Il summit di Berlino e le palle al piede dell'economia italiana

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Le Monde, New York Times, Les Echos, Handelsblatt.
Il summit di Berlino e le palle al piede dell'economia italiana
Parigi, Berlino e Roma unite di fronte a Londra
Parigi, 28 giugno - (Agenzia Nova) - François Hollande, Angela Merkel e Matteo Renzi ieri sera lunedì 27 giugno hanno tentato di mostrare la propria unità di fronte a Londra quattro giorni dopo il referendum sull'uscita della Gran Bretana dall'Unione Europea ed alla vigilia di un vertice Ue decisivo: "Presenteremo ai colleghi europei una proposta per dare un nuovo impulso" ha dichiarato la cancelliera tedesca che riceveva a Berlino i partner francese ed italiano. I tre paesi dicono di voler lavorare insieme per la sicurezza interna ed esterna, per i controllo delle frontiere e le relazioni con l'Africa nel contesto della crisi dei rifugiati, ma anche nell'economia, per la crescita e l'occupazione: propose che per ora sono ancora vaghe e che devono essere messe a punto per il successivo vertice ordinario europeo, quello di settembre; insomma un modo di presentare una Europa unita e reattiva, che ha ascoltato il messaggio dei britannici. Ma se "unità" è la parola-chiave della Merkel, "rapidità" è l'imperativo del presidente francese e del capo del governo italiano, preoccupati di non restare paralizzati dallo shock del voto britannico e dalle ripercussioni della Brexit sui mercati: ieri la Borsa di Parigi ha lasciato sul terreno un altro 2,97 per cento, quella di Francoforte il 3,02 quella di Milano il 3,94 per cento. Al centro della questione c'è la velocità con cui la Gran Bretagna dovrà notificare l'articolo 50 del Trattato dell'Unione Europea per avviare le procedure di uscita; prima di quel momento, i tre leader riuniti ieri a Berlino sono stati chiari su questo punto: non ci saranno negoziati "né formali né informali" con i governo britannico. Insomma Londra non avrà spazio di manovra, anche se sempre ieri da Bruxelles il segretario di Stato Usa John Kerry ha chiesto ai leader europei di non agre "in maniera confusa o vendicativa"; ed il leader del Partito conservatore Pis al governo in Polonia, Jaroslaw Kaczynski, non sembra aver abbandonato la speranza che la Gran Bretagna ci ripensi ed ha chiesto "ulteriori sforzi" per convincerla a restare nell'Ue.

Italia: la Brexit potrebbe rivelarsi una grande opportunità per l'Europa
New York, 28 giugno - (Agenzia Nova) - Il voto con cui i cittadini britannici hanno decretato l'uscita del loro pese dall'Unione Europea potrebbe essere una "grande opportunità" per apportare finalmente cambiamenti a lungo rimandati al progetto comunitario. Lo ha dichiarato il premier italiano Matteo Renzi nel corso di un intervento di fronte al parlamento italiano, prima di volare a Berlino per incontrare le controparti di Germania e Francia, Angela Merkel e Francois Hollande. L'Italia, in particolare, spera che l'esito del referendum britannico convinca finalmente l'Ue a consentire maggiori margini di spesa oltre i limiti di bilancio previsti dai trattati comunitari. Roma spera anche di ottenere margini di manovra più ampi per sostenerei l settore bancario nazionale, gravato dal peso di 360 miliardi di euro di crediti deteriorati. "Più crescita e più investimenti, meno austerità e meno burocrazia. Questa è la linea che abbiamo sostenuto per due anni, inizialmente da soli", ha detto Renzi alla Camera dei deputati.

Succede in Europa: le 10 palle al piede dell’economia italiana
Parigi, 28 giugno - (Agenzia Nova) - Si ricordano le dieci piaghe d'Egitto, ecco ora le dieci palle al piede dell'economia italiana così come vengono indicate e descritte in un rapporto che sarà presentato oggi martedì 28 giugno all'assemblea della Confartigianato: le riassume Olivier Tosseri, il corrispondente da Roma del quotidiano economico francese "Les Echos" nell'autorevole rubrica di prima pagina "Succede in Europa". Secondo cui la palla più pesante è costituita dall'eccessiva pressione fiscale sulle imprese; poi c'è il ritardo digitale, la lentezza della giustizia, la corruzione della pubblica amministrazione, i ritardi nelle infrastrutture, i servizi pubblici inadeguati e l'energia elettrica troppo costosa.

E la prossima è l’Italia
Berlino, 28 giugno - (Agenzia Nova) - Venerdì, il giorno dopo il referendum britannico, gli indici di mercato inglesi sono crollati del 5 per cento, ma quelli italiani del 12 per cento: la ripresa per i titoli italiani sarà sicuramente faticosa, scrive l’opinionista Wolfgang Muenchau sul quotidiano “Handelsblatt”. La situazione politica del Belpaese è instabile. La vittima principale del voto britannico è tuttavia l’eurozona: e la minaccia proviene proprio dall’Italia. Lo scenario di una catastrofe europea non è un caso estremo, non è un “cigno nero”, ma una “colomba bianca”, scrive l’opinionista. Dopo il referendum britannico sull'uscita dall'Ue, ad ottobre arriverà quello italiano. I cittadini del Belpaese si esprimeranno in merito alla riforma costituzionale varata dal governo e dal Parlamento di Roma. Muenchau ritiene che il premier Matteo Renzi perderà il referendum. I sondaggi paiono suggerire il contrario, ma “anche in Gran Bretagna non ci hanno azzeccato”. Le elezioni municipali italiane, sostiene l'opinionista, hanno certificato il mutamento del quadro politico italiano è cambiato a sfavore del partito di Renzi. E “quando gli elettori delusi scorgono la possibilità di dare una bella lezione ad un governo, la colgono a prescindere dalle conseguenze”. La minaccia di dimissioni avanzata da Renzi nel caso in cui vincesse il “no” alla riforma costituzionale, sostiene Muenchau, “è più uno stimolo a votare contro a prescindere dai meriti della riforma, che un motivo di dissuasione”. Il rischio per l'Italia, dunque, è alto. Un “no” ad ottobre “scatenerebbe una valanga di euroscetticismo che non potrebbe più essere fermata”. Nel caso, non più tanto remoto, in cui alle elezioni politiche vinca il Movimento 5 Stelle, “l'eventualità di una iniziativa contro l'euro diverrebbe molto maggiore”. Un’uscita dell’Italia dall’euro “scatenerebbe una crisi finanziaria mai vista nella storia”: i debiti esploderebbero e le banche subirebbero un collasso. L’unica soluzione possibile ed immaginabile per scongiurare un tale scenario è sicuramente “la decisione di portare avanti l’unione politica tra gli Stati membri dell’eurozona: un’unione fiscale con un bilancio comune, una vera unione bancaria ed un vero controllo democratico”, conclude Muenchau.

Cresce il numero dei migranti che vuole attraversare il Mediterraneo

Berlino, 28 giugno - (Agenzia Nova) - A seguito del patto sui profughi stretto da Ue e Turchia, secondo l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne della Ue “Frontex”, sta crescendo il numero delle persone che vuole intraprendere il pericoloso viaggio attraverso il Mediterraneo centrale per arrivare in Europa. “Ormai il numero dei profughi in arrivo in Italia dalla Libia è di 13-14 volte superiore al numero di migranti che arriva in Grecia dalla Turchia”, ha spiegato il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri. “La rotta del Mediterraneo centrale è affollata come non mai: quest’anno il numero degli attraversamenti illegali delle frontiere tra la Libia e l’Italia ha superato tutti gli altri attraversamenti di frontiera illegali nella Ue”, ha aggiunto Leggeri. “Se i flussi migratori dall’Africa occidentale in direzione Libia non si fermeranno, allora dovremo mettere in conto 300 mila sbarchi dagli Stati del Nord del Maghreb e successivamente verso l’Europa”, ha messo in guardia il direttore di Frontex.


PANORAMA INTERNAZIONALE



Il summit internazionale a Berlino (foto LaPresse)


L'Ue sa di doversi riformare per sopravvivere, ma come?
New York, 28 giugno - (Agenzia Nova) - L'Unione Europea non è mai brillata per capacità di introspezione, scrive Charlotte McDonald-Gibson su “Time”. Per anni l'Unione si è trascinata da una crisi all'altra, “promettendo a più riprese di attivarsi per sanare la crescente sfiducia dei suoi 500 milioni di cittadini, ma tornando poi puntualmente ai bisticci interni”. L'Uscita del Regno Unito dall'Unione, però, è un evento di portata differente; una parte importantissima dell'Ue se ne sta andando, e il “business as usual” non appare più un'opzione percorribile. I membri fondatori dell'Unione, incontratisi ieri, paiono averne preso atto già lo scorso fine settimana, quando con un comunicato congiunto hanno avvertito che “né la semplice richiesta di maggiore Europa, né una fase di mera riflessione possono costituire una risposta adeguata” a un evento dalle implicazioni politiche ed economiche così profonde. Stabilire quale intervento adottare, però, non è facile. L'assoluta priorità è ovviamente quella di placare il panico e trovare un percorso di separazione il più possibile sereno e consensuale con il Regno Unito. I leader di Germania, Francia e Italia, che si sono incontrati ieri a Berlino, hanno spiegato che i negoziati con la Gran Bretagna non avranno inizio prima di una notifica formale. Il secondo e ancor più arduo piano d'intervento è più strettamente programmatico: l'Europa deve cambiare passo, nella consapevolezza che la Brexit ha dato ulteriore impulso ai partiti euroscettici del Continente. I capi di Stato e Governo riunitisi ieri in Germania si sono dati tempo sino a settembre per definire e avviare progetti tesi a promuovere un nuovo paradigma di crescita economica e sicurezza; si tratterà però anche di provare a ricostruire la fiducia nel progetto europeo: e questo, scrive McDonald-Gibson, “non sarà possibile a meno di elaborare una narrativa in grado di rivaleggiare con quelle dei movimenti nazionali” cosiddetti populisti. Non sarà facile: la stessa leadership europea è divisa in merito al futuro del progetto comunitario. “Federalisti” come il presidente della Commissione europea, Jean Claude-Juncker, ha reagito al referendum Britannico chiedendo di accelerare il processo di integrazione politica ed economica degli Stati Ue; si tratta però di una visione “sempre più in contrasto con quella di molti alti funzionari dell'Unione e Stati membri, “molti dei quali considerano l'Unione un mezzo, più che un obiettivo”: “I paesi dell'Ue perseguiranno sempre più politiche in stile britannico, in quanto guardano all'integrazione europea per ricavarne benefici concreti, e non a un movimento ideologico e quasi religioso verso la costruzione dell'Europa”, spiega Michael Leigh, del think tank German Marshall Fund. La mancanza di una visione comune e soprattutto realistica, conclude McDonald-Gibson, mina non soltanto il grande obiettivo di definire il “sogno Europeo”, ma anche e soprattutto numerose aree di intervento politico concreto, a partire dal fronte dell'immigrazione. Solo il tempo, insomma, potrà dire se il voto britannico suonerà la sveglia all'Europa o sarà la sua campana a morto.

Brexit: Boris Johnson e i pro-leave non hanno alcun piano
Berlino, 28 giugno - (Agenzia Nova) - Sono state solo favole quelle raccontate dai sostenitori della Brexit agli ingenui elettori britannici? Dopo essersi volatilizzato per tutto il fine settimana, probabilmente sopraffatto per il “suo” successo inaspettato, Boris Johnson, il conservatore leader dello schieramento pro-Brexit, ha assicurato ai suoi concittadini che anche in futuro la Gran Bretagna avrà accesso al mercato interno europeo, scrive l’opinionista Klaus-Dieter Frankenberger sul quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. Potrebbe essere, e una tale decisione sarebbe anche nell’interesse dell’economia tedesca. Ma quando accadrà tutto questo e a quali condizioni? Quando dopo l’uscita del paese dalla Ue si arriverà a nuovi negoziati sul futuro rapporto del Regno Unito - o di quello che ne sarà rimasto - con l’Unione Europea, il dibattito verterà soprattutto sulla questione economica. L’accesso al mercato interno non sarà a costo zero, Londra dovrà accettare le sue regole. Una di queste è la libera circolazione: ma non erano proprio i sostenitori della Brexit a volerla limitare? Il mercato interno non esiste senza la libera circolazione: lo schieramento pro-Brexit, scrive Frankenberger, non deve fingere di aver scoperto solo adesso questo nesso. Se lo facesse, scrive l'opinionista, ammetterebbe di essersi macchiato di un “inganno elettorale”. E se i britannici si ritroveranno a dover contribuire al bilancio di Bruxelles, pur avendo votato per l'uscita dall'Unione Europea? “La verità – sostiene Frankenberger – è che Johnson & Co. non avevano alcun piano per il giorno dopo. Il referendum britannico avrà gravi conseguenze per tutti, per il Regno Unito e per i suoi partner europei. Tutti sono impreparati, e non c’è alcun progetto per ricostruire il rapporto dopo questa divisione”.

Regno Unito: Osborne non competerà per la leadership Tory, May favorita nei sondaggi
Londra, 28 giugno - (Agenzia Nova) - Da un sondaggio di YouGov per il quotidiano britannico "The Times" emerge che Theresa May, segretaria all'Interno, gode di più consensi di Boeis Johnson, ex sindaco di Londra e leader dello schieramento per la Brexit, in vista della contesa per la guida del Partito conservatore del Regno Unito. May raccoglie il 31 per cento delle preferenze degli elettori Tory, contro il 24 di Johnson; ad aprile le rispettive percentuali erano del 14 e 36 per cento; nell'opinione pubblica generale il distacco si riduce a 19 a 18 a favore della ministra. Lo stesso giornale ospita un articolo di George Osborne, cancelliere dello Scacchiere, che annuncia che non parteciperà alla battaglia per la leaderhisp: il responsabile delle finanze spiega, dopo la sconfitta nel referendum sull'Unione Europea, di non essere la persona che può offrire al partito l'unità di cui ha bisogno. Si fa strada, invece, l'ipotesi di una candidatura di Jeremy Hunt, segretario alla Sanità, favorevole a un secondo referendum sui termini dell'uscita dall'Ue.

Spagna: Rajoy chiede "responsabilità" a Psoe e a Ciudadanos per formare un governo stabile
Madrid, 28 giugno - (Agenzia Nova) - Il segretario del Partito popolare spagnolo (Pp) Mariano Rajoy, che domenica ha presieduto alla vittoria del suo partito nelle seconde elezioni generali in sei mesi, ha fatto appello alla "responsabilità" del segretario generale del Partito socialista (Psoe), Pedro Sanchez, e del presidente di Ciudadanos, Alberto Rivera, per concordare la formazione di un Esecutivo di coalizione entro la fine di luglio o inizio agosto. Il leader del Pp e premier uscente ha dichiarato ieri presso la sede del partito, dopo la riunione del Comitato esecutivo nazionale, che "la Spagna ora ha bisogno di un governo con un forte sostegno parlamentare". "Offro la mia mano ai moderati per fare quello che ci chiedono gli elettori spagnoli", ha dichiarato Rajoy, ignorando il rifiuto di sostenerlo già espresso sia dal Psoe che da Ciudadanos. Rajoy partirà oggi per Bruxelles dove parteciperà al Consiglio europeo convocato dopo il referendum britannico, ma al suo ritorno, previsto domani, intende avviare un ciclo di consultazioni con tutte le formazioni politiche; il primo confronto sarà con il Psoe perché, ha sottolineato lo stesso Rajoy, è la seconda forza politica di Spagna. Il premier non ha escluso che Sanchez possa divenire il suo vicepremier e Rivera uno dei ministri del suo governo.

Usa, la Corte Suprema boccia i limiti all'aborto stabiliti dal Texas
New York, 28 giu 09:46 - (Agenzia Nova) - La Corte Suprema degli Stati Uniti ha riaffermato in senso espansivo l'ambito di esercizio del diritto all'aborto, bocciando ieri le norme restrittive varate dallo Stato del Texas nell'ambito della causa Whole Woman'sHealth vs Hellerstedt. Con un voto di cinque giudici a tre, la Corte ha stabilito che le norme sull'aborto del Texas impongono un onere ingiustificato al diritto costituzionale garantito delle donne di abortire. Nel 2013, il Texas aveva varato una legge che obbligava tutti i fornitori di pratiche abortive a ottenere accordi di accesso privilegiato alle strutture ospedaliere locali, e imponeva alla cliniche abortive di dotarsi di strumentazione e centri chirurgici in linea con quelli degli ospedali. La sentenza è servita alla Corte per chiarire i termini della sentenza del 1992 sul caso Planned Parenthood v. Casey: in quell'occasione, la Corte aveva stabilito che gli Stati dell'Unione potessero legiferare in materia di aborto a patto di no imporre un “onere ingiustificato” (“undue burden”) alle donne che volessero interrompere la gravidanza.

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