Le divergenze tra Roma e Berlino sul "Migration Compact"

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Echos, Spiegel, Independent, New York Times, Bloomberg
Le divergenze tra Roma e Berlino sul "Migration Compact"

Crisi migratoria, divergenze tra Roma e Berlino

Parigi, 20 apr - (Agenzia Nova) - "Se la Germania ha un'altra soluzione, che lo dica!": Matteo Renzi non nasconde la sua irritazione di fronte al rifiuto del suo "Migration Compact" da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel. Si tratta di un piano che prevede l'emissione di eurobond da parte di un fondo europeo di investimenti nei paesi africani da dove ormai parte la maggioranza dei migranti che arrivano in Europa: questi "UE-Africa bonds" permetterebbero di finanziare dei progetti di crescita e di innovazione accompagnati da quote per i migranti economici, in cambio di un miglior controllo delle frontiere e di una diminuzione dei flussi migratori. La proposta è stata ben accolta dalla Commissione di Bruxelles e da molti paesi membri, inclusi quelli dell'Est; ma quando si tratta della parola "compact", a Berlino piace vederla preceduta dall'aggettivo "fiscale". Infastidito dalla prospettiva di creare in questo modo più debito pubblico e più deficit statale, il governo tedesco preferisce piuttosto la soluzione avanzata all'inizio dell'anno dal suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble: una tassa europea sulla benzina per affrontare le spese di accoglienza dei migranti. E' dunque lo scontro tra le diverse idee, ai due lati delle Alpi, su come reperire le risorse finanziarie necessarie: Angela Merkel può contare sull'avanzo di bilancio della Germania per affrontare la crisi migratoria. Mentre il primo ministro italiano Matteo Renzi vorrebbe giocare la carta della flessibilità dei conti pubblici sperando in una maggiore tolleranza di Bruxelles nei confronti del suo deficit statale; e non si lascia scoraggiare dalle resistenze tedesche: il modello a cui punta l'Italia è quello adottato con l'accordo del 20 marzo scorso tra la Turchia e l'Unione Europea. Voluto soprattutto dalla Germania, è costato 6 miliardi di euro alle casse dell'Ue ma ha permesso di inaridire i flussi migratori sulla rotta balcanica: Roma però adesso vede con preoccupazione la ripresa della rotta mediterranea. "L'Europa deve assumersi le proprie responsabilità", ribadisce Renzi: "L'unico modo di aiutare veramente i migranti e di evitare nuovi naufragi e di farlo a casa loro offrendo prospettive di lavoro in patria".


Migrazioni, Renzi vuole replicare l'accordo con la Turchia in Africa

Berlino, 20 apr - (Agenzia Nova) - L’accordo sui profughi siglato tra l’Unione Europea e la Turchia è fortemente dibattuto, ma sembra funzionare: il numero dei profughi che arrivano in Europa attraverso il confine greco-turco è nettamente calato. Ed ora il premier italiano Matteo Renzi vuole estendere lo stesso modello ai paesi dell’Africa da cui origina il massiccio flusso migratorio verso l'Italia. Roma chiede che l'Ue metta a disposizione dei fondi per per impedire l’emigrazione dagli Stati africani. In un documento di lavoro di quattro pagine, inviato da Renzi nel fine settimana al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e al presidente del Parlamento europeo, Donald Tusk, il presidente del Consiglio italiano propone un’iniziativa cosiddetta “Migration Compact”, la quale richiederebbe agli Stati africani un’efficace controllo dei confini e una riduzione dei flussi migratori verso l’Europa con il sostegno diretto dei servizi di polizia europei e della nuova autorità europea di difesa delle frontiere e delle coste; una “gestione dei flussi migratori” con una “attenta differenziazione tra i profughi di guerra e i migranti economici” così come nuovi sistemi di asilo nei paesi africani e la creazione di campi profughi e di “zone sicure” già in Africa. Nonostante il document odi Renzi non contenga stime economiche, il piano avrebbe certamente costi onerosi per l'Europa. L’entità delle richieste avanzate dalla Ue all’Africa costringerebbe Bruxelles a stanziare diversi miliardi di euro, scrive il settimanale tedesco “der Spiegel”. La vera novità della proposta di Renzi, tuttavia, consiste nell’idea di introdurre un titolo di debito europeo, nonostante fino a questo momento la richiesta dell’Italia di introdurre strumenti di debito comuni europei non abbia avuto il successo sperato a Bruxelles.


L'Italia indurisce la propria posizione sul tetto alla detenzione di obbligazioni sovrane

New York, 20 apr - (Agenzia Nova) - L'Italia ha ulteriormente indurito la propria posizione contraria alla proposta di limitare l'acquisto di obbligazioni sovrane da parte delle banche dell'eurozona, una possibilità che i ministri delle Finanze europei si preparano a discutere nel corso di un vertice ad Amsterdam. Il ministro delle Finanze italiano, Pier Carlo Padoan, ha dichiarato ieri di fronte ai parlamentari a Roma che il governo del premier Matteo Renzi è "fortemente contrario" all'imposizione di qualunque limite in tal senso. Il tema è particolarmente sensibile per l'Italia, paese con il rapporto debito-pil più alto d'Europa dopo la Grecia, e dove le obbligazioni sovrane costituiscono il 10,5 per cento degli asset totali delle banche nazionali, ben più della media europea del 4,5 per cento. L'eventualità che l'Ue possa imporre limiti all'acquisto di titoli di debito pubblico alle Banche "mi preoccupa molto", ha detto Padoan. "Si tratterebbe di un vincolo particolarmente oneroso, specie per un paese fortemente indebitato". Il ministro ha anche contestato la scelta di affrontare la questione in sede europea: "(Il tema, ndr) va affrontato in termini globali perché e' un problema globale, quindi nel Comitato di Basilea".


La Corte dei conti Ue accusa la Commissione di essere "troppo morbida" con Francia e Italia

New York, 20 apr - (Agenzia Nova) - La Commissione europea "non è sufficientemente rigorosa" nell'applicazione delle norme di bilancio comunitarie, e dimostra un atteggiamento troppo "flessibile e discrezionale" nei confronti di alcuni paesi, tra cui Francia e Italia. E' la critica rivolta all'organo esecutivo dell'Unione dalla Corte dei conti di Bruxelles, che cita ad esempio di questa "disparità di trattamento" la mancata apertura di una procedura per effetto di debito ai danni di Roma lo scorso anno, in virtù di "fattori rilevanti" come il ciclo economico non coincidenti con le fattispecie previste dai trattati. Le critiche della Corte dei conti sono inserite in un documento che prende in analisi l'applicazione delle norme di bilancio da parte della Commissione in riferimento a sei Stati nel periodo tra il 2009 e il 2015. Il documento si conclude con l'invito alla Commissione Ue ad adottare un "modus operandi" più trasparente nell'analisi delle politiche di bilancio degli Stati dell'eurozona.


L'Isis e la mafia italiana collaborano nel traffico di hashish dal Nord Africa all'Europa

Londra, 20 apr - (Agenzia Nova) - Secondo il procuratore nazionale antimafia italiano, Franco Roberti, riferiscono i quotidiani britannici "The Independent" e "The Telegraph", dalle inchieste in corso sono emerse prove di una collaborazione tra la criminalità organizzata italiana e sospetti terroristi nel traffico di hashish dal Nord Africa all'Europa, un percorso che tocca il Marocco, l'Algeria, la Tunisia e la Libia. Il magistrato ha spiegato che il terrorismo internazionale si finanzia con le stesse attività criminali tipiche delle mafie tradizionali, come Cosa Nostra.


Panorama internazionale

 


 

Presidenziali Usa, Trump e Clinton surclassano gli avversari alle primarie di New York

Washington, 20 apr - (Agenzia Nova) - Donald Trump e Hillary Clinton, candidati di punta dei partiti Repubblicano e Democratico in vista delle elezioni presidenziali Usa di novembre, hanno trionfato alle primarie di ieri nello Stato di New York, come efficacemente pronosticato dai sondaggi. Trump si è aggiudicato oltre il 60 per cento dei consensi dell'elettorato repubblicano, strappando ai suoi avversari la quasi totalità dei delegati di New York. La vittoria del magnate delle costruzioni preoccupa il suo partito, che sta tentanto in tutti i modi di sbarrargli la strada verso la nomina; grazie al trionfo di ieri, infatti, Trump appare ancora in grado di conquistare la maggioranza assoluta dei delegati (1.237) necessari a ottenere la nomina prima della convention repubblicana di luglio, dove verrebbe osteggiato dall'intera establishment conservatrice. A preoccupare il Partito repubblicano, scrive la "Washington Post", è anche il nuovo tono istituzionale adottato dall'outsider populista, che si è attorniato di un nuovo e più competente team politico. Grande sconfitto sul fronte repubblicano è il senatore conservatore Ted Cruz, che ha ottenuto addirittura meno consensi del terzo candidato ancora in corsa per la nomina, il governatore dell'Ohio John Kasich. Sul fronte democratico, Hillary Clinton ha dimostrato ancora una volta di saper vincere dove è necessario; una sconfitta di misura contro il socialista Bernie Sanders a New York di fatto non avrebbe interrotto la corsa della ex segretaria di Stato verso la nomina democratica, ma certamente ne avrebbe mandato in frantumi l'immagine. Secondo Dan Balz, della "Washington Post", l'immagine di Clinton è comunque "già affondata" a causa dell'incredibile difficoltà nel tener testa al suo attempato avversario socialista, reduce da una scia di vittorie in Stati numericamente meno rilevanti, ma comunque cruciali sul piano mediatico e della percezione pubblica.


Usa: il Senato vuole che Riad risponda delle proprie responsabilità negli attentati dell'11 settembre

New York, 20 apr - (Agenzia Nova) - Un disegno di legge osteggiato dall'amministrazione del presidente Barack Obama, che porrebbe l'Arabia Saudita di fronte alle proprie responsabilità negli attentati dell'11 settembre 2001, appare da oggi più vicino all'approvazione. Il senatore repubblicano del South Carolina Lindsey Graham, infatti, si è detto pronto a ritirare la propria opposizione al provvedimento, che gode di un sostegno bipartisan da parte dei parlamentari democratici e repubblicani. Il provvedimento, battezzato "Justice Against Sponsors of Terrorism Act", consentirebbe ai familiari delle vittime di portare avanti azioni legali contro paesi sospettati di aver sostenuto gli attacchi. Graham era stato uno dei primi sostenitori del disegno di legge, ma poi aveva sposato la linea contraria della Casa Bianca, secondo cui il provvedimento esporrebbe gli Usa ad azioni legali analoghe da parte dei paesi stranieri privati della loro "immunità legale" negli Usa. A preoccupare Obama, ovviamente, è soprattutto la reazione dell'Arabia Saudita, sospettata ma mai direttamente accusata da Washington di un ruolo di primo piano nei gravissimi attentati che hanno colpito gli Usa l'11 settembre 2001. Per decenni, l'Arabia Saudita è stata il pilastro della politica estera Usa in Medio Oriente. Oggi, però "(i sauditi, ndr) non ci tengono più prigionieri in una camicia di forza energetica", come apertamente dichiarato dal senatore democratico del Connecticut Richard Blummenthal. Secondo Blummenthal, "oggi gli Stati Uniti hanno un quadro più chiaro dello storico finanziamento dei gruppi estremistici da parte dell'Arabia Saudita", e i cittadini statunitensi "sono sempre più preoccupati per le violazioni dei diritti umani" da parte della Monarchia del Golfo. Obama, che da oggi i trova in visita ufficiale a Riad, si trova in una posizione assai scomoda: il presidente, scrivono il "New York Times" e la "Washington Post", teme l'imprevedibilità delle reazioni del sovrano saudita Salman. A Washington però, anche il tradizionale sostegno del Partito repubblicano allo storico alleato saudita, però, sta venendo meno. "Certamente (i sauditi, ndr) sono stati partner a lungo e sotto diversi punti di vista", ha dichiarato ad esempio il repubblicano del Tennessee Bob Corker, presidente della commissione Affari esteri del Senato. "D'altra parte, siamo consapevoli che il radicalismo wahabita ha avuto origine da quel paese, e questo è un problema".


Gli estremisti islamici vogliono colpire le spiagge europee

Berlino, 20 apr - (Agenzia Nova) - Armi automatiche ed esplosivi che vengono innescati tra i lettini delle spiagge: secondo quanto riporta il quotidiano tedesco “Bild”, gli estremisti islamici starebbero pianificando attacchi terroristici sulle spiagge europee. Il giornale cita soprattutto Italia, Spagna e il Sud della Francia. Secondo la notizia, i servizi segreti italiani avrebbero informato gli omonimi tedeschi sul pericolo. Le informazioni proverrebbero da fonti africane, secondo cui alcuni cittadini senegalesi, sostenitori delle milizie terroristiche di Boko Haram, avrebbero intenzione di mascherarsi da ambulanti per arrivare nelle spiagge europee e provocare altre stragi.


Germania: la Cdu vuole ritirare la cittadinanza tedesca ai terroristi

Berlino, 20 apr - (Agenzia Nova) - I vertici della Cdu stanno vagliando l’ipotesi di introdurre la possibilità legale di revocare la cittadinanza tedesca ai presunti terroristi che detengono la doppia cittadinanza. In un documento stilato dal comitato della Cdu esperto di politica interna sulla lotta all’islamismo e al salafismo, si legge che lo Stato “dovrebbe intervenire con estrema durezza con gli estremisti che vogliono tornare in Germania dopo un’esperienza di violenza e radicalizzazione all’estero”. “Ai terroristi deve essere chiaro che non può esserci una strada di ritorno per la Germania”, scrive l’opinionista Gunter Bannas sul quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”.


Francia, rivolta dei giornalisti contro il direttore della tv pubblica

Parigi, 20 apr - (Agenzia Nova) - E' guerra aperta tra i giornalisti e Michel Field, il direttore dell'informazione di France Televisions, la holding della televisione pubblica: contro di lui ieri martedì 19 aprile le assemblee di redazione delle testate giornalistiche delle reti "France 2", "France 3" e del sito "Francetv info" hanno approvato una mozione di sfiducia; la mozione, votata con una maggioranza del 65 per cento, accusa Field di mostrare "disprezzo, disinvoltura e persino volgarità" nei confronti dei giornalisti e gli contesta "la mancanza di risposte" ai molti dubbi suscitati dai suoi progetti per le reti pubbliche di informazione. Michel Field, nominato alla guida dell'informazione televisiva pubblica nello scorso mese di dicembre dalla presidente di France Televisions, Delphine Ernotte, ha comunque fatto sapere che non ha alcuna intenzione di dimettersi.

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