Un patto col centrodestra per salvare il riformismo di Renzi

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Times, Figaro, Handelsblatt.
Un patto col centrodestra per salvare il riformismo di Renzi

Renzi: 150 militari italiani per i battaglioni della Nato negli Stati baltici e in Polonia

Mosca, 11 lug - (Agenzia Nova) - Italia invierà 150 militari in quattro battaglioni della Nato nei paesi baltici e in Polonia. Lo ha dichiarato nella giornata di sabato il primo ministro italiano, Matteo Renzi, in una conferenza stampa dopo il vertice della Nato a Varsavia. "L'Italia invierà 150 soldati nei battaglioni della Nato sul confine orientale d'Europa", ha detto Renzi secondo quanto riferito dall’agenzia “Askanews”. Il primo ministro italiano ha anche reso noto che il governo italiano ritiene necessario continuare a partecipare alla missione militare internazionale in Afghanistan. Al vertice Nato di è deciso un rafforzamento senza precedenti del fronte orientale dell'Alleanza. La Nato intende quattro battaglioni multinazionali negli Stati baltici e in Polonia entro il 2017.


Tra Italia e Commissione europea trattative di emergenza sui salvataggi bancari 

Londra, 11 lug - (Agenzia Nova) - L'Italia e la Commissione europea, riferisce il quotidiano britannico "The Times", sono in trattative di emergenza sulla questione del piano di salvataggio delle banche italiane. Dopo i colloqui del fine settimana, le parti sono ancora lontane. Secondo una fonte della Banca centrale europea, non c'è da aspettarsi un accordo a breve perché i leader europei temono che un'eccezione a favore di Roma possa aprire un vaso di Pandora. Questo mese, comunque, la crisi potrebbe toccare un nuovo picco negativo, dopo i risultati degli ultimi test di Monte dei Paschi di Siena.


Il paziente italiano

Berlino, 11 lug - (Agenzia Nova) - Il premier italiano Matteo Renzi lotta su tutti i fronti e disperatamente contro la stagnazione economica e il debito pubblico E per giunta, le banche del Belpaese sono sempre più schiacciate dal peso dei crediti deteriorati che Bankitalia stima già in 360 miliardi di euro. L’acuta crisi bancaria ha messo in allarme i capi di governo: accanto alla Brexit, il dibattito del momento riguarda l’Italia. E il tempo stringe: quando oggi i ministri delle Finanze dell’eurogruppo si incontreranno, il ministro delle Finanze italiane vorrà ottenere il consenso per un piano di salvataggio delle banche per un volume di circa 40 miliardi di euro. Ma i piani di Renzi sono controversi: il premier italiano vuole sostenere le banche tramite aiuti di Stato e, quale primo capo di governo europeo, utilizzare una clausola di eccezione delle nuove regole europee di liquidazione delle banche, secondo cui, in caso di un risanamento bancario, devono essere prima di tutto gli azionisti e gli obbligazionisti (“Bail-in”) a dover intervenire.


Il voto di protesta può rovinare le possibilità di riforma dell'Italia

Londra, 11 lug - (Agenzia Nova) - Il giovane e riformista presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, potrebbe diventare roba vecchia, riferisce il quotidiano britannico "The Times". I suoi piani per modernizzare l'Italia sono minacciati dal calo dei consensi nei sondaggi, dalla crisi bancaria e dalla stagnazione economica. Il referendum costituzionale d'autunno rischia di trasformarsi in un voto di protesta, a vantaggio del Movimento 5 stelle. Renzi potrebbe sopravvivere a una sconfitta, ma con un patto col centro-destra.


Comune di Roma: Virginia Raggi sotto le forche caudine del Movimento 5 stelle

Parigi, 11 lug - (Agenzia Nova) - Il quotidiano francese "Le Figaro" è tornato sulla cerimonia con cui Virginia Raggi ha assunto ufficialmente le funzioni di nuovo sindaco di Roma, un evento che lei stessa ha definito "storico" e l'alba di "una nuova era"; ma il giornale ricorda anche come il nuovo sindaco per varare la sua giunta abbia dovuto sottostare alle "forche caudine" del Movimento 5 stelle di cui lei stesse è una esponente: il fondatore Beppe Grillo e la sua cerchia di collaboratori infatti nelle scorse settimane hanno scartato diversi nomi dalla lista degli assessori che la Raggi avrebbe voluto nella sua squadra.


 

Panorama internazionale


 

Merkel è certa dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue

Berlino, 11 lug - (Agenzia Nova) - Dopo il voto sulla Brexit, la cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu) non vede alcuna possibilità di una permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. “Questa decisione è stata presa”, ha dichiarato ieri Merkel, durante una sua partecipazione alla trasmissione televisiva “Berlin Direkt”, sul canale Zdf. Secondo la Cancelliera,il prossimo passo sarà la richiesta di uscita dalla Ue secondo l’articolo 50: “Sono molto realista e credo che questa richiesta verrà sicuramente avanzata”, ha aggiunto la leader della Cdu, la quale ha respinto l’accusa di aver attuato una politica, specie in materia di immigrazione, corresponsabile della decisione del popolo britannico. “Durante la crisi dell’euro non c’era alternativa alle riforme strutturali e al consolidamento dei bilanci negli Stati membri sovraindebitati", ha detto la Merkel. La Cancelliera ha quindi fatto riferimento all’Agenda 2010, una serie di riforme attuate dal suo predecessore Gerhard Schroeder (Spd), che hanno riportato la crescita e i posti di lavoro in Germania: “Abbiamo preso questa strada ed ora la devono prendere anche altri Stati”.


Regno Unito: May annuncia un giro di vite contro i privilegi

Londra, 11 lug - (Agenzia Nova) - In evidenza sulla stampa britannica la contesa tra Theresa May, segretaria all'Interno, e Andrea Leadsom, sottosegretaria all'Energia, per la guida del Partito conservatore e del governo del Regno Unito. May inizia oggi la sua campagna puntando su una visione positiva, che illustra in un articolo pubblicato sul quotidiano "The Times", per un paese che funzioni per tutti e non per pochi privilegiati, e rilanciando il concetto di "One nation" dopo le divisioni dovute al referendum. Prende le distanze da Margaret Thatcher, sostenendo che il partito crede nella società e nelle comunità e non solo nell'individualismo e nel mercato; nel suo piano anche la rappresentanza dei lavoratori nei consigli delle aziende e più controlli sulle retribuzioni dei dirigenti. Il fine settimana è stato segnato da una polemica innescata da alcune dichiarazioni di Leadsom. L'outsider ha dichiarato a "The Times": "Sento che essere madre ti dà una partecipazione tangibile nel futuro del nostro paese", come se la maternità potesse essere un argomento contro l'avversaria May, che invece non ha figli. In seguito Leadsom ha detto in un'intervista a "The Telegraph" di essere stata indotta a fare un confronto e di essere stata travisata e si è scusata. Un'altra polemica riguarda la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi: Laedsom ha pubblicato solo quella del 2015 (quasi 85 mila sterline) mentre May quelle degli ultimi quattro anni.


Usa sempre più divisi in materia di razza e ordine pubblico

Washington, 11 lug - (Agenzia Nova) - Le crescenti divisioni in merito alle questioni di razza e ordine pubblico negli Stati Uniti sono esplose e si sono cristallizzate la scorsa settimana, dopo le uccisioni assai controverse di alcuni afroamericani da parte di agenti di polizia, riprese in video, e quella di cinque agenti a Dallas, colpiti da un cecchino afroamericano durante una marcia di protesta del movimento "Black Lives Matter". L'uccisione degli agenti di polizia, sottolinea la "Washington Post", non ha interrotto le proteste da parte della minoranza afroamericana, che denuncia di essere oggetto di discriminazione da parte delle forze dell'ordine, in questo appoggiata anche dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Questi, prima dell'uccisione dei cinque agenti di polizia, aveva dichiarato che l'uso sproporzionato della forza contro i neri negli Usa è confermata da una serie di evidenze statistiche. Dopo una breve pausa, le manifestazioni delle comunità afroamericane sono riprese a Dallas, Baton Rougem Los Angeles e Washington, anche se si sono svolte perlopiù in maniera pacifica. Si è conclusa anche la tregua momentanea nel dibattito politico: la Casa Bianca ha annunciato che Obama visiterà Dallas domani in occasione della veglia funebre per i poliziotti uccisi. Il candidato repubblicano alla presidenza Usa, Donald Trump, dopo alcuni appelli all'unità nazionale, è tornato ieri ad attaccare Obama e la sua avversaria democratica, Hillary Clinton, accusandoli assieme al loro partito di aver "diviso il paese". Altri commenti sono stati ancor più incendiari. "Potete definirlo un barile di polvere da sparo, o nitroglicerina. Quel che conta, quando si osserva quanto sta accadendo, è che il paese si trova a un punto critico della sua storia", ha dichiarato a "Meet the Press" Charles H. Ramsey, ex capo della polizia di Washington e Philadelphia. Nel frattempo, emergono nuovi dettagli sul cecchino che ha ucciso gli agenti: si tratta di un 25 enne afroamericano, Micah Xavier Johnson, veterano della guerra in Afghanistan. Stando al capo della polizia di Dallas, David Brown, l'uomo era alterato: cantava e irrideva gli agenti mentre li uccideva, e probabilmente aveva pianificato un attacco ancor più sanguinario. Il 25 enne "aveva fatto pratica con le detonazioni" e possedeva abbastanza esplosivo "da causare effetti devastanti per la nostra città e l'area del Texas settentrionale".


Usa, le evidenze sttistiche dietro il movimento "Black Lives Matter"

Washington, 11 lug - (Agenzia Nova) - A una settimana dai tragici casi di violenza delle forze dell'ordine Usa ai danni di cittadini neri disarmati, e dell'uccisione di cinque agenti durante una manifestazione contro la discriminazione degli afroamericani a Dallas, la stampa Usa si interroga sui meriti e le premesse del movimento "Black Lives Matter". La "Washington Post", che da anni raccoglie dati in materia, pubblica una serie di grafici relativi alle uccisioni da parte degli agenti di polizia dall'inizio dell'anno. Dal primo gennaio ad oggi, gli agenti di polizia statunitensi hanno ucciso 512 persone, più che nello stesso periodo del 2015: tra queste, 238 bianchi, 123 neri e 80 ispanici. Il "Wall Street Journal", però, dedica a questi dati e a quelli relativi agli ultimi anni uno sguardo critico. Nel 2015, sottolinea il quotidiano, gli agenti di polizia Usa hanno ucciso 662 bianchi e ispanici, e 258 neri; i bianchi e ispanici uccisi dalle forze dell'ordine negli Usa nel periodo di riferimento rappresentano il 12 per cento delle vittime di omicidio: una percentuale tre volte superiore a quella dei neri. E' vero, dunque, che in termini assoluti il numero di neri uccisi dalla polizia è superiore a quello dei bianchi, se rapportato all'incidenza delle due razze nella popolazione complessiva; ma è vero anche che il tasso di omicidi complessivo degli afroamericani è assai superiore a quello dei bianchi, e ciò non ha nulla a che fare con la polizia, ma assai più spesso con la violenza interna alle comunità nere. La quasi totalità dei 6.095 omicidi di afroamericani commessi negli Usa nel 2014, scrive il quotidiano, sono stati commessi proprio da neri. Inoltre - conclude il quotidiano - gli agenti sono statisticamente assai più proni ad attacchi e aggressioni da parte degli afroamericani. Stando ai dati dell'Fbi, nell'ultimo decennio il 40 per cento degli agenti uccisi in servizio è stato ucciso da neri, un tasso superiore di 2,5 volte alle uccisioni di neri da parte della polizia. E' vero infine che i neri rappresentano il 26 per cento delle uccisioni da parte degli agenti, pur essendo solo il 13 per cento della popolazione statunitense complessiva: questo dato, però, dovrebbe tener conto secondo il quotidiano del fatto che i neri commettono un numero assai maggiore di crimini: nel 2009 hanno commesso il 63 per cento dei furti complessivi, il 57 per cento degli omicidi e il 45 per cento delle aggressioni armate nelle 75 maggiori contee del paese, dove rappresentano però solo il 15 per cento della popolazione totale. Un serio discorso sulla discriminazione ai danni della comunità afroamericana, conclude il quotidiano, dovrebbe riguardare non tanto i confronti con le forze dell'ordine, quanto le difficoltà economiche e l'emarginazione sociale scontata da fasce ancora troppo ampie di quella minoranza etnica.


La Russia mette alla prova la determinazione della Nato

New York, 11 lug - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e gli altri leader dei paesi membri della Nato, si sono sforzati di trasmettere un'immagine di unità e risolutezza al summit dell'Organizzazione tenutosi venerdì a Varsavia. Obama ha liquidato come "un'iperbole" i timori che il voto britannico per l'uscita dall'Ue possa far vacillare la tenuta dell'alleanza. Dietro l'apparente compattezza dei leader della Nato, scrive però il "New York Times", il vertice della scorsa settimana ha evidenziato le crescenti divisioni tra i paesi membri dell'alleanza, specie in merito alle problematiche relazioni con la Russia. Germania, Francia e Italia, in particolare, aderiscono con riluttanza sempre più evidente alla politica sanzionatoria adottata nei confronti di Mosca dopo la crisi ucraina, e in risposta alla minaccia percepita da quel paese ai paesi dell'Est Europa. Il premier italiano Matteo Renzi, ricorda il quotidiano, ha recentemente partecipato al forum di San Pietroburgo, una sorta di conferenza di Davos convocata dal presidente russo Vladimir Putin. Il presidente francese Francois Hollande ha parlato della necessità di un confronto dialettico con la Russia. E il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha addirittura criticato le esercitazioni militari della Nato in Polonia, definendole una provocazione gratuita ai danni della Russia. La diplomazia statunitense coglie questi tentativi di "smarcatura" degli alleati europei come cedimenti ai tentativi di Mosca di gettare scompiglio e fomentare le divisioni all'interno della Nato. "Putin sta testando questi paesi, e ne sta dividendo alcuni", sostiene anche R. Nicholas Burns, ex ambasciatore Usa alla Nato. Una delle questioni più sensibili e controverse è lo schieramento delle bombe nucleari statunitensi a caduta libera B-61 in Europa: le voci europee che chiedevano un loro completo ritiro dal Vecchio continente, sottolinea Thomas O. Karako, del Center for Strategic and International Studies di Washington, si sono perlopiù zittite di fronte ai piani di incremento della presenza militare della Nato per far fronte ai rischi di una aggressione russa.

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