Unicredit trova un capo, Renzi cerca un piano banche

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Bloomberg Business Week, Financial Times, Les Echos, Washington Post, Jornal do Brasil.
Unicredit trova un capo, Renzi cerca un piano banche
Italia, il piano da 40 miliardi è l'ultima possibilità di scongiurare la crisi del settore bancario
 
New York, 1 luglio - (Agenzia Nova) - Da almeno otto mesi, scrivono Edward Robinson, Sonia Sirletti e Tom Beardsworth su "Businessweek", un quesito riecheggia nelle stanze del potere di Roma, Bruxelles e Francoforte: "Come gestire la delicata situazione del settore bancario italiano?". Gravati da 360 miliardi di crediti deteriorati e dagli strascichi di una gravissima recessione economica cui è seguita una ripresa anemica, gli istituti di credito del Belpaese "sono progressivamente scivolati verso lo stesso tipo di crisi cui altri paesi europei hanno fatto fronte anni fa". A differenza di allora, però, il governo italiano deve misurarsi con un quadro di norme e regolamenti comunitari assai più stringente e gravoso, che proibisce, tra le altre cose, interventi diretti dello Stato a sostegno delle banche. L'ultimo tentativo di Roma di invertire la tendenza - il fondo di garanzia Atlante, finanziato dalle stesa banche italiane e a dalla Casa depositi e prestiti (Cdp) per soccorrere gli istituti in maggiore difficoltà - non è riuscito a convincere gli investitori. Di fronte all'ulteriore scossone impresso al settore bancario nazionale dal referendum sulla Brexit, il governo italiano ha avanzato una serie di ipotesi, inclusa quella di un intervento diretto dello Stato tramite l'emissione di debito pubblico per 40 miliardi di euro. Si tratta di una mossa disperata, da parte di un paese gravato da un enorme debito pubblico; ma anche dell'unica alternativa possibile al fallimento degli istituti di credito in difficoltà, le cui perdite, in virtù del bail-in approvato dai paesi europei, dovrebbero essere ripianate in parte anche dai correntisti. La Germania, però, ha già messo le mani avanti, ribadendo la propria opposizione a qualunque intervento esterno al perimetro dei regolamenti comunitari. Alcuni analisti, però, ritengono che Bruxelles dovrebbe rassegnarsi a concedere un'eccezione. "L'Ue deve isolare gli effetti dell'uscita del Regno Unito (dall'Unione, ndr) e assicurarsi che non si tramutino in una crisi sistemica", avverte Brunello Rosa, managing director di Roubini Global Economics, società di consulenza con sede a New York. "Se non lo farà, lo scenario peggiore sarebbe l'aumento dell'incertezza a livelli intollerabili e la diffusione della frustrazione politica attraverso l'Europa", sostiene Rosa. Le gravi difficoltà del sistema bancario italiano pesano dunque come un'ipoteca non solo sull'immediato futuro del paese, ma anche e soprattutto su quello dell'intero progetto europeo. Autorizzare un intervento diretto dello Stato italiano a sostegno delle banche, però, è una decisione tutt'altro che semplice, come sottolineano gli autori dell'editoriale: "Un salvataggio bancario italiano evocherebbe i peggiori frangenti della crisi del 2008 e 2009, quando i governi su entrambe le sponde dell'Atlantico furono costretti a salvare i loro sistemi finanziari attingendo alle finanze pubbliche. Sarebbe anche un duro colpo ai tentativi dell'Ue di tutelare i contribuenti dalle sbandate del mondo finanziario". Di fronte alle obiezioni della cancelliera tedesca Merkel, il premier italiano Matteo Renzi pare aver fatto un passo indietro: "Non abbiamo mai chiesto di cambiare le regole", ha puntualizzato. Anche l'ad di Intesa Sanpaolo, una delle banche meglio capitalizzate in Italia, è contrario a qualunque forma di soccorso pubblico alle banche. , come ha dichiarato in un intervista al quotidiano tedesco "Boersen-Zeitung". Il governo italiano sta valutando il da farsi con la Commissione europea. Il presunto piano da 40 miliardi potrebbe assumere la forma di obbligazioni convertibili subordinate, o di un nuovo fondo Atlante pubblico "dal calibro di un bazooka", partecipato ancora una volta dalla Cdp. Secondo Howard Davies, presidente di Royal Bank of Scotland Group Plc, qualunque sia il piano studiato dal governo italiano, quasi certamente le banche italiane avranno bisogno di iniezioni di capitale da parte di "qualche entità di Stato". Quel che è certo, conclude l'editoriale, è che "quanto tentato sinora dall'Italia non ha funzionato". La soluzione ideale non esiste: si tratta di abbandonare alcune banche al loro destino, o di violare le regole europee recentemente approvate; in entrambi i casi, l'Italia pare giocarsi l'ultima possibilità di evitare la crisi.

Renzi ha bisogno di un piano per le banche che funzioni

Londra, 1 luglio - (Agenzia Nova) - Il governo italiano, osserva un editoriale non firmato del "Financial Times", attribuibile alla direzione, ha davanti a sé molte sfide impegnative: dalla crescita economica stentata alle frizioni con la Commissione europea sulle finanze pubbliche al referendum costituzionale. Tuttavia, la questione che può farlo deragliare è l'incertezza delle banche. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sta almeno cercando di affrontare il problema, schivato troppo a lungo. Prima ha promosso il fondo Atlante; poi, sulla scia delle turbolenze dovute alla Brexit, ha cercato di convincere i partner dell'area dell'euro della necessità di ricapitalizzare il settore con aiuti di Stato, tentativo fallito. Renzi teme che ripulire le banche secondo le regole europee possa provocare un terremoto politico. Tuttavia, non può permettersi il lusso di alternative né di rinvii. Le sue preoccupazioni per gli investitori retail sono comprensibili, ma non possono permettergli di frenare il necessario e urgente rafforzamento del sistema del credito.


Il francese Jean-Pierre Mustier alla testa di UniCredit

Parigi, 1 luglio - (Agenzia Nova) - Profondamente diviso da diverse settimane sulla designazione del nuovo amministratore delegato, il consiglio di amministrazione della prima banca italiana, Unicredit, ieri giovedì 30 giugno ha finalmente ritrovato la sua unità per nominare all'unanimità il francese Jean-Pierre Mustier. La nomina ha messo fine ad un periodo di grande incertezza, dopo l'annuncio delle dimissioni di Federico Ghizzoni il 24 maggio scorso. Un ritardo che ha assai preoccupato i mercato così come il ministro dell'Economia Pier Carl Padoan, che ha fatto pressione sul consiglio di amministrazione perché la scelta avvenisse "al più presto possibile". Le azioni della prima banca italiana per raccolta dall'inizio dell'anno hanno perso il 62 per cento del loro valore. Mustier, che ha 55 anni, prenderà le sue funzioni il 12 luglio prossimo: conosce bene l'azienda perché dal 2011 al 2014 è stato il vice di Ghizzoni con delega alle attività di banca di finanziamento, anche se ha trascorso quasi tutta la sua carriera nella banca francese Société Générale.


Caso Regeni, il Senato italiano approva la prima sanzione contro l'Egitto

 
Washington, 1 luglio - (Agenzia Nova) - L'Italia non fornirà più all'Egitto componenti di ricambio per i cacciabombardieri F-16 a titolo gratuito. Lo ha stabilito il Senato italiano, approvando la prima misura sanzionatoria contro Il Cairo in risposta all'uccisione del ricercatore Giulio Regeni. Gian Carlo Sangalli, promotore dell'emendamento che ha ottenuto il voto favorevole di 159 senatori, ha auspicato che il provvedimento possa "inviare un segnale all'Egitto". Lo studente 28 enne dell'Università di Cambridge era stato sequestrato lo scorso gennaio proprio al Cairo, e ritrovato senza vita dieci giorni dopo, il corpo straziato da segni evidenti di tortura. Il sospetto è che Regeni sia stato sequestrato, torturato e ucciso dalle forze di sicurezza egiziane per i suoi contatti con il mondo dell'attivismo politico e sindacale egiziano.

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