Le dieci settimane di passione di Matteo Renzi

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Bloomberg, Süddeutsche Zeitung, Financial Times, Journal do Brasil, Washington Post
Le dieci settimane di passione di Matteo Renzi

Il premier Matteo Renzi si prepara a dieci settimane di passione prima del referendum costituzionale

New York, 27 set - (Agenzia Nova) - Il governo del primo ministro Matteo Renzi ha annunciato ieri che il referendum confermativo sulla riforma della Costituzione si terrà il prossimo quattro dicembre. Le modifiche al testo costituzionale, definite da Renzi "la madre di tutte le riforme", puntano a ridurre le dimensioni del parlamento bicamerale italiano e a superare il bicameralismo perfetto per dare maggiore governabilità al paese. Con l'annuncio di ieri, scrive "Bloomberg", Renzi si prepara a una battaglia di dieci settimane, sino al giorno del voto dal cui esito potrebbero dipendere le sorti del suo governo e della sua personale carriera politica. Ad attendere l'Italia al varco - sottolinea l'agenzia Usa - ci sono i mercati finanziari, che considerano la buona riuscita della riforma la cartina di tornasole dell'effettivo cambio di passo del paese, che ormai da decenni si dibatte tra ingovernabilità e sostanziale stagnazione economica. Renzi ha già intensificato la sua campagna per il "sì" con visite quotidiane ad aziende, scuole e comizi politici, promuovendo i benefici di un iter legislativo più snello e di governi più stabili. Il voto referendario rischia però di trasformarsi in un voto di fiducia al governo in un momento di generale insoddisfazione dell'opinione pubblica, anche a causa di una ripresa economica più stentata del previsto, complice la deludente congiuntura internazionale. Non aiuta il testo della riforma, che sostituisce articoli dall'enunciazione sintetica e lineare con lunghe formulazioni astratte. Peri l momento, i sondaggi rilevano un sostanziale equilibrio tra i favorevoli alla riforma e i contrari: un sondaggio della televisione di Stato italiana pubblicato ieri dà il "sì" al 52,1 per cento, e il "no" al 47,9. Intervistato da "Bloomberg", il consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld, si dice fiducioso che il governo possa convincere gli italiani dei meriti della riforma: "Se la riforma passa, il processo decisionale italiano che ha paralizzato l'Italia cambierà" in meglio, sostiene l'economista, che ricorda come l'Italia abbia visto avvicendarsi 63 governi nell'arco degli ultimi 70 anni. La riforma costituzionale, precisa Gutgeld, "è uno dei quattro pilastri dello sforzo riformatore intrapreso dal governo due anni e mezzo fa", e che include anche la riforma del mercato del lavoro, la sburocratizzazione e la riduzione della pressione fiscale. Quanto all'ipotesi che un eventuale vittoria del "no" possa portare il primo ministro alle dimissioni, Gutgeld ribadisce che il referendum deve concentrarsi sui meriti della riforma, e non ridursi a un giudizio politico sul premier e sul governo.


Renzi si dà due mesi di tempo per salvare il suo posto

Londra, 27 set - (Agenzia Nova) - Il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, riferiscono i quotidiani britannici "Financial Times" e "The Times", ha scelto il 4 dicembre come data per il referendum sulla riforma costituzionale, dandosi due mesi di tempo per cercare di guadagnare consensi e assicurarsi un futuro politico. La scelta è stata approvata anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché per quel giorno almeno un ramo del parlamento dovrebbe aver approvato la manovra finanziaria. L'esito è incerto: i campi del "sì" e del "no" sono vicini, con un leggero vantaggio del secondo. La sconfitta del governo potrebbe portare l'Italia a un nuovo periodo di instabilità politica.


L'Italia al referendum sulla riforma costituzionale il 4 dicembre in un clima di incertezza

Berlino, 27 set - (Agenzia Nova) - L'Italia torna ad essere un fattore di insicurezza per la sua instabilità politica. Quel timore ha oggi una data: il 4 dicembre, quando gli italiani saranno chiamati ad esprimersi tramite un referendum sulla riforma costituzionale e le politiche del loro primo ministro, Matteo Renzi, che sta provando a convincere i sui concittadini a separare il giudizio politico sulla sua persona da quello sul quesito referendario. La "personalizzazione" del referendum, però, è anche effetto della sua iniziale promessa di vincolare all'esito della consultazione il suo futuro politico: un errore, ammette ora il premier, perché ha consentito all'opposizione di strumentalizzare la questione. Bruxelles e Berlino hanno visto crollare le loro certezze: la domanda che ci si pone in Europa è se il Primo ministro sia alla fine del suo percorso. Il "dopo", scrive la "Sueddeutsche Zeitung", sarebbe in quel caso una totale incognita. La sinistra è divisa. L'unica alternativa pare essere il Movimento 5 Stelle che però, con il sindaco di Roma, ha dimostrato di non essere pronto al governo dell’Italia.


L'Italia invia un avvertimento alla Svizzera dopo il referendum sui lavoratori frontalieri

Washington, 27 set - (Agenzia Nova) - L'Italia ha avvertito la Svizzera ieri che il referendum con cui il Canton Ticino ha approvato il principio di preferenza ai lavoratori svizzeri - ovvero la decisione di privilegiare sul mercato del lavoro nazionale chi, a parità di qualifiche, risieda nel territorio nazionale svizzero - potrebbe provocare conseguenze nelle relazioni tra i due paesi. Il 58 per cento dei votanti del cantone svizzero hanno votato "sì" al principio di preferenza, a riprova della crescente avversione nutrita dagli abitanti di quella regione per i lavoratori frontalieri europei, e italiani in particolare. "Senza la libera circolazione delle persone, le relazioni tra Unione Europea e Svizzera sono a rischio", ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni. La Svizzera non è un paese membro dell'Ue, ma è parte dell'area Schengen, ed ha acconsentito alla libera circolazione dei cittadini europei sul proprio territorio con un trattato sottoscritto nel 1999. La stampa usa sottolinea come "ironicamente", tra le critiche più dure alla decisione dei cittadini svizzeri ci sia quella di Roberto Maroni, governatore della Regione Lombardia ed esponente di primo piano del partito euroscettico Lega Nord.


Dopo 577 anni il convento di Gela chiude per mancanza di frati 

Rio de Janeiro, 27 set - (Agenzia Nova) - Dopo 577 anni il convento di Gela, in Sicilia, chiuderà i battenti per mancanza di frati interessati a seguire la vocazione religiosa. Lo storico edificio che ha ospitato per secoli il convento dei frati Agostiniani, ispirati da S.Agostino, diventerà un dormitorio per senzatetto o persone povere. Il vescovo locale, Rosario Gisana, ha assicurato che saranno mantenuti gli eventi, le attività religiose e le feste cattoliche della città, nonostante la chiusura delle attività del convento. Domenica, due sacerdoti hanno celebrato la loro ultima Messa nel convento. Per non chiudere completamente la struttura, la Diocesi di Piazza Armerina ha accettato di gestire l'edificio con un contratto di 20 anni e usarlo come dormitorio pubblico della Piccola casa della Misericordia.

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

 

Italia, il premier Matteo Renzi si prepara a dieci settimane di passione prima del referendum costituzionale

New York, 27 set 09:37 - (Agenzia Nova) - Il governo del primo ministro Matteo Renzi ha annunciato ieri che il referendum confermativo sulla riforma della Costituzione si terrà il prossimo quattro dicembre. Le modifiche al testo costituzionale, definite da Renzi "la madre di tutte le riforme", puntano a ridurre le dimensioni del parlamento bicamerale italiano e a superare il bicameralismo perfetto per dare maggiore governabilità al paese. Con l'annuncio di ieri, scrive "Bloomberg", Renzi si prepara a una battaglia di dieci settimane, sino al giorno del voto dal cui esito potrebbero dipendere le sorti del suo governo e della sua personale carriera politica. Ad attendere l'Italia al varco - sottolinea l'agenzia Usa - ci sono i mercati finanziari, che considerano la buona riuscita della riforma la cartina di tornasole dell'effettivo cambio di passo del paese, che ormai da decenni si dibatte tra ingovernabilità e sostanziale stagnazione economica. Renzi ha già intensificato la sua campagna per il "sì" con visite quotidiane ad aziende, scuole e comizi politici, promuovendo i benefici di un iter legislativo più snello e di governi più stabili. Il voto referendario rischia però di trasformarsi in un voto di fiducia al governo in un momento di generale insoddisfazione dell'opinione pubblica, anche a causa di una ripresa economica più stentata del previsto, complice la deludente congiuntura internazionale. Non aiuta il testo della riforma, che sostituisce articoli dall'enunciazione sintetica e lineare con lunghe formulazioni astratte. Peri l momento, i sondaggi rilevano un sostanziale equilibrio tra i favorevoli alla riforma e i contrari: un sondaggio della televisione di Stato italiana pubblicato ieri dà il "sì" al 52,1 per cento, e il "no" al 47,9. Intervistato da "Bloomberg", il consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld, si dice fiducioso che il governo possa convincere gli italiani dei meriti della riforma: "Se la riforma passa, il processo decisionale italiano che ha paralizzato l'Italia cambierà" in meglio, sostiene l'economista, che ricorda come l'Italia abbia visto avvicendarsi 63 governi nell'arco degli ultimi 70 anni. La riforma costituzionale, precisa Gutgeld, "è uno dei quattro pilastri dello sforzo riformatore intrapreso dal governo due anni e mezzo fa", e che include anche la riforma del mercato del lavoro, la sburocratizzazione e la riduzione della pressione fiscale. Quanto all'ipotesi che un eventuale vittoria del "no" possa portare il primo ministro alle dimissioni, Gutgeld ribadisce che il referendum deve concentrarsi sui meriti della riforma, e non ridursi a un giudizio politico sul premier e sul governo.


L'Italia invia un avvertimento alla Svizzera dopo il referendum sui lavoratori frontalieri

Washington, 27 set 09:37 - (Agenzia Nova) - L'Italia ha avvertito la Svizzera ieri che il referendum con cui il Canton Ticino ha approvato il principio di preferenza ai lavoratori svizzeri - ovvero la decisione di privilegiare sul mercato del lavoro nazionale chi, a parità di qualifiche, risieda nel territorio nazionale svizzero - potrebbe provocare conseguenze nelle relazioni tra i due paesi. Il 58 per cento dei votanti del cantone svizzero hanno votato "sì" al principio di preferenza, a riprova della crescente avversione nutrita dagli abitanti di quella regione per i lavoratori frontalieri europei, e italiani in particolare. "Senza la libera circolazione delle persone, le relazioni tra Unione Europea e Svizzera sono a rischio", ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni. La Svizzera non è un paese membro dell'Ue, ma è parte dell'area Schengen, ed ha acconsentito alla libera circolazione dei cittadini europei sul proprio territorio con un trattato sottoscritto nel 1999. La stampa usa sottolinea come "ironicamente", tra le critiche più dure alla decisione dei cittadini svizzeri ci sia quella di Roberto Maroni, governatore della Regione Lombardia ed esponente di primo piano del partito euroscettico Lega Nord.


L'Unione Europea esaminerà un allentamento delle sanzioni contro la Russia

Parigi, 27 set 09:37 - (Agenzia Nova) - I capi di Stato e di governo dei paesi dell'Unione Europea discuteranno nella riunione del Consiglio del 20 e 21 ottobre prossimo un eventuale allentamento delle sanzioni economiche imposte alla Russia. Queste sanzioni, decise dopo l'annessione russa della Crimea nel marzo del 2014 e rinnovate a causa del ruolo della Russia nella guerra civile in Ucraina, suscitano crescente irritazione in diversi paesi Ue, Italia in testa, che sperano di far valere i costi delle sanzioni subiti dalle loro economie. Se da un lato il rinnovo semestrale automatico delle sanzioni non raccoglie più l'unanimità, dall'altro è poco probabile che nel Consiglio di ottobre esse saranno tolte o ridotte; tuttavia il vertice permetterà di valutare la rispettiva forza dei due fronti in campo.


Presidenziali Usa, due visioni contrastanti al primo dibattito pubblico tra i candidati alla Casa Bianca

New York, 27 set 09:37 - (Agenzia Nova) - Si è tenuto ieri sera il primo, attesissimo dibattito pubblico tra i due principali candidati alla presidenza degli Stati Uniti: la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump. L'evento, trasmesso dall'auditorio della Hofstra University ad Hempstead, New York, è stato segnato da interruzioni e accesi duelli verbali. Ai candidati sono state rivolte per 90 minuti le stesse domande in materia di economia, lavoro, razza ed attitudine alla presidenza; dalle risposte, però - concorda la stampa Usa - sono emerse due proposte radicalmente differenti al paese. Clinton ha aperto il dibattito con un messaggio di inclusione rivolto proprio a quegli elettori insoddisfatti e dimenticati che hanno garantito a Trump di tenere il passo nella contesa contro ogni pronostico, e che la stessa Clinton aveva pesantemente insultato nei giorni scorsi, definendo "un cesto di persone deplorevoli". Trump ha preferito esordire con un repertorio a lui più congeniale, rivolgendo attacchi al Messico, alla Cina e agli immigrati irregolari. "Dobbiamo fermare il furto di lavoro ai nostri danni", ha dichiarato. Il primo scontro rilevante tra i due candidati, sul fronte dell'economia, è stato esemplificativo dell'inconciliabile distanza ideologica tra i due candidati. Clinton ha deriso le proposte del suo avversario: "Sarebbe il più grande taglio della pressione fiscale per i più ricchi del paese cui si sia mai assistito", ha detto. Trump ha replicato accusandola di essere "tutte parole, nessuna sostanza", e di proporre ricette fiscali ed economiche già dimostratesi fallimentari. Trump è tornato a proporre l'imposizione di dazi alle merci provenienti da competitori "sleali" come la Cina. In questa come in altre occasioni, Clinton è parsa più preparata del suo avversario, e persino più pugnace: Trump ha tentato di contenere le asperità del suo profilo di outsider, finendo forse per nuocere alla sua causa. Un passaggio particolarmente atteso del dibattito è stata la domanda sul perché Trump abbia continuato a sostenere a lungo la tesi complottista secondo cui il presidente in carica, Barack Obama, non sarebbe nato negli Stati Uniti, e dunque non avrebbe diritto a esercitare la presidenza. Trump ha replicato che a sostenere per prima questa tesi fu proprio la campagna di Clinton, durante le primarie democratiche del 2008 che la videro sconfitta da Obama; Trump si è anche attribuito il merito di aver costretto Obama a esibire il suo certificato di nascita, chiudendo così la questione: dichiarazioni che Clinton ha definito "false" e "razziste". Dal dibattito di ieri, scrive il "Wall Street Journal", Clinton ha potuto prendere le misure del suo avversario, constatando che in un certo senso somiglia al socialista Bernie Sanders, che la Democratica ha già sconfitto alle primarie del suo partito: Trump è dotato di grande carisma e presa sugli elettori, ma tende a scivolare sui fatti. E' vero però che l'evento di ieri ha avuto per entrambi i candidati un obiettivo ben preciso: premere sulle vulnerabilità dell'avversario e dipingerlo come una figura indegna di fiducia. Trump ha puntato l'indice contro Clinton per lo scandalo delle email; la Democratica ha replicato attaccandolo per il suo rifiuto di pubblicare la sua dichiarazione dei redditi. Clinton ha accusato Trump di "dire assurdità"; Trump l'ha definita una "tipica politicante". Il repubblicano si è vantato di non essersi preparato affatto ad affrontare il dibattito; la sua avversaria gli ha ritorto contro l'affermazione, accusandolo di piegare ed ignorare i fatti. Assenti, al dibattito di ieri, i candidati libertario,Gary Johnson, e dei verdi, jill Stein: nessuno dei due ha raggiunto al soglia minima del 15 per cento dei consensi nei sondaggi per accedere all'evento.


Il prossimo leader supremo iraniano non sarà amico dell'Occidente
Washington, 27 set 09:37 - (Agenzia Nova) - Molti analisti ed esperti di relazioni internazionali identificano nell'Ayatollah Ali Khamenei, leader supremo della Repubblica islamica dell'Iran, il principale ostacolo a una piena e pragmatica apertura del paese all'Occidente. E' piuttosto diffusa la convinzione che a Khamenei succederà probabilmente una figura più propensa ad abbracciare le norme del diritto internazionale, dissipando così, incidentalmente, anche i dubbi in merito alla reale efficacia dell'accordo internazionale sul nucleare di Teheran. Ray Takeyh, membro del Council on Foreign Relations e co-autore de "La superpotenza pragmatica: vincere la Guerra fredda in medio Oriente", giudica però tale visione illusoria: "Il candidato che Khamenei e le Guardie della rivoluzione stanno preparando ad ascendere al ruolo di leader supremo - scrive Takeyh sulla " Washington Post" - è una delle figure più reazionarie dell'elite iraniana al potere". Si tratta del 56 enne Ibrahim Raisi, originario come Khamenei della città di Mashhad. Il suo profilo è indicativo: dopo una parziale formazione teologica, Raisi ha servito come procuratore, procuratore generale, direttore dell'Ufficio dell'ispettorato generale e procuratore capo del Tribunale speciale del clero, incaricato di disciplinare i mullah che deviano dalla dottrina islamica ufficiale. Raisi, ricorda l'opinionista, è stato membro della "Commissione della morte" che nel 1988 "autorizzò il massacro di migliaia di prigionieri politici sulla base di accuse pretestuose". Un tempo, scrive Takeyh, si riteneva che il ruolo di leader supremo dell'Iran fosse destinato a figure dalla specchiata erudizione teologica. Le dubbie credenziali religiose di Khamenei, però, "hanno spianato la strada a una figura ancora meno rimarchevole, che ha trascorso la sua carriera professionale tessendo cospirazioni agli angoli più bui del regime". Il profilo di Raisi - avverte l'opinionista - è del tutto funzionale alla soppressione del dissenso, missione cui le Guardie della rivoluzione guardano ormai come ad una inderogabile priorità: già nel 2005, il comandante delle Guardie della rivoluzione, Muhammad Jaffari, affermò che le insurrezioni interne costituiscono per l'Iran una minaccia peggiore delle pressioni esterne.

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