Il 'doop loom' bancario e la Libia

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli della Nacion, New York Times, Financial Times, Guardian
Il 'doop loom' bancario e la Libia

Argentina: il presidente Macri sfrutterà la visita al Vaticano per rafforzare i rapporti con l'Italia

Buenos Aires, 26 feb - (Agenzia Nova) - Il presidente argentino, Mauricio Macri, arriverà oggi a Roma e domani incontrerà per la prima volta papa Francesco in Vaticano. Come riferito da "La Nacion", l'agenda dell’incontro sarà "aperta". Fra i vari temi in programma, il capo dello Stato presenterà una proposta per collaborare alla risoluzione del problema dei rifugiati siriani: la Casa Rosada offrirà maggiore accoglienza ai rifugiati e una maggiore assistenza umanitaria attraverso i caschi bianchi. Dopo la visita in Vaticano, Macri incontrerà il primo ministro italiano Matteo Renzi, che ha ricevuto dieci giorni fa a Buenos Aires. Infine, pranzerà con il presidente della Repubblica italiano Sergio Mattarella. L'obiettivo di Macri, anticipa il quotidiano, è "accentuare la confluenza di investimenti italiani in Argentina" e "migliorare gli scambi bilaterali" per creare posti di lavoro e superare la crisi inflazionistica che sta colpendo l'economia argentina.


Libia, l'Italia tiene a freno gli alleati

New York, 26 feb - (Agenzia Nova) - Il governo italiano resiste alle pressioni degli alleati che chiedono l'autorizzazione al decollo di aerei e droni da combattimento dalle basi della Penisola, per colpire obiettivi dello Stato islamico (Isis) in territorio libico. Di fronte al mancato accordo tra le varie fazioni libiche per un governo di unità nazionale, gli Usa hanno rotto gli indugi lanciando raid aerei contro posizioni dell'Isis nel paese nordafricano, mentre la Francia ha condotto voli di ricognizione e avrebbe già schierato nuclei delle forze speciali nel paese. Stati Uniti ed Europa, però, concordano con l'Italia che un maggior coinvolgimento militare in Libia richiederebbe una richiesta diretta da parte delle autorità del paese. Roma teme che un massiccio intervento militare senza il consenso delle autorità locali non farebbe che estendere la popolarità dell'Isis e coalizzare le milizie libiche contro l'Occidente. “La Libia può essere stabilizzata da forze locali. Un intervento militare seguito da una occupazione del paese (da parte delle forze occidentali, ndr) sarebbe inimmaginabile”, ha commentato la ministra della Difesa italiana, Roberta Pinotti, in una intervista all'emittente televisiva Canale 5.


Il Senato italiano approva la legge, annacquata, sulle unioni civili omosessuali; Renzi, "passo storico"

Londra, 26 feb - (Agenzia Nova) - L'Italia, riferiscono i quotidiani britannici, ha mosso il primo passo verso il riconoscimento giuridico delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, superando, con una manovra politica in extremis, l'opposizione della Chiesa Cattolica. Il Senato ha approvato con 173 voti favorevoli e 71 contrari la norma, sulla quale il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha parlato di un risultato storico, aveva posto la fiducia. Il disegno di legge originario, tuttavia, è stato annacquato con lo stralcio dell'articolo sull'adozione del figlio del partner.


La proposta tedesca sul "doop loom" colpirebbe le banche italiane e spagnole

Londra, 26 feb 08:25 - (Agenzia Nova) - Le banche italiane e spagnole, riferisce il "Financial Times", subirebbero un altro duro colpo se Bruxelles adottasse un piano tedesco volto a sciogliere il nodo che lega gli istituti di credito e i governi, il cosiddetto "doom loop". Secondo la società di ricerca Bernstein, 22 delle 27 maggiori banche europee dovrebbero vendere titoli di Stato per circa 360 miliardi di euro. A soffrirne di più sarebbero gli istituti italiani e spagnoli: UniCredit andrebbe incontro a un calo dei profitti del cinque per cento nel 2017; Intesa Sanpaolo potrebbe perdere il tre per cento; Bbva il due e Santander l'uno.


La moda italiana e il ready-to-buy

Londra, 26 feb - (Agenzia Nova) - I marchi del lusso sono sotto pressione più che mai nella corsa per portare i loro prodotti sul mercato in un momento in cui cresce il modello di business ready-to-buy, riferisce il "Financial Times".L'Italia è partita in ritardo e non accelererà facilmente: critiche alla moda veloce sono state espresse di recente da Kering, che controlla Gucci, Brioni e Bottega Veneta, e Brunello Cucinelli. Il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, primo capo di governo, ha inaugurato la Settimana della moda di Milano, sottolineando lo "straordinario potenziale" del settore. Secondo Mediobanca il fatturato dei primi quindici gruppi è aumentato del 30,8 per cento tra il 2010 e il 2015, arrivando a 27,8 miliardi di euro. L'industria della moda italiana (includendo tessile, abbigliamento, pelletteria e calzature) rappresenta il 41 per cento di quella europea, contro l'undici della Germania e l'otto della Francia.


Panorama internazionale

Un migrante alla frontiera tra Italia e Francia


Regno Unito: il rischio concreto della Brexit

Londra, 26 feb - (Agenzia Nova) - È dedicata al rischio Brexit, l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, un "pericolo concreto", la copertina dell'ultimo numero del settimanale britannico "The Economist". C'è la possibilità, secondo l'autorevole periodico, che tra quattro mesi la Gran Bretagna si allontani ulteriormente dal continente. Sarebbe grave, non solo per il Regno Unito. Certamente il voto per il "no" danneggerebbe l'economia britannica, indebolirebbe la sua sicurezza, sminuirebbe la sua influenza, minaccerebbe la sua unità nazionale. Tuttavia, sarebbe un duro colpo anche per l'Europa, già in affanno, e per l'Occidente. Il referendum di giugno, dunque, sarà cruciale tanto per il futuro dell'Ue quanto del Regno Unito, e ovviamente anche per il destino politico del primo ministro, David Cameron. Gli ultimi sondaggi mostrano una riduzione della distanza tra i due schieramenti: non sarà facile per lui vincere.


Francia, la petizione contro la riforma del lavoro batte ogni record

Parigi, 26 feb- (Agenzia Nova) - La petizione online lanciata il 19 febbraio dall'organizzazione Change.org contro il progetto di riforma del Codice del lavoro presentato dalla ministra Myriam El Khomri ha già superato la barra delle 550 mila firme, polverizzando tutte le simili iniziative precedenti.


A Mentone, un flusso ininterrotto di migranti

Parigi, 26 feb - (Agenzia Nova) - Il quotidiano conservatore francese "Le Figaro" pubblica oggi venerdì 26 febbraio un reportage da Mentone, al confine con l'Italia, notando come nonostante la reintroduzione dei controlli di frontiera da parte della Francia nello scorso mese di novembre il flusso di migranti in provenienza dall'Italia non sia affatto diminuito.


Austria-Germania: scene da un matrimonio fallito

Berlino, 26 feb - (Agenzia Nova) - I tempi in cui l'Austria godeva di una fortunata relazione con la Germania sembrano definitivamente conclusi. Il matrimonio politico tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il cancelliere austriaco, Werner Feymann, sembra essere fallito proprio a causa della crisi dei profughi, scrive l'opinionista Berhold Kohler sul quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung". La Grande Coalizione austriaca non crede più che il piano di Merkel possa far diminuire i flussi migratori in tempi brevi. Per questo motivo anche il Socialdemocratico Faymann ha fatto dietro front imboccando la strada tracciata dai conservatori come Orban. La leader della Cdu è rimasta invece sulle sue posizioni che le sono fruttate tutt'al più l'apprezzamento dei partiti avversari Spd e Verdi. Anche tra i Socialdemocratici cresce il dubbio che al vertice in Turchia non si riesca a trovare una soluzione che porti ad una "drastica e durevole" riduzione dei flussi migratori.


Le prigioni private si arricchiscono con la disperazione dei rifugiati

New York, 26 feb - (Agenzia Nova) - La diffusione delle carceri private è un fenomeno in ascesa un po' in tutto il mondo, dall'Australia all'Austria agli Stati Uniti. Rivolgersi a fornitori privati for-profit per ammassare detenuti, scrive Antony Loewenstein sul “New York Times”, è però una cattiva politica che rischia di ritorcersi contro i paesi che l'adottano. Gli Stati Uniti contano casi particolarmente eclatanti, come il sito di detenzione privato di Dilley, in Texas, a metà tra prigione e centro di prima accoglienza. Ufficialmente, la struttura è un “centro residenziale per famiglie” destinato alle donne e ai minori che hanno attraversato illegalmente il confine meridionale del paese. Il centro, però, a tutti gli effetti una prigione. Negli ultimi decenni numerosi paesi occidentali sono ricorsi ai contractor privati, specie in risposta all'aumento dei flussi migratori, citando i costi più contenuti per la società rispetto alle strutture pubbliche. Oggi quello dei penitenziari for profit è un business con un volume d'affari miliardario; la compagnia Hero Norway, ad esempio, gestisce 90 centri per rifugiati in Norvegia e 10 in Svezia, e ai due governi chiede tra i 31 e i 75 dollari a rifugiato per notte. Il governo australiano si è rivolto a un'altra compagnia, Broadspectrum, che gestisce due centri detentivi per richiedenti asilo a Nauru e a Papua Nuova Guinea. Nel Regno Unito il governo Cameron ha assegnato a Serco un contratto da 100 milioni di dollari per gestire il centro di detenzione di Yarl's Wood sino al 2021. Troppo spesso, scrive però Loewenstein, queste compagnie figurano al centro di scandali e accusate di abusi. I centri gestiti dallo Stato “non garantiscono necessariamente il rispetto dei diritti umani”, riconosce l'autore dell'analisi, ma la presenza dello Stato tende in generale a ridurre gli abusi. Stando a un rapporto del 2014 da parte dell'American Civil Liberties Union, i centri di detenzione privati negli Stati Uniti scontano maggiori problemi di sovraffollamento rispetto a quelli pubblici, e offrono minore accesso a programmi rieducativi e all'assistenza sanitaria di base. Un altro denominatore comune dei centri privati “è l'opacità”. I paesi interessati da gravi fenomeni migratori, conclude Loewenstein, dovrebbero rivedere la loro dipendenza dai contractor privati, che rappresentano “una soluzione a breve termine che si rivelerà più costosa nel lungo periodo e sottopone i profughi a condizioni peggiori”.

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