Il nuovo ministro dello Sviluppo Economico sarà Moretti (Finmeccanica)?

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di New York Times, Washington Post, Financial Times, Wall Street Journal, El Pais....
Il nuovo ministro dello Sviluppo Economico sarà Moretti (Finmeccanica)?

ITALIA


 

Italia, l'ad di Finmeccanica potrebbe essere nominato ministro dello Sviluppo economico

New York, 19 apr 08:37 - (Agenzia Nova) - Mauro Moretti, ad del gruppo italiano della difesa Finmeccanica Spa, potrebbe essere nominato ministro dello sviluppo Economico del governo Renzi, dopo le dimissioni di Federica Guidi. Lo riferisce "Bloomberg", che cita "fonti informate". Guidi si è dimessa dalla carica di ministro il 31 marzo scorso, dopo la pubblicazione di una serie di intercettazioni telefoniche che l'hanno esposta ad accuse di conflitto d'interessi. Moretti non sarebbe l'unico candidato al ruolo di ministro, ma è noto il suo rapporto di fiducia con il primo ministro Matteo Renzi; il suo mandato alla guida di Finmeccanica scade però tra un anno, e l'ad è noto per la sua propensione a portare a termine i progetti avviati: attualmente il gruppo italiano della difesa è impegnato a riorientare le proprie operazioni e il core business. Stando alle fonti, Moretti sarebbe pronto a lasciare anticipatamente la guida dell'azienda, dal momento che gran parte del gruppo dirigente è stato nominato da lui, ed è dunque in grado di proseguirne i piani aziendali.

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Le autorità italiane confermano la morte di 400 migranti nel Mediterraneo

New York, 19 apr 08:37 - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha confermato ieri i rapporti secondo cui circa 400 migranti sarebbero morti in un naufragio al largo delle coste egiziane. "Ciò che è certo è che abbiamo a che fare con una nuova tragedia nel Mediterraneo, a un anno esatto da quella (...) in acque libiche", ha detto il ministro. Gentiloni ha sottolineato come l'ennesima tragedia in mare dimostri la necessità di un maggiore impegno da parte dell'Unione Europea. I dettagli dell'incidente sono ancora poco chiari, ma le 400 vittime sarebbero di nazionalità somala, eritrea ed etiope, come dichiarato in una intervista a Bbc Arabia, dall'ambasciatore somalo in Egitto. Proprio ieri una squadra navale italiana è salpata alla volta del luogo dove lo scorso anno è affondato un peschereccio salpato dalla Libia, un incidente che si ritiene abbia causato 800 vittime. Le autorità italiane sono decise a recuperare il relitto dell'imbarcazione.

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Padoan: la Brexit è "una grave minaccia per l'Europa"

Londra, 19 apr 08:37 - (Agenzia Nova) - In un'intervista al "Financial Times", il ministro italiano dell'Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, avverte che l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea rafforzerebbe le forze antieuropeiste in altri paesi. "La Brexit è una grave minaccia per l'Europa. Danneggerebbe innanzitutto il Regno Unito, ma anche il resto d'Europa, in particolare per le conseguenze politiche", ha detto l'esponente del governo italiano. A suo parere, non sarebbe facile per la Gran Bretagna mantenere l'accesso al mercato unico: è necessario un minimo di regole concordate; se si comincia a dire che se ne accettano solo alcune, un accordo diventa difficile.

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ECONOMIA


 

Atlante e la fatica erculea di salvare il sistema bancario italiano

New York, 19 apr 08:37 - (Agenzia Nova) - Il fondo Atlante, concepito dal governo italiano come un veicolo di garanzia che dia impulso allo smaltimento dei crediti deteriorati delle banche italiane, costituisce di per sé un'evidenza del grave stato di debolezza del settore bancario italiano. Basta guardare ai bilanci di alcuni dei soggetti chiamati a partecipare al fondo, scrive "Bloomberg": Monte dei Paschi di Siena Spa, soccorsa due volte dallo Stato e alla ricerca di un compratore da oltre 18 mesi, contribuirà con 50 milioni di euro. Banca Carige Spa, l'istituto genovese che fatica a fornire alla Banca centrale europea un piano credibile per il proprio finanziamento, metterà sul piatto 20 milioni. "E' necessaria una qualche forma di salvataggio del sistema bancario, ma allo stesso tempo vanno risolti i problemi di fondo", commenta Luigi Zingales, professore di finanza presso la University of Chicago's Booth School of Business. "Non è possibile avere uno senza l'altro". Al contrario di quanto avvenuto in Irlanda, in Spagna o nel Regno Unito, la crisi del settore bancario italiano non ha avuto origine da una bolla immobiliare. E' invece cresciuta anno dopo anni, spesso a causa del ricorso di regioni ed enti locali a prestiti "facili" in cambio di favori o per l'estensione delle influenze politiche. Il premier italiano Matteo Renzi sta tentando di mettere mano alle sofferenze bancarie, un problema da 360 miliardi di euro, sin dall'inizio del suo mandato a Palazzo Chigi, nel 2016. Mentre le banche tagliano i costi ed esplorano fusioni per incrementare la profittabilità, il monte delle "sofferenze" incombe sulla fragile ripresa del paese, minacciando di soffocarla a causa della scarsa capacità del sistema bancario di capitalizzare l'economia. Il problema dell'ultima iniziativa del governo, ribadisce "Bloomberg", è che un fondo da 4-6 miliardi di euro è giudicato insufficiente dagli investitori per far fronte all'entità dei crediti insoluti iscritti a bilancio dalle banche italiane.

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Il più grande centro commerciale italiano nelle ex officine Alfa

Parigi, 19 apr 08:37 - (Agenzia Nova) - Il quotidiano economico francese "Les Echos" pubblica oggi martedì 19 aprile un reportage del suo corrispondente da Roma, Olivier Tosseri, sul mega centro commerciale inaugurato nello scorso fine settimana nella ex fabbrica Alfa Romeo di Arese, alla periferia di Milano. Il sito, battezzato "Il Centro", è il più grande centro commerciale italiano e si annuncia da subito come un grande polo di consumo per Milano e la sua regione.

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PANORAMA INTERNAZIONALE


 

Regno Unito: il dossier del Tesoro sulla Brexit scatena la furia dei conservatori ribelli

Londra, 19 apr 09:42 - (Agenzia Nova) - In primo piano sulla stampa britannica il dibattito politico sull'appartenenza del Regno Unito all'Unione Europea. La pubblicazione del dossier del Tesoro sui costi a lungo termine della Brexit ha acuito le divisioni all'interno del Partito conservatore e del governo. È atteso per oggi un intervento del segretario alla Giustizia, Micheal Gove, in prima fila sul fronte anti-Ue, che accuserà gli europeisti di trattare gli elettori "come bambini" da spaventare affinché obbediscano e replicherà al rapporto sostenendo che il vero rischio è restare, dando all'Ue "carta bianca per continuare a sottrarre potere e denaro alla Gran Bretagna". Un attacco al cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, è arrivato anche dall'ex cancelliere Nigel Lawson, che, in una lettera al quotidiano "The Times", ha definito false e tendenziose le valutazioni del rapporto. I giornali approfondiscono il tema con analisi e commenti. Secondo un editoriale non firmato del "Financial Times", attribuibile alla direzione, il documento del Tesoro merita una risposta: i sostenitori della Brexit non possono continuare a schivare le domande sull'impatto economico dell'uscita dall'Ue. Anche per "The Guardian" il dossier non può essere liquidato come allarmismo; al contrario è un avvertimento responsabile e basato sui dati. Pure "The Times" esorta gli antieuropeisti a spiegare in che modo il Regno Unito potrebbe sviluppare gli scambi commerciali al di fuori dell'Unione. "The Independent", pur esprimendo delle perplessità sulla credibilità del Tesoro, conclude che Michael Gove, Boris Johnson e Nigel Farage non hanno risposte alle questioni sollevate. "The Telegraph" pubblica, invece, un sondaggio in esclusiva di Orb sull'orientamento dell'elettorato, che mostra una crescita del campo del "sì": 52 contro 43 per cento (gli indecisi sono il cinque per cento); due settimane fa le percentuali erano rispettivamente del 49 e 48 per cento (col tre per cento di indecisi). L'indagine conferma, tuttavia, che i sostenitori della Brexit sono più motivati a votare. Sul "Financial Times", infine, un sondaggio riguardante Gibilterra: nel territorio d'oltremare l'88 per cento degli elettori è a favore dell'appartenenza del Regno Unito all'Unione Europea; l'affluenza alle urne dovrebbe superare l'80 per cento nel referendum del 23 giugno.

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Presidenziali Usa, nessuno dei candidati gode del sostegno della maggioranza dei cittadini

New York, 19 apr 09:42 - (Agenzia Nova) - Oltre la metà degli elettori statunitensi non sosterrebbe Hillary Clinton, Donald Trump o Ted Cruz alle elezioni presidenziali, secondo l'ultimo sondaggio effettuato da Nbc News e dal "Wall Street Journal". Il 68 per cento degli intervistati, in particolare, non immagina di poter concedere il proprio voto a Donald Trump; il 61 per cento non voterebbe per il conservatore Ted Cruz, e il 58 per cento non sosterrebbe la democratica Clinton. Non se la cavano molto meglio gli altri due candidati ancora in corsa per la presidenza Usa: il 50 per cento esatto degli elettori Usa non voterebbero il senatore socialista Bernie Sanders né il governatore repubblicano dell'Ohio, John Kasich. Se però Clinton emergesse vincitrice dalle primarie, un esito che appare praticamente certo, il 73 per cento degli elettori democratici si atterrebbe alla scelta del partito, e la voterebbe alle elezioni di novembre; lo stesso vale per il 63 per cento dei repubblicani con Trump. Secondo il sondaggista democratico Peter Hart, "i Repubblicani hanno un problema di partito, i Democratici un problema di candidato". Come sottolinea anche un altro sondaggista, Bill McInturff, "mano a mano che si avvicina la fine delle primarie, (Clinton) si indebolisce anziché rafforzarsi". A salvare la sua candidatura, scrive il "Wall Street Journal", sono proprio le profondissime divisioni che attraversano lo schieramento opposto, paralizzato dal conflitto intestino tra il populismo incarnato da Trump e l'establishment conservatrice.

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Brasile: la prima sconfitta di Rousseff in parlamento trascina il paese in una complicata transizione politica

Madrid, 19 apr 09:42 - (Agenzia Nova) - L'approvazione da parte della Camera dei deputati brasiliana, domenica, della procedura di impeachment contro la presidente Dilma Rousseff ha un effetto fulminante sul machiavellico schema politica nazionale: il potere comincia a sfuggire di mano al capo di Stato, che si trova a un passo dall'essere cacciata per lasciare spazio al suo attuale peggior nemico, il vice presidente Michel Temer, che assumerebbe la carica di presidente ad interim in caso di una sua destituzione. Temer, un veterano della politica, sa però che la transizione a cui aspira non sarà facile. In primo luogo nulla suggerisce che Rousseff, conosciuta per il suo carattere forte e poco incline alle rinunce, lascerà la carica alla prima sconfitta. L'avvocato dello Stato, l'ex ministro della Giustizia José Eduardo Cardozo, domenica è stato chiaro: "Se qualcuno immagina che Dilma si dimetterà, si sbaglia di grosso", ha dichiarato dopo i risultati della votazione alla Camera. La presidente ha perso il il voto sull'impeachment con 367 pareri a favore e solo 137 contrari, in una giornata storica e, in una certa misura, anche umiliante. Tutto fa pensare che il capo dello Stato non cederà il potere fino a quando il Senato, in un voto la cui data non è stata ancora fissata - probabilmente sarà all'inizio di maggio - si pronuncerà a favore o meno del processo di impeachment. In quel caso basterà raggiungere una maggioranza semplice e non due terzi, come alla Camera, e la stampa brasiliana ritiene che, attualmente, la maggior parte dei senatori siano favorevoli a cacciare Rousseff. In questo contesto assumerà un ruolo fondamentale il presidente del Senato, Renan Calheiros, dello stesso partiti di Temer, il Partito del movimento democratico(Pmdb). Calheiros, ora alleato di Rousseff e nemico del vicepresidente, dovrà decidere i tempi della votazione, cioè se allungarli o accelerarli. Sia Rousseff che Temer, secondo quanto riportato dalla stampa, si preparano a negoziare con lui.

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Egitto, Hollande rafforza i legami della Francia

Parigi, 19 apr 09:42 - (Agenzia Nova) - La visita del presidente francese Francois Hollande al Cairo, scrive il quotidiano conservatore "Le Figaro", rappresenta una tappa importante per la costruzione di un partenariato privilegiato tra la Francia e l'Egitto, che nell'ultimo anno ha già fruttato alle aziende francesi commesse e accordi per un ammontare di 1,8 miliardi di dollari. Per questa sua seconda visita in Egitto in meno di un anno Hollande si è fatto accompagnare da una delegazione composta da un sessantina di uomini d'affari francesi; nel corso degli ultimi dodici mesi sono state tredici le visite al Cairo da parte di ministri francesi.

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SOCIETA’


 

Legalizzare la marijuana per contrastare lo Stato islamico

Washington, 19 apr 08:37 - (Agenzia Nova) - Lo Stato islamico e altre organizzazioni terroristiche verrebbero duramente colpite dalla legalizzazione della marijuana, ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo italiano Franco Roberti in una intervista all'agenzia "Reuters". A detta del magistrato, depenalizzare l'uso della marijuana o addirittura legalizzarlo priverebbe i terroristi dei proventi derivanti dalla produzione e dalla vendita illecita di quella droga leggera. Le reti del narcotraffico coincidono spesso con quelle del traffico di esseri umani, anche attraverso la Libia. Legalizzare la cannabis "sarebbe decisamente un'arma contro i trafficanti, tra i quali potrebbero esserci terroristi che da quel traffico ricavano denaro", ha spiegato Roberti. Stando al magistrato, la mafia italiana ricava ogni anno 36 miliardi di euro dal traffico illegale di droga; le sostanze stupefacenti garantiscono anche allo Stato islamico il 10 per cento dei suoi finanziamenti, stando a un rapporto citato da Reuters.

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