Le elezioni austriache, viste dall'altro lato del Brennero

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di New York Times, Echos, Bloomberg, Monde
Le elezioni austriache, viste dall'altro lato del Brennero

Italia, sollievo ed inquietudine dopo i risultati delle elezioni austriache

Parigi, 24 mag - (Agenzia Nova) - Le elezioni presidenziali in Austria sono state seguite con grande attenzione in Italia: i ripetuti annunci di Vienna di voler chiudere il Colle del Brennero e di costruirvi una barriera per bloccare il flusso migratorio erano stati giudicati dagli italiani come "un comportamento xenofobo e populista contrario ai valori dell'Europa e con fini puramente elettorali". Una eventuale vittoria del nazionalista Norbert Hofer avrebbe probabilmente danneggiato le esportazioni italiane, che per il 23,3 per cento transitano per la frontiera del Brennero; ed avrebbe dato una spinta alla Lega Nord di Matteo Salvini, che aveva esultato alla notizia che il leader dell'estrema destra austriaca era approdato al turno di ballottaggio: in Italia infatti si voterà tra un paio di settimane per delle elezioni municipali che si prospettano serrate ed anche qui i partiti populisti hanno in vento in poppa. Oggi la stampa italiana accoglie con sollievo la vittoria in Austria del candidato dei Verdi, Van der Bellen; tuttavia gli analisti politici e gli editorialisti italiani insistono che i pericoli per l'Europa non devono essere sottostimati ed avvertono che situazioni simili a quella austriaca potrebbero riprodursi nelle elezioni del prossimo anno in Francia ed in Germania, se i dirigenti europei non reagiranno al campanello d'allarme del voto di Vienna. L'Unione Europea, secondo la stampa italiana, ha un'ultima chance di provare di aver compreso i motivi della rivolta delle classi medie che un tempo erano la colonna portante della sua costruzione: se gli Stati membri non troveranno insieme una risposta alle preoccupazioni ed alla rabbia nate dalle crisi economica e migratoria, i conteggi all'ultimo voto potrebbero non essere più sufficienti ad evitare la vittoria dell'estrema destra.


Brexit: gli italiani che vivono nel Regno Unito temono l'uscita dall'Ue

Madrid, 24 mag - (Agenzia Nova) - "La Brexit? Sarebbe assurdo. La particolarità del Regno Unito è proprio la sua multiculturalità e la recente vittoria di Sadiq Khan a Londra lo dimostra. Se il Regno Unito lasciasse l'Europa, gli scambi culturali, il programma Erasmus, le vacanze studio, tutto sarà più complicato". E' quanto sostiene Alessandra Di Lorenzo, che si trova a Londra per seguire un master presso la University of the Arts. Come lei molti altri italiani che attualmente vivono nel Regno Unito temono il referendum sulla permanenza del paese nell'Unione Europea (Ue). Le preoccupazioni degli italiani che hanno legami con il Regno Unito (il consolato italiano a Londra, stima che ci sono 600 mila persone tra coloro che vivono in Inghilterra e Galles) non si limitano ai viaggi e agli scambi culturali. Alcuni, come Stefano Bertolotto, 29 anni, laureato in Economia a Milano e residente a Londra da 8 anni, mettono in guardia circa i rischi politici che un possibile divorzio tra l'Europa e il Regno Unito scatenerebbe in altri paesi l’Ue. "Un addio di Londra a Bruxelles - spiega Bertolotto - causerebbe un effetto domino. E per evitare casi di emulazione, l'Ue sarebbe costretta ad imporre condizioni fortemente punitive al Regno Unito, complicando le cose per coloro che in futuro vogliono trasferirsi qui per lavorare". Un sondaggio di Ipsos Mori sostiene che il 58 per cento degli italiani e il 55 per cento dei francesi vorrebbero un referendum sulla permanenza del proprio paese nell'Ue. Inoltre, il 48 per cento degli italiani vorrebbe che Roma uscisse dall'Ue.


L'Fmi rivede al rialzo le stime di crescita economica per l'Italia

New York, 24 mag - (Agenzia Nova) - Il fondo monetario internazionale (Fmi) ha rivisto leggermente al rialzo le stime di crescita del prodotto interno lordo italiano per il 2016 e il 2017 nella giornata di ieri, ma ha avvertito che il paese è ancora esposto a rischi, ed ha chiesto ulteriori sforzi di risanamento del settore bancario, soprattutto sul fronte dei crediti non performanti. Per il 2016, l'Fmi prevede ora una crescita del pil italiano contro l'1,1 per cento, un decimo di punto in più rispetto alle precedenti previsioni; per il 2017 e il 2018, invece, il Fondo stima una crescita economica di circa l'1,25 per cento. Tra i rischi esogeni che minacciano il consolidamento della ripresa italiana, l'Fmi ha citato la volatilità dei mercati finanziari, la possibilità di un'uscita del Regno Unito dall'Europa, un possibile aumento dei flussi migratori e un rallentamento del commercio globale. Le nuove stime dell'Fmi sono grossomodo in linea con quelle dell'istituto di statistica italiano, l'Istat.


Unicredit, un salvatore che ha bisogno di essere salvato

New York, 24 mag - (Agenzia Nova) - Il malridotto settore bancario italiano, scrive Lionel Laurent sul "Wall Street Journal", ha estremo bisogno di una buona notizia; se confermate, potrebbero esserlo le imminenti dimissioni dell'ad di UniCredit Federico Ghizzoni. La "sola banca sistemica italiana" ha spesso vestito i panni di salvatore di altri istituti bancari nazionali in difficoltà, mettendo a disposizione denaro contante e sottoscrivendo aumenti di capitali per sostenere piani nazionali aiuto al settore. Sembra però, scrive Laurent, "che ad avere bisogno di aiuto ora sia proprio UniCredit". Stando a indiscrezioni riprese da "Bloomberg News", Ghizzoni potrebbe rassegnare le dimissioni già nella giornata di oggi. Il cambio di leadership "spianerebbe probabilmente la strada a un aumento di capitale multimiliardario doloroso e diluitivo che (l'ad di UniCredit, ndr) ha sempre sostenuto non essere necessario". In termini di capitale, però, "Unicredit sta pattinando su una lastra di ghiaccio straordinariamente sottile, e ciò si è trasformato in un serio problema di credibilità del management". Per questa ragione, scrive Laurent, il cambio di gestione potrebbe trasformarsi nell'opportunità "per cominciare a scrivere la storia a lieto fine di cui il settore bancario italiano ha tanto bisogno".


Vaticano: incontro tra il Papa e l'imam dell’università Al-Azhar, massima autorità dell'Islam sunnita

Parigi, 24 mag - (Agenzia Nova) - Dopo dieci anni di relazioni assai tese tra le due istituzioni religiose, Papa Francesco ed il grande imam Ahmed Al-Tayeb dell'università Al-Azhar del Cairo, la massima autorità islamica sunnita nel mondo, si sono incontrati in Vaticano ieri lunedì 23 maggio. E' la prima volta che un tale incontro si tiene in Vaticano: il 24 febbraio 2000 Papa Giovanni Paolo II rese visita al Cairo all'allora grande imam della Al-Azhar, lo sceicco Mohammed Sayed Tantawi. Un comunicato della Santa Sede ha definito storico" e "molto cordiale" l'incontro di ieri, che è durato una trentina di minuti.


 

Panorama internazionale

Un gruppo di manifestanti blocca gli accessi al deposito petrolifero di Fos-sur-Mer, in Francia (foto LaPresse)


 

Austria: una vittoria di Pirro

Berlino, 24 mag - (Agenzia Nova) - Metà Austria tira un sospiro di sollievo, così come una larga fetta del governo di Berlino e presumibilmente anche molti politici a Bruxelles: il candidato della destra populista austriaca Hofer (Fpo) non salirà alla Wiener Hofburg (la sede del cancellierato austriaco, ndr). Dopo aver surclassato al primo turno i candidati del Partito popolare austriaco (Opv) e del Partito socialdemocratico d’Austria (Spo), l’esponente della destra austriaca è stato sconfitto da Van der Bellen, l’ex segretario dei Verdi sostenuto da una grande coalizione anti-Hofer. L’ex esponente del partito ambientalista Van der Bellen cercherà ora di diventare - come si dice in questi casi - il presidente di tutti gli austriaci. Una sola cosa, però, unisce i suoi sostenitori: la volontà di impedire l’avanzata di Hofer. Quella degli oppositori del partito Fpo, all’interno e al di fuori dell’Austria, però, è stata una “vittoria di Pirro”: le possibilità del segretario di Fpo di diventare Cancelliere, infatti, non sono di certo diminuite dopo la sconfitta di Hofer. L’Austria, divisa finora in due metà -una rossa e l’altra nera - non sa vivendo una rivoluzione verde ma una “rivoluzione blu”.


Regno Unito: i non credenti superano i cristiani in Inghilterra e Galles

Londra, 24 mag - (Agenzia Nova) - Nel Regno Unito, riferisce il quotidiano britannico "The Guardian", cresce la popolazione dei non credenti: secondo una ricerca condotta da Stephen Bullivant, docente di teologia ed etica della St Mary’s Catholic University di Twickenham, Londra, che ha analizzato i dati degli ultimi trent'anni dell'indagine statistica British Social Attitudes, in Inghilterra e Galles quelli che dichiarano di non appartenere ad alcuna religione hanno raggiunto il 48,5 per cento nel 2014, una percentuale quasi doppia rispetto al 25 per cento del 2011; quelli che si definiscono cristiani – anglicani, cattolici e fedeli di altre confessioni – sono, invece, il 43,8 per cento.


Quanto è forte la storia d'amore tra l'Europa e l'Unione Europea?

Londra, 24 mag - (Agenzia Nova) - In Francia, Germania, Italia e Spagna, riferisce il quotidiano britannico "The Guardian", non è all'orizzonte un referendum sull'appartenenza all'Unione Europea come quello che si terrà tra un mese nel Regno Unito. Le cose, tuttavia, potrebbero cambiare, a causa del crescente euroscetticismo. Gli italiani sono tradizionalmente i più europeisti degli europei, eppure per molti l'Europa, a torto a ragione, è diventata un capro espiatorio per i problemi – la crisi economica, le tasse, l'austerità, la disoccupazione, l'immigrazione – del paese. Sullo stesso giornale, le opinioni sulla Brexit di alcuni italiani che vivono in Gran Bretagna.


Francia, la Cgt proclama lo sciopero in tutte le raffinerie

Parigi, 24 mag - (Agenzia Nova) - Rischia di aggravarsi in Francia la crisi dei carburanti: dopo l'intervento delle forze dell'ordine che nelle prime ore di stamane martedì 24 maggio hanno sgomberato i picchetti di manifestanti che bloccavano gli accessi al deposito petrolifero di Fos-sur-Mer, nel dipartimento Bouches-du-Rhône, il sindacato Cgt ha proclamato uno sciopero in tutte e otto le raffinerie del paese. Se si considera che lo sciopero riguarderà anche il terminale petrolifero di Le Havre e che sono in agitazione i lavoratori di diversi depositi, è chiaro che sulla Francia ormai aleggia un serio rischio di blocco generalizzato dei trasporti a causa della penuria di carburanti; e che la centrale sindacale di ispirazione comunista ha ingaggiato con il governo un vero e proprio braccio di ferro. Aldilà di alcuni casi di vertenze aziendali e locali, infatti, la mobilitazione della Cgt tesa a bloccare gli approvvigionamenti energetici del paese avviene nell'ambito dell'opposizione alla legge di riforma del Codice del lavoro che l'Assemblea Nazionale ha già approvato e che ai primi di giugno approderà in Senato; un'opposizione che negli ultimi due mesi si è fatta sempre più dura, con manifestazioni in molte città francesi che sempre più spesso sono degenerati in incidenti e scontri con la polizia. In diverse aree della Francia il blocco dei carburanti si sta già facendo sentire, con centinaia di stazioni di servizio chiuse e gli automobilisti costretti a ore di fila per rifornirsi da quelle ancora aperte. Il primo ministro francese, Manuel Valls, che si trova in Israele in missione diplomatica, ha definito le ultime azioni decise dalla Cgt come "un ricatto energetico", ha ribadito che la riforma del Lavoro non sarà ritirata ed ha promesso nuovi interventi delle forze dell'ordine per rimuovere i blocchi intorno ai depositi di carburanti ed alle raffinerie. Ma la stessa centrale sindacale ed il suo segretario nazionale Philippe Martinez hanno ormai assunto il ruolo di leader della protesta contro la riforma del Lavoro e, più in generale, dell'opposizione di sinistra alle politiche socio-economiche del governo. I francesi, da parte loro, si chiedono come e quando lo scontro possa risolversi e intanto si stanno affrettando a fare incetta di benzina e diesel.


Regno Unito: Brexit, Cameron spinge per l'endorsement del G7

Londra, 24 mag - (Agenzia Nova) - Il primo ministro del Regno Unito, David Cameron, riferiscono i quotidiani britannici "Financial Times" e "The Times", partirà per il Giappone giovedì notte per partecipare al vertice del G7, sperando di ottenere un ulteriore sostegno internazionale nella sua battaglia per la permanenza nell'Unione Europea. Nonostante le critiche seguite al recente intervento del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il premier punta a un nuovo "endorsement": la questione Brexit non sarà all'ordine del giorno ed è improbabile un comunicato congiunto sul tema, che tuttavia dovrebbe emergere nel corso dei due giorni di incontri.

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