. È la tesi con cui il politico, sociologo e filosofo italiano Antonio Negri, intervistato dall'edizione Brasile del quotidiano spagnolo "el Pais", spiega la crisi del Partito dei lavoratori (Pt), la formazione politica degli ex presidenti Inacio Luis Lula da Silva e Dilma Rousseff. "Dubito fortemente che il Pt possa riprendersi", spiega il filosofo, secondo cui il partito di sinistra "ha pagato alcuni errori commessi nella gestione del potere, quando decise di percorrere strade neoliberali. Il Pt sta pagando soprattutto il fatto di non aver capito cosa sia successo nel 2013, quando invio la polizia a sedare i movimenti di protesta". Movimenti, spiega, "che rivendicavano un cambio di linea politica su questioni ben precise, come il costo del trasporto pubblico nelle città", voci di spesa per la forza lavoro e dei poveri in generale. L'ex parlamentare italiano non fa neanche sconti alla destra brasiliana che "non è una destra molto trasparente. È conservatrice, a volte reazionaria, a volte razzista". Ed è in una posizione di attacco "in tutti gli scenari continentali", cosa che secondo Negri, dà "forza e speranza alla destra locale". In generale, la destra cerca di attaccare quelle che sono state le conquiste della socialdemocrazia". Negri torna poi a parlare dell'eterno dilemma dell'esistenza o meno della sinistra e di come si possa definire. "Fintanto che ci saranno processi democratici ci sarà sempre la sinistra", quanto la destra. Ad essere in crisi non è la sinistra in generale, ma la "sinistra socialista. Il socialismo ha esaurito il suo corso storico", e ha ottenuto "alcuni miglioramenti nel grado di libertà, eguaglianza e benessere dei lavoratori"; a livello mondiale, come in Brasile, ha finito per "legarsi al programma neoliberale". "Per questo occorre reinventare una sinistra che non sia socialista. Una sinistra che taluni chiamano 'comunista'", conclude.

Leggi l’articolo del Pais

 

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