Il Cav. spiato e la riforma bancaria

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di New York Times, Financial Times, Pais, Libre Belgique
Il Cav. spiato e la riforma bancaria

L'Italia convoca l'ambasciatore Usa dopo i rapporti sullo spionaggio ai danni dell'ex premier Berlusconi

New York, 24 feb - (Agenzia Nova) - Il ministero degli Esteri italiano ha convocato l'ambasciatore degli Stati Uniti, John Phillips, in risposta alle indiscrezioni di WikiLeaks, riprese dalla stampa internazionale, che proverebbero lo spionaggio statunitense ai danni dell'ex premier Silvio Berlusconi durante il suo ultimo mandato come capo del Governo. Roma ha chiesto chiarimenti in merito ai rapporti secondo cui i telefoni impiegati da Berlusconi e dai suoi più stretti collaboratori erano sorvegliati dall'intelligence Usa nel 2011. Stando ai documenti di WikiLeaks, Berlusconi sarebbe stato sottoposto a sorveglianza da parte della National Security Agency statunitense (Nsa) perlomeno tra il 2006 e il 2011.


L'Italia è la voce più critica nei confronti delle politiche europee sull'immigrazione

Madrid, 24 feb - (Agenzia Nova) - L'Italia si sta affermando in Europa come la voce più critica nei confronti della politica migratoria attuata da Bruxelles. Se finora, però, le critiche sono state solo verbali, il ministero dell'Economia e delle finanze del governo del premier Matteo Renzi ha preparato un documento nel quale sottolinea la risposta "inadeguata" da parte dell'Unione Europea (Ue) alle crisi che hanno investito il Continente, da quella economica e finanziaria a quella migratoria. Roma ritiene che la risposta a queste sfide passi attraverso una maggior flessibilità nell'applicazione delle regole e una maggiore condivisione dei rischi. Renzi avverte: "L'Ue non funziona. O l'Europa cambia oppure corriamo il rischio di perdere il più grande progetto di costruzione di una istituzione politica". In ambito migratorio, il governo italiano ritiene indispensabile la creazione di una "polizia di frontiera europea" e sostiene che il continente debba "affrontare la crisi dei rifugiati attraverso l'emissione di Eurobond". Il documento di nove pagine afferma che "la crisi dei rifugiati è sistemica e richiede una risposta europea", aggiungendo che "la polizia europea e la gestione comune dei confini giustificano la condivisione dei fondi, attraverso un meccanismo come gli Eurobond".


Vincenzo La Via: la riforma bancaria italiana sta già dando frutti

Londra, 24 feb - (Agenzia Nova) - Con una lettera al "Financial Times", il direttore generale del Tesoro italiano, Vincenzo La Via, risponde a un recente editoriale del quotidiano sulla necessità dell'Italia di ristrutturare il suo settore bancario, precisando che il processo è già iniziato, anche grazie a una serie di riforme senza precedenti introdotte dal governo, e che i risultati richiedono tempo e possono essere misurati solo a medio termine. In particolare, La Via cita i radicali cambiamenti riguardanti le fondazioni bancarie e il credito cooperativo: il nuovo sistema consentirà ai piccoli e medi istituti di integrarsi in una holding o di diventare società per azioni, per sfruttare le economie di scala e migliorare la gestione e l'accesso al mercato.


La Corte europea dei diritti dell'uomo condanna l'Italia per il rapimento dell'imam Abu Omar

New York, 24 feb - (Agenzia Nova) - Il governo italiano abusò del segreto di Stato per fornire impunità alla Central Intelligence Agency statunitense (Cia), responsabile nel 2003 del rapimento a Milano dell'imam egiziano Osama Moustafa Hassan Nasr, meglio noto come Abu Omar. E' quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha condannato l'Italia a pagare un risarcimento di 70 mila euro all'uomo, e un secondo di 15 mila euro alla moglie. Stando alla Corte, le autorità italiane erano a conoscenza del fatto che Abu Omar era stato vittima di un rapimento clandestino da parte della Cia, che ha condotto per anni queste operazioni in risposta ai gravi attentati terroristici dell'11 settembre 2001.


Fashion Week di Milano: la capitale lombarda torna sulla scena

Bruxelles, 24 feb - (Agenzia Nova) - Dopo New York e Londra, i riflettori oggi mercoledì 24 febbraio sono puntati sulle passerelle di Milano dove sfilerà un programma di sfilate di moda femminile particolarmente intenso: la capitale lombarda, dopo anni di letargo, sembra suscitare un rinnovato interesse.


Panorama internazionale

 

Il presidente della Bolivia Evo Morales (foto LaPresse)


 

Regno Unito, un paese diviso

Londra, 24 feb - (Agenzia Nova) - Lo schieramento per la permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea e quello per l'uscita sono testa a testa, secondo il primo sondaggio di opinione effettuato dopo l'accordo raggiunto a Bruxelles dal primo ministro britannico, David Cameron. Un'indagine di YouGov per il quotidiano "The Times" attribuisce agli europeisti, al 37 per cento, un lieve vantaggio rispetto ai sostenitori della Brexit, al 34 per cento; il 25 per cento degli elettori non ha ancora preso una decisione o non ha intenzione di votare. Escludendo gli indecisi, il fronte del "no" è al 51 per cento, quello del "sì" al 49. Uno studio del National Centre for Social Research, riferito da "The Independent" e "The Telegraph", conferma che il paese è in buona parte euroscettico – due terzi dei cittadini non sono soddisfatti delle attuali condizioni di appartenenza all'Ue – ma prevede che quando sarà costretto a una scelta nel referendum del 23 giugno opterà per rimanere; perché l'euroscetticismo si traduca in voti per lasciare l'Ue, infatti, occorre che gli elettori siano convinti della convenienza economica dell'opzione e al momento la maggior parte di loro non lo è.


Appello di tredici ex vertici militari: il Regno Unito non può permettersi di perdere la sicurezza offerta dall'Ue

Londra, 24 feb - (Agenzia Nova) - In una lettera pubblicata sul quotidiano britannico "The Telegraph" tredici ex alti ufficiali delle forze armate del Regno Unito sostengono la causa della permanenza nell'Unione Europea per motivi di sicurezza, in un contesto di gravi minacce dovute al terrorismo dell'Isis e all'aggressività della Russia. È nell'interesse nazionale della Gran Bretagna restare nell'Ue, spiegano i firmatari, perché l'appartenenza rafforza la sicurezza derivante dal far parte della Nato; migliora la capacità e la flessibilità nella cooperazione nella difesa e consente una maggiore proiezione internazionale.


Il Belgio "vuole evitare ad ogni costo dei campi profughi come a Calais"

Bruxelles, 24 feb - (Agenzia Nova) - Nell'annunciare il ristabilimento dei controlli alla frontiera con la Francia, ieri martedì 23 febbraio il ministro federale belga dell'Interno, il nazionalista fiammingo Jan Jambo, ha spiegato che il suo paese "vuole evitare ad ogni costo" che in Belgio sorgano campi profughi come quello alla periferia della città francese di Calais, dove da anni migliaia di migranti clandestini sono accampati in attesa di trovare un qualsiasi modo per raggiungere la Gran Bretagna. Il timore del Belgio nasce dal fatto che il governo francese ha avviato le procedure per smantellare le bidonville di Calais e tentare di disperderne gli occupanti su tutto il territorio della Francia: questo, secondo il ministro Jambon, potrebbe dirottare centinaia se non migliaia di migranti da Calais verso il porto belga di Zeebruges. In un intervento televisivo il ministro belga ha affermato che lo spirito del trattato di Schengen "non è morto" e che i controlli alla frontiera francese hanno natura "provvisoria" e non saranno "generalizzati" ma solo finalizzati appunto ad intercettare i migranti clandestini provenienti da Calais. Il quotidiano belga "Le Soir" ricorda che da ieri il Belgio è il settimo paese dell'Unione Europea che ripristina i controlli frontalieri in deroga alla libera circolazione prevista dal trattato di Schengen.


Presidenziali Usa: caos alle primarie del Nevada, Trump canta vittoria

New York, 24 feb - (Agenzia Nova) - Donald Trump è stato proclamato vincitore delle primarie repubblicane del Nevada: il magnate delle costruzioni ottiene così il suo terzo trionfo consecutivo, e continua a macinare successi sulla strada verso la nomina a candidato alla presidenza statunitense del suo partito, la cui establishment vive un vero incubo. L'elevata affluenza alle urne ha gettato nel caos l'organizzazione delle primarie di partito in Nevada, e i candidati, specie quelli che si contendono la nomina presidenziale repubblicana, già sollevano accuse di brogli all'indirizzo dei loro avversari. Alcuni tra gli elettori repubblicani che avrebbero espresso più volte il loro voto, approfittando del mancato controllo dei documenti d'identità, “indossavano t-shir e cappellini della campagna di Donald Trump”, sostengono prevedibilmente i volontari delle campagne che fanno capo ai suoi avversari. Gli entrance poll condotti dall'emittente Cbs News avevano fotografato una rabbia e un'insoddisfazione diffuse nei confronti del governo federali (6 intervistati su dieci) e la volontà di premiare figure estranee agli organigrammi di partito: segnali che sin dalle prime ore avevano fatto presagire una vittoria di Donald Trump e una buona prestazione del democratico Bernie Sanders contro la sua unica avversaria di partito, Hillary Clinton. Un altro elemento che è parso giocare a favore di Trump è stata la sua durissima posizione in materia d'immigrazione, che trova un vasto consenso nella classe lavoratrice bianca del Nevada, Stato dove la popolazione latina sta crescendo a ritmi sostenuti. La vittoria di Trump, sottolineano la “Washington Post” e il “New York Times”, è stata comunque in dubbio fino alla fine: i comitati elettorali del Nevada sono imprevedibili, e bastano poche migliaia di voti per ribaltare gli equilibri: i principali avversari dell'outsider – il senatore texano Ted Cruz e quello della Florida, Marco Rubio – hanno lavorato alacremente proprio nel tentativo di sfruttare queste peculiarità sistemiche. Per Trump, comunque, il successo rappresenta un risultato importantissimo: il repubblicano ha vinto agevolmente primarie in New England, nel Sud e nell'Ovest, ed ha conquistato in egual misura elettori indipendenti (in South Carolina), evangelici e mormoni.


Bolivia: il paese dice no a un nuovo mandato del presidente Evo Morales

Madrid, 24 feb - (Agenzia Nova) - La Bolivia ha detto no alla richiesta del presidente Evo Morales di candidarsi per un quarto mandato consecutivo alla guida del paese. Al termine di un conteggio durato più di 48 ore, risulta che il 51,30 per cento dei boliviani ha rifiutato la modifica della Costituzione necessaria a permettere la rielezione di Morales nel 2019. Il sì ha invece ottenuto il 48,70 per cento. In questo modo si mantiene il divieto per il presidente di essere rieletto al termine del suo terzo mandato di cinque anni, ottenuto con un'ampia maggioranza nel 2014. Questa è la prima sconfitta di Morales alle urne da quando è salito al potere nel 2006. Il risultato, sostiene il quotidiano "El Pais", riflette il fatto che la buona gestione del presidente, che in un decennio ha presieduto alla più grande evoluzione sociale ed economica nella storia recente del paese, non è stata sufficiente a cancellare le accuse di corruzione che hanno recentemente colpito il governo boliviano.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi