Il nuovo crollo dei titoli bancari

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Financial Times, Guardian, Handelsblatt, Faz, Times.
Il nuovo crollo dei titoli bancari

I titoli bancari italiani precipitano nonostante le ultime riforme sul credito

Londra, 12 feb - (Agenzia Nova) - I titoli bancari italiani sono nuovamente precipitati ieri, nonostante il tentativo del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di restituire fiducia nel martoriato sistema nazionale del credito con un disegno di riforma della governance delle banche cooperative (circa quattromila) e le garanzie di Stato offerte per l'acquisto dei prestiti non performanti. Le azioni di UniCredit e Intesa Sanpaolo, i primi due gruppi, si sono deprezzate del sei per cento; quelle di Monte dei Paschi di Siena dell'otto; l'indice Ftse Mib è quello che ha perso di più in Europa. Il "Financial Times" si chiede se le turbolenze siano da attribuire alle nuove regole sul bail-in, delle quali il governo italiano si è lamentato, benché ancora non siano state applicate. Parlando col quotidiano, Elke König, presidente dal Single Resolution Board, l'organismo competente per l'applicazione del nuovo regime, difende la riforma, volta a mettere fine all'era dei salvataggi a spese dei contribuenti.

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Renzi sul Titanic

Berlino, 12 feb - (Agenzia Nova) - Il premier italiano Renzi paragona l'Europa all'orchestra sul Titanic. La sua ricetta per il salvataggio è semplice, scrive l'opinionista Tobias Piller sul quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung": aumentare il deficit del bilancio pubblico, possibilmente al 5 o 6 per cento del Pil come in Gran Bretagna e Spagna. In questo modo anche gli Stati Uniti avrebbero finanziato investimenti, innovazione e infine crescita. Purtroppo, però, Renzi dimostra in questo modo di avere capito solo in parte i problemi economici del suo paese, sostiene Piller. Un più alto deficit di bilancio, infatti, porterebbe soprattutto un maggiore sperpero e non maggiori investimenti pubblici. Gli investimenti e l'innovazione delle aziende private, inoltre, ne risulterebbero ulteriormente danneggiati. Se Renzi vede un deficit del 2,5 per cento come espressione di austerità e vuole spendere ancora più denaro a debito, scrive l'opinionista, il rapporto deficit/Pil non farà che aumentare. Forse, conclude Piller, Renzi ha dimenticato la Grecia, che con la sua spesa a deficit è affondata, proprio come il Titanic.

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Il doppio Renzi

Berlino, 12 feb - (Agenzia Nova) - Quando c'è fretta, i ministri a Roma devono riunirsi anche di notte: mercoledì alle 21.40 il premier italiano Matteo Renzi ha convocato l'Esecutivo per decidere ciò che i mercati stanno aspettando da due settimane: l'applicazione del compromesso raggiunto con la Commissione Europea sull'istituzione di una "mini bad-bank" e il prossimo passo verso la riforma del settore bancario in Italia. Il motivo di tanta fretta? Il ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan voleva e doveva portare risultati all'incontro dell'eurogruppo di giovedì. Dopo quattro ore di riunione, Renzi - visibilmente stanco - ha annunciato alla stampa le decisioni: il compromesso negoziato due settimane fa dal ministro Padoan e dal commissario europeo alla concorrenza Margarethe Vestager verrà applicato per decreto legge. Allo stesso tempo, però, Renzi non ha fatto mancare le sue critiche a Bruxelles: "Negli ultimi anni l'Europa ha battuto la strada sbagliata: l'austerità non basta", scrive Renzi in una lettera al quotidiano "La Repubblica".

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Australia: dazi antidumping sui pomodori pelati italiani

Londra, 12 feb - (Agenzia Nova) - In Australia, riferisce il quotidiano britannico "The Guardian", il ministro dell'Industria, Christopher Pyne, si prepara a imporre dazi a due grandi esportatori italiani. Il governo federale ha annunciato, sulla base del parere della Commissione Anti-Dumping che saranno applicate tariffe sui pomodori conservati, ritenuti sottocosto, esportati dalle società italiane Feger e La Doria, che complessivamente controllano il 40 per cento del mercato australiano dei pelati in lattina.

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L'investigatore capo del caso Regeni è un torturatore condannato

Londra, 12 feb - (Agenzia Nova) - Le indagini egiziane sull'omicidio di Giulio Regeni, accusa l'organizzazione non governativa El Nadim del Cairo, sono state affidate a un ufficiale condannato nel 2003 (condanna sospesa) per tortura e falsificazione di rapporti di polizia. L'uomo, Khaled Shalabi, riferisce il quotidiano britannico "The Times", dopo il ritrovamento del cadavere del dottorando italiano dell'Università di Cambridge, ha dichiarato che non c'erano segnali di un crimine e che la morte era avvenuta probabilmente in un incidente stradale. Secondo un editoriale non firmato di "The Guardian", attribuibile alla direzione, il caso Regeni solleva questioni inquietanti e richiama l'attenzione sulla condizione degli egiziani, prime vittime della dittatura militare: il silenzio dell'Occidente sulla violenta repressione in corso nel paese in cambio della cooperazione nella lotta al terrorismo è un terribile errore; la spirale di abusi può solo alimentare il terrorismo.

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Panorama internazionale

 

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro (foto LaPresse)


 

Germania: la sovranità dell'ingiustizia

Berlino, 12 feb - (Agenzia Nova) - Tutto ha avuto inizio con la dichiarazione di settembre di Horst Seehofer: "E' stato un errore che ci perseguiterà a lungo", aveva dichiarato il segretario della Csu in merito alla decisione della cancelliera Angela Merkel di aprire i confini ai profughi siriani. Da allora il governatore bavarese non fa che attaccare la leader della Cdu. L'ultima sferzata è stata forse la più dura: "Al momento nel paese non c'è diritto e ordine, regna l'ingiustizia", ha tuonato Seehofer. Merkel preferisce non commentare gli attacchi dell'"alleato". Lo scontro tra la Cdu e la sua consorella bavarese, sottolinea però il "Frankfurter Allgemeine Zeitun", non può certo risolversi col silenzio

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Francia, Dounia Bouzar lascia la missione per la deradicalizzazione per protestare contro il ritiro della cittadinanza

Parigi, 12 feb - (Agenzia Nova) - Il Centro di prevenzione contro le derive settarie nell’Islam (Cpdsi), diretta dalla notissima ricercatrice Dounia Bouzar, giovedì 11 febbraio ha annunciato l'intenzione di rinunciare al contratto con cui il governo francese aveva affidato al Cpdsi un ruolo importante nell'opera di contrasto al radicalismo islamico: in un comunicato l'associazione spiega la sua decisione di non rinnovare la convenzione, che scadrà nel prossimo mese di aprile, con la volontà del governo di inserire nella riforma della Costituzione la possibilità che sia ritirata la nazionalità francese ai terroristi con doppio passaporto anche se nati in Francia.

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Un accordo che soddisfi gli interessi britannici potrebbe creare problemi all'Ue

Londra, 12 feb - (Agenzia Nova) - La rinegoziazione dei termini dell'appartenenza del Regno Unito all'Unione Europea è stata, secondo il settimanale britannico "The Economist", un "esercizio di fantasia" concepito dal primo ministro, David Cameron, per tenere sotto controllo il suo Partito conservatore, ma ha comunque raggiunto lo scopo di costringere i partner europei ad accettare che, nonostante tutto, sarebbe meglio che la Gran Bretagna restasse nell'Ue. Tuttavia, con un accordo che soddisfi gli interessi britannici, l'Unione potrebbe creare dei problemi a se stessa, come ha evidenziato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, preoccupato che altri governi possano seguire l'esempio di Londra. D'altra parte, anche la Brexit potrebbe costituire un precedente negativo, incoraggiando l'uscita di altri Stati membri; sull'ipotesi si è espresso l'ex presidente del Consiglio italiano Enrico Letta, in un'intervista al quotidiano "The Independent": a suo parere la Brexit sarebbe l'inizio della fine per l'Ue.

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Usa, si arrendono gli ultimi occupanti dell'Oregon

Washington, 12 feb - (Agenzia Nova) - Gli ultimi quattro allevatori armati asserragliati presso il Malheur National Wildlife Refuge, una remota riserva naturale dello Stato dell'Oregon, si sono arresi dopo ore di tensione seguite al loro accerchiamento da parte dell'Fbi. I rancher avevano occupato a dozzine la riserva di proprietà dello Stato federale il 2 gennaio scorso, per protestare contro la chiusura agli allevatori degli appezzamenti demaniali, che occupano oltre la metà della superficie degli Stati del Midwest. Il 26 gennaio l'Fbi ha ingaggiato uno scontro a fuoco con alcuni degli allevatori presso un posto di blocco su una remota strada statale dell'Oregon, arrestando 12 persone, tra cui il leader della protesta Amon Bundy, e uccidendo Robert “LaVoy” Finicum, che a detta degli agenti stava tentando di estrarre un'arma. Dopo l'arresto, Bundy aveva spronato gli allevatori a tornare dalle loro famiglie. Un manipolo di manifestanti, però, ha proseguito l'occupazione. La resa è giunta al termine di 5 ore di colloqui telefonici trasmessi in diretta su Youtube, che hanno visto intervenire, in veste di mediatrice, anche la deputata del Nevada Michele Fiore, sostenitrice della protesta. In tutto l'occupazione della riserva federale è durata 41 giorni.

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Il Venezuela si sta avviando verso una catastrofe

Washington, 12 feb - (Agenzia Nova) - L'America Latina deve allacciare le cinture e prepararsi al “catastrofico collasso” del regime venezuelano, avverte la direzione della “Washington Post” in un editoriale non firmato. Il governo “populista e autoritario” di Caracas si sta aggrappando al potere pur essendo stato surclassato alle recenti elezioni legislative, e il paese, ricchissimo di petrolio, ha imboccato uan via di non ritorno “verso il collasso economico e il disastro umanitario”. Quest'anno il tasso d'inflazione del paese salirà, secondo le previsioni degli economisti, dal 275 al 720 per cento. Il paese sconta uno dei tassi di omicidi più alti al mondo ed è alle prese ormai da anni con una cronica carenza di generi di prima necessità e beni di consumo, come cibo, medicinali, carta igienica e i ricambi per auto. I blackout della rete elettrica e l'assenza di materiale non lavorato costringono le poche aziende ancora attive a chiudere o limitare gli orari d'attività. Stando a un sondaggio condotto dall' “Economist”, il tasso di povertà ha raggiunto il 76 per cento sotto il regime di Nicolas Maduro, mentre era del 55 per cento quando Hugo Chavez, fondatore del regime, assunse il potere nel 1999. La matematica che spiega questo disastro è semplice quanto impietosa. Ad accelerare il collasso sistemico del Venezuela è stato il crollo dei prezzi del petrolio, ormai inferiore ai 30 dollari al barile. Nella situazione attuale, il Venezuela ricaverà quest'anno dall'esportazione del greggio appena 18 miliardi di dollari, mentre i soli interessi sul debito pubblico costeranno al paese 10 miliardi. Il margine per le importazioni sarà dunque di appena 8 miliardi, ma lo scorso anno il paese ha importato beni per 37 miliardi di dollari, incluse gran parte delle derrate alimentari del paese. Anche con un default, che il mercato ormai dà per scontato, è difficile comprendere da dove possa arrivare valuta forte, dal momento che Caracas ha interrotto le relazioni col Fondo Monetario Internazionale (Fmi) quasi un decennio fa. Di fronte alla calamità abbattutasi sul paese, il governo di Maduro appare immobile e impotente. Alcuni suoi ministri hanno ventilato misure di buon senso di cui il paese ha disperatamente bisogno, come l'aumento dei prezzi del carburante – attualmente inferiore a un centesimo al gallone – e l'alterazione del tasso di cambio ufficiale con dollaro, superiore di 150 volta a quello praticato al mercato nero. Sembra che dietro le quinte l'opposizione al regime, che ora è maggioranza parlamentare, stia negoziando col governo. L'unico appiglio rimasto al paese, conclude l'editoriale, è una rapida riappacificazione con l'Fmi.

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