L'ennesima primavera degli sbarchi dalla Libia

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Echos, Monde, Welt, Times.
L'ennesima primavera degli sbarchi dalla Libia

Italia, crocevia dei jihadisti per i passaporti falsi

Berlino, 31 mar - (Agenzia Nova) - Bari è un’importante città portuale e universitaria del Sud Italia, ma ora sembra essere diventata anche un importante crocevia per i terroristi che al ritorno dalla Siria e dall’Iraq hanno bisogno di una nuova identità e di sostegno logistico per proseguire il loro viaggio verso il Nord Europa. La procura anti-mafia della città ha aperto un’indagine e sta cercando in grande fretta di smantellare le cellule che operano nella zona. Il sospetto che l’Italia e soprattutto la città di Bari possa essere diventata la centrale per la falsificazione dei documenti dei jihadisti europei è stato avvalorato dalla visita dell’attentatore di Parigi, Salah Abdeslam, nella città: nel 2015, infatti, Abdeslam avrebbe fatto per ben due volte una tappa a Bari. Il 1° agosto 2015 è partito con la nave da Bari verso la Grecia e di lì verso la Siria. Il 6 agosto è tornato in Italia su un traghetto dalla Grecia. Le sue tracce conducono quindi verso il Nord Italia e di nuovo verso la Francia. Anche l’attentatore di Bruxelles Khalid El Bakraoui si sarebbe procurato una falsa identità proprio in Italia.


La primavera accelera l'esodo dalla Libia

Londra, 31 mar - (Agenzia Nova) - Il miglioramento delle condizioni meteorologiche e la situazione di caos in Libia stanno spingendo migliaia di migranti africani ad attraversare il Mar Mediterraneo in direzione dell'Italia, riferisce il quotidiano britannico "The Times". A loro potrebbero aggiungersi, attraverso la rotta balcanica, i siriani bloccati in Grecia e Turchia. Dall'inizio dell'anno circa 18.300 persone sono salpate dalle coste libiche su imbarcazioni di fortuna dirette verso l'Europa, contro le 10.165 del primo trimestre del 2015.


Egitto, l'assassinio di Giulio Regeni indigna l'Italia

Parigi, 31 mar - (Agenzia Nova) - L'Italia non crede alle varie versioni di comodo fornite dall'Egitto sull'assassinio dello studente italiano Giulio Regeni ucciso al Cairo, il cui corpo martoriato è stato poi ritrovato nello scorso mese di febbraio: la vicenda, secondo il quotidiano conservatore francese "Le Figaro", sta avvelenando i rapporti tra l'Egitto e l'Italia, che pure ne è il primo partner commerciale.


La destra italiana cerca un erede di Silvio Berlusconi

Parigi, 31 mar - (Agenzia Nova) - "Dopo di me il diluvio": Silvio Berlusconi, monarca assoluto della destra italiana negli ultimi venti anni, potrebbe fare sua questa espressione per parlare della sua famiglia politica che già imbarca acqua da tutte le parti mentre il suo regno si prolunga. Le elezioni municipali del prossimo mese di giugno si annunciano dunque come disastrose per Forza Italia, il partito del "Cavaliere"; mentre la corsa al Comune di Roma è sintomatica della decomposizione della destra e della perdita di influenza di Berlusconi, che finora ne era stato il principale fattore di coesione. Tuttavia, se Berlusconi non è più indispensabile continua ad essere imprescindibile, ed impedisce l'emergere di un erede. E così il primo turno delle prossime elezioni municipali di Roma sarà in pratica una sorta di primarie per la destra: i candidati a sindaco sono quattro, una cacofonia nella quale Berlusconi non è più in grado di far sentire la sua voce per imporre il silenzio; un contesto sul quale inoltre pendono come una spada di Damocle dei sondaggi allarmanti per Forza Italia. Una disfatta del vecchio leader della destra sarebbe una vittoria per i diversi pretendenti al trono che già scalpitano per prepararne la successione, anche se sono consapevoli che nessuna sconfitta elettorale lo spingerà ad abdicare.


Flavio Cattaneo, il nuovo "uomo forte di Vincent Bolloré in Telecom Italia

Parigi, 31 mar - (Agenzia Nova) - Conosce la televisione per aver diretto la Rai-Radiotelevisione Italiana ed è stato membro dei consigli di amministrazione di Telecom Italia e di Generali, due società nelle quali l'uomo d'affari francese Vincent Bolloré è assai presente: Flavio Cattaneo, 59 anni, mercoledì 30 marzo è stato nominato alla guida di Telecom Italia, l'ex monopolista telefonico di cui il tycoon bretone possiede il 24,9 per cento del capitale attraverso il suo gruppo Vivendi. Attesa dopo lo dimissioni di Marco Patuano il 21 marzo scorso, la nomina di questo manager eclettico avvalora l'ipotesi secondo cui Bolloré è interessato sia alle reti di telecomunicazioni che ai contenuti che esse possono veicolare. Secondo la stampa italiana citata dal quotidiano francese "Le Monde" una delle priorità di Cattaneo, che arriva in Telecom Italia con l'aureola dei buoni risultati ottenuti nella società ferroviaria privata Ntv di cui è stato fino a ieri il direttore generale, sarà di tagliare le spese e rilanciare i profitti: proprio ciò che Patuano non era stato in grado di promettere, dando origine al contrasto con Bolloré che ha poi portato alle sue dimissioni.


Panorama internazionale

 

Donald Trump (foto LaPresse)


 

Germania: AfD vuole chiudere le moschee

Berlino, 31 mar - (Agenzia Nova) - Il partito euroscettico tedesco “Alternativa per la Germania” (AfD) si afferma sempre più come partito anti-islamico. “La costruzione e la gestione delle moschee è da vietare”, si legge nel nuovo documento programmatico di AfD, che il partito populista tedesco discuterà e approverà al prossimo congresso di fine aprile. “L’Islam non appartiene alla Germania”, prosegue il documento, “poiché con i suoi contenuti e obiettivo dichiarati è incostituzionale”. Le moschee servono “non come luogo di preghiera comune ma anche per la diffusione della dottrina islamica che vuole la rimozione del nostro ordinamento giuridico”. Il Corano ammetterebbe inoltre “bugie e inganni”: secondo gli autori del documento, l’Islam sarebbe arrivato “al suo obiettivo dichiarato di dominare il mondo affermandosi in 57 di 190 Stati del mondo”.


Regno Unito: O'Donnell, i negoziati sulla Brexit potrebbero durare un decennio

Londra, 31 mar - (Agenzia Nova) - Il dibattito sull'appartenenza del Regno Unito all'Unione Europea registra l'intervento di Gus O'Donnell, ex capo di gabinetto di Tony Blair, Gordon Brown e David Cameron, a lungo il più alto funzionario della pubblica amministrazione. Secondo O'Donnell, riferiscono i quotidiani "The Independent" e "The Guardian" (che propone anche una riflessione sui sondaggi), se la Gran Bretagna votasse per la Brexit, è "altamente improbabile" che riuscirebbe a negoziare le condizioni di uscita nei due anni previsti; il processo potrebbe durare anche un decennio. Continuano, intanto le polemiche sulla sicurezza: Nigel Farage, leader dell'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito, ha dichiarato che il paese sarebbe esposto ad attacchi simili a quelli di Colonia se rimanesse nell'Ue.


Spagna: Pablo Iglesias rinuncia alla vicepresidenza per facilitare un governo con il Psoe senza Ciudadanos

Madrid, 31 mar - (Agenzia Nova) - Il leader del partito spagnolo Podemos, Pablo Iglesias, ha rinunciato a ricoprire la carica di vicepresidente all'interno di un ipotetico esecutivo guidato dal leader socialista Pedro Sanchez, aprendo così uno spiraglio nel dialogo con il Partito socialista (Psoe) per raggiungere un patto di governo. "Se il problema del Psoe è la mia presenza, io rinuncio a far parte di quell'Esecutivo, la cosa importante è avere un governo di coalizione alla valenciana", ha annunciato il leader di Podemos, affermando di non voler essere in alcuno modo un "ostacolo" alla conclusione di un patto tra le diverse forze della sinistra spagnola. Dopo un incontro di poco più di due ore con il segretario socialista, preceduto da dichiarazioni dal tono conciliatorio, il dialogo tra il Psoe e Podemos sembra essere ufficialmente sbloccato. Inizia, quindi, una nuova fase, in cui entrambe le forze inizieranno negoziare sul programma anziché sugli equilibri interni di una ipotetica coalizione, due questioni che finora Podemos ha sempre posto allo stesso livello.


Obama, come conseguire la visione di un mondo libero da armi nucleari

Washington, 31 mar - (Agenzia Nova) - La proliferazione e la minaccia legata all'impiego di armi atomiche costituisce la minaccia più grave alla sicurezza e alla pace globale, scrive il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in un editoriale per la “Washington Post” alla vigilia del Summit sulla sicurezza nucleare che si apre oggi a Washington. “Per questa ragione – ricorda il presidente – sette anni fa, a Praga, impegnai gli Stati Uniti a fermare la diffusione della armi nucleari e a inseguire l'obiettivo di un mondo che ne sia privo”. Tale visione “poggia sulle politiche di presidenti che mi hanno presieduto, sia democratici che repubblicani, incluso Ronald Reagan”. Il Summit che si apre oggi, e al quale prenderanno parte oltre 50 capi di Stato e di Governo del pianeta, “servirà ad avanzare un pilastro centrale dell'Agenda di Praga: impedire che i terroristi possano ottenere e utilizzare armi atomiche”. Verrà anche fatto il punto dei successi sinora conseguiti, come “l'aver liberato con successo una dozzina di paesi da uranio e plutonio altamente arricchiti”. Data la minaccia posta da organizzazioni terroristiche come lo Stato islamico, il Summit verrà anche impiegato dagli Usa e dai loro alleati per “rivedere i loro sforzi antiterrorismo, così da impedire alle organizzazioni più pericolose del pianeta di dotarsi delle armi più pericolose al mondo”. I risultati sin qui conseguiti, sostiene Obama, non si limitano però alla sola prevenzione del terrorismo nucleare. Stati Uniti e Russia, le due principali potenze nucleari del pianeta, “stanno rispettando il calendario nel Nuovo trattato Start”, cosicché entro il 2018 il numero delle armi atomiche schierate dai due paesi dovrebbe essere il più basso dagli anni Cinquanta. “Gli Stati Uniti mantengono un arsenale nucleare sicuro ed efficace per scoraggiare i nostri avversari e garantire la sicurezza dei nostri alleati, ma ho ridotto il numero e il ruolo delle armi atomiche nella nostra strategia di sicurezza nazionale”, scrive il presidente. “Ho anche escluso lo sviluppo di nuove testate nucleari e ridimensionato le eventualità cui gli Stati Uniti reagirebbero con la minaccia o l'impiego effettivo delle armi atomiche”. Un altro importante fronte dello sforzo di non proliferazione, prosegue Obama, è “il rafforzamento del regime globale, a partire dal Trattato di non proliferazione nucleare”. Gli Stati Uniti “sono riusciti a unire la comunità internazionale contro la diffusione delle armi atomiche”, e un risultato fondamentale in questo senso, rivendica il presidente, è l'accordo con l'Iran: “Un Iran nucleare avrebbe costituito una minaccia inaccettabile alla nostra sicurezza nazionale e a quella dei nostri partner alleati. Avrebbe innescato una corsa alle ami nucleari in Medio Oriente e innescato lo smantellamento del regime di non proliferazione nucleare”. Infine, gli Stati Uniti stanno perseguendo “una cornice per la cooperazione nel campo del nucleare civile, cosicché i paesi responsabili possano accedere a quella fonte di energia”. La “banca internazionale del combustibile nucleare” proposta dal presidente Usa sette anni fa “sta per essere realizzata in Kazakhstan”, e consentirà ai paesi di sfruttare le applicazioni pacifiche dell'energia nucleare senza arricchire direttamente l'uranio. Resta ancora molto da fare, conclude Obama: gli Stati Uniti continuano a contestare alla Russia violazioni del trattato Inf, e l'arsenale nucleare statunitense eredità della Guerra fredda “resta inadeguato alla natura delle odierne minacce” alla sicurezza nazionale. Stati Uniti e Russia, che assieme detengono il 90 per cento dell'arsenale atomico mondiale, “dovrebbero negoziare un'ulteriore riduzione dei loro arsenali. La comunità internazionale deve anche ergersi unita e risoluta contro il programma nucleare della Corea del Nord e le sue “continue provocazioni”, come i recenti test atomico e balistici. Più in generale, “la sicurezza del mondo richiede a tutti i paesi, inclusi gli Stati Uniti, di ratificare il Trattato di bando complessivo dei test nucleari e siglare un nuovo trattato che ponga fine una volta per tutte alla produzione di materiale fissile per l'uso bellico”.


Presidenziali Usa, le dichiarazioni di Trump sull'aborto scatenano un putiferio

New York, 31 mar - (Agenzia Nova) - L'outsider Donald Trump, che sinora ha dominato le primarie del Partito repubblicano in vista delle elezioni presidenziali Usa di novembre, ha concluso in maniera pessima una settimana resa già difficile dall'accusa di aggressione a una giornalista mossa dalle autorità al manager della sua campagna elettorale, Corey Lewandowski. Ieri Trump ha affermato che le donne che si sottopongono a pratiche abortive illegali “dovrebbero essere soggette a una qualche forma di punizione”. L'affermazione, che il candidato ha poi parzialmente ritrattato, ha attirato su di lui l'immediata censura di entrambe le formazioni politiche. Il Partito repubblicano, che sta facendo di tutto per far deragliare la campagna politica del populista magnate delle costruzioni, non è stato meno critico delle organizzazioni abortiste e per i diritti delle donne: Trump, infatti, ha deviato ancora una volta dalla dottrina conservatrice, che solitamente attribuisce l'intera responsabilità degli aborti a chi pratica gli interventi. Per la verità, la frase di Trump è giunta in risposta alla specifica domanda di un intervistatore dell'emittente Msnbc, che gli chiedeva come sarebbe possibile far rispettare in concreto una legge che proibisse il ricorso all'aborto negli Stati Uniti, se non in casi assai circoscritti. A poche ore dalle sue dichiarazioni, e dopo l'iniziale bordata di polemiche, Trump ha fatto un passo indietro, come è accaduto assai raramente dall'inizio della campagna elettorale. “In questi casi la donna è una vittima, così come la vita che porta in grembo”, ha precisato il candidato conservatore, aggiungendo che “ad essere responsabile di fronte alla legge sarebbero il medico e chiunque pratica l'aborto illegale, e non la donna” che si sottopone all'intervento. I due avversari di Trump nella corsa alla nomina repubblicana, e in particolare il senatore texano Ted Cruz, ancor più anti-abortista del primo, non hanno esitato a sfruttare il suo errore: “Ancora una volta, Donald Trump dimostra di non aver riflettuto seriamente sulla questione, e di essere disposto a dire qualunque cosa pur di attirare l'attenzione”, recita una nota diffusa dalla campagna di Cruz. “Non dovremmo punire le donne, ma riaffermare la dignità e l'incredibile dono che le donne possono vantare nel dare alla luce la vita”. Per il partito repubblicano in generale, scrive il “New York Times”, l'ennesimo caos scatenato da uno o più dei suoi candidati è apparso un “incubo ricorrente”. Dopo la sconfitta di Mitt Romney nel 2012, il partito pensava di aver superato il suo problema con le offese alla dignità delle donne, ma vi è ripiombato la scorsa settimana, quando Cruz e Trump hanno rivolto offese alle rispettive mogli.

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