L'Italia teme per le sue banche

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Wall Street Journal, Bloomberg, Echos, Sueddeutsche Zeitung
L'Italia teme per le sue banche

Italia e Paesi Bassi condividono un seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu


Berlino, 29 giu - (Agenzia Nova) - Italia e Paesi Bassi vogliono spartirsi un seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Dopo una serie di voti contestati che non hanno portato ad un risultato chiaro nell’assemblea generale dell’Onu a New York, i ministri degli Esteri italiano e olandese hanno trovato ieri un compromesso: l’Italia sarà membro del Consiglio dell’Onu per un anno a partire dal 2017, mentre i Paesi Bassi ne faranno parte dal 2018. Nelle cinque votazioni nessuno dei due Stati ha ottenuto la maggioranza dei due terzi necessaria ad aggiudicarsi un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza. La condivisione del seggio “è un messaggio di unità tra due paesi europei”, ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni.


L'Italia sollecita il Regno Unito ad avviare colloqui formali per l'uscita dall'Ue


New York, 29 giu - (Agenzia Nova) - L'Italia ha sollecitato il Regno Unito ad avviare la procedura formale di uscita dall'Unione Europea il prima possibile, a seguito del referendum con cui la scorsa settimana i cittadini britannici hanno sancito l'abbandono dell'Ue. "Non vogliamo trascorrere mesi a discutere di procedure, abbiamo bisogno di una immediata risposta politica da parte dell'Ue", ha dichiarato il sottosegretario di Stato italiano con delega agli Affari europei, Sandro Gozi, nel corso di una intervista telefonica rilasciata lunedì a "Bloomberg". "Dobbiamo mantenere l'unità dei 27 e stabilire quali politiche possano risolvere le ragioni della crisi", ha aggiunto il sottosegretario. La posizione dell'Italia è condivisa dai principali paesi dell'Unione: i leader di Italia, Germania e Francia hanno respinto in maniera categorica l'idea di negoziati informali con il governo britannico, invitando invece Londra a seguire i protocolli di recesso volontario definiti dall'art. 50 del Trattato di Lisbona. Il premier italiano Matteo Renzi, in particolare, ritiene l'uscita del Regno Unito un evento certamente problematico, ma anche "l'opportunità di scrivere una nuova pagina della storia europea sulla base di ciò che ci unisce".


Italia, la Commissione europea si attiverà per evitare una corsa agli sportelli


New York, 29 giu - (Agenzia Nova) - La Commissione europea si attiverà per evitare una corsa agli sportelli delle banche italiane a seguito del referendum che ha sancito l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, facendo precipitare i titoli bancari dei paesi europei più deboli. Lo ha dichiarato ieri il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, a margine del summit dei leader europei a Bruxelles. Juncker, che ha fatto il punto del preoccupante stato del settore bancario italiano con il primo ministro Matteo Renzi, ha dichiarato che l'Ue "farà tutto il necessario per evitare una corsa agli sportelli. Al momento in Italia non esiste questo rischio, ma dobbiamo essere sicuri, date le disagevoli circostanze globali, che il settore bancario in Italia e altrove sia protetto nel miglior modo possibile". I commenti di Juncker giungono mentre il governo italiano studia un intervento diretto a sostegno delle banche in maggior difficoltà, con l'emissione ad hoc di titoli di debito pubblico per 40 miliardi di euro.


L'Italia teme per le sue banche


Parigi, 29 giu - (Agenzia Nova) - "Se guardiamo ai mercati, è evidente che non bisogna perdere tempo" ha detto Matteo Renzi lunedì 27 giugno al termine dell'incontro a Berlino con François Hollande e Angela Merkel: la Borsa di Milano ha perso il 30 per cento del suo valore dall'inizio dell'anno ed i titoli bancari sono in caduta libera dopo l'annuncio del risultato del referendum sulla Brexit; in media hanno perso il 10 per cento con punte del 13,34 per Monte dei Paschi di Siena. "Purtroppo i precedenti governo non hanno aiutato le banche italiane quando era possibile farlo e ora il quadro delle regole è difficile da maneggiare" si è lamentato Renzi: ed è appunto questo quadro che lui vorrebbe allentare; il suo esecutivo avrebbe già avviato discussioni a Bruxelles sulla questione, invocando le esenzioni previste dai trattati europei in caso di situazioni "eccezionali". L'Italia ha allo studio diverse opzioni: innanzitutto una sospensione di sei mesi o almeno una applicazione meno rigida delle norme concernenti il "bail-in", che penalizzano soprattutto gli istituti di credito italiani; si potrebbe poi pensare ad una garanzia pubblica per le emissioni obbligazionarie delle banche sottoscritte dalla Cassa Depositi e Prestiti e dal Tesoro; infine, nelle prossime settimane sarà rafforzato il fondo di aiuto al settore bancario Atlante. Il settore del resto sta accelerando la sua evoluzione per far fronte alle conseguenze della Brexit: UniCredit dovrebbe anticipare la designazione del suo nuovo amministratore delegato, impantanata da diverse settimane; mentre Ubi Banca lunedì scorso ha approvato il suo piano industriale 2015-2020 che prevede l'incorporazione di 7 banche locali sotto il suo controllo, l'esodo agevolato di 2.750 dipendenti per poter fare 1.100 nuove assunzioni e la chiusura di 280 tra sportelli e filiali. Per il presidente di Ubi Banca, Victor Massiah, presentare un piano industriale all'indomani della Brexit è "un atto di seria dimostrazione di forza"; e questo scrive il corrispondente da Roma, Olivier Tosseri, del quotidiano economico francese "Les Echos", è proprio quello che deve fare il sistema bancario italiano nel suo complesso.


UniCredit verso un più vasto rinnovamento del management


New York, 29 giu - (Agenzia Nova) - I colloqui avviati da UniCredit, la sola banca sistemica italiana, con i candidati al ruolo di amministratore delegato, si stanno concentrando sull'esigenza di un più vasto rinnovamento della compagine dirigenziale. Alcuni investitori hanno segnalato il loro appoggio all'idea di rimpiazzare alcuni dei 13 executive del gruppo bancario per rompere in maniera più netta con il passato e spianare la strada alla ristrutturazione di cui dovrebbe farsi carico il successore dell'ad dimissionario, Federico Ghizzoni.


 

Panorama internazionale

La cancelliera tedesca Angela Merkel (foto LaPresse)


 

Brexit: Merkel e Juncker uniti contro Cameron

Berlino, 29 giu - (Agenzia Nova) - L’Unione Europea non vuole farsi dettare dalla Gran Bretagna le condizioni per le trattative di uscita dalla Ue. Ieri, prima del vertice europeo a Bruxelles, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Siamo noi a stabilire l’agenda, e non coloro i quali vogliono lasciare l’Unione Europea”. L'Ue vuole spingere il governo britannico a presentare il prima possibile la richiesta formale di uscita dall'Unione. Nella dichiarazione di governo davanti al Bundestag, ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto sapere che prima della richiesta di uscita da parte del premier David Cameron, non ci sarà alcuna trattativa preliminare con la Gran Bretagna, “né formale né informale”. Anche Juncker ha sottolineato che “non ci sarà alcuna trattava segreta”.


Regno Unito: l'opzione norvegese è la migliore a disposizione

Londra, 29 giu - (Agenzia Nova) - Prosegue nel Regno Unito il dibattito sul dopo referendum. Per l'editorialista del "Financial Times" Wolfgang Münchau, la situazione è caotica e le alternative per uscire dal caos sono poche. La più ragionevole è la cosiddetta opzione norvegese, ovvero l'appartenenza allo Spazio economico europeo, senza voce in capitolo sulla politica. È il meglio che gli europeisti, molti dei quali sperano in un secondo referendum, possano aspettarsi; niente può produrre più divisioni e danni che ignorare un voto democratico. L'opzione, d'altra parte, prevede l'accettazione della libertà di circolazione dei lavoratori, contro la quale si è espresso il fronte del "Leave". Il segretario alla sanità, Jeremy Hunt, ha lanciato l'idea di una formula "Norvegia plus" comprendente anche un compromesso sull'immigrazione. Sullo stesso giornale, tuttavia, altre voci nei giorni scorsi, da Philip Stephens a Gideon Rachman, hanno espresso perplessità sull'effettiva uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. Anche Sean O'Grady, vice direttore di "The Independent", dubita del fatto che la Brexit si verificherà. Alcuni eminenti costituzionalisti, riferisce lo stesso quotidiano, sostengono che l'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona non sia possibile senza che il Parlamento abbia legiferato in proposito e che quindi, da un punto di vista giuridico, la Brexit possa essere bloccata. Anche un'analisi di "The Guardian" si chiede se esista un modo per tornare indietro, ipotizzando vari scenari.


Ue: Polonia e Ungheria guidano la rivolta contro la vecchia guardia

Londra, 29 giu - (Agenzia Nova) - La risposta alla Brexit, riferisce il quotidiano britannico "The Times", divide l'Unione Europea: Polonia e Ungheria, infatti, hanno espresso obiezioni sulla monopolizzazione della discussione da parte dei paesi fondatori. Il gruppo di Visegrad, che comprende anche Repubblica ceca e Slovacchia, ha annunciato un piano per un'Ue meno centralizzata, che potrebbe rappresentare una sfida per la roadmap di Germania, Francia e Italia. Un commento di Roger Boyers esorta il Regno Unito a trattare direttamente con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, una leader pragmatica che sa che questo non è il momento di atteggiamenti punitivi.


l piano di Schaeuble per riformare l’Europa

Berlino, 29 giu - (Agenzia Nova) - Mentre la cancelliera Angela Merkel (Cdu) parla ancora in modo vago di una “Europa migliore”, il suo ministro delle Finanze ha già presentato delle idee concrete su come la Ue potrebbe apparire in futuro. In uno studio dal titolo “Iniziative dopo il referendum britannico”, i collaboratori del ministro hanno redatto una serie di misure possibili per riformare la comunità dei 27 Stati membri e dell’eurozona. Per il momento, tuttavia, Schaeuble non intraprende alcuna iniziativa: alla luce delle numerose proposte per un rafforzamento del carattere comunitario dell’unione monetaria, il ministero delle Finanze di Berlino vuole portare un po’ di calma nel dibattito. In questo momento, infatti, soprattutto Italia e Francia stanno chiedendo la creazione di un bilancio comune dell’eurozona, prospettiva che Berlino ha sempre sdegnato: “Gli Stati membri non possono essere destituiti dal loro compito di garantire bilanci stabili e riforme strutturali favorevoli alla crescita”, ha ribadito a tal proposito il ministro.


Usa, il rapporto dei Repubblicani sull'attacco di Bengasi si abbatte sull'amministrazione Obama

Washington, 29 giu - (Agenzia Nova) - L'amministrazione del presidente Usa Barack Obama non fece quanto necessario per prevenire l'assalto armato dell'11 settembre 2012 contro il consolato di Bengasi, in Libia, costato la vita a quattro cittadini statunitensi, tra cui l'ambasciatore Christopher J. Stevens, e tentò poi di ingannare la nazione in merito all'origine e alla natura dell'attacco per celare la propria negligenza. Sono queste le conclusioni cui è giunta la maggioranza Repubblicana alla Camera dei rappresentanti Usa, dopo uno sforzo d'indagine durato due anni e costato sette milioni di dollari. Il rapporto è stato preceduto da un altro presentato separatamente dalla minoranza Democratica sullo stesso argomento. La presenza di due rapporti contrapposti, e le questioni ancora aperte, fanno ben capire che Bengasi è una questione politica tutt'altro che chiusa. Il principale obiettivo dei Repubblicani, del resto - dimostrare senza ombra di dubbio la colpevolezza della Democratica Hillary Clinton, allora segretaria di Stato Usa, che immediatamente dopo l'attacco lo definì una manifestazione spontanea - di fatto è fallito. Non esiste alcun elemento, nel rapporto repubblicano, che dimostri come la "bugia" di Clinton sia stata motivata da ragioni politiche, sottolinea Dana Milbank sulla "Washington Post". Del resto, ieri è stato lo stesso Trey Gowdy, presidente repubblicano della commissione parlamentare autrice del rapporto, a evitare accuratamente di citare la Clinton, se non per ribadire che il rapporto non riguarda il suo operato, ma quello dell'amministrazione Obama nel suo complesso. Una linea non condivisa però da due "falchi" della commissione, che hanno deciso in totale autonomia di allegare una appendice al documento in cui criticano l'amministrazione per non aver immediatamente mobilitato unità delle forze armate in risposta all'attacco, senza però chiarire se ciò avrebbe potuto salvare le vite dei quattro cittadini Usa.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi