Gli effetti collaterali del bazooka di Draghi

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Financial Times, Economist e Wall Street Journal
Gli effetti collaterali del bazooka di Draghi

Il Movimento 5 Stelle diventa più convenzionale

Londra, 11 mar - (Agenzia Nova) - Guardando il video di presentazione di Virginia Raggi, candidata a sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle, si potrebbe avere l'impressione di avere di fronte una politica democratica statunitense o una conservatrice britannica, osserva il settimanale "The Economist", secondo il quale il movimento italiano somiglia sempre di più a un partito normale. M5S è il secondo gruppo politico in Italia e i sondaggi gli attribuiscono i consensi di un quarto dell'elettorato; ha buone possibilità di arrivare ad amministrare la capitale. La sua popolarità resiste nonostante le recenti battute d'arresto e il fatto di essere, al tempo stesso, la più democratica e la meno democratica delle forze politiche italiane. A proposito di Roma, il quotidiano "The Independent" si sofferma sul problema dell'assenteismo dei dipendenti pubblici, citando recenti statistiche da cui è emerso che l'anno scorso circa il 22 per cento dei lavoratori (5.286 su 23.083) sono risultati assenti per malattia nello stesso giorno.


Mario Draghi dà il meglio di sé, ma la politica monetaria non basterà a rilanciare la crescita nell'eurozona

New York, 11 mar - (Agenzia Nova) - Il Natale dei mercati è giunto in ritardo, commenta la direzione del “Wall Street Journal” all'indomani del meeting politico della Banca centrale europea (Bce) che ha visto il presidente Mario Draghi annunciare un massiccio rafforzamento delle misure di stimolo monetario a sostegno della crescita e dell'inflazione. Draghi “ha lanciato contro la deflazione qualunque cosa a sua disposizione”: gli acquisti mensili di titoli obbligazionari da parte della Bce sono aumentati di un terzo da 60 a 80 miliardi di dollari, e il programma è stato esteso anche alle obbligazioni corporate; il tasso di riferimento è stato portato a zero, e quello di deposito per le banche addirittura a -0,4 per cento. E dal momento che i tassi negativi sono deleteri per i profitti degli istituti bancari, l'Eurotower ha anche esteso il programma di sussidi alle banche noto con l'acronico Tltro. Come non bastasse, Draghi si è spinto a definire la politica monetaria dell'eurozona per un'era, bloccando gli stimoli sino alla fine del decennio. La Bce, insomma, ha dato ai mercati tutto quanto potevano ragionevolmente chiedere, e pure di più. Eppure, sottolinea il “Wall Street Journal”, dopo una iniziale reazione positiva, le Borse hanno nuovamente virato al ribasso, e l'euro ha perso valore rispetto al dollaro. Il problema, secondo la direzione del quotidiano, è che l'Eurotower resta legata a convinzioni errate, come quella secondo cui le banche stanno trattenendo troppi capitali nelle riserve della Bce: una tesi “che non è sostenuta da alcuna prova”. In realtà, “le banche europee faticano a riprendersi dal panico del 2008, e l'Italia tarda a tracciare un piano efficace per gestire i crediti in sofferenza”. Draghi e i suoi colleghi regolatori “hanno aggravato il problema, sfornando regolamenti sulle garanzie di capitale sempre più stringenti”, che implicano costi sempre maggiori e accrescono l'insicurezza di manager e investitori. Anziché cercare modi per agevolare un'allocazione più efficiente dei capitali, accusa la direzione del quotidiano Usa, “Draghi sta ulteriormente politicizzando il credito”. Più dannosa di tutte, secondo il quotidiano, è l'espansione del quantitative easing ad includere “obbligazioni denominate in euro emesse da corporazioni non bancarie istituite nell'eurozona”: ciò potrebbe significare che “la Bce favorirebbe, ad esempio, un bond emesso per finanziare l'espansione extra-europea di Siemens, ma non uno stabilimento di General Electric nel territorio dell'eurozona”. Forse, conclude l'editoriale, “gli investitori non sono semplicemente ingrati. Draghi non ha fatto abbastanza per salvare l'euro, giovedì, perché non ne sarà mai in grado” con gli strumenti a sua disposizione. Nel frattempo, avverte il quotidiano statunitense, “i danni collaterali del suo cannone monetario continuano a sommarsi”.


Un futuro capo francese per Generali

Parigi, 11 mar - (Agenzia Nova) - L'identità del nuovo amministratore delegato di Generali non è più un mistero: alla ricerca dalla fine di gennaio di un sostituto di Mario Greco, che è andato a dirigere il concorrente Zurich Insurance Group, il primo gruppo italiani di assicurazioni sembra infatti orientarsi verso una scelta interna ... e francese. Come la stampa internazionale aveva largamente anticipato, oggi venerdì 11 marzo il comitato per le nomine di Generali dovrebbe proporre il nome di Philippe Donnet.


Lavazza punta a vendite per due miliardi di euro entro cinque anni

Londra, 11 mar - (Agenzia Nova) - Intervistato dal "Financial Times", Antonio Baravalle, amministratore delegato di Lavazza, il marchio italiano di caffè più venduto, parla delle sfide che attendono la compagnia nel prossimo futuro, tra le quali l'arrivo in Italia di Starbucks. Il manager pensa che il colosso statunitense debba lavorare ancora per migliorare la qualità del suo prodotto per venderlo agli italiani; esportando nel mondo ciò che imparerà dall'Italia, potrebbe anche aprire la strada alle aziende italiane. "Vogliamo essere indipendenti", prosegue Baravalle. "O si vende o si cresce. Non c'è alternativa", afferma.


La necessità della cultura

Londra, 11 mar - (Agenzia Nova) - Per ironia della sorte, osserva il settimanale britannico "The Economist" nella rubrica "Charlemagne", dedicata all'Europa, i paesi membri dell'Unione Europea più ricchi di beni culturali, l'Italia e la Grecia, sono quelli che spendono di meno per la conservazione e la promozione del loro patrimonio. Nel 2013 Atene ha destinato alla cultura solo lo 0,2 per cento della spesa pubblica e Roma solo lo 0,6 per cento. Le difficoltà economiche pesano, ma anche prima della crisi gli investimenti nel settore erano modesti. Eppure, la cultura ha una rilevanza speciale nel momento in cui gli europei si interrogano sempre più spesso sulla loro comune identità.


Panorama internazionale

 

Francois Hollande (foto LaPresse)


 

Germania, i servizi di sicurezza accusano Mosca di propaganda anti-Ue

Berlino, 11 mar - (Agenzia Nova) - Secondo i servizi di sicurezza tedeschi, la dirigenza russa sta perseguendo una strategia politica e di propaganda atta a indebolire l'Unione Europea. I servizi segreti russi avrebbero redatto una lista in cui vengono elencati gli Stati Europei che presentano una politica e una società più manipolabili e maggiormente soggette all'influenza di Mosca. In questa lista, creata presumibilmente un anno fa, la Germania occuperebbe una posizione centrale. Il Cremlino riterrebbe Berlino particolarmente vulnerabile anche a causa degli effetti della crisi dei profughi. Secondo l'intelligence di Berlino, inoltre, l'ex collaboratore dei servizi segreti statunitensi Nsa, Edward Snowden, sarebbe utilizzato dai servizi segreti russi in funzione di propaganda contro l'Occidente.


Francia, Hollande esclude il ritiro della riforma del lavoro

Parigi, 11 mar - (Agenzia Nova) - Francois Hollande non cederà facilmente alla piazza sulla riforma del Codice del lavoro elaborata dalla ministra Myriam El Khomri, anche se evoca qualche concessione ai suoi oppositori: nonostante la petizione online che ha già raccolto oltre un milione di firme, e le centinaia di migliaia di studenti che mercoledì 9 marzo sono scesi in piazza un pò dappertutto in Francia con il sostegno della maggior parte dei sindacati, il presidente della Repubblica ripete che non ha alcuna intenzione di ritirare la legge contestata dalle sinistre. A margine della sua visita in un'azienda nel dipartimento di Seine-et-Marne, alle porte di Parigi, il capo dello Stato ha tuttavia ammesso che "necessariamente" ci saranno delle "modifiche da apportare" alla riforma ed ha ricordato che il testo finale "non è stato ancora presentato": è allo stato di bozza, base di discussione per gli incontri con le parti sociali che il primo ministro Manuel Valls sta conducendo con l'obbiettivo di elaborare una legge condivisa entro i 24 marzo prossimo. Hollande ha rivendicato la paternità della procedura di concertazione, da lui imposta nel momento in cui il governo agli inizi di marzo si apprestava ad approvare la legge El Khomri così com'era; e tiene a mostrare di saper ascoltare la contestazione sociale e politica espressa in questi giorni contro la riforma: "Bisogna rispondere a tutte le inquietudini", ha concesso, pur ribadendo che "la via non è di ritirarsi ma di avanzare, sempre".


Regno Unito: l'arcivescovo di Canterbury interviene nel dibattito sulla Brexit

Londra, 11 mar - (Agenzia Nova) - L'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, è entrato nel dibattito sull'appartenenza del Regno Unito all'Unione Europea esortando i sostenitori della Brexit a spiegare quali sarebbero gli effetti per il paese. Il suo intervento, in evidenza sulla stampa britannica, cade nella stessa settimana dell'audizione parlamentare del governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney, e del presunto scoop sulla posizione euroscettica della regina Elisabetta. Il leader spirituale della Chiesa d'Inghilterra, rifiutando di appoggiare apertamente lo schieramento europeista, ha detto che non c'è una "visione cristiana corretta" del quesito referendario e che bisognerebbe decidere "in base a ciò che temiamo"; la paura è "un'emozione valida", ha spiegato, simpatizzando, in particolare, con le "ragionevoli" preoccupazioni sull'immigrazione di massa. Il primo ministro, David Cameron, che ha annunciato di volersi ricandidare al parlamento nel 2020, continua a concentrarsi sui costi economici dell'eventuale uscita dall'Ue. Oggi terrà un discorso in Galles in cui si rivolgerà agli agricoltori e agli allevatori: lasciare il mercato unico costerebbe agli esportatori di carne di agnello e manzo circa 330 milioni di sterline all'anno. Il settimanale "The Economist", in un articolo intitolato "Prossima fermata Brexit?", osserva che le cose non stanno andando secondo i piani: il premier non è tornato trionfante da Bruxelles con in mano le riforme necessarie a convincere il suo Partito conservatore e l'opinione pubblica. La campagna per il "no" è ancora indietro, ma sta prendendo velocità.


Ue-Turchia: migrazioni, un accordo confuso ma necessario

Londra, 11 mar - (Agenzia Nova) - Durante la Guerra fredda la Turchia era considerata uno dei bastioni d'Europa contro l'impero sovietico; ora è vista come una barriera contro l'afflusso massiccio di migranti dal Medio Oriente, osserva il settimanale britannico "The Economist". L'accordo che si è delineato tra il paese e l'Unione Europea è problematico da diversi punti di vista: politico, giuridico ed etico. Per l'autorevole periodico, tuttavia, l'Europa sta facendo la cosa giusta, ponendo un freno all'immigrazione incontrollata senza rinunciare a un generoso sistema di asilo, legando a sé Ankara e cercando la cooperazione del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.


Usa, Clinton supera Obama a sinistra sull'immigrazione

Washington, 11 mar - (Agenzia Nova) - L'impegno della candidata democratica alla presidenza Usa Hillary Clinton a non espellere alcun immigrato clandestino, con la sola eccezione dei criminali violenti e dei terroristi, rappresenta una brusca sterzata a sinistra rispetto alla politica del presidente democratico in carica, Barack Obama, e dimostra quanto la campagna elettorale dell'ex segretaria di Stato sia dipendente dall'appoggio massiccio delle minoranze etniche statunitensi, in particolare quelle ispanica ed afroamericana. A ulteriore conferma di questi equilibri elettorali, il miliardario George Soros e altri facoltosi donatori del Partito democratico hanno annunciato ieri una campagna da 15 milioni di dollari per mobilitare gli immigrati latinoamericani e di altri gruppi etnici alle elezioni presidenziali del prossimo autunno. L'obiettivo della campagna è di incrementare il consenso elettorale del Partito democratico in vista di una possibile sfida contro il miliardario conservatore Donald J. Trump. Gli strateghi coinvolti nel piano, scrive il “New York Times”, sottolineano che quello annunciato da Soros è lo sforzo più dispendioso mai profuso nella storia degli Usa per mobilitare l'elettorato latino e gli immigrati. Gran parte dei fondi verranno spesi negli Stati di Colorado, Florida e Nevada, dove le popolazioni latina e asiatica sono numerose o in rapida crescita e rappresentano una pedina cruciale per la conquista della Casa Bianca e il controllo del Senato federale.

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